mercoledì 21 gennaio 2026

MEREDITH KERCHER e la Rosa Rossa

 IL QUESTORE DI PERUGIA, POCHI GIORNI DOPO LA SCOPERTA DELL’ATROCE DELITTO DI MEREDITH KERCHER , IN CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA SOTTO I RIFLETTORI INTERNAZIONALI, CON SICUREZZA, E INTENTO A RASSERENARE LA COLLETTIVITA’ DISSE: “ FORSE TRE O QUATTRO GIORNI POSSONO APPARIRE ANCHE TROPPI, TUTTAVIA OGGI POSSIAMO DIRE CHE ABBIAMO LAVORATO SERIAMENTE E SENZA SOSTA, E PERTANTO RITENIAMO QUESTO DELITTO UN “CASO CHIUSO” !

IN ITALIA FU GRANDE LO STUPORE, MA ANCHE LA PERPLESSITA’: L’OTTIMISMO DEL QUESTORE CI APPARVE QUASI UN GESTO “CONSOLATORIO” VERSO I FAMILIARI DELLA VITTIMA, TESO INOLTRE A SDRAMMATIZZARE LE PIU’ CHE GIUSTE PAURE DEI TANTI STUDENTI DELL’ERASMUS CHE SI PREPARAVANO A RIENTRARE NEI LORO PAESI D’ORIGINE….

GIORNO DOPO GIORNO, SULLA MISTERIOSA MORTE DI MEREDITH, MOLTE OMBRE, INQUIETUDINI, CONTRADDIZIONI, DUBBI E CERTEZZE SI SONO AVVICENDATE NON SOLO NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO, MA ANCHE NELL’AMBITO INVESTIGATIVO: UNA SOLA COSA E’ VERA ED INCONTROVERTIBILE: MEREDITH E’ STATA UCCISA.

Tutto il resto è da vedere, da discutere, da provare.

{/noreg}{reg}

IL QUESTORE DI PERUGIA, POCHI GIORNI DOPO LA SCOPERTA DELL’ATROCE DELITTO DI MEREDITH KERCHER , IN CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA SOTTO I RIFLETTORI INTERNAZIONALI, CON SICUREZZA, E INTENTO A RASSERENARE LA COLLETTIVITA’ DISSE: “ FORSE TRE O QUATTRO GIORNI POSSONO APPARIRE ANCHE TROPPI, TUTTAVIA OGGI POSSIAMO DIRE CHE ABBIAMO LAVORATO SERIAMENTE E SENZA SOSTA, E PERTANTO RITENIAMO QUESTO DELITTO UN “CASO CHIUSO” !

IN ITALIA FU GRANDE LO STUPORE, MA ANCHE LA PERPLESSITA’: L’OTTIMISMO DEL QUESTORE CI APPARVE QUASI UN GESTO “CONSOLATORIO” VERSO I FAMILIARI DELLA VITTIMA, TESO INOLTRE A SDRAMMATIZZARE LE PIU’ CHE GIUSTE PAURE DEI TANTI STUDENTI DELL’ERASMUS CHE SI PREPARAVANO A RIENTRARE NEI LORO PAESI D’ORIGINE….

GIORNO DOPO GIORNO, SULLA MISTERIOSA MORTE DI MEREDITH, MOLTE OMBRE, INQUIETUDINI, CONTRADDIZIONI, DUBBI E CERTEZZE SI SONO AVVICENDATE NON SOLO NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO, MA ANCHE NELL’AMBITO INVESTIGATIVO: UNA SOLA COSA E’ VERA ED INCONTROVERTIBILE: MEREDITH E’ STATA UCCISA.

Tutto il resto è da vedere, da discutere, da provare.

Analizzando questo drammatico fatto di sangue, tra le tante ipotesi che si sviluppano quotidianamente, non ve ne è una sola che non sia contraddetta da elementi e indizi che dovrebbero fortificare un impianto accusatorio verso le prove.

Ma sono proprio le prove a mancare, nonostante al momento sembrino convergere verso Amanda, la coinquilina di Meredith e il “barone”, stando almeno ai risultati dei primi esami della scientifica, esami però che non sono terminati, e che solo quando questo aspetto si sarà concluso, si potrà avere un quadro più chiaro, a riguardo dei presenti in quella maledetta casa, la notte del delitto.

Tuttavia rimangono molti punti avvolti nel buio fitto di una indagine complessa, difficile, e con la certezza che sia gli arrestati che il neo libero Lumumba, sappiano quanto non vogliono o non possono dire: chi stanno coprendo, e perché?

La recente “comparsa” sulla scena del giovane spacciatore detto “barone”, soprannome questo più volte usato anche in ambienti legati al mondo dell’usura, aggiunge un tassello importante, sempre che anche per lui sia chiesto ed accolto un provvedimento di custodia cautelare, essendoci a mio avviso, tutti i presupposti necessari alla limitazione della libertà dell’individuo.

Infatti il pericolo di fuga rimane, in quanto appare impossibile che sia un ragazzo così giovane il punto ultimo di riferimento per un traffico che chissà quanti e quali clienti doveva soddisfare.

La possibilità di inquinamento delle prove, sta proprio nel fatto che è presumibile che costui durante la latitanza non abbia prudenzialmente pianificato con i principali fornitori, l’eventuale tesi da sostenere di fronte all’Autorità Giudiziaria.

Come pure, terzo requisito che in questo caso imporrebbe la custodia cautelare, è la possibilità che il giovane possa ripetersi nel reato di un possibile omicidio, magari impostogli da chi sta dietro e molto al di sopra di lui.

In questi giorni si fa un gran parlare della presenza della droga a Perugia, nonché dei tanti studenti che ne fanno uso avendola ormai normalizzata alla stregua di un pacchetto di sigarette.

Mi dispiace, ma su questo punto non concordo, nel vedere a Perugia l’epicentro di una realtà che seppure esiste, non è più intensa ed accentuata rispetto alla problematica in generale, e presente ovunque. Tanto più, se consideriamo che Perugia è una città di limitata superficie, e pertanto sotto un più attento osservatorio che rende sicuramente scomodi “traffici” così facili da individuare, se culminano addirittura un delitto di tale efferatezza, e i cui moventi appaiono insufficienti se limitati al sesso e all’orgia a base di droga.

Dal mio punto di vista, c’è dell’altro, anzi direi che lo stile di vita di questo gruppo di ragazzi certamente censurabile da ogni punto di vista, non riesce nemmeno più a rappresentare un alibi, sia esso collettivo o individuale, e tanto meno costituisce un movente che sembra aver scatenato la furia, il raptus, la follia, su una ragazza che comunque con queste stesse persone condivideva la sua sosta nel capoluogo umbro.

01.JPGSono molte le assurdità che a loro volta impongono una lunga serie di domande, a cominciare dal perché, anche se umanamente può apparire giusto, sia stato posto in libertà Lumumba.

Non è forse lui il titolare o gestore del locale dove lavorava alcune sere la gelida Amanda?

E se l’ipotesi di un traffico di droga misto al reclutamento di ragazze, una “merce” pregiata che solitamente al riparo di sguardi ed orecchie indiscrete trova accordi e trattative tra un drink e l’altro, in locali “al di sopra di ogni sospetto”, trovasse conferme anche per quanto riguarda “Le chic”?

Con questo non voglio attribuire responsabilità personali a Lumumba, ma non si può nemmeno escludere che nel suo locale, il ruolo di Amanda abbia visto concentrare in sé itinerari turistici all’interno di un tunnel al quale si poteva accedere passando per “Le chic”.

Lumumba può darsi che lui stesso ne fosse inconsapevole vittima, da parte di chi aveva magari fatto del suo locale un punto di approccio, considerando poi che solo recentemente vi erano stati passaggi societari della sas, tutti peraltro pianificati presso un Notaio nella stessa giornata, passaggi dall’esame dei quali emergerebbe qualche “stranezza” di rapporti tra il cedente e i riceventi, un cedente cui sarebbero rimasti gli stessi poteri che aveva prima di tale passaggio.

Forse tale aspetto appare estraneo al tema che ha come obiettivo la cattura di chi da solo o con altri ha ucciso la studentessa inglese, tuttavia poiché in certi casi anche un giro improprio di denaro, ha un ruolo importante specie in termini di “lavanderia”, il Lumumba forse sarebbe stato più tranquillo in carcere, almeno per la sua stessa incolumità, e avrebbe evitato di divenire, ora che è libero, un obiettivo da usare per confondere ancora di più le carte.

Sono opinioni e niente di più le mie, tuttavia rientrano in quello spirito di osservazione che ha destato in me non poca inquietudine, anche esaminando il caso in molti altri aspetti, che possono apparire insignificanti, quanto aprire nuove ipotesi in un quadro assai difficile da decifrare.

