mercoledì 11 febbraio 2026

L’ INQUIETANTE VERITA’ DEL DELITTO DI GARLASCO

 L DELITTO DI CHIARA POGGI, PONE INQUIETANTI QUESITI CHE POTREBBERO ANDARE BEN OLTRE L’IMMAGINARIO COLLETTIVO, DI UN PAESE CHE DISTA APPENA CINQUANTA CHILOMETRI DA BUSTO ARSIZIO…..

E’ SUFFICIENTE LA CLASSICA INDAGINE CONFORME A QUANTO OGGI CONSENTONO I CODICI DI PROCEDURA PENALE, OPPURE E’ NECESSARIO AFFIANCARE AGLI INVESTIGATORI, UNA RICERCA SCIENTIFICA SULLA BASE DI PARAMETRI CHE POSSONO INDICARE QUANTO SFUGGE AI CANONI TRADIZIONALI DI CUI SI AVVALGONO GLI ORGANI INQUIRENTI?

E’ il 13 agosto 2007.

Una ragazza, da poco laureata, se ne sta sola, nella sua casa rimasta vuota, dopo che i genitori sono partiti per le vacanze, e continua a studiare, mentre già cerca di inserirsi nel mondo del lavoro, avendo avuto l’opportunità di essere introdotta in un’azienda milanese.

E’ Chiara Poggi, 26 anni, il cui destino sta per rivelarsi ben diverso da quanto forse era logico pensare, come il corso naturale della vita di una ragazza, che dopo gli studi, inizia a lavorare, a gustare il senso dell’autonomia, prima di coronare con il matrimonio, un fidanzamento che appare stabile, tranquillo, senza eccessi di passione, un legame che non crea problemi alle reciproche famiglie, ben liete di considerare Alberto e Chiara , futuri sposi.

E come sempre accade tra genitori che precedono i tempi dei loro stessi figli, senza preoccuparsi che all’apparenza corrisponda un’autentica realtà, magari già pensano al ruolo di nonni, o al nome che daranno al primo nipotino, o se somiglierà più al bel volto di Chiara, oppure sembrerà timido, chiuso, come il papà, quell’Alberto anche lui vicinissimo alla laurea, dall’aspetto del classico ragazzo per bene, che ogni genitore desidererebbe come il marito ideale per la propria figlia.

Eppure, questo bel quadro familiare, dà l’impressione di una vecchia foto in bianco e nero, quando si perdeva almeno un’ora, per trovare la posa giusta, non di certo per una modella, ma per un nucleo di persone, dalla cui espressione di ciascuno si sarebbe detto un giorno: “ Come eravamo…”

E il tempo sembra essersi fermato a quel 13 agosto 2007…. Il silenzio di due giovani, intenti ciascuno ai propri doveri, si impone quasi, sui rumori della strada, i saluti di chi parte per le vacanze, gli auguri di Ferragosto….la voglia di spezzare una routine che ha già dato buoni frutti.

Accanto al silenzio, c’è immobilità, non c’è accenno ad un minimo trambusto, tra l’armadio di una bella ragazza e la valigia già aperta sul letto, mentre l’abbigliamento più birichino, sembra dire: “portami con te, ci divertiremo insieme…. Questo per la sera, e questo quando vuoi fare colpo su qualcuno, e ancora guarda quant’è sfizioso l’abitino corto che ti si fascia addosso…. Su dai Chiara, chiudi quel computer, e va verso la vita che ti sta aspettando…. Prima che tu perda la tua corsa….”

In una casa non lontana da quella di Chiara, c’è Alberto, il suo Alberto, anche lui davanti al computer, quasi uno schermo per separare dal resto del mondo, i suoi pensieri segreti, impenetrabili,

ombrosi, pensieri da cui non vorrebbe distaccarsi, nemmeno per mangiare l’ultimo boccone stanco con Chiara, prima di congedarsi, e tornare chissà ai suoi ricordi proibiti, o ad un mondo virtuale, dove si può mentire, e dare di se stessi l’immagine che avremmo desiderato nella realtà.

E’ sempre lo stesso lunedì 13 agosto 2007….

Tutto appare immobile, incantato, inanimato, mentre sta per aprirsi il sipario su una scena invecchiata nel tempo, mentre sta per abbattersi quello che si rivelerà un fulmine a ciel sereno, il cielo del 13 agosto 2007…..

E’ lei, Chiara, la prima attrice , cui è stato assegnato un copione muto, ove unico segno di vita è un colore violento, riflesso ovunque, sulle pareti, a terra, lungo le scale, raggi che non sono di sole, ma che tuttavia convergono sul corpo della giovane: è la Morte, che indossa in quel 13 agosto 2007, un abito tinto di rosso…. rosso come il sangue di colei che giace a terra, insieme ai suoi ventisei anni ormai sepolti nell’eternità ….

Ed ecco il primo suono a rompere il silenzio ormai divenuto sacro, ed ancora un altro suono, ma Chiara è già forse in volo tra un coro di Angeli, là dove gli squilli ripetuti di un cellulare dissacrano il sacrificio consumato, e per il quale sono state usate le armi di un antico rituale, quando nel lontano oriente ci si garantiva il potere, il successo, la notorietà, mediante l’offerta di una vita che avrebbe garantito il prestito richiesto, firmando col sangue, consentendo che venisse raccolto nel calice della Morte, anche il sangue della fertilità, senza il quale non sarebbe stato possibile celebrare uno dei rituali più segreti, nel nome del Giano Bifronte, Divinità dai due volti, il passato cui si impone il futuro, nella eterna giovinezza di un’alleanza gemellare, indivisibile, bisessuale….

Chiara non si era mossa per andare in vacanza, forse aveva percepito l’imminenza di una vacanza eterna, tuttavia il sentimento della paura la coglieva di sorpresa, alle spalle, come a breve l’avrebbe colpita la Morte. Ha cercato di conoscere il proprio destino, e il pericolo le era stato confermato, non certo dalla fantomatica cartomante, forse un operatore dell’occulto, forse segretamente consultato a Milano.

Avrebbe potuto sparire, ma preferì forse tentare di capire cosa ultimamente adombrava il volto di Alberto, come di chi sapeva cosa si stesse preparando per loro due, senza poter far nulla per tornare indietro da un giuramento estorto in una fase non cosciente, catturato in un gioco estremo, dopo aver sorseggiato una bevanda magica, capace di attutire ogni evento cui si è costretti a cedere.

Un delitto quello di Chiara Poggi, studiato a tavolino, iniziato con l’irresponsabilità del gioco di ruolo, con quattro giocatori, due femmine e due maschi, unica assente la vittima designata, e un manuale per seguire ed applicare le regole enunciate.

Un delitto che sembra rievocare il delitto di Nadia Roccia, uccisa dalle due amiche con la complicità di qualcuno che riuscì a sfuggire alla Giustizia.

Ma cerchiamo di analizzare questo sacrificio, che nulla ha di paragonabile a Cogne, come si legge sui giornali, o ad altri sacrifici, che come tali sono stati ignorati, e considerati come delitti comuni, forse perché ancora certe realtà incutono molta paura negli ambienti giudiziari, oltre alla totale impreparazione degli investigatori, in questa materia che vede le sue origini fin dal principio del mondo.

In fatti come questi, assume innanzitutto particolare importanza, la data. E questo perché in ogni calendario, di qualsiasi cultura, la data è indicativa e identificativa di determinati eventi.

I parametri che il ricercatore adotta, per decriptare il codice di un sacrificio umano, camuffato in un delitto, sono riconducibili, oltre che alla data, nella quale si nasconde il simbolismo temporale, al territorio, importante per stabilire la recettività magnetica che mettono in campo i protagonisti del rituale.

Si passa poi all’analisi dei nomi, in senso lineare ed in senso incrociato, osservando analogie numeriche associate alle analogie temporali e territoriali.

Dalle risultanze di questi parametri, si è in grado di capire le finalità del sacrificio, quale offerta alla divinità in cambio di una o più richieste.

Di conseguenza si considera il parametro riconducibile ai richiedenti, il cui risultato deve necessariamente combaciare con i risultati derivanti dai parametri relativi alla vittima.

Se si raggiunge una quadratura simbolica perfetta, il delitto può essere scomposto fino alla identificazione del movente e degli esecutori.

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DATA DEL DELITTO: Lunedi 13 Agosto 2007

Applicazione del codice: ( 1 + 1 + 3 + 8 + 2 + 7 = 22 ) Il numero 22 è considerato un numero gemellare, sia se gli operatori sono due, sia se sono quattro. Nel primo caso il 2 sarà gemello dell’altro 2, nel secondo caso, il 22 si dividerà per 2 ottenendo due coppie: 11 (1+1) e 11 (1+1) .

