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sabato 31 gennaio 2026

CHI HA UCCISO MEREDITH KERCHER? IL DISCO DELL'ORRORE

 CHI HA UCCISO MEREDITH KERCHER?

IL DISCO DELL'ORRORE

Si era fatto tardi, e Fabrizio aveva perso l’ultimo treno per tornare a Firenze.
Mi chiese se potevamo ospitarlo per la notte, lì nella mia redazione, dove peraltro in quei giorni, a causa della mole di lavoro da smaltire, dormivo anche io con i miei due collaboratori Elisa e Matteo.

Allestimmo in fretta una cenetta gustosa e piccante, spaghetti aglio, olio e peperoncino, salumi e formaggi tipici di Orvieto, biscotti da inzuppare in un pastoso vin santo.

Ma il piatto forte di quella serata improvvisata, furono le intercettazioni di Fabrizio.
Eravamo ansiosi di ascoltarle fino alla fine, e tentammo di avere qualche anticipazione dal nostro 007, il quale però evitò assai professionalmente di sbilanciarsi su ciò che di lì a poco ci avrebbe tenuti svegli fino all’alba.

Tornammo nel mio studio e riavviai il pc, mentre prima di inserirlo, tenevo tra le mani quel dischetto, quasi a voler palpare le atrocità che vi erano contenute.

“ Pronto Dario? Sono Claude…”

“Oh finalmente, quasi quasi non ci speravo più. Dimmi, sei riuscito ad organizzare il tutto?”

“Penso proprio di si, e la cosa dovrebbe funzionare senza problemi per noi.
Ho trovato le ragazze giuste, una in particolare sembra molto interessata al teatro, al cinema, insomma appena le ho proposto di portare in scena Halloween si è subito mossa.
Ha telefonato al fidanzatino, e all’altro suo amico di colore, uno che a suo dire si è innamorato della sua coinquilina, una studentessa inglese, anche se quest’ultima fila con un italiano…
Gli ho anche dato una bozza del copione, dove è spiegata la dinamica del “rituale magico” che sarà ambientato a casa delle ragazze.
Inoltre le ho raccomandato che mentre aspetteranno il “Gran Sacerdote”, devono scaldare l’atmosfera, bevendo molto e facendosi un po’ di spinelli, insomma la scena deve sembrare reale ed anche un po’ di sesso , ho suggerito, contribuirà a rendere tutto più allettante per gli amanti di questo genere di teatro…”

“Molto bene Claude… ma spiegami la dinamica dei fatti, punto per punto…”

“Semplicissimo. La ragazza con gli altri tre, si daranno un appuntamento a casa verso le nove di sera, e mentre prepareranno il tavolo intorno al quale ci siederemo, cominceranno a farsi spinelli e a bere, ma sicuramente finiranno anche col fare sesso, tanto più che tra le coppie c’è del tenero…
Al negretto piace l’inglesina… e l’americana ha sedotto un giovane pugliese, che sembra non capisca più nulla se non sesso e spinelli.
Ho detto alla ragazza, l’ americana, di lasciare socchiusa la porta di casa, la sera dell’uno novembre, e stare in pratica a luci spente, o al massimo una lampadina debole nel bagno, tanto per potersi muovere… Ad un certo punto arriverà il “Gran Sacerdote” e durante la recita del rito, mentre la vittima sarà nella posizione indicata nel copione, si ritroverà una lama nella gola…”

“E il “Gran Sacerdote”?”

“Quando gli altri si saranno resi conto dell’accaduto, lui sarà già scappato… o dalla porta… o da una finestra se lo consente la situazione….”

“Claude…. A chi toccherà la parte del “Gran Sacerdote” tra noi due?

“Dario, parliamoci chiaramente. Se io ti dicessi di no, tu sapresti come costringermi.
Ma la stessa cosa vale per me, anche io, volendo, potrei usare contro di te non poche armi, non ti pare?
Dunque ho pensato che la partita ce la giocheremo a dadi, domani sera, al solito locale, ok?”

“Mi sembra un’ottima idea, Claude……. A domani, allora……..”

Stoppai il dischetto…

Fabrizio mi guardò e con un sorriso amaro mi disse:
“Bè? Che fai, ti fermi sul più bello?”

“No, Fabrizio, il seguito non voglio ascoltarlo, altrimenti non ti garantisco che starò ferma… e tu, d’altra parte, se io denunciassi tutto al magistrato, questo materiale potresti sempre distruggerlo…… e magari diresti che mi sono inventata tutto, per pararti…”

“Gabriella, è chiaro che nel momento in cui tu tradissi la mia fiducia, io dovrei pensare a tutelare la mia incolumità, in senso giudiziario, non ti pare?
Già a Firenze mi hanno incriminato per violazione di segreto d’ufficio, per averti dato i dischetti di quando ero infiltrato al Gides…”

“Ho capito Fabrizio, anche se queste intercettazioni le hai fatte di tua iniziativa, e pertanto non violeresti nessun segreto d’ufficio….”

“E tu pensi che io abbia fatto un lavoro lecito?
E poi non credi che qualcun altro abbia fatto il mio stesso lavoro, per procurarsi un ricatto permanente?”

Fabrizio aveva ragione….
In fondo il delitto si era svolto davvero come da copione….

Peccato che la magistratura non si sia posta il problema della presenza di un “quinto uomo”, che in definitiva, fu quello che affondò la lama nella gola di Meredith……..

I ragazzi erano senza dubbio moralmente responsabili, ma l’assassino di Meredith non era nessuno di loro……

Rudy Guede è stato condannato a trent’anni di reclusione.

Per Raffaele Sollecito ed Amanda Knos, sarebbe iniziato a breve il processo di primo grado, davanti ad una Corte d’Assise, avendo loro scelto il rito ordinario.

Dei tre solo Amanda conosce il nome del vero assassino, il “Gran Sacerdote”, per essersi ricordata dei consigli dell’amica Meredith… guardare le scarpe, o un gioiello, o il tipo di pantaloni… insomma un particolare che avrebbero potuto riconoscere le due studentesse insieme, il giorno dopo delle prove di quella che si rivelò una tragedia…per una di loro.

Amanda lo vide, e lo riconobbe….
E lui se ne accorse, confuso tra la gente, lanciandogli un mezzo sorriso che aveva il sapore di una promessa di morte.

A me resterà l’enigma: Claude o Dario?....

Fonte tratta dal sito .