Ad esempio, se ci soffermiamo al momento in cui il delitto è stato scoperto, ci piacerebbe conoscere quali sono stati i passaggi di consegne per chi avrebe avuto il gravoso compito di avvertire i familiari della vittima.

Sappiamo che i genitori di Meredith erano separati, sappiamo che la mamma a causa di una grave malattia è sottoposta a dialisi, anche se non conosciamo la frequenza del trattamento clinico, sappiamo che il papà, con il quale Meredith viveva, è un giornalista free-lance, e che come tale forse è spesso in giro alla ricerca di un scoop da vendere a qualche testata importante…

Né sono mancati eventi in Italia organizzati per la stampa inglese, come se ben ricordo ve ne fu uno di cui si parlò molto, proprio nelle Marche.

Ora, leggendo le prime dichiarazioni del padre di Meredith, sembra che lui abbia appreso della notizia, nel pomeriggio del 2 novembre, effettivamente molte ore dopo la scoperta del delitto.

Ma , così come ha pù volte ribadito, nessuna delle autorità preposte in tal senso lo aveva avvertito, lui disse: “ Quando ho sentito dalla televisione che a Perugia era stata uccisa una studentessa inglese, ho subito pensato a Meredith, con la quale avevo parlato il giorno prima, e così ho telefonato al giornale e poi all’ufficio stranieri ( ha usato i termini inglesi) , che mi hanno confermato la notizia, ma io ho sperato che si trattasse di un’altra Meredith….”

Già questa speranza lascia intendere che seppure si è informato telefonicamente, nessuno gli avrà confermato il cognome, anche perché, come ripeto, vi sono organismi appositi e che sono tenuti ad informare i familiari di qualunque vittima straniera presente in Italia, in tempo reale.

Probabilmente si il dottor Kercher avesse telefonato direttamente a Perugia, presso i Carabinieri, o la Polizia, o la stessa Procura della Repubblica, seguendo in tal modo l’istinto più logico per un padre in ansia, sarebbe stato informato dell’accaduto, e posto nelle condizioni di decidere di non perdere nemmeno un secondo di tempo.

Naturalmente anche il Magistrato titolare del caso, il Dottor Mignini, avrà voluto porgere le sue condoglianze alla famiglia della ragazza, chiedendo a ciascun componente tutto ciò che potesse rivelarsi utile ai fini dell’indagine, partendo proprio da come avevano appreso della notizia.

E al Magistrato il dottor Kercher dichiara di non averla sentita dalla televisione, ma che lui ne era stato informato dall’ex moglie, la quale, avendola sentita dalla televisione, lo aveva avvertito telefonicamente, non sappiamo se su una utenza fissa o su un cellulare, verso le 17 del 2 novembre, e che solo in quel momento, sempre sperando che non si trattasse della propria figlia, aveva contattato il giornale e l’Ufficio Straneri.

Certamente è triste apprendere di una simile tragedia da una voce che la trasmette al di là del piccolo schermo, e dobbiamo ammettere che eventi di tal genere capitano frequentemente, ma dobbiamo anche considerare il fatto che a volte nemmeno tra parenti si riesce a comunicare con facilità, specie se per caso il dottor Kercher, per motivi di lavoro, non si fosse trovato quando l’ex moglie lo cercava, nel suo paese di residenza, o comunque impegnato in un servizio giornalistico per il quale poteva essere ovunque.

Poveretto, credo che fosse morbosamente attaccato a questa figlia, se consideriamo il fatto che benché separato dalla moglie, Meredith viveva con lui, con questo papà che non ha scelto la casa dove abitava la ragazza per lasciare un mazzo di fiori candidi così come considerava candida la creatura che un atroce destino le aveva portato via.

Il dottor Kercher, ha invece lasciato, tra i lumicini della fiaccolata dedicata a Meredith la sera prima, una splendida rosa rossa, accompagnata da un biglietto, sul quale si leggono parole d’amore, sue, solo sue, non a nome dell’intera famiglia, parole che potrebbero essere confuse con quelle di un uomo privato di un amore, cui giura l’eterno ricordo.

Forse il dottor Kercher non sa, che a Perugia, la storia della Rosa Rossa, di cui paradossalmente si occupa proprio il dottor Mignini, ha scoperchiato il mistero di un altro omicidio, la cui verità, per anni è stata occultata, in nome di questo fiore dello stesso colore del sangue.

Fonte tratta dal sito .

Iscrivetevi al blog.

martedì 20 gennaio 2026

MEREDITH KERCHER: Una infanzia violata ed una gioventù stroncata

 “NON E’ QUESTA PERUGIA…. SI STA DANDO UN’IMMAGINE ALTERATA DELLA CITTA’ “….

IL SINDACO APPARE PREOCCUPATO, PENSA CHE LA MORTE VIOLENTA DI UNA GIOVANE STUDENTESSA, POSSA “SCIUPARE IL TRUCCO” AL CAPOLUOGO UMBRO… ILLIBATO, PURO, UN LUOGO CHE NEMMENO CONOSCE IL SIGNIFICATO DI UNA PAROLA COME “DELITTO”…

EVIDENTEMENTE GLI ANNALI DELLA CITTA’ NON SONO STATI AGGIORNATI, FORSE SONO RIMASTI AL TEMPO DELLE SOCIETA’ DEL MUTUO SOCCORSO….

Lo stupore non è mai troppo, se a poche ore di distanza, prima il Capo dello Stato, poi il Sindaco di Perugia, a fronte di due eventi culminati nel sangue, Gabriele e Meredith, due giovani morti senza ragione, senza movente, due giovani che forse confidavano nella protezione delle istituzioni, oggi dall’aldilà ascoltano come tutti noi, che la loro stessa morte, sciupa l’immagine dell’Italia, e di una città.

“Scusate il disturbo” diranno queste due anime, “scusate se il nostro sangue ha sporcato il territorio sul quale, se ci è consentito, siamo morti noi, non di certo voi o i vostri figli..”

Ma davvero anche dalle Autorità dobbiamo ascoltare commenti che lasciano senza parole, commenti espressi sui corpi ancora caldi di due vittime, semmai, venute a morire in un Paese che non è più capace di vigilare nemmeno sull’incolumità fisica, dei singoli, della collettività?

Parole che anziché esprimere il dolore per chi ha perso la vita, lamentano il danno di presentarci al mondo per quello che siamo, per ciò che accade anche in Italia, come se qui si vivesse sotto una campana di vetro, immuni da qualunque pericolo….

E a chi dovremmo nascondere un’immagine così distorta dagli orrori che ogni giorno, da nord a sud, da est ad ovest si susseguono in un crescendo tale da poter ambientare perfino nella terra dei Santi, i film dell’horror, assai meno spaventosi di quanto ci aggredisce nella realtà?

Nemmeno la protervia dell’America si sarebbe posta il problema dell’immagine, loro che si sentono i padroni del mondo, forse, avrebbero evitato commenti così inadeguati e offensivi per chi ha subìto, e per coloro che sono chiamati a raccontare la verità, anche la più crudele.

Le mie osservazioni, non vogliono essere un giudizio, ma una critica si, nella veste di una qualunque cittadina, che non manca di rispetto a nessuno, se esprime il proprio pensiero, interpretando quello dei più.

La morte di Meredith Kercher, fu ritenuto un caso “chiuso” a tempo di record: ma quanti credettero alle parole del Questore, oltre egli stesso che sperava veramente in un efficiente risultato delle forze dell’ordine, coordinate dagli inquirenti?

Nell’assistere a quella conferenza stampa, e già avevo studiato il caso rendendomi conto della sua complessità, ebbi la certezza che ci si sarebbe trovati di fronte ad una situazione delicatissima, e che avrebbe richiesto chissà quanti anni, prima di poter assicurare alla Giustizia, chi aveva massacrato la giovane Meredith, e soprattutto per quale movente.

E’ pur vero, che il quadro indiziario iniziale, appariva orientato con buone possibilità di riscontri, verso i tre che furono subito arrestati: la coinquilina della vittima, Amanda Knox, americana e studentessa presso l’Università per stranieri; l’amico della vittima e dei tanti giovani che animavano il locale di sera, Le Chic, gestito da Lumumba; il fidanzatino della bella Amanda, venuto dalla Puglia e a pochi giorni dalla laurea, un tipo cui piaceva nei suoi blog dare un’immagine di se stesso, da provocatore, trasgressivo, e tuttavia schiavo di chissà quali conflitti che nemmeno cento spinelli insieme avrebbero sopito.

Poi, nel corso dei primi interrogatori, i tre amici iniziarono ad accusarsi vicendevolmente, e questo devo dire, fu un particolare, che mi insospettì, nel senso che mi dava l’impressione, unitamente al un bagaglio di contraddizioni, che l’uno sospettasse dell’altro, ma che forse ben poco sapevano di come era morta Meredith, a meno che non coprissero qualcuno, forse l’ultima persona che si poteva immaginare.