Da un punto di vista simbolico, il 13 agosto, rappresenta il terzo ed ultimo giorno utile, per esprimere i desideri della storica notte di San Lorenzo, la notte delle stelle.

Si passa ad analizzare numericamente il nome della vittima prescelta.

E pertanto avremo: (nome = 38 e cognome = 50) che sommati diventano 88.

Ora siamo già in grado di testare il funzionamento dei codici applicati dal ricercatore.

Prevale innanzitutto un concetto gemellare, a conferma che la divinità oggetto dell’offerta sacrificale è il Giano Bifronte .

Le coppie gemellari sono 2 e pertanto gli operatori sono 4 come la scelta del giorno 13, 1+3 = 4

Dall’analisi numerica della vittima prescelta, abbiamo una ulteriore conferma, dei dati precedenti.

Infatti il numero 88 è divisibile per 4 quanti sono gli operatori, dandoci un risultato pari a 22, che abbiamo visto indica due coppie, 11 e 11.

Stabilito che la principale caratteristica è quella gemellare, si rende necessario analizzare numericamente i soli nomi delle gemelle. Pertanto avremo un 39 e un 69. In questo caso, essendo di sesso femminile, il codice da applicare dovrà essere orizzontale, e dunque avremo un 11 ed un 15 .

Se il movente è riconducibile al simbolismo gemellare, sommando l’11 al 15 dovremmo avere un numero identico al giorno del mese del sacrificio.

11 + 15 = 26 che essendo una coppia, divideremo per due, ottenendo esattamente un 13, e il giorno 13 fu il giorno del sacrificio.

A riguardo infine del territorio, verificheremo numericamente, il paese, la via e il numero civico della vittima. Pertanto: Garlasco sarà = a 68 , Pascoli sarà uguale a 67, e il numero civico è 8.

Sommando questi tre numeri avremo un 143 che scomposto e addizionato sarà = a 8 .

Sono veramente 4 gli operatori? Per saperlo dobbiamo dividere 8 per 4 ed avremo un 2, vale a dire

4 operatori formati da 2 coppie, una coppia mandante e con movente di sesso femminile, e una coppia inserviente di sesso maschile ma bivalente.

Possiamo ora fornire una generica dinamica del delitto.

Elemento essenziale tramite la coppia inserviente, era la certezza che la vittima avesse il ciclo mestruale, come poi è stato accertato.

Una volta fatta la quadratura dei dati necessari per il rituale, la coppia mandante e portatrice del movente, si è presentata alla vittima, e munita di “coltello a farfalla” detto anche “arma gemellare”,

ha inferto i primi colpi, e una volta stramortita ma ancora in vita, ne è stato raccolto in un vasetto sacramentale il sangue occulto.

La vittima non si è difesa, come avrebbe potuto, sapendo che non avrebbe modificato il risultato del rituale.

La coppia mandante si è quindi dileguata, avvertendo la coppia inserviente che potevano intervenire, Uno solo si recò a casa della vittima.

Ora, poiché la divinità cui era stato offerto il sacrificio umano, era appunto il Giano Bifronte, si rendeva necessaria la composizione di un amuleto sottoforma di “santino” , più comunemente una fotografia che raffigurasse la vittima insieme alla coppia mandante.

Come in realtà è avvenuto, essendo stata commissionata una foto, con la vittima, scattata dopo la morte della stessa.

Tale oggetto, sarà consacrato al Giano Bifronte, ed avrà l’effetto riconducibile al movente del sacrificio.

Fonte tratta dal sito .

martedì 10 febbraio 2026

IL DELITTO DI BAGNO A RIPOLI

 BAGNO A RIPOLI: “ CULTURA DEL SOSPETTO” O “RAGIONEVOLE DUBBIO”?


“SE MI LASCI MI TAGLIO LE VENE”, QUESTO E' IL TENORE DEGLI SMS CHE LAPO INVIAVA A GIULIA...
QUALCHE RIFLESSIONE SUL PROFILO CRIMINOLOGICO DELLE DUE VITTIME, NELL'AMBITO DELL'ANALISI DI UN DELITTO DOVE I CONTI, A PARER NOSTRO, NON TORNANO...

Viviamo tempi in cui nella maggioranza dei casi che inquietano la vita di tutti i giorni, sembra prevalere quella che si è soliti definire la “cultura del sospetto”, e spesso si rivela tale quando i nostri dubbi sono spazzati via da fatti incontestabili ed oggettivamente credibili.

Vi sono però situazioni in cui sia pure per una sequenza di “coincidenze” o collegamenti a circostanze pregresse ma tuttavia logiche, va considerato nel libero pensare di ciascuno quello che potrebbe rappresentare un “ragionevole dubbio”.

La tragedia che si è consumata qualche giorno fa a Bagno a Ripoli e che vede come vittime due ragazzi tormentati da un sentimento sicuramente morboso e dunque travagliato, è stata pacificamente considerata dagli investigatori la drammatica fine di due vite chiuse in un fascicolo processuale con su scritto “omicidio-suicidio”.

Infatti secondo gli inquirenti il tutto sarebbe degenerato fino alla morte di Giulia e Lapo, nel contesto di una lite che doveva concludersi con una riappacificazione o con un addio tra i due.

Risulta che le vittime fossero da tempo legate sentimentalmente ma che per problemi interni alla coppia Giulia aveva deciso di porre fine a questo fidanzamento.

Lapo non voleva rassegnarsi, e pur avendo tentato di dimenticare questo amore andandosene per un periodo all'estero, appena rientrato a Bagno a Ripoli ha sperato nuovamente di poter riconquistare la sua ragazza, in un crescendo di toni esasperati ma tutti volti al suo non poter più vivere senza di lei.

Di qui il ricorso alle tante forme di corteggiamento, nuovi regali, nuove prospettive, insomma pur con atteggiamenti “ossessivi” nulla faceva trapelare un qualche pericolo per la vita di Giulia.

Per Lapo, Giulia era tutto, era una cosa “sacra”, e per lei Lapo era pronto anche a morire, ma non certo ad ucciderla.

Ora se analizziamo questa storia da un punto di vista criminologico per tracciare il profilo e la psicologia dei due giovani, non troviamo elementi capaci di giustificare la contestualità dell' “omicidio-suicidio”, e tanto meno si giustifica l'omicidio.

La scienza ci insegna che nelle forme più esasperate dei sentimenti , quando si minaccia il suicidio, è perché si è pronti a rinunciare alla propria vita per l'amore verso un'altra vita.

Lapo da un lato sperava di riconquistare Giulia, e forse credeva che minacciando il suicidio la giovane avrebbe acconsentito a riprendere la relazione, ma sicuramente in tale contesto Lapo non avrà mai pensato di uccidere la donna che tanto amava.

E d'altra parte Giulia doveva essere serena per la propria incolumità se ha accettato di incontrarsi con Lapo in un luogo appartato, dove il giovane avrebbe potuto farle del male.

Ma osserviamo un attimo la scena del delitto.
I corpi dei giovani vengono ritrovati a cinque o sei metri di distanza l'uno dall'altro ed in mezzo un coltello, l'arma del delitto.
L'auto di Lapo era chiusa a chiave.
Immaginiamo che i due si fossero dati un appuntamento, che Giulia fosse salita a bordo dell'auto di Lapo e che i due per chiarire il loro rapporto si fossero appartati consensualmente.
Parlano verosimilmente restando all'interno dell'auto, e non possiamo escludere che si sia accesa una discussione anche animata, sicuramente nulla di pericoloso, sicuramente difficile pensare ad un raptus, benchè "logico" data la situazione, magari uno sfogo disperato del giovane.

Infatti se pensiamo ad un'esplosione di una lite vera e propria, verrebbe spontaneo pensare che il ragazzo avesse tirato fuori un coltello all'improvviso, e colpita a morte la fidanzata si fosse poi tolto la vita.

I corpi sarebbero stati così ritrovati all'interno dell'abitacolo e l'interpretazione di un “omicidio-suicidio” sarebbe apparsa più verosimile.

Seconda la ricostruzione ufficiale dei fatti, i due ragazzi giunti sul luogo, avrebbero iniziato a discutere in macchina poi sarebbero scesi mentre lui aveva già preso un coltello ben visibile, ed addirittura chiuso l'auto a chiave.

Non solo, ma la donna che tanto amava prima di essere massacrata a coltellate viene picchiata, presa a calci e poi finita.

Subito dopo Lapo si toglie la vita con tre tagli alla gola, evidentemente non riesce al primo colpo insiste una seconda, poi una terza volta e sembra che il coltello  sia stato ritrovato ad una certa distanza dal corpo.