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venerdì 30 gennaio 2026

MEREDITH KERCHER UN DELITTO FIRMATO

 UN DELITTO FIRMATO

“Dario, Dario….? …..Ma dove sei…? …”
Maria guardò l’orologio, mentre accendeva il lumetto del comodino.
Erano le quattro.
Tirò un sospiro denso di preoccupazione ma anche di stanchezza.

Da una vita che stava dietro alle ossessioni del marito, fino a rendersi ella stessa complice da quando fu necessario “coprirlo” ogni volta che i sospetti della magistratura cadevano su di lui.
Bussò alla porta del bagno, nella vana speranza di trovarlo lì, ma già sapeva che lo avrebbe visto di spalle, seduto sul divano del soggiorno, con lo sguardo nel vuoto, prigioniero dei suoi incubi del passato ma che ora avevano risvegliato la sua memoria, costretto a difenderli, come aveva difeso quella creatura tenuta segreta e rinchiusa fin dalla nascita in un istituto di Volterra.
Si sentiva in colpa anche per questo Dario, perché la sua prima creatura aveva ereditato da lui la malattia mentale proprio come lui l’aveva ereditata dal suo padre naturale.
Una vita di dolore, dolore della mente, dolore dell’anima, ferite che si erano riaperte all’improvviso, non certo per essere curate ma in esse ormai da qualche anno, affondava la lama tagliente della Giustizia, a riprova che nessuno più dei vecchi compagni di sventura era disposto ad esporsi, a difenderlo, presentandolo semmai come una vittima di un sistema malato.
Quel patto segreto di solidarietà si andava via via frantumando, e Dario pensava che l’ultima carta che avrebbe giocato, pur di screditare quella “toga” e suoi scagnozzi, sarebbe stata la carta del ricatto.

“Dario, ma che fai? Sono ancora le quattro del mattino, se continui così dovremo tornare dallo psichiatra, proprio ora che devi preparare la tua difesa…
Manca poco più di un anno, il magistrato sta chiudendo le indagini e chiederà il rinvio a giudizio chissà per quanti imputati, ma tra questi sai bene che ci sarai anche tu….
Devi essere lucido, non puoi logorare i tuoi nervi, passando le notti senza dormire e il giorno facendo lavorare la tua mente in cerca di soluzioni e congetture che come hai visto ti hanno solo portato guai… Dai su, torna a letto….
Poi in giornata telefoneremo alla moglie dell’ex ministro, l’americana…
Lei sai che ti stima ed è anche intima amica di Mike, e poi le informazioni di cui hai avuto bisogno, quando il ministro era alla Difesa, te le hanno sempre date in tempo reale….Forse puoi contarci ancora, non credi?”

“Si Maria, anche quando dal Gides mi arrivò la soffiata mentre stavamo preparando l’Altare nella vecchia casa di Bagno a Ripoli, per poi disfarci di quei “cimeli”, capii che quella era l’ultima volta che mi avrebbero avvertito… Ora non ho punti di riferimento, e non posso nemmeno fidarmi di nessuno, anche perché se ben ricordi, gli altri tre che vennero da Roma, per la celebrazione dell’addio ai “cimeli” , ricordi? , c’era l’avvocatessa Giulia O., poi quello di via Nizza 22, e l’altro… ebbene anche loro furono avvertiti ma non seppi mai da chi, anche se essendo uno del gruppo un agente dei Servizi, non mi è difficile immaginare….”

“Ecco Dario, come vedi qualcuno pronto ad aiutarti lo trovi sempre… Certo, il piano che avevamo preparato era perfetto, ed anche se avessero perquisito la casa di campagna, quelle cose non le avrebbero più trovate…. “

“E invece, come vedi, ancora “quelle cose” ce le dobbiamo trascinare da una parte all’altra perché ormai nessun posto è più sicuro, e tu Maria sai bene che questa ansia mi sta logorando…
Scusami, se di notte mi alzo… ma in quei momenti penso se non sia davvero meglio che la faccia finita una volta per tutte… in fondo una punizione me la merito…”

“Dario, ma sei impazzito davvero? Non sai che lasceresti nei guai me e nostra figlia?
Tu devi resistere a affrontare la situazione…. Piuttosto, l’idea di fare qualcosa per screditare quel magistrato mi sembra buona, solamente che bisognerebbe trovare un modo per così dire indiretto…”

“Indiretto? Spiegati meglio…cosa vuoi dire?”

“Insomma, se tu continui ad attaccarlo frontalmente e sull’inchiesta che ti vede imputato, tutti penseranno che hai un interesse personale, e che se ti comporti così è perché sei colpevole.
Se invece lui fosse titolare di un’altra inchiesta, che nulla c’entra con quella che ti riguarda, allora anche con l’aiuto di Mike e della moglie dell’ex ministro, si potrebbe criticare il suo operato, e schierarsi dalla parte di chi lui ritiene colpevole, mi capisci?”

“Maria sei grande! …
Un attacco trasversale che deve rimbalzare sulla stampa internazionale…!
Già, ma al momento da quanto ne so, non ha sotto mano alcun caso giudiziario che meriti la risonanza che serve a noi, a meno che….”

L’intercettazione si interrompeva lì, si sentivano solo dei rumori strani, e che non consentivano di ascoltare il seguito della conversazione tra i due coniugi.
Chiesi a Fabrizio di spiegarmi meglio, e soprattutto mi incuriosiva sapere come mai lui era in possesso di quei dischetti…

“Gabriè, me lo chiedi pure? Ma scusami tanto, dopo quello che ho visto bruciare sotto i miei occhi quando ero infiltrato al Gides durante le operazioni delegate dal magistrato, se permetti, il soggetto non l’ho mollato…
Ma ti rendi conto?
Ce l’avevamo in mano, con i feticci dentro i barattoli, essiccati, lui aveva preparato l’Altare e gli altri compari, tutti pezzi grossi erano già arrivati da Roma.
All’improvviso, gli squilla il cellulare, e mentre stava per dire agli altri di scappare perché erano intercettati, questi a loro volta erano stati già avvertiti da uno dei Servizi… “

“Scusa Fabrizio, ma adesso i feticci dove li tiene, li ha distrutti? “

“Ma te le devo dire io queste cose? Non sei forse tu l’esperta di esoterismo?
E allora dovresti sapere che quella roba li non si può distruggere….
E sembra assurdo, ma come vedi, quelle “cosine” non le vogliono nemmeno quelli che indagano…, almeno così mi è parso di capire. “

“In effetti…. Io stessa dovetti faticare perché le intercettazioni che mi hai dato tu fossero acquisite dal magistrato…. Secondo lui dovevo presentarmi spontaneamente… -

“E tu che gli rispondesti? “

“Gli dissi che io non avevo la fortuna di quelle proprietarie, che si presentarono a Giuttari con pistole, coltelli ed altri corpi di reato, a loro dire lasciati dal pittore Claude Falbriard, e anziché essere fermate seduta stante, le “ringraziarono” e furono lasciate andare…”

“Si ma poi ‘sti dischetti glieli hai dati al magistrato o no?...”