Certamente, nessuno dei tre indagati poteva vantare una conduzione di vita moralmente trasparente, anche se certi comportamenti tendono a normalizzarsi, contagiando l’intera generazione dei nostri figli. Tuttavia, l’Amanda bastava vederla nei blog, con lo pseudonimo Foxy Foxy, un blog non meno inquietante di quello del pugliese.

Restava Lumumba, ma anche lui che per il suo alibi è addirittura ricorso ad un docente fatto venire apposta dalla Svizzera, peggiorando così la propria posizione.

Oltre al fatto, che per dimostrare che un locale è aperto, quantunque ancora vuoto,

sarebbe bastato un qualunque passante, o amico o dipendente….

Poi le tracce di sangue sotto la scarpa del Sollecito, per non parlare di un’Amanda che dichiara come ultima versione, di essere rientrata a casa, di aver notato sangue ovunque, specie nel bagno, dove lei si fa comunque una doccia, e riesce per andare a casa del fidanzato..

Un quadro talmente pesante, e privo di confessione allo stesso tempo, tale da non essere credibili nemmeno gli indizi, che infatti si sono indeboliti giorno dopo giorno…

Eppure Meredith tornando a casa quella sera, fece entrare il suo assassino, o magari lo trovò ad aspettarla fuori della porta.

Capita a volte di trovarsi di fronte ad una improvvisata da parte di chi non ci si aspetta di vedere. Capita…..

E capita anche che chi ha ideato la sorpresa, vuole essere sicuro di trovare la persona, e allora pensa di telefonarle, o se per caso è lei a chiamare, nel corso della conversazione si cerchi di sapere, chiedendo:”Stasera che fai?….. Esci o resti in casa a studiare?…… E la tua coinquilina che fa? Va come al solito al locale o si ferma a casa del fidanzato?…..”

Le solite, normali domande che si fanno, quando non si sa di che parlare, o quando…..?

O quando nella mente di qualcuno si fa spazio un piano diabolico……?

Già, se Meredith si era fermata a cenare con le amiche, perché decise di rientrare così presto?

E perché, una volta a casa, sembra che mangiò una seconda volta?

E se qualcuno l’avesse chiamata nel pomeriggio, dicendole che si trovava da quelle parti per lavoro, e magari chiedendole se poteva ospitarlo, quella notte?

Capita…...

E se a chiedeti il piacere è una persona che conosci bene, magari da una vita, qualcuno cui non te la senti ti dire di no, anche se già il disagio lentamente ti assale, non puoi far altro che dire di si.

Se l’ospite non ha cenato, prepari qualcosa, o magari qualcosa l’ha portato lui, gli fai compagnia, anche se hai già mangiato, assaggi un po’ qua e un po’ là, con un buon bicchiere di vino,forse due… tre

Capita……

Lui è stanco, ha viaggiato, ma la confidenza è tanta che è Meredith a mandarlo a letto, in camera sua, e non ci sarebbe stato niente di male, se lei si fosse messa in un angolo dello stesso letto…

Capita….

Intanto la parte bestiale nascosta in qualunque uomo, quando hai bevuto un po’, e vorresti sfogare la bramosia di un sesso non più giovane, cresce nell’istinto di chi non capisce più chi sia quella bella ragazza, sa solamente di avere davanti una donna, una femmina.

Lei trema…. ha paura…. l’assalgono i ricordi di un tempo…. intuisce che nulla è cambiato in quella belva che in pochi istanti la sbrana, sbavando fino a bagnare il cuscino…

Meredith non può urlare, si vergogna, non vuole, e dopo un debole tentativo di difesa, decide di arrendersi alla morte, sa troppo bene che se lo avesse umiliato lui avrebbe reagito con la sua innata violenza….

E il “giustiziere” diede sfogo a tutta la sua rabbia, mentre il sangue colorava una casa come un dipinto del sacrificio di un agnello….

L’uomo si lava in fretta, anche se ha calcolato tutto: semmai fosse rientrata Amanda, avrebbe fatto credere di essere arrivato all’improvviso, e aver trovato Meredith in quel modo…massacrata

Ma fece in tempo ad allontanarsi…

Amanda forse lo vide, forse lo riconobbe, anche se non pensava di trovare la morte…

Se non avesse visto nessuno, di fronte a quello scenario, o avrebbe chiamato subito la polizia, e comunque avrebbe aperto la porta della camera di Meredith, magari con una spallata, ma di certo non sarebbe riuscita, dopo essersi fatta la doccia, ben sapendo che solo questo gesto, sarebbe bastato a sospettare di lei…..

I tre indagati, una volta saputo da Amanda chi aveva visto uscire dalla casa, non potendo accusare nessuno, perché nessuno di loro aveva assistito al delitto, forse pensarono di accusarsi a vicenda, ben sapendo che gli indizi seppure non erano deboli, prima o poi, sarebbero caduti ….per temere una condanna da assassini, ci vogliono prove certe.

E poi, avrebbero cambiato mille versioni, e nessuna avrebbe retto, ponendo seri dubbi sulla loro colpevolezza.

Il mio sospetto è forte, e spero che il Pubblico Ministero si accorga che il presunto assassino è davvero scivolato su una buccia di banana.

Già, forse non si è fatto caso, a talune dichiarazioni rese ai giornali, là dove qualcuno potrebbe essersi platealmente tradito….

Mi fermo qui, poi se i miei sospetti si riveleranno infondati, allora esamineremo il delitto sotto un profilo meno sconcertante, più ampio e di natura esoterico-massonico...

Fonte tratta dal sito.

Iscrivetevi al blog.

lunedì 19 gennaio 2026

MEREDITH… SACRIFICATA NEL NOME DI LILITH

 DA QUANTO SI EVINCE DALLA STAMPA E DALLE STRINGATE NOTIZIE DEI TELEGIORNALI, APPARE CHIARA LA TENDENZA DA PARTE DI CHI E’ TENUTO A DARE SPIEGAZIONI PLAUSIBILI ALLA CITTADINANZA, CHE LA MORTE DI MEREDITH KERCHER, SARA’ SCRUPOLOSAMENTE VAGLIATA, ANCHE SE IL “MOVENTE” LO SI GIUSTIFICHERA’ NELL’AMBITO DI UNA SERATA TRA STUDENTI CHE SI SONO SPINTI TROPPO IN LA’, FINO ALLA TRAGEDIA….. E SEMBRA CHE QUALCUNO SI ASPETTI UN APPLAUSO, PER AVER ARRESTATO DOPO SOLO TRE GIORNI DAL DELITTO I PRESUNTI COLPEVOLI…. UN TEMPO DA RECORD, QUASI A SOTTOLINEARE, CHE ALTRI INDAGANO DA ANNI SU UNA MISTERIOSA MORTE, SENZA PUR GIUNGERE AD ALCUN RISULTATO… ATTENTI… POTRESTE SBAGLIARVI SUL MOVENTE DEL DELITTO KERCHER…. E POTRESTE SCOPRIRE CHE IL SACRIFICIO UMANO DELLA STUDENTESSA E’ IN STRETTA RELAZIONE CON IL “CASO NARDUCCI” E I COLLEGAMENTI CON IL MOSTRO DI FIRENZE…

In questo mio articolo, mi rivolgo innanzitutto alla famiglia di Meredith, non solo per condividere il loro dolore, ma anche perché esigano che sulla morte di questa figliola, sia fatta piena luce, senza sentirsi condizionati da alcunché possa emergere dalle indagini, già avviate dalla magistratura italiana, senza escludere che possa contribuire anche Scotland Yard, che ha già dimostrato in molte inchieste di aver preso coscienza di una crescente tendenza al delitto che si origina da settori legati al satanismo, all’occultismo, all’esoterismo, settori difficili da trattare, anche perché non siamo ancora abituati a collocare questa materia, nelle aule giudiziarie, fino a portare Satana sul banco degli imputati.

E mi rivolgo anche alle Autorità che rappresentano il capoluogo umbro, al Sindaco, al Questore, al Procuratore Capo, e finanche alla Curia Vescovile, affinché superino l’imbarazzo di attribuire alla città un’immagine diversa da quella di cui gode, come terra dei Santi, e diano invece prova di coraggio, di determinazione ad esorcizzare dal Male, i luoghi in cui visse San Francesco, luoghi di profonda Fede, e forse proprio per questo, tanto ghiotti per il Principe delle Tenebre.

Ma davvero vi è il rischio che un delitto che reca in sé la firma, lo si liquidi punendo chi eventualmente lo ha eseguito, senza preoccuparsi da dove si è originato, chi lo ha commissionato, rivolgendosi ad una setta satanica, al solo scopo di chiedere protezione giudiziaria, in cambio dell’agnello sacrificale?