E ancora, il cadavere di Giulia appariva a pancia in giù, segno del disprezzo che si ha di una persona anche dopo averla uccisa, ma anche segno di una punizione.

Erano questi i sentimenti che Lapo provava per la sua ragazza?
Eppure all'appuntamento era andato con un altro regalo, e dunque come si può arrivare ad un gesto tanto efferato se si nutrono sentimenti sia pure morbosi ma che ancora donano, e dunque privi di rivendicazione o d vendetta?

E quel biglietto trovato nell'auto di Lapo, un addio ai propri genitori del tutto inconsueto visto che nel contenuto si evidenzia un pensiero che appare quasi una provocazione.

Scrive infatti Lapo : “...e magari fate anche un altro figlio, in questo modo sarete più felici. Io vi guarderò sempre dal cielo, sarò il vostro angelo...”.

E' difficile che una persona che uccide e poi si uccide, pensi di andare in cielo e diventare un angelo!

E Lapo, era una persona colta, e di religione cattolica.

Dunque da un lato lui chiede perdono per il gesto estremo e quindi è consapevole dell'importanza che ha per la propria famiglia, dall'altro lato propone ai genitori una sostituzione, un rimpiazzo, quasi a disprezzare il dolore stesso che i poveretti avrebbero provato per la morte violenta del proprio figlio.

Questi due elementi non sono compatibili in una unica mente, e per tanto vi è il sospetto che qualcuno, consapevole dello stato di esasperazione di Lapo, dovendo compiere un duplice delitto, camuffato da “omicidio-suicidio”, abbia costretto il giovane a scrivere questo “addio alla vita” sotto dettatura, usando toni che rasentano il sadismo

Ed allora potremo immaginare uno scenario completamente diverso.

Qualcuno aspettava sul posto i due giovani, magari aveva saputo del loro appuntamento e dove si sarebbero diretti.
O quel luogo era loro consueto, e il “qualcuno” ne era informato.

I ragazzi, una volta appartati, mentre discutevano in auto sono stati fatti scendere e dove aver massacrato la ragazza, costretto Lapo a scrivere il biglietto d'addio, si è simulato il suicidio, lasciata l'arma del delitto, e chiusa a chiave la Golf.

Gli assassini si sono dileguati e i corpi lasciati lì... qualcuno li avrebbe ritrovati.

E qualcuno infatti si li è visti sotto gli occhi, ridotti in quel modo.

Riccardo, motocrossista di 17 anni, di fronte a questa scena non chiama i carabinieri col cellulare ma si reca in una casa lì nei pressi, racconta quello che ha visto alle persone che lo ricevono e che a loro volta telefonano alle forze dell'ordine.

Dobbiamo pensare che Riccardo non avesse con se un cellulare?

E' possibile, ma è anche strano.

Ed analizziamo un altro elemento: l'incontro tra le famiglie delle vittime.

E' noto che abitassero a pochi metri di distanza e che si conoscessero..
Si sa che sono famiglie religiose e che lo stesso parroco si è prodigato in questi giorni per lenire un dolore così grande.

Possiamo anche comprendere che vi sono persone di animo nobile, e che non conoscono sentimenti come il rancore, l'odio, la vendetta, e dunque affrontano vicende tanto gravi con compostezza e dignità.

In questo caso, al di là del raptus di follia, della disperazione o di quanto può alimentare l'immaginario collettivo vi è una realtà: “...El tu' figliolo si sarà pure tolto la vita ma prima ha ammazzato la 'mi bimba”...

A poche ore da un delitto così atroce è difficile pensare ad un incontro di condivisione del dolore tra la famiglia del “carnefice” e la famiglia della “vittima”.

Quali sono le vere ragioni che hanno indotto un incontro così "affrettato"?

Forse le stesse famiglie, magari consigliate dal parroco sono state invitate a non pronunciare alcun sospetto che possa in qualche modo creare allarme alla comunità di Bagno a Ripoli?

Consentiteci “un ragionevole dubbio”...

Fonte tratta dal sito .

lunedì 9 febbraio 2026

IL VERO SEGRETO DELLA “ROSA ROSSA"...

 IL VERO SEGRETO DELLA “ROSA ROSSA"...

“…ATTENDENDO LA PROSSIMA QUERELA CHE QUESTA VOLTA ARRIVERA’ SENZ’ALTRO, SPERANDO CHE IL CAOS CHE SEGUIRA’ A QUESTO ARTICOLO SERVA A FARE CHIAREZZA E SCOPRIRE NUOVI ELEMENTI SU QUESTA ORGANIZZAZIONE E SULLA SOCIETA’ IN CUI VIVIAMO, E SUI SUOI MECCANISMI.
MA QUESTA VOLTA, FORSE, E’ VENUTO IL MOMENTO DI PORTARE LA ROSA ROSSA IN TRIBUNALE, COME MI DISSE GABRIELLA NEL NOSTRO INCONTRO”.
Così un avvocato, alcuni giorni fa concludeva un lungo articolo cui non solo seguì la auspicata querela con richieste di provvedimenti sia probatori che preventivi, ma le fu chiuso il Forum, ed egli stesso, condizionato dalle mie insistenti richieste di non consentire agli utenti del Blog di Google di cui si serve, di offendere la mia reputazione, diciamo pure “esasperato” dalla mia determinazione, ha deciso di disabilitare i commenti.

Tuttavia, sembra che non abbia alcuna intenzione di archiviare due articoli dallo stesso firmati, (almeno fino ad oggi) articoli che, come ripeto, sono ormai oggetto di una pesantissima e articolata querela, ove la non rimozione del “corpo del reato”, forse costituirà l’aggravante in quanto “permanente”.

Molti si chiedono il perché un avvocato, consapevole delle conseguenze, si sia consegnato nella mani della Giustizia, col rischio non solo di una condanna penale, di cui dovrà rendere conto al proprio Ordine professionale, ma in termini di risarcimento del danno, o l’avvocato è ricco sfondato, e non sembrerebbe, o è in attesa di recuperi crediti per conto di qualche cliente che aspetta di incassare milioni di euro, oppure è una persona che vede ovunque lo spettro della “Rosa Rossa”, al punto di cercare protezione in “casa Giustizia”, poco importa se nella veste di colpevole o innocente.

Già, ma che cos’è questa fantomatica “Rosa Rossa”, di cui si parla ormai dal 2001, troppo ed ovunque, e quasi sempre a sproposito?
Perché fa tanta paura, e perché nonostante se ne percepisca il pericolo, siamo in tanti a volerla individuare, a voler dare un volto o tanti volti a questa organizzazione, a volerla addirittura portare in tribunale, se mai fosse possibile?

Effettivamente da più parti mi si accredita una sorta di “paternità” nell’ essere stata la prima persona a parlarne apertamente.
E nel 2001 ne parlarono di conseguenza con titoli a caratteri cubitali tutti i giornali, naturalmente facendo il mio nome.
Da quel giorno, io divenni il punto di riferimento di personaggi, i più strani o stravaganti, interessati, curiosi, depistatori, o quanti altri istintivamente speravano di trovare una risposta a tanti eventi rimasti nel mistero, delitti insoluti, crimini efferati, devianze istituzionali finalizzate al potere, insomma nell’immaginario collettivo la “Rosa Rossa” diveniva un impalpabile “Mostro” capace anche di fare le scarpe alla Mafia, alla Magia, alla Massoneria.

E così, tutti a comprare libri di magia, esoterismo, antichi ordini massonici, numerologia, cabala, tarocchi, una corsa morbosa alla caccia dell’impalpabile, mentre il Mostro di Firenze se la rideva a crepapelle, anzi ancor oggi si diverte nella sua mente malata e spesso è proprio lui o i suoi fans a lasciare in giro, qua e là, le impronte capaci di “terrorizzare” chi della “Rosa Rossa” ha paura, chi si è incastrato in un meccanismo contorto dal quale non riesce a liberarsi.

In tanta confusione ci si dimentica di chiedersi il perché Gabriella Carlizzi abbia parlato di “Rosa Rossa” e perché effettivamente suo tramite questo “fiore” nel 2001 entrò in tribunale e finì sul banco degli “incriminati”, all’epoca non ancora “imputati”.

I fatti, al di là dell’ignoranza o delle congetture, attestano che Gabriella Carlizzi, parlò per la prima volta di “Rosa Rossa” davanti al dottor Michele Giuttari e al magistrato Paolo Canessa, nella primavera del 2001, sottoscrivendo verbali con precisi riferimenti a persone e fatti determinati.