“Diciamo che creai le condizioni perché li acquisisse, come poi fece.
Pubblicai tutto sul mio sito, anzi lui si arrabbiò, dicendo che queste cose non si devono diffondere, tuttavia a quel punto, per atto dovuto, dispose l’acquisizione del materiale…”

“Scusa Gabry, perché si arrabbiò? Che ti disse di preciso?..”

“Io gli chiesi se aveva letto il mio articolo e lui sbottò alterato: “Si l’ho letto e se vuole sapere il mio parere non ho condiviso la sua iniziativa. Se poi vuole che le dica “Brava!” , cara signora, non glielo dico, per me queste cose non devono andare in pasto alla gente…”

“Gabry, lascia che te lo dica uno che poi è stato interrogato: hai fatto bene come hai fatto, almeno c’è un verbale e quell’episodio non potrà essere più ignorato.
Anche a me chiese se il materiale era tutto là o se avevo dell’altro, ed io sai che gli ho risposto?
“Ni”… e lui ha capito, tanto che ha detto che almeno ero uno che le cose le diceva in faccia.“

“Senti Fabrizio , torniamo alle intercettazioni più recenti di Dario.
Dunque, lui e la moglie pensano di attaccare il magistrato colpendo una inchiesta diversa da quella sul “Mostro”, ma sanno che al momento l’inquirente non ha alcun caso giudiziario capace di scatenare i mass-media internazionali.
Da quanto abbiamo ascoltato, sembrerebbe che abbiano una certa confidenza con la moglie americana di un ex ministro della Difesa…
Poi però l’intercettazione si è disturbata…non sono riuscita a capire il seguito…”

“Certo, quando l’affare si fa grosso, e tu devi decidere come muoverti, senza poi ritrovarti indagato, dato che questo lavoro fu una iniziativa mia, e non agii su delega, a quel punto metti un rumore di fondo, che poi è possibile rimuovere e la registrazione torna pulita…”

“Dunque tu conosci il seguito della storia? Mi sbaglio?”

“No,non ti sbagli. Purtroppo si, riuscii a sapere tutto cara Gabriella, e se ne parlo con te, è perché ho letto i tuoi articoli sulla ragazza inglese uccisa a Perugia un anno fa….”

Saltai sulla sedia, non credevo a ciò che Fabrizio mi stava tuttavia facendo ascoltare con le mie orecchie…. Ero livida dalla rabbia, tentata di troncare lì l’incontro, come se avessi paura di scoprire la fondatezza di un remoto sospetto che respinsi subito, quando appresi dell’omicidio della studentessa inglese.

“Fabrizio, non dirmi che stai parlando di Meredith Kercher?... Non dirmi che quel delitto così atroce fu studiato a tavolino da qualcuno che non è tra gli attuali imputati?... “

Fabrizio tacque per alcuni minuti, mentre mi guardava fisso, come se dovesse decidere se rendermi depositaria della storia più efferata che si potesse immaginare, oppure rimangiarsi tutto e dirmi che aveva scherzato.

Poi come sollevato da un peso, prese la sua valigetta e ne tirò fuori un particolare computer.
Lo aprì, inserì il dischetto “disturbato”, mise le cuffie, manovrò alcuni tasti e programmi già predisposti ed estrasse ancora una volta il dischetto.
Mentre si toglieva le cuffie, soddisfatto della riuscita del lavoro, mi invitò ad inserire nel mio pc quello che dopo averlo ascoltato definii il “disco dell’orrore”.

Fabrizio doveva averci lavorato alcuni mesi, e sinceramente mi chiedevo come mai, un personaggio che per mestiere ne aveva viste di tutti i colori, con quel materiale in mano, non avesse pensato di venderlo agli americani, i quali pur di “salvare” la loro connazionale l’avrebbero pagato a peso d’oro.
La mia curiosità non mi trattenne dal chiedere direttamente al mio amico una risposta a quanto mi passava per la testa in quel momento.

Mi spiegò: “Vedi Gabriella, purtroppo gli americani si trovano tra l’incudine e il martello.
Se sapessero che io dispongo di questo materiale, dovrebbero decidere se difendere Amanda e buttare a mare il “mandante”, o se coprire il “mandante” e lasciare che la giustizia faccia il proprio corso per Amanda.
Il fatto è che Amanda, almeno per ora non confesserà e tace perché è terrorizzata.
Il “mandante” aveva organizzato tutto, anche con l’aiuto di qualche amico straniero, proprio per procurarsi preventivamente la materia del ricatto, nel caso qualcuno si fosse tirato indietro.
Mi sono spiegato?”

Altro che! Fabrizio si era spiegato fin troppo bene, ma la storia era talmente diabolica che volli riascoltare ancora una volta alcuni pezzi delle numerose intercettazioni.
Decine e decine di ore…un lavoro quello svolto da Fabrizio che non poteva restare nel suo archivio, e mi chiedevo cosa sarebbe stato giusto fare, quali iniziative prendere, riducendo al massimo i rischi e nel contempo stimolare nel magistrato l’esigenza di nuove indagini.

Introdussi il dischetto nel mio pc… le voci erano nuovamente chiare…

“Maria, questa sera non mi aspettare per cena. Mi fermo a Perugia, ho già preso appuntamento con quel docente… dobbiamo incontrarci al solito locale… lì lui è “coperto”, e possiamo parlare tranquillamente…”

Mandai avanti la registrazione.
Ora sentivo un sottofondo musicale, e un brusio di voci… Poi riconobbi distintamente quella di Dario che parlava con il suo interlocutore, il docente.