O forse ci si aspetta, che i tre arrestati trovino il coraggio di tradire la Dea Lilith, la moglie di Lucifero, la Madre Oscura, i cui adepti, chiamati “Figli di Lilith” invadono le Università di tutto il mondo, reclutando da un oceano ad un altro, chi rimane schiavo di luccichii che solo Luis Cifer può emanare, visto che percorrere la via del Bene, per le nove generazioni, significa non vedere un futuro, nemmeno in lontananza.

E sapete perché i nostri giovani sono sempre più accecati? La responsabilità è nostra, è di chi ha paura di ammettere l’esistenza del Demonio, come perfino certi sacerdoti negano, la responsabilità è di chi si preoccupa di “lavare i panni sporchi in casa propria”, di chi , e c’è da aspettarselo da un momento all’altro, comunichi che il caso di Meredith, lo si può considerare chiuso, sul piano investigativo, salvo attendere i tempi lunghi di un processo, che si concluderà con una sentenza “esemplare”…

Mi chiedo se chi ha commissionato il delitto, ha voluto assicurarsi che le indagini fossero assegnate al fin troppo scomodo Pubblico Ministero dottor Mignini, perché solo in questo caso avrebbe avuto un senso l’offerta sacrificale in cambio della protezione che ci si aspetta da Satana, onde evitare che si vada a processo con questo Magistrato, senza il quale forse, potrebbe addirittura non esserci alcun processo.

E come non considerare la morte della studentessa , studiata bene a tavolino, con dovizia di particolari, e messaggi in codice, analogie tra date che non a caso richiamano alla memoria il Mostro di Firenze.

Chi di voi si è accorto, tanto per fare un esempio, che l’1 novembre scorso, si compiva il tredicesimo anno da quando Pacciani fu condannato a ben 14 ergastoli come Mostro di Firenze?

L’osservazione non è superflua se parliamo di un movente teso ad ottenere protezioni da eventuali condanne, e quindi è necessario richiamarsi ad una identica data, che sia riconducibile ad un identico argomento.

Il tredicesimo anniversario… non è forse il 13, il numero della Fortuna?

E non fu sempre il 13 il giorno in cui fu ripescato il cadavere dolosamente attribuito a Francesco Narducci?

Andate su questo link, e leggerete qualcosa di molto interessante, pubblicato nel Maggio del 2006 da Aldo Castellani.

http://italy.indymedia.org/news/2006/05/1073285.php

Ma vediamo insieme quante provocazioni sono state fatte dai Figli di Lilith , agli stessi inquirenti titolari del delitto di Meredict.

Partiamo dal volantino, che sembra essere scomparso dalla scena, nonostante la prima considerazione da fare, fosse l’arroganza, il coraggio, se vogliamo, di chi lo ha affisso, proprio all’Università, uno dei luoghi ove era presumibile fossero state disposte telecamere o agenti, almeno per controllare qualcosa di sospetto. E stranamente, il volantino è stato messo lì, come si usa fare nelle Università per i tanti annunci tra studenti. Successivamente la Digos lo ha preso, e la considerazione generale, è stata quella del “macabro scherzo”!

Ma siamo matti? O questa storia, temiamo diventi una “patata bollente” nelle mani di chi non vuole noie, oltre quelle che già tali considera, al solo pensare all’inchiesta sul caso Narducci.

Addirittura, in un comunicato, siamo stati invitati al riserbo nel parlare di questa storia, onde evitare morbosità…. Ma, se qualcuno è capace di spiegare cosa significa un monito ad evitare “morbosità”, glene sarò grata… Morbosità verso chi, verso che cosa…? O si vuole impedire l’interesse verso un caso che ci vede come Italiani, in un certo senso, mortificati almeno verso la famiglia della studentessa inglese se non verso le Autorità del paese di provenienza?

Oppure, l’uso della parola “morbosità” aveva una precisa destinazione?… Non ho la coda di paglia, anche se il serrato impegno da me profuso negli ultimi quindici anni, sui delitti del Mostro, e dal 2001 sul caso Narducci, può essere apparso un impegno “morboso”, e pertanto si teme che “la Carlizzi” faccia la stessa cosa in questo delitto, tanto più che lo vede collegato con l’inchiesta del medico perugino e con i delitti del Mostro.

Bè, se ho malignato, chiedo scusa, e comunque se ciò che sto facendo per la morte di Meredith, e ciò che mi propongo di fare, a qualcuno sembrerà “morboso”, mi si sopporti così come sono, perché non ho alcuna intenzione di limitare le mie ricerche, di documentarle, e di presentarle sia al Magistrato titolare del caso, sia per correttezza al Scotland Yard e ai familiari della vittima.

E torniamo al volantino, così come lo vedete riprodotto all’inizio del mio articolo.

Osservando la calligrafia, seppure in stampatello, non vi sarà difficile riconoscervi una mano femminile, vi sono infatti segni classici della grafologia, che riconducono alla donna. Non posso qui sviluppare l’analisi grafologica, ma sapete che stasera apriremo la discussione sul Forum, nella sezione Mostro di Firenze, e lì ci dilungheremo nei minimi particolari.

Non è detto che la donna che lo ha scritto, non l’abbia poi fatto affiggere da un uomo, ma questo poco conta.

Il volantino non è “anonimo”, così vuole apparire, anche se sappiamo che l’apposizione della firma, non corrisponde a chi l’ha scritto, e dunque quel nome “Gianfranco” vuole essere una indicazione.

Considerando che l’accaduto nella stanza di cui si ripropone l’affitto, appare come un film horror,

l’unico Gianfranco che ha girato film horror e di vampirismo a Perugia, è Gianfranco Clerici, i cui soggetti e sceneggiature non si differenziano da realtà come la morte di Merdict.

E che vi sia un chiaro intento a ricondurre l’immaginario collettivo all’horror da films, vi è un richiamo “tel ore pasti”, cui apparentemente segue un numero di telefono.

Ora il numero di telefono è inesistente, e non solo, perché indica una data precisa, che non è quella della morte della ragazza, come tutti hanno scritto, ma è un’altra data, in cui non sappiamo cosa si verificherà. Infatti il numero, dopo il prefisso 075, che indica Perugia, o meglio “a Perugia, in quanto non segue un reale numero di telefono, leggiamo 0111207 , che togliendo lo zero, avremo come data correttamente scritta l’11/12/07, undici dicembre prossimo.

Pertanto, la parola “tel.” Non va tradotta come “telefonare” bensì come “televisione” che associata a “ore pasti”, ci porta a confermare il cognome di Clerici, attraverso la trasmissione di Antonella Clerici.

Da notare la strana ripetizione del numero 2, strana perché in un caso, si legge “a 2 passi” quando normalmente andrebbe scritto “ a due passi”, e quindi evidenziando il due a numero, si riferisce ad un numero di persone, appunto 2. In un altro caso leggiamo cerchiato, “200 “, e anche qui poiché gli zeri non contano, resta ancora una volta in evidenza il 2, cioè altre due persone.

Quella sera dunque erano in quattro. Il fatto che il 200 con la e di euro sia cerchiato, indica la coppia dominante, che è stata pagata.

C’è poi un “Urgente”, che essendo scritto in rosso, non significa è urgente trovare i colpevoli, bensì significa “è urgente altro sangue”, rosso è il colore del sangue.

E ancora leggiamo sottolineato: “no perditempo”: è ovvio che nessuno avrebbe potuto contattare chi ha scritto il volantino, e dunque l’autore dice agli inquirenti: “No, state perdendo tempo…”

All’inizio del volantino viene descritta la camera, quindi il Tempio, “ampia e luminosa” e “vista spettacolare” grande per un altro rito, luminosa, indica la stessa Lilith moglie di Luci.fero, un rito che forse riservato a persona “singola” dello spettacolo “spettacolare”. “libera da novembre fino a giugno…” Qui vuole indicare otto mesi, che intercorrono tra novembre e giugno, 8 come i delitti del Mostro. E ancora: “Per Erasmus”. Il riferimento alla follia è chiarissimo. Infatti il progetto Erasmus prese questo nome da Erasmo da Rotterdam, autore dell’Elogio alla follia. Infine , “Preferibilmente a ragazza…..(inglese)”, sta a dire che Lilith sacrificherebbe anche un uomo, pur preferendo una ragazza, Il fatto di mettere tra parentesi “inglese” significa : esclusa inglese, in quanto il sacrificio dell’inglese è già stato celebrato.

“Di fronte parcheggio Sant’Antonio”, indica il luogo dove dovranno controllare chi li cerca, qualcuno della setta, sosterà lì, controllando i movimenti della Polizia, infatti Sant’Antonio è il Santo noto per far ritrovare le cose. Ma in questo caso potrebbe voler dire, che l’arma del delitto è stata lasciata di fronte al quel parcheggio, ben nascosta.