E la decisone di sottoporre alla valutazione degli inquirenti la “Rosa Rossa” quale simbolo criptico dell’esistenza di una organizzazione segreta, eventualmente responsabile di una serie di delitti, tra cui anche quelli attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”, questa decisione si collocava in un quadro giudiziario circostanziato e di stretta competenza della magistratura titolare delle indagini sui duplici delitti delle “dolci colline di sangue.”

Quali furono dunque le circostanze e i fatti che mi indussero un giorno a chiedere al dottor Giuttari: “Dottore, ha mai sentito parlare di “Rosa Rossa”? “.
L’investigatore fece un cenno negativo con la testa, e mentre si appuntava su un foglietto di carta questo riferimento, mi chiese cosa fosse.
Allora io, in presenza di un testimone che mi aveva accompagnato, aggiunsi:”Faccia una ricerca… magari tra antichi ordini massonici, poi quando la prossima volta sarò interrogata, spiegherò tutto a verbale.”

E così, il primo verbale sulla “Rosa Rossa” fu da me sottoscritto il 30 maggio del 2001.

E cosa raccontai in quel verbale che durò ben undici ore di seguito, per proseguire il giorno seguente?

Tutti ricordano che io fui tirata dentro nelle vicende relative al “Mostro di Firenze” , quando nel 1995 si presentò da me una donna, Anna Maria Ragni, accusando un noto scrittore di essere lui l’autore dei duplici delitti per i quali da poco tempo Pacciani era stato condannato in primo grado ad una pena di quattordici ergastoli, assolto solo per il duplice delitto del 1968.

La Ragni, oltre ad una corposa elencazione di circostanze che a suo dire avallavano la sua tesi, raccontò della reazione sconcertante che ebbe lo scrittore, quando lei gli lasciò fuori della porta di casa, una rosa rossa.
A dire della Ragni, costui le telefonò urlando: “Tu sei pazza, tu non sai cosa hai fatto, questa è una cosa pericolosissima, ora io dovrò scappare, nessuno mi troverà più..”.

L’episodio fu pubblicato anche in una intervista che la Ragni rilasciò in esclusiva al settimanale “Visto” a firma di Giangavino Sulas.

Io lì per lì non feci molto caso all’episodio, pensai che l’aver lasciato una rosa rossa ad un uomo circondato di donne, poteva aver creato problemi di imbarazzo o gelosia da parte di qualcuna che conviveva con lo scrittore.

Quando si giunse al processo, lo scrittore pretese che lo si svolgesse a porte chiuse, e anche questa richiesta apparve strana, atteso che tutti i giornali avevano riempito pagine e pagine: “Calunniato il noto scrittore….”, e dunque ascoltai con molta attenzione la deposizione della Ragni e quella del calunniato.

Effettivamente la Ragni ripetè con grande coinvolgimento l’episodio della rosa rossa, e anche lo scrittore, nel confermarlo totalmente, rivolto al Giudice così si espresse: “Lei capisce signor Giudice, come questo episodio ha messo in pericolo la mia vita? Io sono ora nel mirino dei persecutori occulti…”

Il Giudice se lo guardò, ma ebbi l’impressione che non capisse molto, e lo scrittore incalzava: “Una rosa rossa sullo zerbino di casa mia, io ho rischiato di essere ucciso….”.

E tanto si agitava che il Giudice, lo invitò più volte a calmarsi, ricordandogli perfino che lui era la parte offesa e non l’imputato.
Quanto sto affermando risulta dagli atti del processo interamente registrato e sbobinato.
Il processo si concluse con la condanna della Ragni ad un anno e otto mesi per patteggiamento e la mia condanna a due anni.
Io ricorsi in Appello, e il reato fu derubricato da calunnia a diffamazione, e la pena ridotta ad un anno e sei mesi.
Ricorsi ancora il Cassazione dove la mia sentenza di condanna fu cassata per assenza di dolo.
Questi i fatti processuali.

Nel frattempo io non smisi mai di chiedermi cosa poteva esserci dietro quella rosa rossa al punto da ottenere una simile reazione da parte dello scrittore.
Fu un susseguirsi di strani eventi, tutti di natura esoterica.

Un giorno si presentò da me un fotoreporter, Angelo Rinelli, il quale per un episodio di cronaca rosa che aveva chiamato in ballo Sgarbi, aveva conosciuto molto da vicino la famosa Villa e le due proprietarie.
Costui iniziò a parlarmi di ciò che aveva visto, immagini, fotografie, arazzi, dipinti, tutti a sfondo esoterico e tutto con una protagonista, un fiore: una rosa rossa.

Il 22 novembre del 1995, mi recai a Firenze presso la Squadra Mobile e sottoscrissi un dettagliato verbale su quanto avevo saputo dal Rinelli, fornendo agli inquirenti la reperibilità del testimone.
Verrò a sapere dopo qualche anno che costui non era stato mai convocato.

Tra le tante cose il Rinelli mi parlò di un affresco presente all’interno della Villa e che lui aveva ben fotografato insieme da altri dipinti tutti con la rosa rossa, e questo affresco sarò lo stesso che io pubblicherò nel 2002 sulla copertina del mio libro “Gli Affari Riservati del Mostro di Firenze”.

Rinelli mi spiegò bene il significato di quell’affresco, mi fece notare il ritratto di un noto Gran Maestro, una rosa rossa e un cuore diafano al cui interno figurano due volti, un uomo e una donna, una coppia.

Fu per me un lampo, ricordarmi l’episodio della rosa rossa raccontato dalla Ragni, e quando feci notare al Rinelli questa strana coincidenza mi sentii rispondere: “Sei sicura che sia una coincidenza?
Forse tu non sai che lo scrittore e la…. sono in rapporti molto stretti… bè si.. potrebbero aver convissuto…”.

A quel punto mi convincevo che la rosa rossa doveva avere un significato occulto in un linguaggio e in un ambito ancora più misterioso.
Tra dicembre del 1995 e gennaio del 1996, fui ascoltata come persona informata sui fatti, ben tre volta dal Procuratore Vigna in persona, e presenti il Sostituto Canessa e una volta anche l’Aggiunto Fleury.

Ricordo che Giuttari si era da poco insediato come Capo della Squadra Mobile di Firenze e delegato alle indagini sul “Mostro”.
Mi sembrò strano che ai tre interrogatori non fu mai chiamato ad assistere Giuttari.

In ogni caso, le domande si concentrarono in particolare sull’aspetto esoterico, e si parlò anche di Gustavo Rol.
Tanto che io chiesi poi all’avvocato Fioravanti: “ Pietro, ma perché il Procuratore Vigna è tanto interessato all’aspetto esoterico? In fondo Pacciani è stato condannato per tutti e sette i duplici delitti…”
Fioravanti mi rispose: “Sai Gabriella, proprio nel processo Pacciani venne fuori l’argomento esoterico, perché sembra che durante una perquisizione gli trovarono uno scritto di Gustavo Rol…Ma fui subito messo a tacere dal Pubblico Ministero Canessa:”
Ed io: “Scusa Pietro, ma solo adesso mi dici una cosa così importante? Eppure lo scrittore ha dedicato due libri a Gustavo Rol, dal quale fu iniziato alle pratiche esoteriche…”
Fioravanti: “Non te l’ho detto perché volevo sapere fin dove saresti arrivata… ti ricordi l’episodio della rosa rossa che raccontò la Ragni? Li hai mai visti tu i disegni di Pacciani?... “

Durante quei tre interrogatori fui colpita anche da altri due eventi.

Uno riguardava una domanda che il Procuratore Vigna mi fece, prendendo il microfono dato che veniva tutto registrato e rivolto a me: “Parla Piero Luigi Vigna. Signora Carlizzi, le chiedo, chi è il Mostro di Firenze?”
Io guardai Fioravanti che era seduto accanto a me, poi guardai il Procuratore, a dire il vero confusa, Pacciani da poco era stato condannato a quattordici ergastoli come “Mostro di Firenze”, aspettai qualche secondo poi risposi: “Bè pensavo che lo sapeste … Comunque la mia opinione è che si tratti di una organizzazione di tipo piramidale e poliedrica, con interessi differenti…”
“Bene, rispose Vigna, sulle basi delle sue esposizioni anche documentate, continueremo ad indagare.”

L’altro evento, era relativo al momento in cui l’interrogatorio si concentrò sulla famosa Villa.

Il Procuratore si alzò e mi disse di aspettare perché avrebbe voluto presentarmi un suo collega.
Tornò insieme all’Aggiunto Fleury…
“Sai, la signora sostiene che in quella Villa, a quanto le avrebbe riferito un testimone, che naturalmente ascolteremo, si insomma accadrebbero strani fatti…”
Fleury, sembrò scettico.