“Tu sai tutto Claude, e sai anche che se sei sfuggito alle indagini in qualche modo lo devi a me..
Ora però ho bisogno del tuo aiuto, non puoi negarmelo, sai bene che troverei il modo di fartela pagare. Scusami se uso questo tono, ma sono esasperato, sento la puzza della galera che mi è rimasta addosso, e vivo con l’angoscia di tornarci, da un momento all’altro, mi capisci?”
Quel magistrato dobbiamo distruggerlo, distruggerlo…. Distruggerlo…? “

“Dario calmati, ragioniamo con calma. Tu esponimi le tue idee ed io vedrò come realizzare il tuo obiettivo. Ma innanzitutto devi stare calmo, altrimenti in galera ci finiremo davvero tu ed io…”

“ Ok Claude, cercherò di mantenere i nervi saldi, te lo prometto.
Ho pensato che se a Perugia accadesse un fatto molto grave, si.. bè… insomma… un delitto, un delitto efferato, chiaramente lui dovrebbe destreggiarsi anche con il super lavoro che lo impegna in questi giorni … So che sta preparando gli atti per la richiesta dei rinvii a giudizio per il “caso Narducci” e collegamenti col “Mostro”, e noi potremmo attaccarlo, se accadesse qualcosa sul nuovo fatto, sensibilizzando la stampa in modo clamoroso, e così perderebbe credibilità anche sull’altro processo…si, intendo il “Mostro”, mi sono spiegato?

“Dario, il tuo disegno in teoria sembra perfetto, ma nella pratica ci sono molti aspetti che è difficile far quadrare.
Innanzitutto, chi ti dice che un eventuale delitto venga assegnato a lui?
Poi, per avere un appoggio mediatico a livello internazionale, per te che fai affari con gli americani bisognerebbe coinvolgere qualcuno d’oltreoceano, non ti pare?
Infine, onde non destare alcun sospetto, si dovrebbe far coincidere il delitto con qualche evento magari già noto per certi accadimenti …? Non so, come se si decidesse di ammazzare qualcuno simulando un incidente d’auto, il giorno ideale sarebbe il sabato sera, capisci?
Quel delitto rientrerebbe nelle stragi del fine settimana, quando si va in discoteca, ci si ubriaca e si finisce contro un albero… Nessuno sospetterebbe un assassinio premeditato…”

“Si, Claude, ma ti assicuro che ho pensato già a tutto. Abbiamo un’ottima occasione…
Il prossimo 2 novembre lui sarà di turno, il che significa che tutto quello che succederà a Perugia in quel giorno, sarà assegnato d’ufficio a lui.
Ed è anche vero che il giorno prima si festeggia Halloween, e tu che frequenti tanti studenti stranieri, sai bene come questi ragazzi vanno su di giri per la festa delle streghe, si drogano, fanno sesso, organizzano rituali macabri, in molti casi si rifanno alla stregoneria del Congo, e qualche volta ci scappa davvero il morto….
E poi, lo sai meglio di me, tu sei un esperto in quella specie di discipline dell’occulto, non ti sarà difficile esaltare due o tre studenti, magari di diversa nazionalità purchè affiatati tra di loro, e poi gli organizzi l’orgia… magica…
Al momento opportuno, vedremo tu od io, col volto coperto …e zac!
Un taglio in gola e via…
Mentre gli altri resteranno storditi dall’alcool e dalla droga… e quando si renderanno conto che il rito è finito male, cercheranno l’assassino tra di loro… vedrai si accuseranno gli uni con gli altri…“

“ Dario, ti avverto, non sarà facile, comunque una mezza idea ce ‘ho… conosco due ragazze che dividono la stessa casa… e non mi sembrano due santarelle….Proprio sere fa, le ho sentite parlare di Halloween e di cosa avrebbero organizzato… Potrei illustrare loro un rituale, uno di quelli che prevedono una vittima, come in un gioco di ruolo, e magari convincerle a provare la sera tra l’uno e il due novembre, in modo da far quadrare il fatto con il turno del tuo magistrato….
Vediamo un po’………Ma si, potrei dire loro che metteremo su un soggetto teatrale sulla festa di Halloween, e far entrare nel gioco anche due persone scelte da loro, magari qualche corteggiatore…”

“Perfetto, Claude, sapevo che eri un genio, un genio del Male, s’intende…
Dunque hai pochi giorni di tempo per organizzare il tutto… poi vedremo alla fine, chi di noi due interverrà…”

Mandai ancora avanti la registrazione… ero sconvolta…

“Mez, che ti sembra della proposta del professore? In fondo se riusciamo a portare in teatro la rappresentazione di Halloween potremmo guadagnarci molto…
Guarda, il copione del rituale sembra proprio dal vero…. Dove lavoro io la sera, a volte capita che si parli di quello che succede in Congo… pensa che addirittura ci sono i bambini stregoni….
Dunque…. tu dovresti fare la parte della vittima… Io la sacerdotessa e Raf e Rudy i concelebranti…
Si ma il Gran Sacerdote, come è indicato qui, chi lo farà?...”

“Ma è chiaro Amanda, il Gran Sacerdote nei rituali ha sempre il volto coperto….
Almeno da noi in Inghilterra si usa così… Questi riti hanno sempre un’origine massonica, come pure in un contesto tribale, in Congo per esempio, lo Stregone che corrisponde al Gran Sacerdote, ha una maschera che gli copre il volto….”

“Dunque Mez, quando verrà qui per preparare la scena, noi non sapremo chi è, nemmeno dopo che avremo terminato le prove?”

“Non è detto Amanda… Se siamo furbe guardiamogli le scarpe, magari i calzini, o qualche gioiello, un anello, per esempio, o il tipo di pantaloni che indosserà sotto i paramenti… Può darsi che il giorno dopo da uno di questi particolari capiremo chi è… magari lo stesso professore che ci ha proposto il lavoro… o quel suo amico che ogni tanto lo viene a trovare da fuori… un viso che mi ricorda una persona ma non so dove posso averlo visto…. Certo che i due confabulano come se avessero chissà quali segreti sporchi in comune…”

“Si Mez, ho capito a chi ti riferisci…. Ogni tanto li ho visti anche al locale…
Il professore sembra sempre uno che si guarda intorno, come se temesse di essere visto…Incontra certi tipi strani ma Lumumba potrebbe dirci di più…Lui ci parla, come se fossero amici….
A volte si fermano a confabulare fino a tardi…. Può darsi che abbiano qualche affare in comune, chissà..?”
(Il dialogo tra Mez ed Amanda è stato tradotto dall’inglese)

Basta, non ne potevo più, chiusi il mio computer e dissi a Fabrizio che sarebbe stato bene che facesse sentire al magistrato queste registrazioni.