Vi è stata poi la consacrazione del rito, mediante il mazzo di Lilium bianchi , agganciato alla ringhiera di fronte alla casa di Meredith, senza alcun biglietto.

La letteratura esoterica ci conferma che da Lilith prese nome il fiore Lilium, sia come segno di purificazione mediante versamento di sangue, sia per l’intenso profumo che lo stesso fiore emana accompagnando la vittima sull’Altare di Satana.

Il Lilium è anche il simbolo di Firenze che associato al prefisso 075 di Perugia, indica tra le due città, un patto di sangue, versato da vittime sacrificali, sia a Firenze che a Perugia.

Ora, nei messaggi in codice presenti nel delitto di Meredith, vi è qualcosa che non ritengo di poter rendere al momento pubblica, e vi prego di non chiedermi nulla, cercate di comprendere da soli, ciò che preferisco tacere.

Come proseguiranno le indagini, lo sapremo dai giornali e dai telegiornali, ma penso sia necessario manifestare al Pm Dottor Mignini, tutta la nostra solidarietà, infatti, mi è bastato vederlo in una delle immagini dei telegiornali, per percepire la sua consapevolezza di dover iniziare un’altra battaglia, altri ostacoli, altri depistaggi….. altri Giuda.

Può darsi che gli giungano pressioni, per confermare un movente passionale, o nulla di quanto io ho qui esposto responsabilmente e sarà la pista che seguirò, ed è possibile che il magistrato valuti di adeguarsi in questo momento, a quanto gli verrà indicato.

Ciò che sarà importante, tuttavia, è la mia personale convinzione, che prima o poi, la ricostruzione del delitto sul piano esoterico ed i relativi collegamenti, si imporrà come verità sostanziale ed oggettiva.

Fonte tratta dal sito.

Iscrivetevi al blog.

domenica 18 gennaio 2026

DELITTO DI VIA POMA

 

DELITTO DI VIA POMA: VANACORE SUICIDA? IMPROBABILE…
PIU’ VEROSIMILE PENSARE CHE SIA STATO “SUICIDATO”…
ESATTAMENTE COME SI ERA IPOTIZZATO GIA’ NEL 1995 QUANDO L’INCHIESTA COORDINATA DALL’ALLORA PROCURATORE AGGIUNTO ITALO ORMANNI E DAL SOSTITUTO SETTEMBRINO NEBBIOSO IMBOCCO’ LA DIREZIONE GIUSTA, DIREZIONE DI CUI INCOMPRENSIBILMENTE SI PERSERO LE TRACCE.
CHE FINE HANNO FATTO I RISULTAI DELLE INDAGINI CUI APPRODARONO, BENCHE’ ASSAI INQUIETANTI, I DUE MAGISTRATI? ANCHE ALL’EPOCA SI DISSE CHE SE CI FOSSE STATO UN PROCESSO, VANACORE NON LO AVREBBERO FATTO ARRIVARE VIVO! E LA MORTE DELL’EX PORTIERE NON E’ L’UNICA IN QUESTO SCENARIO DI SANGUE AD ESIGERE CHIAREZZA.
NELL’AGOSTO DEL 2006, QUANDO ORMAI SI DAVA PER CERTO CHE UN PROCESSO CI SAREBBE STATO, SEPPURE A CARICO DI UN IMPUTATO CHE MOLTI, NOI COMPRESI, CREDONO INNOCENTE, MORI’ MISTERIOSAMENTE ALDO CONCHIONE. COSTUI, GIA’ FUNZIONARIO DEI SERVIZI SEGRETI, SOTTO LA COPERTURA DI GIORNALISTA ED EDITORE, PUBBLICO’ IL LIBRO “IO, VIA POMA E…. SIMONETTA” IL CUI AUTORE, SALVATORE VOLPONI FU IL DATORE DI LAVORO DELLA VITTIMA.
OGGI CONCHIONE SAREBBE STATO UN TESTIMONE CHIAVE… FORSE QUALCOSA DI PIU’ POTREBBE EMERGERE DALLA EVENTUALE RIESUMAZIONE DEL SUO CADAVERE…

Per coloro che sono stati a vario titolo parte di questa inchiesta è difficile credere che Pietrino Vanacore si sia suicidato.
Basti pensare che non era stupido, tutt’altro, e ben sapeva che un gesto estremo avrebbe complicato ancora di più la vita ai suoi familiari, a suo figlio, destando nuovi ed inquietanti sospetti, proprio ciò che cercava di evitare e di cui si lamentava.

Resta il fatto che la figura di Vanacore ed eventuali ruoli nella vicenda esigono ora più che mai assoluta chiarezza, anche se chi scrive è ben consapevole che l’impianto accusatorio a carico di Raniero Busco si indebolirà per far posto ad una verità che si è cercato di ostacolare per vent’anni.

E’ pur vero che i tempi sono cambiati e ciò che negli anni novanta poteva apparire destabilizzante delle Istituzioni, oggi si inserirebbe in un quadro politico ove assistiamo a continui e legittimati comportamenti destabilizzanti anche ad opera di chi dovrebbe garantire ai cittadini ben altro.
Non vi è giorno in cui manchino vergognosi attacchi alla Magistratura, minacciata da ogni pulpito pubblico, al contrario di metodi diversi che si adottarono nel caso del delitto di via Poma, al solo fine di vanificare anni di indagini a dir poco “scottanti” che con onestà e coraggio Ormanni e Settembrino Nebbioso avevano portato avanti fino a quando….

Già, anche loro sembra trovarono un ostacolo più grande di un macigno.

Esattamente come accade in questi giorni per alcune inchieste giudiziarie in corso, girò voce che la magistratura nell’intercettare un personaggio sospettato di aver depistato le indagini, incappò in una conversazione telefonica tra questo personaggio e un “intoccabile istituzionale”, proprio mentre discutevano sulle conseguenze che sarebbero scaturite a seguito della perquisizione disposta dagli inquirenti presso la Bnl di Piazza Fiume ove furono finalmente trovate alcune cassette di sicurezza…
Che fare?
Procedere a carico del personaggio sospettato a quel punto significava chiamare in causa chi, per la carica che all’epoca ricopriva, poteva veramente destabilizzare nei cittadini il rispetto e la fiducia verso le Istituzioni.
E poi spesso i Pubblici Ministeri non sono assecondati dai loro superiori.
Le indagini a quel punto si arenarono, ma qualcuno onde seppellire definitivamente l’inchiesta pensò bene di affidare ad Ormanni un caso altrettanto risonante come l’uccisione della studentessa Marta Russo, provvedendo anche ad una “trappola” capace al momento giusto di screditare la Pubblica Accusa.
E chi non ricorda di quel processo, ciò che provocò la scoperta del famoso video-shock della teste Gabriella Alletto?

E come sistemare il Sostituto Settembrino Nebbioso?
Un Magistrato che era stato capace di arrivare al bandolo della matassa del “giallo di via Poma”, meritava ben altra carica….
Ed eccolo promosso fino a Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia.

La sottoscritta, fu ascoltata più volte a verbale da Settembrino Nebbioso, in quanto il destino volle che io il 7 agosto del 1990 mi trovassi proprio lì sotto, proprio negli orari ipotizzati del delitto, anche un po’ prima e anche un po’ dopo, mentre aspettavo mio marito che era in una riunione di lavoro presso uno studio sito in una delle palazzine di quello stabile.

E posso anche affermare che tutto quanto fu oggetto delle mie deposizioni fu riscontrato come vero, tanto che nell’ambito dell’inchiesta su via Poma non subii alcun provvedimento giudiziario.

Anzi, insieme al mio collega giornalista investigativo Gabriele Ratini, altro testimone che andrebbe ascoltato, recuperammo molte informazioni e materiale definito utilissimo da quei magistrati, materiale che ci consentì di risalire ai rapporti di stretta amicizia tra l’AIG, per cui lavorava Simonetta Cesaroni e l’allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi.
Il tutto con tanto di fotografie.
Il particolare non era di poco conto, in quanto tale rapporto era stato incomprensibilmente e reiteratamente negato al PM da parte anche di addetti ai lavori, quando interrogati, il Magistrato voleva capire se vi fosse qualche ombra riconducibile ai Servizi Segreti.

Non crediamo sia un caso che la vera sede dell’AIG si trovasse a via Cavour 44, stabile in uso ai Servizi e dove abitava anche Parisi.

Chi dunque, e per quale tipo di lavoro, chiese in “prestito” per un breve periodo Simonetta Cesaroni, nell’ufficio di via Poma 2?