Nel 2002 Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera pubblicò un lungo articolo nel quale svelava che il padre dell’Aggiunto Fleury era tra i degenti-ospiti di quella Villa.

Subito dopo i tre interrogatori mi procurai le immagini dei famosi disegni di Pacciani.
Effettivamente il contadino di Mercatale, aveva criptato in quei disegni ciò che temeva di svelare.
In molti compariva una rosa rossa, in uno in particolare si vedeva una mano di donna uscire dal sottosuolo di giardino che teneva stretta una coppia di boccioli di rosa rossa.
Il polso della donna appariva con velluto e merletto, come di un abbigliamento “nobile”
In realtà Pacciani aveva lavorato sempre in Ville di nobili.

Contattai con una trappola anche un pittore esoterista, amico di Pacciani che risultò essere l’ultima persona con cui il Vampa parlò al telefono prima di morire.
Costui, Celso B. dipinse un quadro che raffigurava Pacciani su una Croce con dietro una grande rosa rossa.
Gli chiesi, registrandolo, di spiegarmi quel dipinto, e mi confermò che si trattava di una rappresentazione esoterica, anzi aggiunse: “Io dipingo la Rosa Rossa Esoterica”.

Avevo anche saputo dall’avvocato Bezicheri di Bologna, che lo conosceva, che il pittore aveva in casa sua un dipinto di un altro artista anche ben quotato, un certo Bovi, dipinto sul quale Bezicheri così si espresse: “Non capisco gli inquirenti che sono andanti a perquisire la casa di Celso, l’unico quadro che dovevano acquisire, l’hanno lasciato lì. E poi dicono che indagano sulla “Rosa Rossa”…”
Riferendosi appunto al quadro di Bovi.

Ecco dunque un altro tassello e anello di congiunzione tra la “Rosa Rossa” e Pacciani, il quale certo si è portato nella tomba tante verità.

Stimolata da questa serie di elementi iniziai ad effettuare molte ricerche nella letteratura specifica sulla Massoneria e sull’Esoterismo, trovando moltissimo materiale, anche se non trovai nulla che collegasse queste società segrete a fatti e circostanze precise come i duplici delitti del Mostro.

E anche leggendo tutti i libri che sono stati scritti su questo caso giudiziario, molti dei quali ipotizzarono anche prima di me, una matrice esoterica, non vi era nulla di più che teorie personali, anche interessanti, ipotesi su ricostruzioni mirate a dimostrare un disegno magico- esoterico o anche satanista, ma come ripeto, pur fornendo tali letture molti spunti investigativi, per gli inquirenti non erano sufficienti per indagare su una ipotetica organizzazione di questo tipo.

Mi documentai sui Rosacrociani e su tutti i movimenti e Ordini massonici derivanti da loro, in una serie infinita di spaccature al loro stesso interno, iniziai a cercare dei codici criptati nei mass media, nelle pubblicità, nelle banconote, e a dire il vero, spesso ricavavo delle risposte anche impressionanti, ma mi rendevo conto che nelle sedi giudiziarie o una dottrina o religione la si aggancia a fatti e circostanze precise di competenza degli inquirenti, oppure le mie ricostruzioni pur interessanti erano monche dell’aggancio necessario ad una indagine.

In più, io ero collocata in una inchiesta che portava già un nome, “il Mostro di Firenze”, e di certo non potevo parlare di null’altro che fosse utile a chi era delegato ad indagare sui duplici delitti del Mostro e sull’omicidio di Francesco Narducci.
Avrei potuto sì, sviluppare questa materia scrivendo tanti libri, partecipando a dibattiti, ma tutti nell’ambito della cultura, della conoscenza, in generale.

Qualcun altro tuttavia, molto prima di me ci era arrivato, e forse sapendo e non ipotizzando, ma avendo le prove di un nesso tra i delitti del Mostro e “una misteriosa rosa rossa”.

Fu quando lessi “Coniglio il martedì” di Aurelio Mattei, che mi convinsi che la “rosa rossa” che indusse la Ragni a provocare l’ira dello scrittore accusato dalla stessa di essere il Mostro, quella rosa rossa doveva realmente essere stata almeno una componente di quei delitti e chissà di quanti altri.
Infatti nel suo libro, Aurelio Mattei, nel descrivere sotto forma di “romanzo” i duplici delitti, aggiungeva: “Nulla di particolare, se non una rosa rossa nel cellophan sul pube della ragazza…”.

Senza dilungarmi, tirai una trappola al Mattei, e scoprii che lavorava presso lo studio del criminologo Francesco Bruno.
Corsi da Giuttari, gli misi sotto gli occhi il libro, ma mi sentii intimare che dovevo smetterla di portare “romanzi”.
Quella volta puntai i piedi, pretesi un verbale con acquisizione del libro e dichiarai che quel libro non era un romanzo, ma vi era criptata la componente esoterica di quei delitti.
Per “atto dovuto” Francesco Bruno e Aurelio Mattei furono perquisiti, e molto materiale sequestrato.
Non furono iscritti nel registro degli indagati, e anche Mattei risultò essere un alto funzionario del Sisde.


Domando al piombo:
perché ti sei lasciato
fondere in pallottola?
Ti sei forse scordato degli alchimisti
Hai perso qualsiasi speranza
di diventare oro?
Nessuno mi risponde.
Pallottola. Piombo. Con nomi
del genere
il sonno è lungo e profondo
C.S.

Il clamore della perquisizione a carico di Francesco Bruno, fece di me un punto di riferimento di una moltitudine di personaggi, a volte gente con l’intento di depistare, altre volte uomini in divisa o cariche dello Stato, ma sempre restii a presentarsi alla Magistratura.

Si riaprì così il caso Narducci, e sempre per “atto dovuto” si dispose la riesumazione della salma.
Ancora una volta, collegamenti con i delitti del Mostro, ancora una volta pratiche esoteriche e Massoneria, ancora una volta la Villa, ancora una volta “rose rosse”, diciannove, senza fiore recapitate alla vedova dopo la scomparse del medico.

I giornali intanto iniziarono il depistaggio di interpretazione, e così gli ipotetici e illustri mandanti, furono chiamati “setta”.
Solo una giornalista de La Repubblica, approfondì la vicenda e la chiamò “Schola esoterica”.

Fui avvicinata da poteri massonici di vertice, e chi si mostrò intenzionato a “collaborare” con gli inquirenti, a Firenze non fu ascoltato.
A Perugia invece il Magistrato dispose indagini approfondite in certe direzioni, ma è anche vero che quando venivano interrogati esponenti della Massoneria, gli investigatori fiorentini presenti, si addormentavano e mai una volta hanno fatto al deponente massone “in sonno” una domanda.

Quello che oggi posso concludere è che parlare di “Rosa Rossa”, se non lo si aggancia a fatti di interesse giudiziario, può risultare inutile se non depistante.

Per la Legge ci vuole un reato, chi lo ha commesso come esecutore e chi eventualmente lo ha ordinato come mandante, e ci vuole l’arma del delitto, e ci vogliono testimoni, e ci vogliono prove scientifiche.
Le vari dottrine, benché criminali, non interessano in sede giudiziaria.

Il Satanismo ad esempio non è perseguibile come tale, se poi l’autore di un crimine appartiene a quella religione, si dirà come “aggettivo” da aggiungere al nome dell’assassino, “satanista”.

Personalmente, per una serie di circostanze non oggetto di Blog o Forum , ma oggetto di verbali responsabilmente sottoscritti, oggi posso dire che la “Rosa Rossa” l’ho portata davvero sul banco degli imputati.
Ma al processo, ormai alle porte, prima di tutto gli imputati dovranno difendersi dalle accuse che sono loro contestate.
Chi uccise, quanti, come, dove, con quali armi, chi occultò le prove, e perché.

Per motivi, a tutt’oggi intuibili ma non provabili, a chi voleva è stato impedito di chiedere a determinate persone: “Cosa ci facevate con i feticci che il Mostro e i suoi complici asportavano alle vittime?”
A Perugia in questa direzione fu posto, con metodi di Antistato un invalicabile “ALT!”

Ma qual è il vero segreto della “Rosa Rossa”, il segreto che la rende imprendibile, sempre mutevole, confusa tra infinite organizzazioni che pure vengono denominate “Rosa Rossa”?