“Ma tu sei pazza! Mi vuoi morto, Gabry? O in galera?...
Tanto per cominciare ormai tra due giorni c’è l’udienza preliminare e il magistrato mi chiederebbe perché solo adesso mi presento, e avrebbe ragione anche a sospettare che questo materiale sia un depistaggio, visto che sa molto bene che io lavoro anche per gli americani….
L’unica cosa che si può fare è scrivere un”romanzo” e chissà che a qualcuno non venga la pulce nell’orecchio, o che la stessa Amanda non decida di confessare tutto… Nessuno di noi, ha il dovere di denunciare un bel niente, tuttavia possiamo agire come ti ho detto…”

“Figurati, Amanda avrà il terrore sacro di fare il nome del professore e del suo amico…Già è tanto se non la fanno fuori in carcere o appena uscirà….
Eppure uno che forse sa tutto c’è…..
Ti ricordi quella trasmissione che andò in onda subito dopo il delitto? Tra gli ospiti c’era un noto scrittore, il quale affermò davanti a milioni di telespettatori, che il delitto di Meredith era riconducibile in qualche modo ai delitti del “Mostro di Firenze”….”

“Si Gabry , la vidi anch’io quella trasmissione, e lo scrittore aveva ragione.
Anche in quei delitti qualcuno simulò il rito esoterico per sviare le indagini, proprio come nel caso di Meredith: un delitto leggibile anche in chiave esoterica, come hai fatto tu stessa nei tuoi articoli, ma la cui origine ha avuto come movente quello di screditare un magistrato e uscire dalla morsa della giustizia…
Lo scrittore aveva ragione, anche qui troviamo mandanti e manovalanza, lì si è cercato l’esoterismo nelle notti senza luna, qui si è fatto coincidere con la notte di Halloween…o meglio, la notte successiva alla festa si è simulata una recita come se la festa continuasse…
E poi ancora.
Sul “Mostro” si accesero i riflettori dei mass-media di tutto il mondo, esattamente come è stato per Meredith. Ed anche tra le vittime del “Mostro” due coppie erano di nazionalità diversa… Come vedi le analogie sono impressionanti, al punto che potremmo pensare ad una sola mano….”

Avevo bisogno di rimettere in ordine le idee.
Lo scossone era stato troppo forte, anche se solo in quel momento mi rendevo conto che in tanti mesi, dal giorno del delitto, mi assaliva all’improvviso un turbamento strano, qualcosa che maturava in me, e che allo stesso tempo rifiutavo di prendere in considerazione…. La verità di quell’atroce morte, si nascondeva forse nell’inverosimile?

L’esperienza di tredici anni di indagine sui delitti del “Mostro di Firenze” mi aveva portato a non stupirmi più di niente, e dunque dovevo essere pronta a smontare la mia tesi iniziale , quando pensavo che la morte di Meredith fosse il tragico epilogo di un rito sacrificale, riconducibile al demone Lilith.

Cercai i miei vecchi articoli ed iniziai a rileggerli, uno ad uno…..

Fonte tratta dal sito .

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domenica 25 gennaio 2026

MEREDITH KERCHER

 A MARIO SPEZI DICO: “PER FAVORE…FERMATI!


LA TUA ATTUALE POSIZIONE GETTA INQUIETANTI DUBBI SULLA TUA “CROCIATA” INNOCENTISTA PER AMANDA KNOX, SPECIE ORA CHE HAI OSATO DARE UN NOME E UN VOLTO A CHI TU SOSPETTI ABBIA UCCISO MEREDITH. SPERO CHE IL QUESTORE DI PERUGIA, DIFENDA LA SUA POLIZIA DALLE PESANTISSIME INSINUAZIONI DA TE AVANZATE, E MESSE IN RETE, NEL TUO SITO WEB E RIPRESE DA ALTRI SITI.”
LA SI POTREBBE DEFINIRE UNA SOFISTICATA MANOVRA DI DEPISTAGGIO, POSTA IN ESSERE ANCORA UNA VOLTA ATTRAVERSO I MEZZI DELLA COMUNICAZIONE, QUELLA CHE VEDE MARIO SPEZI A CAPO DI UNA “CROCIATA” TESA A DEMOLIRE LE INDAGINI DEI MAGISTRATI DI PERUGIA, CON ACCUSE AL PM DI INAUDITA GRAVITA’ OLTRE CHE IL FANGO GETTATO SULLA POLIZIA, NEL CUI OPERATO APPARE , ATTRAVERSO SPEZI, ADDIRITTURA “COMPLICE” NELL’AVERE INTERNATO IL "VERO" ASSASSINO DI MEREDITH IN UNA “CASA DI CURA” E FACENDO IN TAL MODO ACCUSARE AMANDA KNOX, RAFFAELE SOLLECITO, E RUDY GUEDE.
IL COMPORTAMENTO DI MARIO SPEZI DEVE FAR RIFLETTERE, NON SOLO CHI DALL’AMERICA GLI AVREBBE CONFERITO QUESTO "INCARICO", MA SOPRATTUTTO LE FAMIGLIE DEGLI INDAGATI, I QUALI RISCHIANO DI RITROVARSI INCRIMINATI DI ALTRI REATI...
MARIO SPEZI, FAREBBE MEGLIO AD ASTENERSI DA CERTI SCHIERAMENTI CHE INDUCONO IL RAGIONEVOLE SOSPETTO DI UN SUO INTERESSE PRIVATO NELL'OCCUPARSI DELLA MORTE DI MEREDITH KERCHER PER INFANGARE L’OPERATO DI CHI INDAGO’ E INDAGA SU DI LUI.
Prima di commentare cosa Mario Spezi ha scritto sul suo sito, e quanto anche altri giornali online scrivono, sia sul conto del PM di Perugia che della Polizia, nonché sul mio conto, penso sia doveroso che tali pubblicazioni le leggano anche coloro che visitano questo portale.
Come pure mi chiedo il perché Mario Spezi, non renda pubblico l’atto giudiziario notificato a tutte le parti, a me come parte offesa, ad altri come imputati di reati gravissimi, atto per il quale è stata già fissata a Perugia davanti al GUP Paolo Micheli, l’Udienza Preliminare per il prossimo 12 Dicembre.
Mario Spezi è un giornalista che ben conosce il diritto-dovere di cronaca, e penso che nell’avere accettato l’incarico di interessarsi al “caso Meredith”, sarebbe stato corretto da parte sua, rappresentare la sua reale posizione nei confronti sia del PM dottor Mignini che del GUP dottor Micheli.
Se Spezi pubblicasse o riassumesse quanto lo riguarda dell’Udienza Preliminare del 12 Dicembre 2008 , la pubblica opinione constaterebbe che il PM e il Giudice che discutono in questi giorni sulla colpevolezza o sull’innocenza dei tre imputati accusati di avere ucciso la povera Meredith, sono lo stesso PM e lo stesso Giudice che dovranno discutere anche sulla sorte di Mario Spezi, nell’Udienza del 12 Dicembre.
Penso che in tal modo, Mario Spezi, pur libero di proseguire nella sua appassionata difesa dei presunti assassini di Meredith, nonché nell’opera denigratoria verso inquirenti, testimoni e la stessa Polizia, sarebbe stato comunque apprezzato per la sua lealtà nel riportare i fatti, sottoponendoli ad una più completa valutazione anche da parte di quanti magari da oltreoceano sono ignari, come pure gli stessi imputati e parti offese nonchè le rispettive famiglie.
E c’è di più.
Come leggerete, Mario Spezi ha ricostruito il “Caso Meredith”, puntando il dito contro un presunto assassino di cui fa nome e cognome. E forse il poveretto nulla sa di una simile e terrificante accusa, così come all’oscuro saranno i suoi stessi parenti, ai quali penso sia giusto dare la possibilità di tutelare il ""diffamato" in tutte le sedi competenti.