Un indirizzo mantenuto riservatissimo dalla stessa Simonetta, dato che risulta che nessuno dei familiari sapesse dove la ragazza svolgesse questo incarico extra, e a suo dire, nemmeno il datore di lavoro Volponi ne era a conoscenza dato che per sapere il nome dell’Associazione (AIG) e il relativo indirizzo dovette telefonare al suo socio in Calabria, tale Bizzocchi.

E non si dica che stando a quanto la famiglia afferma delle abitudini di Simonetta, era da considerarsi normale che la stessa non avesse detto a nessuno l’indirizzo del nuovo ufficio, visto che con Volponi lavorava in via Maggi e tutti ne erano a conoscenza.

E dunque è legittimo pensare che chi aveva chiesto in “prestito” Simonetta per il lavoro al computer fosse riconducibile a qualche Servizio Segreto, così come “riservato” doveva rimanere il luogo e il lavoro stesso chiuso in quel computer.
Ma c’è di più.
Perché la famiglia si allarmò subito e tutti si comportarono in modo improprio e in aperta violazione delle norme previste in casi di timore di qualche disgrazia?

In fondo la ragazza era maggiorenne e seppure i parenti o il datore di lavoro avessero pensato di presentare denuncia di scomparsa, dovevano attendere le 24 ore di rito.

E non solo.

Ma quando con Volponi trovarono finalmente l’indirizzo di via Poma 2, tutti loro, da perfetti estranei, seppure legittimati a nutrire qualsivoglia paura, magari Simonetta poteva aver avuto un malore in ufficio, dovevano chiamare i Vigili del Fuoco, o la Polizia, o i Carabinieri, ma mai commettere ciò che potrebbe ancor oggi apparire una violazione di domicilio….

Si evitò consapevolmente che lo Stato scoprisse quel luogo, e chi vi lavorava, finchè di fronte ad un cadavere furono tutti obbligati a chiamare chi di dovere.

Non risulta che nessuna delle persone che intervennero sul luogo del delitto prima della Polizia, fossero individui stupidi, o privi della conoscenza delle più elementari regole di comportamento, e questo punto dovrebbe far riflettere tutti, magistrati compresi.

Si parla delle incomprensibili resistenze da parte della moglie del portiere, ma non si parla delle inadeguate pretese da parte di estranei, nessuno dei quali titolato a mettere piede in quell’ufficio.

E chi ci dice quante e quali prove inconsapevolmente furono inquinate e vanificate in quel via vai, tra la disperazione, lo sconcerto, e tutto ciò che umanamente si manifesta di fronte ad una tragedia del genere?

E’ anche vero che ciò in Italia capita spesso e determina poi danni alle indagini fino a poter contare moltissimi delitti insoluti.

E’ tuttavia necessario distinguere.
Se la scena del delitto viene inquinata casualmente, nel senso che uno si trova davanti un morto ammazzato e magari vi si avvicina per sentire se respira e calpesta un’impronta, questo tipo di incidente non è imputabile a nessuno .
Se invece, chi teme il peggio per una persona cara, pretende di scavalcare cancelli, obbligare chi non dovrebbe ad aprire la porta di un domicilio privato, costui si rende responsabile insieme a chi impropriamente cede alle insistenze di una serie di circostanze che risulteranno il primo danno alle indagini.

Ora, nel caso di Simonetta Cesaroni, relativamente alla sera del 7 agosto del 1990 abbiamo da un lato una portiera che detiene le chiavi dell’ufficio non si sa bene a che titolo dato che queste chiavi, sembra dovessero stare all’interno dell’appartamento come riserva.
Dall’altro lato, ci sono la sorella di Simonetta con il fidanzato, il datore di lavoro Volponi con il figlio, tutte persone a cui la ragazza non aveva dato l’indirizzo dell’ufficio, che pretendono di entrare ed effettivamente entrano.

Qualcuno avrà pure chiesto a questi signori, come mai non chiamarono la Polizia?
E gli Inquirenti se lo saranno chiesto?
O facciamo passare un nodo così importante come “agitazione del momento” o altre sbadataggini?
La portiera perché cedette alle insistenze dei quattro?
Forse la minacciarono?
E se non la minacciarono perché lei stessa non li invitò a chiamare la polizia?
Sapeva già cosa era accaduto?
Bene, io come ebbi a verbalizzare più volte, prima con l’allora funzionario di Polizia Nicola Calipari, poi con il Pm Settembrino Nebbioso, ricordo perfettamente di aver sentito una lite tra un uomo la cui voce mi rimase impressa, e una donna.

L’uomo chiedeva con insistenza un qualcosa che la donna non voleva dargli, sostenendo che rischiava di perdere il posto di lavoro, dunque un qualcosa che riguardava il suo lavoro.
Ricordo che la lite cessò improvvisamente, ma non sentii alcun grido di aiuto, come di chi sta per essere uccisa da qualcuno armato.
E ricordo anche i tre uomini che vidi entrare nello stabile poco dopo, vestiti di tutto punto, che cercavano il portiere per ritirare presso di lui qualcosa.
Descrissi in particolare uno dei tre uomini, e Calipari mi disse di tenermi pronta per fare un identikit.
Ma nessuno mi chiamò.

Qualche tempo dopo riconobbi questo uomo in una immagine di repertorio mandata in un Tg, solo in quel momento seppi chi era. Inviai una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Procura di Roma, dicendo che avevo riconosciuto uno dei tre uomini che vidi entrare in via Poma il 7 agosto del 1990 e che volevo formalizzare.
Nessuno mi chiamò.

Nel 2004 fui però contattata proprio da Aldo Conchione, editore del libro di Volponi.
Costui mi disse molte cose, e ci frequentammo per un paio d’anni.
Un giorno venne a trovarmi a casa e quando si congedò, così si espresse: “Se mi hanno seguito, questa è l’ultima volta che ci siamo incontrati…. Faranno fuori anche me…”.
Era il mese di luglio del 2006. Conchione fu trovato morto nell’agosto dello stesso anno.

Molti mi chiedono che idea io mi sia fatta di questo delitto, e molti giudicheranno la mia idea come fantasiosa, inverosimile.
Tuttavia, poiché sto morendo a causa di un cancro, rispondo ugualmente senza timore dei giudizi altrui.

Penso che Simonetta Cesaroni in via Poma stesse svolgendo al computer un lavoro di “Affari Riservati” e che la relativa documentazione dovesse interessare apparati deviati dei Servizi, per finalità altrettanto deviate.

Nella ipotesi che la lite che io sentii corrispondesse veramente ad una lite tra Simonetta ed un signor X, penso che il delitto passionale sia stato simulato a seguito o di un improvviso colpo dietro la testa, o   di una caduta accidentale della ragazza che ne causò la morte.
Ricordo una perizia del primo medico legale che affermava che la ragazza morì per un colpo alla testa ed emorragia interna.

E’ dunque possibile che durante la lite assai accesa, la ragazza abbia inciampato e sia caduta e morta sul colpo. Come pure, sia stata aggredita con un colpo mortale. Questo spiegherebbe il perché io non sentii alcun grido di aiuto.
Ed è anche possibile che l’uomo, non sapendo come giustificare l’accaduto ai “suoi interlocutori” cui avrebbe dovuto consegnare chissà quale “materiale riservato”, e temendo di soccombere egli stesso, abbia simulato con 29 coltellate post-mortem un delitto passionale.
Avrebbe detto infatti che recatosi nell’ufficio per farsi consegnare il materiale aveva trovato la ragazza massacrata.
E per dimostrare l’accaduto, l’uomo aveva provveduto addirittura a chiudere la porta con quattro mandate, aspettando magari chissà quali disposizioni e da chissà quali autorevoli e ignoti signori….
Cissà, magari gli stessi che prima della sua deposizione al processo lo hanno “suicidato”.
Certo è che quanto si è verificato in questa indagine nel corso di venti anni lascia intendere che l’assassino da “coprire” non era certo un giovane ex fidanzato, ragazzo semplice, lavoratore, e soprattutto un presunto assassino, come tale assai comodo a tutti.

Chi mai si sarebbe esposto ad essere incriminato per tanti reati, la falsa testimonianza, il depistaggio, movimenti di denaro con pacchi di banconote ritrovate, il tutto per coprire Raniero Busco?

Personalmente non ci credo, e la morte di Vanacore rafforza le mie convinzioni.

Tuttavia mi chiedo come mai nessuna delle parti in causa esige la mia testimonianza al processo?

Una ipotesi di risposta potrebbe essere quella di una collettiva tacita intesa, nel non sfiorare in questo caso giudiziario nulla che possa risultare scomodo.
Nell’interesse di tutti… anche dell’imputato. (?)…
Trovare un colpevole? Si, purchè sia un uomo qualunque….
Il Mostro di Firenze ce lo insegna….