Vi ricordate il “Nome della Rosa” di Umberto Eco?
Ebbene in quel film il messaggio fu ben chiaro: chiunque dei ricercatori tra i testi antichi si avvicinava a scoprire il nome, dunque ad identificare la “Rosa” rimaneva fulminato un attimo prima.
E nel libro, uscito in concomitanza con il duplice delitto del 6 giugno del 1981, il primo delitto nel quale alla vittima fu asportato il pube, dunque il primo feticcio che utilizzarono i sacerdoti dell’Ordine della Rosa Rossa Indipendente e Rettificato, in quel libro, dopo il romanzo vi è un’appendice, il cui l’autore dice: “Fin qui, vi abbiamo dimostrato che i libri si parlano tra di loro, ora una buona indagine poliziesca deve dimostrare che i colpevoli siamo noi”.

Ma i libri possono essere indagati, incriminati, condannati?

No…. In forza di quella che noi stessi reclamiamo come “libertà di stampa”!

E dunque le ricerche della Carlizzi in tema di “Rosa Rossa” a chi sono servite?

Alla Giustizia sicuramente, nel senso che per la prima volta ci si è posti il problema dell’Oltre, della presenza dell’Oltre anche dietro volti e nomi in carne ed ossa, e questo è veramente un grande passo avanti.
Le mie ricerche sono servite anche alla collettività, nel senso che gran parte della gente oggi di fronte a certi eventi non si ferma a ciò che appare, ma cerca ciò che può essere occultato nei fatti, senza per questo cadere nella dietrologia.

Sicuramente osserviamo di più, siamo più attenti, più scettici e pronti a non prendere tutto come il Vangelo, ma anche in questo senso, le deduzioni o conclusioni cui giungiamo, in questa materia non potranno mai vantare una verità oggettiva, ma sempre relativa a chi ne ricerca un barlume di oggettività.

Le sensazioni personali, le casualità, le letture sotto diversi profili, restano interpretazioni e niente di più, tutte più meno discutibili, ma la Giustizia non se ne può servire.

E questo è il segreto e la consapevolezza dei senza volto e senza nome della cosiddetta “Rosa Rossa”. Personalmente non avrei mai sottoscritto alcun verbale davanti all’A.G. in tema di “Rosa Rossa” se non fosse stato riconducibile a determinati crimini, in questo caso i delitti del Mostro.

Voler cercare in ogni evento a tutti i costi la “Rosa Rossa”, può veramente fare il gioco di chi la rappresenta, perché tutto ciò che viviamo si presta volendo ad una lettura esoterica, e si cade anche nella superstizione, a volte nel ridicolo, basterebbe argomentare sulla coincidenza tra il tempo in cui per la prima volta verbalizzai sulla “Rosa Rossa” e il medesimo tempo in cui una serie numerosa di Partiti politici aggiunsero al proprio simbolo una rosa rossa….
Può essere divertente, curioso, a volte interessante, ma lo Stato ha il dovere di assicurare alla Giustizia gli assassini, quelli che godono di una carta d’identità.

Non molto tempo fa, ricordo in un processo un imputato che si mise a discernere su una realtà esoterica di stampo massonico, assai simile alla “Rosa Rossa”.
Costui, (T.d.A), appartenente ad una famiglia di giuristi di generazione in generazione, espertissimo di codici, dal Mossad, ad altri, dopo aver parlato per ore, dimostrato analogie e coincidenze veramente inquietanti, si ritrovò con una disposizione di perizia psichiatrica a suo carico, che si concluse con la semi infermità mentale, determinata da sindromi ossessive.
Ad ogni evento riconduceva numeri, date, ricorrenze, e quanto altro lo aveva posto in una condizione tale di schiavitù psicologica, al punto da rovinarsi la vita, la professione e la credibilità.

La “Rosa Rossa” è una realtà, ma grazie a Dio non è la protagonista del libero arbitrio dell’uomo, e quando attiva meccanismi come il plagio, il controllo mentale a distanza, è pur vero che se riesce nei propri intenti è perché trova un terreno già fertile, manipolabile, suggestionabile, infarcito di filosofie che spesso tendono a dissociare il pensiero dall’anima fino a perdere il controllo della propria mente, dei riflessi attentivi e cadere in quella cultura del sospetto che ci fa vedere ovunque mostri e rose rosse…


Didascalia immagini

1. Disegno Pacciani;

2. Disegno Pacciani;

3. Copertina libro Aurelio Mattei "Coniglio il Martedì..."

4. Copertina libro Ruggero Perugini "Un uomo abbastanza normale"

5. Immagine con parole di Gustavo Rol

6. da http://hoteldeiprati.blogspot.com, dipinto di Enrico Bovi

Fonte tratta dal sito .

domenica 8 febbraio 2026

CHE COS’E’ L’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO.

 

ESCLUSIVA … IN PRIMO PIANO
DI GABRIELLA CARLIZZI

L’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO: CHE COS’E’, CHI VI PUO’ ESSERE INIZIATO, DOVE AVVENGONO I RECLUTAMENTI E CON QUALI MODALITA’, COME OPERANO, DOVE STA’ LA CENTRALE, QUANTI DECENTRAMENTI VI SONO NEL MONDO, COME DIALOGANO GLI ADEPTI, COME FORMANO I CODICI UTILI PER L’ATTUAZIONE DEL CONTROLLO MENTALE A DISTANZA E L’ESECUZIOE DI DELITTI O IL CONSEGUIMENTO DI DIFFERENTI FINALITA’.

QUALCHE ESEMPIO PRATICO.
GLI STRUMENTI DELLA GIUSTIZIA.

CHE COS’E’ L’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO.

Partiamo innanzitutto da un dato storico, così come risulta nella letteratura ufficiale.
Esiste veramente l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato?
Si, questo Ordine esiste e assunse fin dalla sua origine, caratteristiche proprie, e tali da non poter essere di fatto considerato come una emanazione di altri Ordini massonici esoterici, nonostante sembrò derivare dal più ampio contesto della Magia della Gold Dawn, confondendosi al fine di depistare, con i Rosacroce.

Depistare chi e da che cosa?
Questo Ordine esoterico, sarà successivamente definito come il più crudele per i suoi rituali segreti, tutti impostati sul sacrificio umano, e sulla cosiddetta medicina alternativa in tema di malattia mentale e malattia sessuale.

 

Il fondatore e protagonista di questo Ordine fu Arthur Edward Waite, mago,massone ed esoterista dei nostri tempi, giacchè visse fino al 1942.

Costui proveniva da una formazione Rosicruciana, ma entrò in un insanabile conflitto quando con determinazione, non solo aprì l’Ordine Indipendente e Rettificato alle donne, ma stabilì per gli adepti uomini che l’iniziazione esoterica doveva necessariamente essere un tutt’uno con l’iniziazione massonica, e su tale elemento, cui seguì un aspro scontro, Waite uscì dalla Golden Dawn e nel 1903 costituì l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato, ponendo per gli uomini che ne avrebbero fatto parte l’obbligatorietà di essere massoni.

Questo Ordine, attraverso molte “rettifiche”, nel tempo diventerà quella Schola Esoterica criminale, che noi definiamo comunemente “Rosa Rossa”.

Lo scontro tra Waite e alcuni dirigenti della Golden Dawn vide episodi addirittura cruenti, qualcuno fu ucciso, e i motivi di questa “guerra” erano riconducibili al sospetto che Waite nell’uscire dalla Golden Dawn si fosse appropriato dei manuali segreti della magia cerimoniale, tradendo così le pratiche degli adepti con il rischio di vanificare l’efficacia dei riti stessi che è tale solo se segreta e riservata ai celebranti.
Nessun adepto sarebbe entrato mai nei misteri della Golden Dawn, e coloro che li ereditavano a causa della morte di uno o più di uno dei dirigenti, avrebbero dovuto prestare giuramento di fedeltà, pena la loro stessa uccisione.

Waite fu abilissimo dunque nel gestire lo scontro, convincendo i suoi avversari che la fondazione di un nuovo Ordine altro non era che una esigenza di maggiore indipendenza, ma che comunque le sue radici restavano Rosicruciane e nella Golden Dawn.

La pericolosità di Waite si nascondeva invece nel suo pensiero, quando iniziò a maturare il limite della cosiddetta magia-cerimoniale rispetto ad una magia di tipo “mistico”

Dunque l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato si configurerà grazie anche alla presenza delle donne in una “falsa e ingannevole”affiliazione massonico esoterica con spiccate caratteristiche mistiche e cristianeggianti.

Solo apparentemente Waite, onde placare l’ira dei capi della Golden Dawn continuava ad utilizzare la Cabala e i Tarocchi, ma erano strumenti già archiviati dal suo pensiero che diveniva nel tempo pericolosissimo per quanto sfuggente, mutevole nella pratica, molto simile ad un caleidoscopio.