Nessuno come Mario Spezi si è battuto tanto per la libertà di stampa, e dunque è bene diffondere quanto il “mostrologo” ha pubblicato sul suo sito, anche al fine di rendere edotti coloro che un giorno potrebbero dire: “Noi non lo sapevamo….”

DA: WWW.MARIOSPEZI.IT:

Sembra la Russia di Putin, ma è Perugia

Giornalista scopre un' altra verità
sul delitto di Meredith Kercher:
incriminato, non ha più scritto

La notizia era clamorosa e grande è stato lo sconcerto nel vederla, il giorno dopo, sparire da tutti i giornali: due ore prima del ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher, alle 7 del mattino, un giovane si aggirava in piazza Grimana con le mani, i vestiti e le scarpe sporchi di sangue.

Fuori di sé, urlava e piangeva: "L'ho ammazzata, l'ho ammazzata"».

La notizia era suffragata da numerose testimonianze scrupolosamente raccolte dal giornalista: passanti, infermieri e autista dell’ ambulanza venuta a soccorrere il giovane, i medici del pronto soccorso che l’ hanno curato per un lungo taglio a una mano.
Tutti con nome e cognome.
Perché, allora, la notizia, capace di rovesciare tutta l’ indagine che da quasi un anno tiene in carcere Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede, è sparita?
Perché non ha avuto alcun seguito?
Ora una risposta c’ è: il giorno stesso della pubblicazione, il 23 maggio scorso, il
 giornalista fu convocato in questura, interrogato pesantemente per due ore e, alla fine, iscritto nel registro degli indagati per l’ assurdo reato di provocato allarme.
Firmato: Dott. Giuliano Mignini, il piemme dell’ inchiesta Kercher.
Lo stesso piemme che due anni fa accusò chi scrive di depistaggio per avere criticato la sua indagine sul fantasioso omicidio Narducci e mi sbatté illegalmente per 23 giorni in galera; lo stesso che, per identica ragione, mise sotto indagine lo scrittore e giornalista americano Douglas Preston; il magistrato che il 14 novembre prossimo siederà sul banco degli imputati a Firenze accusato, tra le altre cose, di avere messo illegalmente sotto intercettazione altri giornalisti troppo critici con lui.
Il giornalista di Perugia non se l’ è più sentita di continuare.

Perugia, distretto della Russia di Putin.
Eppure la notizia è sempre valida e offre spunti interessanti ed elementi nuovi che, se collegati a quelli già noti, disegnano un nuovo, molto più inquietante quadro di quello che potrebbe essere accaduto nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007.

Il giovane ferito e insanguinato si chiama Claudio Pellegrini, di Trento, a Perugia noto come tossicomane e spacciatore, informatore della polizia e ben conosciuto dal personale del pronto soccorso che segnalò l’ accaduto alle forze dell'ordine.
Incredibilmente pare che l'uomo non sia mai stato sentito dagli inquirenti e che nessuno gli abbia preso le impronte.

Da notare, tra l’ altro, che la descrizione di Pellegrini fatta dalla mezza dozzina di persone quella mattina (Trent'anni, biondo, occhi azzurri, un berretto di lana bianco calato sulla testa e una felpa scura) corrisponde alla descrizione dello sconosciuto che fornisce Rudy Guede il quale niente poteva sapere di questo episodio.

Ora se si inserisce un personaggio legato alla droga nella scena del ritrovamento del cadavere di Meredith, altri particolari non secondari potrebbero trovare una spiegazione: perché, per esempio, l’ assassino prese e poi gettò via i due cellulari della ragazza inglese?
A fare questo avrebbe potuto aver interesse solo chi, conosciuto dalla polizia, non voleva far trovare il proprio recapito nel cellulare della vittima di un omicidio.
Cancellato il proprio numero, se ne sarebbe poi disfatto.

Ma sorgono anche domande molto imbarazzanti: il delitto fu scoperto da due agenti di polizia che indagavano sul ritrovamento di due cellulari.
Ora, perché ben due agenti di polizia indagavano su un episodio così banale e frequente come lo smarrimento di due cellulari?
E ancora: come hanno fatto in così poco tempo a scoprire che appartenevano a Meredith Kercher?
E come hanno fatto a scoprire in ancor meno tempo dove abitava la studentessa?
Perché Claudio Pellegrini fu subito rinchiuso in un centro di recupero inaccessibile ai giornalisti e alle loro domande?
Che cosa era accaduto quella mattina a Claudio Pellegrini?

Perché gli inquirenti non lo dicono, se hanno accertato che non ha niente a che fare con la morte di Meredith Kercher?”