Didascalia fotografie (dall'alto)

1. Pietrino Vanacore;

2. Simonetta Cesaroni;

3. Raniero Brusco;

4. Settembrino Nebbioso;

5. Scorcio di via Carlo Poma.

Fonte tratta dal sito .

Iscrivetevi al blog.

sabato 17 gennaio 2026

EMANUELA ORLANDI

IL CASO ORLANDI: OGNI VOLTA CHE I RICATTI INCROCIATI RISCHIANO DI VACILLARE PER CHI DETIENE ANCOR OGGI COME PREZIOSO OSTAGGIO, E SOPRATTUTTO VIVA, EMANUELA ORLANDI, SPUNTA IL “TESTIMONE DI TURNO” PRONTO A DIRE: “LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CHE SAPETE…”. COME FA LA MAGISTRATURA INQIRENTE AD APRIRE UN’INCHIESTA, PERALTRO MAI CHIUSA, SULLA BASE DI RIVELAZIONI SUPPORTATE DA CITAZIONI DI TESTIMONI, TUTTI IMMANCABILMENTE GIA’ MORTI?
SE ANCORA C’ERANO DUBBI SULLE TANTE DICHIARAZIONI RESE DA PIU’ PARTI, COMPRESA LA SOTTOSCRITTA, DICHIARAZIONI CHE HANNO SEMPRE ASSERITO CHE EMANUELA ORLANDI, GRAZIE A DIO E’ VIVA E IN BUONA SALUTE, ECCO CHE OGNI DUBBIO SVANISCE GRAZIE ALL’UTIMA TESTIMONE CHE AFFERMA INVECE CHE EMANUELA E’ MORTA, E FA IL NOME DI CHI ALL’EPOCA NE ORDINO’ IL RAPIMENTO…. MA QUAL’E’ IL “MESSAGGIO” CRIPTATO NEL RACCONTO DELLA TESTIMONE? IN REALTA’ COSTEI VUOLE DIRE: “ CONSIDERATE LA RAGAZZA COME MORTA E NON PROVATE NEMMENO AD IPOTIZZARE IL CONTRARIO, PERCHE’ CHI NE ORDINO’ IL RAPIMENTO FU IL POTENTISSIOMO MONSIGNOR MARCINCKUS”… POI , CONOSCENDO LE DIFFICOLTA’ PROCEDURALI AGGIUNGE: “PER RITROVARE IL CORPO DELLA RAGAZZA BISOGNEREBBE CERCARE NELLE TOMBE VATICANE DOVE E’ SEPOLTO INSIEME AI PAPI L’EX CAPO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA, DE PEDIS….”

 