In tal modo Waite con il suo nuovo Ordine abbracciava una vastissima area di fedeli e aspiranti adepti, sia per la presenza delle donne sia perché l’ affiliazione alla sua Schola esoterica non determinava alcun conflitto di tipo religioso per i cattolici e i cristiani desiderosi di meglio approfondire perfino i misteri della loro fede.

Addirittura nelle pratiche di Waite paramenti e rituali erano assai simili alla liturgia cattolica, ottenendo uno straordinario successo, definito un “Grande” un “Magnifico Ritualista”.
Sempre attento, tuttavia, onde non tradire la sua realtà se si fosse trovato in presenza di un appartenente alla Golden Dawn, a mettere in bella mostra i Tarocchi, elemento da cui si era invece definitivamente distaccato.

In definitiva potremmo definire Waite, nel campo dell’occulto e della Massoneria, un uomo dalla doppia vita, e solo così scampò ad una morte violenta.

Intanto, la dottrina dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato grazie proprio alla apparente serenità e religiosità dei concetti teorici, si estendeva soprattutto in Italia, divenendo così uno “specchietto per le allodole”, giacchè nessuno immaginava che proprio in quella tendenza mistica e cristianeggiante si sarebbe trovata la “giustificazione” del “sacrificio umano” in nome di una ragione superiore, si sarebbe riusciti a decolpevolizzare a livello coscienziale la “manovalanza” che per garantirsi l’iniziazione nell’Ordine avrebbe dovuto accettare di compiere delitti di ogni genere.

Quando Waite nel 1942 morirà, già le sue dottrine avevano contagiato e invaso le aree di aderenti all’occultismo più in generale, specialmente in Italia, ma in particolar modo a Firenze per i rituali più specificamente esoterici, e a Perugia ove tutto confluiva nella Massoneria, una Massoneria dedita all’occultismo mediante le pratiche terapeutiche riservate ad adepti le cui malattie non ottenevano alcun beneficio dalla medicina tradizionale.

Per circa venticinque anni, dopo la morte di Waite vi fu una grande e voluta confusione nella lotta tra gruppi che pur modificando qualcosa si ritenevano i prosecutori del Maestro.

Perfino negli Stati Uniti, ove Waite nacque e in Inghilterra ove si trasferì con la mamma rimasta vedova, rivendicarono la paternità del suo pensiero esoterico, e furono proprio i due primi Templi dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato , americano ed inglese, a dare vita a più di una Schola Esoterica destinata alla immortalità di una dottrina apparentemente innocua ma dalle finalità pericolosissime.

Questo Ordine riusciva a mimetizzarsi infiltrandosi all’interno dei vari gruppi magici esoterici e delle logge massoniche, così da essere irriconoscibile nella sua vera identità, ogni qual volta al proprio interno per questioni di rivalità e di potere si attuavano efferati delitti.

A Firenze, città magica, assai più di quel che si dice di Torino, la “Rosa Rossa” entrò e si camuffò all’interno di sette segrete, e più tardi anche nel ben noto Cerchio Firenze 77, fino a ristabilire la propria origine e identità anche all’interno dell’insegnamento lasciato dal Conte Umberto Amedeo Alberti di Catenaia, (Erim) cui anche Wait ne era un estimatore dei suoi insegnamenti, tutti categoricamente impostati su rituali cruenti, veri sacrifici umani comprensivi della asportazione di parti anatomiche alle vittime, feticci che divenivano l’Ostia nel corso di una celebrazione simile alla celebrazione eucaristica della religione cattolica.

A Perugia, un famosissimo medico che non interruppe mai la professione, era in realtà un Gran Maestro dell’ordine Ermetico, e studiò a fondo le dottrine e i rituali di Waite e di Alberti di Catenaia, fino ad essere egli stesso l’autore dei Manuali di Magia Sessuale.

A lui si rivolgevano persone della “Perugia-bene”, con problemi prevalentemente sessuali. Il medico, professor Brunelli (come mago si faceva chiamare Nebo), presso il suo studio curava e disponeva con strumenti esoterici il soggetto per una iniziazione all’interno dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato, onde passare alla terapia pratica che sarebbe stata attuata nel Tempio in prossimità di Firenze.

 

CHI PUO’ ESSERE INIZIATO ALL’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO.

Possiamo oggi dire, anche sulla base delle risultanze delle indagini svolte su questa organizzazione, che sono ammessi all’Iniziazione solo personaggi molto facoltosi, di elevato grado di cultura, con un quoziente intellettivo vicino alla genialità, persone che hanno superato la soglia dei cosiddetti comuni mortali ma che al di là di qualunque codice istituzionale o morale concepiscono l’attuazione di un male per un fine considerato di bene, nell’interesse o dell’adepto o della Schola Esoterica.

La componente comune degli aspiranti deve essere necessariamente un problema psico-fisico-sessuale, poiché questo elemento consente ai dirigenti della Schola di tenere “agganciato” l’adepto a qualunque ricatto nel caso si presentino problemi di natura giudiziaria o scandalistica.

L’aspirante viene di solito presentato da due personalità tra il settimo e il nono livello della Schola, una struttura piramidale che contempla dieci livelli.

Possono essere affiliati medici, letterati, economisti, bancari, cariche istituzionali di grande rilievo, artisti, scienziati.

Se si appartiene già ad una Loggia massonica, l’aspirante deve mettersi “in sonno”, e chiedere di essere ammesso alla Loggia massonica coperta della Schola, una Loggia italo-americana, con frange inglesi e francesi.

Attenzione.
Molti esperti e autori famosi di libri sulla magia, l’esoterismo e la massoneria, sono in realtà adepti di questa Schola, e nelle trattazioni svolgono un attento lavoro di depistaggio in modo che nessuno possa mai avvicinarsi o conoscere i segreti dei rituali e dei codici.

 

DOVE AVVENGONO I RECLUTAMENTI E CON QUALI MODALITA’.

Un interesse primario dei dirigenti di questa Schola Esoterica internazionale, è garantirne la continuità nel tempo, e a tale scopo molti adepti vengono distribuiti nel mondo con il compito di “reclutare” soggetti idonei a questa realtà.

Gli addetti al “reclutamento” sono nella maggior parte dei casi docenti universitari, uomini anche di potere nell’universo della cultura e che godono di fama e di stima.

Persone che per esigenze professionali girano il mondo e sempre presenti sui mass media.

Le discipline universitarie ove si preferisce individuare le “reclute”, sono la Filosofia, la Psicologia, la Scienza della Comunicazione, la Teologia, la Psichiatria.

Tale scelta non è casuale, in quanto queste discipline per la Schola Esoterica hanno una doppia importanza: una di merito, per gli insegnamenti connessi, l’altra perché in tutte queste Facoltà è prevista la somministrazione di test.

E’ questo un aspetto molto inquietante, e per il quale io stessa ho presentato una articolata relazione al Ministro competente in Italia, ma anche in sede di Commissione Europea.

Infatti, i giovani studenti cui viene somministrato un qualunque test, pensano che sia normale all’interno del corso di studi prescelto, ma non hanno alcuna esperienza sulla natura di quel test, non sanno riconoscerne all’interno gli elementi capaci di modificare e manipolare il proprio pensiero, sono pertanto ignari di essere sottoposti ad un vero e proprio lavaggio del cervello.

I sintomi sono uguali per tutti.

Stato confusionale, demotivazione a quel tipo di studi, ricorso all’aiuto di un docente.
Ed ecco che lo studente è in trappola, si affida totalmente al “Maestro”, perde gradualmente la coscienza del sé, e senza accorgersene entra a far parte di realtà che lo fanno sentire importante, gli conferiscono un ruolo, lo facilitano nel superamento degli esami, gli spianano, per così dire, la strada verso mete da cui non potrà tornare indietro.

Abbiamo ad esempio una nota organizzazione che prevede lo scambio di studenti tra un Paese e l’altro, ebbene questa organizzazione fu ispirata per gli scopi della “Rosa Rossa”.

 

COME OPERANO GLI ADEPTI DELL’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO.

Per capire come operano gli adepti di grado dirigenziale della Schola Esoterica, è necessario conoscere quali sono i loro obiettivi.

Riflettendo sulle Facoltà universitarie prescelte per i reclutamenti, non è difficile individuare gli obiettivi più sensibili cui la “Rosa Rossa” intende direzionare il proprio operato.
Infatti, la “Rosa Rossa” essendo anche un Ordine massonico non può prescindere dal controllo delle aree di potere, quali i Governi, l’Economia mondiale, la Comunicazione e i Mass media, ma anche la Medicina, sia quella che “pilotando i virus” regola il mercato delle multinazionali, sia quella che suggerisce (Psichiatria) metodi di lavaggio dei cervelli attraverso la Pubblicità di prodotti ben studiati.