Ora ci sia consentito un breve commento all’articolo pubblicato sul sito di Mario Spezi.
Il giornalista, ci tiene a mettere in evidenza che il PM dottor Giuliano Mignini, che si occupa del “Caso Meredith” è lo stesso PM da cui lui fu arrestato, lo stesso che incriminò il collega giornalista americano Douglas Preston, e sottolinea anche che il medesimo PM, il 14 novembre prossimo siederà a Firenze sul banco degli imputati.
L’esposizione dei fatti raccontati da Spezi non è completa, o comunque appare non corretta.
Infatti è necessario precisare che il provvedimento del suo arresto con l’accusa di depistaggio, seppure fu chiesto dal dottor Mignini, fu invece disposto dal Giudice.
E il Giudice, non valuta per un indagato solo le fonti di prova prodotte dal Pubblico Ministero, bensì esamina anche gli atti che l’indagato e i propri Difensori sono liberi di far confluire nel fascicolo del Giudice a sostegno della estraneità dai fatti contestati.
Tanto è vero, che la disposizione di un arresto, deve necessariamente, entro i termini previsti dal codice di procedura penale, essere convalidata o no dal Giudice, durante il cosiddetto interrogatorio di garanzia, dove accusa e difesa, espongono le proprie ragioni in perfetta parità davanti ad un Giudice terzo.
Dunque, a nostro parere, Spezi sbaglia a prendersela sempre e solo con Mignini, attribuendogli provvedimenti che sono stati firmati da altri.
Come pure, quando si riferisce al “caso Meredith”, non tiene mai conto che i Pubblici Ministeri sono due, e che accanto al Dottor Mignini, sostiene l’Accusa anche la PM Dottoressa Comodi.
E ancora.
Mario Spezi rende noto che il Dottor Mignini il 14 novembre prossimo siederà a Firenze sul banco degli imputati ecc. ecc.

Perché, ci chiediamo, Mario Spezi, se non altro per par-condicio, non informa la pubblica opinione, su quale banco lui siederà il prossimo 12 Dicembre, specificando nel merito le motivazioni, così come esposte nell’atto di fissazione dell’Udienza Preliminare, anche a lui sicuramente da tempo notificato?

Non sarebbe un modo di fare giornalismo più completo e più corretto?

Entrando poi nel merito di quanto Spezi racconta anche in modo molto suggestivo, forse un po’ di prudenza non sarebbe stata di troppo.

Infatti la storia di Claudio Pellegrini altro non è che la storia di tanti, troppi poveretti , vittime del tunnel della droga e che quando sono in preda ad una crisi di astinenza, assumono immancabilmente un comportamento autolesionista, si sfregiano, si feriscono, e invocano la morte.

Quella mattina il Pellegrini non gridava, come ha scritto Spezi: “L’ho ammazzata, l’ho ammazzata…”, bensì in preda all’astinenza, perché a tutti i costi voleva la droga, gridava e minacciava: “Io mi ammazzo, io mi ammazzo…”.

E questo è stato riferito da molte persone, forse meglio informate di Mario Spezi, e dello stesso giornalista che scrivendo un articolo sull’episodio, forse aveva confuso quel “l’ho ammazzata”, con un più verosimile “mi ammazzo..”, e non si rese conto che un banale errore seppure in buona fede, avrebbe creato in quel contesto un ingiustificato allarme nell’opinione pubblica già sufficientemente scossa.

Inoltre, sono pesantissime ed estremamente inquietanti le ombre che Mario Spezi getta sull’operato della Polizia, sebbene il giornalista abbia avuto cura di mettere una serie di punti interrogativi, tuttavia pensiamo che il Questore di Perugia, persona di nota esperienza, prenderà in seria considerazione.
Le istituzioni e gli uomini che le rappresentano vanno tutelate da quanto può apparire diffamatorio o calunnioso, anche nell’insinuazione, se si ricorre alla banale "furbizia" di mettere un punto interrogativo dopo una affermazione…

Una riflessione generale sul “Caso Meredith” alla luce di quanto sostiene Mario Spezi.

Come mai, gli attuali indagati con l’accusa di aver ucciso la studentessa inglese, e i loro avvocati, non hanno mai fatto cenno a propria difesa a quanto accadde a Claudio Pellegrini, un nome che non figura certo tra “eccellenti” o “intoccabili” e che dunque poteva rappresentare per le difese un cavallo da battaglia, più che vincente, se vi fosse stato un minimo di fondamento?

Risultano invece le mille contraddizioni in cui i presunti assassini di Meredith sono caduti, finendo poi anche per accusarsi l’uno con l’altro, per non parlare delle calunnie lanciate contro Lumumba, attualmente costituitosi parte civile.
La domanda viene spontanea: “Non sarebbe stato tanto più facile giocare la carta di Claudio Pellegrini? O non si vorrà mica far credere che indagati e illustri Avvocati Difensori non siano stati fino ad ora informati su un fatto quantomeno suggestivo?.... Ci sarebbe davvero da piangere, e da ringraziare Mario Spezi che solo dopo un anno dall’episodio, ha deciso di informare l’opinione pubblica a pochi giorni dalla sentenza che il GUP Paolo Micheli dovrà emettere per Rudy Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Vorrei ora lamentare l’ennesima diffamazione sul mio conto, come risulta pubblicata sul quotidiano online “L’Opinione.it” a firma di Dimitri Buffa in un articolo che riporto qui di seguito.
E’doveroso precisare che ho inviato una email al giornalista lamentando le falsità diffuse sulla mia persona, e che questi mi ha risposto, che ciò che lui ha scritto altro non è che il pensiero di Mario Spezi.
Un modo come un altro per dire: “Cara signora, se mi querela, citerò in Mario Spezi la fonte delle mie affermazioni”.
Mi dispiace che il collega Dimitri Buffa, sia scivolato su una buccia di banana, nel senso che quando ci si limita a riportare affermazioni gravi contro una persona, senza nemmeno consultare la persona che si diffama, almeno si usa mettere tra virgolette quanto la fonte riferisce.
Cosa che nell’articolo non appare. E dunque, si profila l’ipotesi di un reato di diffamazione in mio danno, commesso forse in concorso tra il redattore dell’articolo e Mario Spezi.
Chissà? Deciderà chi di dovere.