Mi chiedo cosa stia pensando in questo momento il professor Francesco Bruno, Criminologo del Sisde, il quale provò a fornire agli inquirenti indizi molto interessanti a sostegno che Emanuela Orlandi è viva, e ben protetta non lontana dal Vaticano.
E il professor Bruno non fu nemmeno il solo a “istigare” eventuali e doverosi “atti dovuti” Atti che forse non furono espletati sulla base di quanto il professore dichiarò, pur essendo persona credibile.
Ed è apparsa strana l’assenza del Criminologo, due sere fa, tra gli ospiti autorevoli di Matrix la trasmissione condotta da Mentana….che ha affrontato il caso con il pubblico televisivo.
Ciò che tuttavia rappresenta la maggiore garanzia sulla certezza che Emanuela sia in vita, traspare dallo sguardo bellissimo della mamma che non traduce il sentimento della speranza, bensì spazza via finanche il dubbio o il timore che la propria figlia sia morta.
E consentitemi di ritenere non conforme al caso specifico, nemmeno il generico paragone sul piano psicologico espresso da Federica Sciarelli conduttrice di “Chi l’ha visto?” quando ha commentato il comportamento della signora Orlandi come “normale” per tutte le mamme che vivono situazioni simili, ed ha citato la signora Pipitone, mamma della piccola Denise.
No. No. No.
A parte la convinzione dell’intera famiglia di Emanuela, ripeto, la verità sta scritta negli occhi e nell’espressione del volto della mamma, un’espressione lucida, ferma, e quasi severa verso chiunque si azzardi a dire che Emanuela è morta.
Questo caso lo seguii personalmente fin dall’inizio, ma come ormai sembra essere una consuetudine di comodo, derivante da poteri occulti, il fatto che più volte io abbia tentato di parlarne con gli addetti ai lavori, si è rivelato un inutile sforzo, perché nessun magistrato, pur disponendo nei miei confronti di strumenti punitivi in caso di mancato riscontro alla mia testimonianza, si è mai degnato di convocarmi.
E l’ormai vergognoso alibi che qualcuno ancora avanza su una mia presunta non credibilità, sta rendendo ridicolo l’intero sistema giudiziario, atteso che di persone realmente non credibili se ne ascoltano oltre la logica oggettiva, anche perché, o credibile o non credibile, è obbligatorio assumere a verbale chiunque poi sia disponibile a firmarlo responsabilmente.
Anzi, in ordine ad altri casi irrisolti, e dei quali ancora oggi sono in possesso non di indizi ma di prove, se le relative famiglie delle vittime, tramite i loro avvocati rappresentano agli inquirenti il desiderio di ascoltare quanto io ho da dire, le stesse famiglie subiscono intimidazioni e dissuasioni autorevoli, fino ad essere costrette a rinunciare ad un loro legittimo diritto.
Tutti si chiedono: perché ci si comporta così con Gabriella Carlizzi?
Non temo di rispondere io stessa.
Infatti chi di dovere sa bene che io sono a conoscenza di molte verità riscontrabili, verità che toglierebbero il velo del mistero e di conseguenza farebbero crollare il mercato dei ricatti incrociati sui quali campano esperti, mass-media, politici, e quanti altri considerano il recupero della verità come un evento pericoloso per le tasche dei poteri occulti, deviati, sporchi e trasversali.
Ebbene, all’epoca del “rapimento” di Emanuela Orlandi, persone che mi conoscevano anche nell’ambito delle mie parentele, seppero quanto io avevo direttamente appreso da un mio prozio, potente Cardinale e morto alcuni anni fa. Non a caso, a mio marito architetto, l’APSA (Amministrazione Patrimonio della Santa Sede) , i responsabili facevano prestigiosi incarichi al fine di liquidare una parte di preziosi immobili di proprietà del Vaticano. Ed anche di questo sono in grado di produrre prove documentali.
Fu così che un giorno ricevetti la telefonata di una Suora dei Servizi Segreti del Vaticano, Suora che naturalmente operava sotto copertura e falsa identità, tale “Suor M.” la quale mi chiedeva se potevo riceverla insieme ad un notissimo conduttore televisivo che all’epoca curava una trasmissione in qualche aspetto simile a “Chi l’ha visto?”.
Chiesi quale fosse il motivo di tale visita, ma la Suora al telefono fu evasiva, mi disse solo che era una vicenda molto delicata ed anche pericolosa, temendo di essere ella stessa pedinata e ascoltata al telefono.
Come nipote del Cardinale S.G. , non me la sentii di rifiutare la richiesta di detto incontro e pertanto le fissai un appuntamento presso la sede dell’Opera di Carità, fondata negli anni sessanta da Padre Gabriele Maria Berardi, noto in tutto il mondo come Esorcista, tanto che lo chiamavano “il Padre Pio di Roma”.
Fu così che nel giorno stabilito, si recarono in via Rovigo 16, la Suora accompagnata dal noto conduttore C.A.
Li feci accomodare e Suor M. introdusse il discorso con estrema diplomazia, dicendomi: “Sai Gabriella, (confesso che mi stupì l’immediato “tu”, troppo confidenziale per chi mi incontrava per la prima volta), conosciamo la tua forte personalità e la tua onestà intellettuale, ma non devi offenderti per quanto ti chiederà il dottor A. , non dipende da lui che sarebbe ben lieto di averti ospite nella sua trasmissione, purtroppo c’è qualcuno che se sapesse che certe informazioni provengono da te, metterebbe subito i bastoni tra le ruote …. “ E rivolta al suo accompagnatore lo invitò ad espormi l’argomento per il quale erano venuti a trovarmi.
Il dottor A., con un certo imbarazzo esordì: “ Signora Carlizzi, sappiamo che lei è a conoscenza che Emanuela Orlandi è viva, e che si troverebbe ben protetta nei pressi del Vaticano.
Come lei sa, io sto seguendo il caso nella trasmissione da me condotta e vorrei, anche a nome degli autori, chiederle se lei è disposta a svelarci quanto le risulta rinunciando a che si faccia il suo nome, nel senso che sarebbe la trasmissione a vantare la paternità delle informazioni.
In fondo per lei sarebbe come evitare di assumersi eventuali responsabilità, qualora la magistratura inquirente non trovasse riscontro a quanto da lei asserito…..”.
Lo interruppi: “Dottor A. la prego di alzarsi immediatamente e di uscire da questa stanza. Mi dispiace per Suor M. che non mancherò in seguito di contattare io stessa in qualche modo, ma mi creda, mai avrei pensato che un giornalista del suo spessore e che stimavo, cadesse tanto in basso.
Dica pure ai suoi interlocutori che preferiscono rimanere nell’ombra, che sono tuttavia personalmente a loro disposizione, non solo per confermare che la ragazza è viva, ma per accompagnarli a prenderla, anche in questo momento, se vogliono.
Ma ci si dimentichi che la soluzione di questo caso possa essere da me ceduta ad altri. Lei sa molto bene che sono stata “Assistente Volontaria” nel Supercarcere di Paliano, ove ho seguito in particolare un detenuto, un pentito della Banda della Magliana, molto vicino a De Pedis per il ruolo che svolgeva all’interno della Banda.
E sa anche che il mio parente Cardinale ha svolto incarichi di Tesoreria presso la Santa Sede … se ben ricordo si occupò anche della liquidazione del patrimonio di Padre Pio…
Le dico questo per farle capire anche qualcosa che potrebbe riguardare personaggi molto vicini allo Ior. Ora per favore la prego di andarsene.”
Il conduttore era in piedi davanti a me, si diede uno sguardo con la Suora e insistette: “Signora Carlizzi da queste sue poche parole sono sempre più convinto che lei conosce la verità, e se accettasse di non comparire, noi per ringraziarla potremmo elargire una consistente somma per la sua Opera di Carità…. Magari anche con il sostegno della Santa Sede….”
Ed io: “ Vede dottor A. forse lei non sa che tra Padre Gabriele, fondatore di questa Opera, e il Vicario di Roma Cardinale Poletti sono corsi sempre ottimi rapporti, rapporti che sono poi continuati con me che ho sempre portato offerte per le necessità del Vicariato di Roma, anzi ho proprio qui sulla scrivania una lettera di Poletti in cui mi ringrazia per la generosa offerta….” Gliela mostrai, e a questo punto, scuotendo la testa, mi salutò in fretta con un laconico: “Mi dispiace… peccato…”.
Da quel giorno incontrai molte altre volte Suor M. (quando feci scoppiare lo scandalo a Monreale per l’Arcivescovo Salvatore Cassisa), la quale comprese di aver fatto una mossa sbagliata nel portarmi l’illustre conduttore, e mi disse pure che aveva riferito al Santo Padre di quanto si era verificato e del mio rifiuto a non comparire nella vicenda.
Giovanni Paolo Secondo, era molto vicino sia a me che a suo tempo a Padre Gabriele, quando grazie all’Opera di Carità più volte Padre Gabriele riuscì a far arrivare aiuti in Polonia, nonostante non fosse consentito.
Chiesi pertanto a Suor M. come il Santo Padre aveva commentato il mio rifiuto alla proposta del conduttore, e la Suora mi rispose: “Sai Gabriella, ha stupito anche me… Ha detto che sei stata ispirata dallo Spirito Santo, perché quella ragazza è un ostaggio nelle mani di chi vuole gestire la stessa volontà del Papa. Ha detto che forse dopo la sua morte Emanuela un giorno ricomparirà, a meno che non si creino nuovi ricatti per chi sarà il suo successore alla Cattedra di Pietro, ma ha sottolineato che cercarla adesso sarebbe come farla uccidere…meglio non muovere le acque….”
“Si, risposi, posso capire, ma la famiglia di Emanuela soffre terribilmente…” … Suor M. mi interruppe: “ Gabriella, proprio tu che hai tanta Fede dici questo? Pensi che lo Spirito Santo non parli al cuore dei familiari, rassicurandoli che la ragazza è viva e sta bene?”
Guardai Suor M. e ammiccai un mezzo sorriso, un po’ malizioso:” Vogliamo chiamarlo davvero “Spirito Santo” oppure potrebbe avere un nome diverso…?” La Suora a sua volta mi guardò e tacque… ed io rimasi con la sensazione di un silenzio più eloquente di una risposta.
Ma in fondo quale era la verità che il conduttore voleva portare a conoscenza della pubblica opinione? Come si erano svolti veramente i fatti?.
Diciamo che la “supertestimone” che ha riportato alla ribalta il caso in questi giorni, qualche pezzo di “verità” seppure manipolata ad hoc l’ha detta, anche se il vero scopo per cui è stata “mandata” è quello di mettere davvero sulla vita di Emanuela una pietra tombale, vale a dire convincere che sia morta, anche a costo di ucciderla davvero.
All’epoca dei fatti, i Servizi Segreti della Santa Sede ebbero segnali di allarme circa la preparazione del rapimento di una ragazza cittadina vaticana allo scopo di “ricattare” il Santo Padre perché tacesse su altri eventi drammatici e scandalistici nonché massonici, che in qualche modo avrebbero potuto chiamare in causa esponenti del Vaticano.
Il rapimento sarebbe stato organizzato dalla Massoneria internazionale e deviata con la complicità di Autorità italiane che non avevano visto di buon grado l’elezione di un Papa polacco. Woityla , informato dai suoi Sevizi di quanto era in procinto di verificarsi, consultatosi con personaggi di sua fiducia, fu consigliato a precedere i veri rapitori, in modo da fare apparire come “vero” il rapimento della Orlandi, al fine di proteggerla e di salvarle la vita.
E l’intento riuscì, anche se negli anni che seguirono la ragazza, poi donna, di fatto divenne “ostaggio” nelle mani di chi si opponeva a talune decisioni del Papa, tanto più da quando la malattia lo rese sempre più fragile agli occhi del mondo.
Ci fu un momento particolare, in cui la Orlandi stava per essere veramente uccisa, se il Santo Padre non avesse accettato ob torto collo e in gran segreto, di abbandonare ogni suo potere decisionale, pur apparendo nel pieno possesso del suo mandato fino al giorno della sua morte.
Mi chiedo e chiedo: “Possibile che nessuno si sia accorto, o si è preferito chiudere gli occhi sul fatto più eloquente e dal quale si poteva risalire alla verità del caso Orlandi?
Possibile che nessuno si sia accorto che Papa Woityla ha siglato per l’ultima volta il suo testamento nell’anno 2000?
Perché mai, se solo pensiamo cosa nel mondo si è verificato dal 2000 in poi, negli anni successivi che pure lo videro viaggiare da un oceano ad un altro, finchè ebbe fiato per l’ultimo respiro?.
A quale ricatto fu sottoposto e da parte di chi, pur di salvare la vita all’ostaggio Emanuela Orlandi?
Concludo con un mio personale pensiero: meglio non cercare chi è ancora vivo , che rischiare di trovare morto chi ha ancora tanta vita davanti a sé.
Rimango pur sempre a disposizione della magistratura inquirente e dei familiari di Emanuela, nel caso volessero consultarmi come persona informata sui fatti.
27 Giugno 2008
 
Gabriella Pasquali Carlizzi

 

 

P.S.
PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO CHE LA GIORNALISTA GABRIELLA CARLIZZI RILASCIO’ SUL SITO WEB WWW.DISINFORMAZIONE.IT GIA’ IN DATA 6 MAGGIO 2004. TALE NOSTRA ESIGENZA TROVA RAGIONE NEL PREVENIRE QUANTI , ALLA LUCE DI CIO’ CHE IN DATA ODIERNA LA GIORNALISTA HA SVELATO CIRCA IL SUO INTERESSAMENTO AL CASO ORLANDI, SI PREPARANO A CONSIDERARE L’ALTO SENSO CIVICO DI GABRIELLA CARLIZZI COME UNA “MANIA DI PROTAGONISMO”, PER IL SEMPLICE FATTO CHE DA CIRCA TRENT’ANNI SVOLGE INTENSA ATTIVITA’ DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO E PERTANTO E’ A CONOSCENZA DI MOLTE VERITA’….SCOMODE. QUI DI SEGUITO POTETE LEGGERE CIO' CHE FU PUBBLICATO IN TEMPI NON SOSPETTI SU WWW.DISINFORMAZIONE.IT.


Foto-Didascalia

Home Page : Manifesto per la scomparsa di Emanuela Orlandi

Nell'articolo in successione :

1. Manifesto per la scomparsa di Emanuela Orlandi

2. Articolo sulla banda della Magliana

3. Enrico De Petis

4. Papa Wojtila "dietro le quinte" da Repubblica.it

5. Vista dello Stato del Vaticano

6. Cardinale Sergio Guerri

7. Cardinale Paul Marcinkus

8. Mappa in prossimità Sala Nervi

9. Santa Appolinare

10. Padre Gabriele Maria Berardi

11. Copertina de "L'Altra Repubblica" numero 1 del 1994


Fonte tratta dal sito .

Isciviti al blog.

 

 

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...