Un esempio già trattato da Pamio, sono alcuni dentifrici con elevata dose di fluoro, sostanza che riduce i riflessi attentivi del cervello.

Il “modus operandi” per le finalità legate al Potere in assoluto, ricalca in gran parte il sistema piduista: reclutamento, addestramento, inserimenti nel posto giusto al momento giusto.
Requisito fondamentale per tutti gli adepti, è l’essere ricattabili per una qualunque ragione o esperienza di vita.

Ciò garantisce la Schola da possibili “tradimenti”.

Il tradimento nella “Rosa Rossa” viene considerato al pari di quello che usiamo definire “Alto Tradimento”, in quanto gli adepti sono militari nell’ambito di una organizzazione similabile alle “Forze Armate”, nel vero senso del termine.

Per le finalità “terapeutiche”, la “Rosa Rossa”, una volta iniziato l’adepto, questi viene convocato dai dirigenti del Tempio cui fa riferimento, e inviato ad esporre le proprie difficoltà psico-fisiche o problematiche nei rapporti relazionali all’interno del “piccolo gruppo”, cioè la famiglia, madre, padre, figlio, marito , moglie ecc.

A seconda del grado di patologia, i dirigenti della “Rosa Rossa” propongono la “terapia” che consiste nel disporre un rito personalizzato, o una serie di riti.

Ma per la celebrazione del rito, occorrono quasi sempre degli “ingredienti” che deve procurare l’adepto, anche per dimostrare la propria convinzione a ricorrere a questa sorta di “medicina alternativa”.

Gli “ingredienti” devono necessariamente provenire da un crimine.

Quali possono essere questi ingredienti?

Ve ne sono di tre tipi.

Il frutto di una rapina, denaro, gioielli, droga.
Il rapimenti di un bambino.
Parti anatomiche asportate da persone uccise.

L’adepto assume pertanto il mandato utile alla propria “guarigione” o meglio “sospensione del male”.

Deve riferire luogo, tempo e modalità dell’esecuzione del mandato, in modo che un delegato dei dirigenti della Schola, possa documentare tutto, e imprigionare così ad vitam l’adepto mediante l’arma del ricatto.

Una volta consegnato ai dirigenti della Schola Esoterica l’ingrediente , all’adepto viene chiesto il versamento della metà del compenso stabilito per la terapia.
L’altra metà sarà versata quando si dichiarerà “guarito” il poveretto o la poveretta, che in realtà crederà solamente di essere “guarito”, dopo un lungo rituale di ipnosi che cancellerà la memoria e la cognizione della malattia stessa.

Vale a dire che se ad esempio il soggetto è un uomo impotente, pur restando tale, non vivrà più la malattia come un problema, perderà la cognizione del problema stesso.
Idem se una donna è sterile, e via dicendo.

Quando la problematica ha radici antiche, che si collocano tra l’infanzia e l’adolescenza, e sono relative al rapporto madre-figlio o uomo-donna, la terapia richiede quasi sempre un sacrificio umano con caratteristiche simboliche specifiche per il problema dell’adepto.

 

DOVE STA LA CENTRALE DELL’ORDINE DELLA ROSA ROSSA E DELLA CROCE D’ORO INDIPENDENTE E RETTIFICATO, E QUANTI SONO I DECENTRAMENTI NEL MONDO.

La centrale per motivi di origine legati alla nascita del fondatore di questa Schola Esoterica, Waite, si trova appunto negli Stati Uniti, con ben ventuno Templi, e la sua prima succursale è a Londra, con undici Templi in tutta l’Inghilterra.
Viene poi la Francia, con cinque Templi, di cui il più attivo è a Perpignan.
Di seguito l’Italia, con quattro Templi, la Germania con tre Templi, il Brasile con due Templi, l’Egitto con due Templi.
In ogni Tempio vi sono i corsi di formazione per il potenziamento dei poteri della mente.

 

COME DIALOGANO GLI ADEPTI

La disciplina di base dei corsi di formazione è l’ “Ascolto del silenzio”.

L’adepto imparerà a riconoscere le vibrazioni magnetiche che sono nell’aria, e allenerà l’udito a modulare queste vibrazioni, o onde, codificandone dei suoni che utilizzerà poi come le note di uno strumento musicale.

Questa disciplina è complementare al potenziamento dei poteri della mente, in quanto una volta “catturato” il pentagramma è l’impulso del cervello che trasmette al destinatario del “messaggio” una determinata vibrazione, insomma il destinatario sa che lo stanno chiamando.

A sua volta, secondo la propria specificità professionale, risponderà in “codice” servendosi degli strumenti a lui congeniali, usuali.

Ad esempio se è un giornalista, utilizzerà i codici che la Schola prevede nell’ambito del giornalismo relativamente ad alcune testate internazionali.

 

COME FORMANO I CODICI UTILI PER L’ATTUAZIONE DEL CONTROLLO MENTALE A DISTANZA E L’ESECUZIOE DI DELITTI O IL CONSEGUIMENTO DI DIFFERENTI FINALITA’.

L’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro Indipendente e Rettificato, in conformità con la sua denominazione, rettifica, cioè modifica i codici continuamente, di volta in volta, onde non consentire che vengano decriptati facilmente.

Naturalmente dispongono di una serie di codici, tutti differenti tra di loro, e che gli adepti devono conoscere necessariamente.

Il dialogo in codice avviene suo mass media, nella pubblicità, nei brani musicali, nella narrativa, nella rappresentazione cinematografica e televisiva, nella collocazione in un determinato tempo del codice, nelle banconote universali.

Pertanto, quando si decide che è necessario un delitto, una strage, un attentato, su questi strumenti veicolano i messaggi in codice in modo che tutti gli adepti mettano in funzione ciascuno i “poteri della mente”.

Avviene dunque una concentrazione paurosa di magnetismo che anche da più parti del mondo, direziona le onde verso l’obiettivo da controllare.

E’ anche vero che tale obiettivo umano deve contenere a sua volte un codice rispondente a ciò che si vuole ottenere.

A tal fine, si contatta la Centrale primaria, ove esiste un “cervellone” che immagazzina milioni di dati.
Si richiamano pertanto dal “cervellone” i dati conformi alla esigenza del momento.

Ad esempio un nome che richiami la giustizia, un numero simbolico, una data contenente a sua volta un simbolismo legato alla dottrina della Schola Esoterica, e così via.

Il “cervellone” cerca nella propria banca dati e tira fuori uno o più soggetti realmente esistenti che senza saperlo contengono il codice perfetto che “giustifica” l’esigenza di un determinato crimine.

 

QUALCHE ESEMPIO PRATICO.
Questo capitolo, affinchè la mia trattazione non appaia precostituita con esempi scelti ad hoc, è aperto a tutti gli eventuali casi che i lettori proporranno per una analisi attinente alla mia esposizione.

Mi limito solo a ricordare che sotto il dominio della “Rosa Rossa” rientrano stragi di Stato, attentati, delitti efferati, Governi dal potere assoluto e non relativo, ma è anche vero, che in tale globale ambito, è necessario un responsabile discernimento prima di firmare un qualunque evento “Rosa Rossa”.

 

GLI STRUMENTI DELLA GIUSTIZIA
In molti Paesi del mondo, gli operatori della Giustizia sono attenti a un gran numero di eventi, considerandoli anche sotto questo profilo, nuovo per la scienza della investigazione, per quanto antico nel tempo.

Io stessa, già da molti anni, sono consultata da apparati preposti alla ricerca della verità, per la decriptazione di taluni “Messaggi” che compaiono su riviste, periodici, o anche “romanzi” che non sono romanzi, ma solo veicoli di avvertimenti e ricatti.

In tutto questo, nulla c’entra la “veggenza” o la “sensitività”, questa realtà, dal momento in cui fu presa in seria considerazione nell’ambito dei delitti del Mostro di Firenze, è una realtà scientifica, con riscontri oggettivi, e frutto di “trappole” o infiltrazioni in particolari ambienti.

Se gli inquirenti l’hanno presa in seri considerazione, è perché non è entrata in gioco nemmeno lontanamente la valutazione della mia credibilità, ma sui loro tavoli sono finite centinaia di registrazioni, audiovisive, e documenti, di fronte ai quali , il problema di una testimone più o meno credibile, non si è mai posto.

Mi risulta che siano stati organizzati dai Ministeri preposti, centri operativi impegnati a comprendere questo nuovo tipo di analisi del crimine, e pertanto penso che si sia fatto un grande passo avanti.

Lo Stato, se vuole, può ancora esserci.

Fonte tratta dal sito .

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