Edizione 224 del 21-10-2008
“DOLCI COLLINE DI SANGUE” le indagini all’italiana
Il libro di Spezi descrive non solo i 14 delitti che tra il 1968 e il 1985 terrorizzarono le notti delle estati fiorentine ma spiega come nel nostro paese gli errori giudiziari siano all’ordine del giorno

di Dimitri Buffa

Leggere un libro sul mostro di Firenze fino a pochi giorni or sono sarebbe stata l’ultima delle mie aspirazioni. Non amo il genere splatter, fatta eccezione per i film di Tarantino dove viene esorcizzato con il registro del grottesco. Leggere però il geniale libro di Mario Spezi ed Douglas Preston, “Dolci colline di sangue - Il mostro di Firenze” (già edito da due anni dalla Rizzoli e ristampato dalla Gruner Jahr Mondadori per l’uscita in allegato con la rivista “Focus”) non è semplicemente propedeutico a “farsi una cultura” su quei 14 delitti che tra il 1968 e il 1985 terrorizzarono le notti senza luna delle estati fiorentine. Infatti può servire anche a farsi un’idea perché in Italia - come dice Berlusconi - “i magistrati andrebbero sottoposti a perizia psichiatrica prima di essere immessi in servizio”. La vicenda del mostro di Firenze è infatti una storia, una sequela, di errori giudiziari. Quasi tutti evitabili con il semplice buon senso. Che, ora che l’inchiesta si è buttata sul satanismo e sull’esoterico, è stato a quanto pare accantonato per sempre. Spezi, diciamolo subito, scrive da Dio. E male ha fatto “la Nazione” di Firenze a lasciarselo scappare (ora lavora alla redazione fiorentina del “Corriere della sera”) per non difenderlo e prendere anzi le parti dei giudici e degli inquirenti perugini che due anni fa lo fecero persino arrestare accusandolo di depistare le indagini esoteriche di cui sopra. Solo in Italia può capitare - dice Spezi a chi scrive - di venire indagati da un magistrato che a sua volta sta per essere processato con l’accusa di avere commesso abusi ai danni di altri giornalisti.

Secondo l’accusa che lo riguarda, fatti intercettare senza ragione. E solo in Italia può capitare che agenti di polizia giudiziaria scrivano libri sui casi che stanno trattando pressochè in presa diretta. Inoltre sempre e solo in Italia può capitare di essere accusati di depistaggio per avere osato “ledere la maestà delle indagini”, criticandole. E se vogliamo, ancora, solo in Italia capita che i complici, meglio “i compagni di merende”, di un altro che è stato assolto vengano invece condannati definitivamente come “vice mostri”. A ben guardare nella storia del mostro di Firenze, ciò che è arrivato a fare concorrenza alla mostruosità dei delitti, è stata proprio la mostruosità di quasi tutte le indagini. E nel libro, assolutamente da non perdere, Spezi spiega bene la genesi di tutto ciò: un’assurda olimpiade dell’indagine tra polizia e carabinieri, tra ufficio gip e procura, con sullo sfondo la futura carriera di Piero Luigi Vigna come procuratore nazionale antimafia. Nel libro Spezi compie anche le proprie indagini e indica come sospetto-mostro un uomo, di cui non viene fatto il nome, che potrebbe avere rubato la mai trovata Beretta 22 che sparò in tutti i delitti dalla casa di uno dei sardi sospettati durante le prime indagini.

Spezi sa bene di non potere avere le prove ma almeno dà un esempio di metodo con il quale le indagini vanno fatte. Altro che verbalizzare con il protocollo le sedute spiritiche! Va anche detto che in questa storia gli unici che non escono con le ossa rotte per la loro imperizia sono i carabinieri, che dubitano delle indagini e dei colpevoli alla Pacciani e alla Vanni fin da subito, ma a cui l’inchiesta viene inesorabilmente tolta. Con la solita filosofia emergenziale, “qui ci vuole un colpevole” (magari di repertorio come era Pacciani e come poi sarebbero stati il Vanni e il Lotti), in Italia non si è mai fatta giustizia ma solo errori giudiziari a raffica. La colpa per cui Spezi ha dovuto subire persino l’affronto del carcere, e venire indagato addirittura per complicità con il “mostro”, sulla parola di tale Gabriella Carlizzi, già condannata per calunnia per avere indicato tempo prima, sempre come il mostro di Firenze, lo scrittore Alberto Bevilacqua (una donna che si vanta di parlare con la Madonna di Fatima sul proprio blog), è stata per l’appunto quella di avere documentato l’aspetto delirante delle indagini sul mostro di Firenze. Che adesso hanno preso una piega che nemmeno Vigna e Canessa osarono seguire anni fa quando vennero fuori le prime storie esoteriche sul farmacista di Perugia che sarebbe stato assassinato nel lago Trasimeno. E il cui corpo sarebbe stato scambiato con quello di un altro per ordine di una misteriosa setta satanica di cui proprio la Terlizzi è diventata la supertestimone cui i magistrati di Perugia danno retta.

Per finire questa recensione si potrebbero usare, ritorcendogliele in parte contro, le parole del pm Paolo Canessa che negli anni ’80 quando ancora il mostro compieva delitti, quando venivano indagati i più assurdi personaggi, tra cui un finto becchino, solo perché questi ultimi facevano di tutto per finire nel novero dei sospetti, e quando alcuni scrivevano sui muri “evviva il mostro” e altri strologavano di implicazioni sociologiche del tutto, si lasciò sfuggire questa esclamazione: “Non avrei mai immaginato che a Firenze ci fosse tanta gente strana”. Ecco anche gli italiani, tutti, mai avrebbero immaginato che a Firenze e persino a Perugia ci fossero tanti inquirenti “strani”.

NOTA DELLA REDAZIONE PER I LETTORI:

GABRIELLA CARLIZZI NON E’ STATA CONDANNATA PER CALUNNIA IN DANNO DI BEVILACQUA NE’ LO HA MAI ACCUSATO DI ESSERE LUI IL MOSTRO DI FIRENZE.
CHI HA DENUNCIATO BEVILACQUA COME “MOSTRO” NEL 1995 SI CHIAMA ANNA MARIA RAGNI, CONDANNATA IN VIA DEFINITIVA DOPO AVER CHIESTO IL PATTEGGIAMENTO.
SONO ALTRESI’ DISTORTE LE AFFERMAZIONI CHE INVADONO LA SFERA RELIGIOSA DI GABRIELLA CARLIZZI, LA QUALE PERTANTO HA DATO MANDATO AL PROPRIO AVVOCATO CARLA ARCHILEI DEL FORO DI PERUGIA DI PROCEDERE A NORMA DI LEGGE NEL MERITO DELL’ARTICOLO DI CUI SOPRA.

Fonte tratta dal sito.

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