giovedì 12 febbraio 2026

IL DELITTO DI COGNE

 DELITTO COGNE

UN DOCUMENTO SCONCERTANTE...
IN ESCLUSIVA PROPONIAMO AI LETTORI UN DOCUMENTO SCONCERTANTE AL PUNTO DA SCATENARE ALL’EPOCA DEI FATTI SINGOLARI DI CUI FU PROTAGONISTA GANRIELLA CARLIZZI, L’IRA DELL’AVVOCATO TAORMINA, CHE “MINACCIO’” DI FAR CHIUDERE LA TESTATA DEL GIORNALE, SE AVESSERO PUBBLICATO QUANTO DISSE STEFANO LORENZI SENZA SAPERE DI ESSERE INTERCETTATO IN ATTI DI UNA DIVERSA INCHIESTA....L’INCONTRO AVVENNE ALL’HOTEL PARCO DI MONTEACUTO IL 16/03/2002....
COGNE: UN DELITTO ANNUNCIATO

E’ d’obbligo fare una premessa, anche per comprendere in seguito i punti oscuri che possono determinare in un soggetto apparentemente sano, deliiti inspiegabili, privi di movente da parte di chi li commette, deltti efferati che vengono indotti a distanza, mediante tecniche sofisticate tali da esercitare su chi ne è ignaro, ciò che si chiama “il controllo delle menti”, fino a detreminare un impulso omicidiario, che szeppure presenta le caratteristiche del raptus di follia, da un punto di vista scientifico lo si può definire un impulso scatenato da ipnosi a distanza.

No, non stiamo parlando di fantascienza, ma come risulta da una casistitica di ricerca approfondita in una sfera pressochè sconosciuta e che Gabriella Carlizzi analizza da anni, la maggior parte di delitti inspiegabili, nel loro movente vanno ricercati all’interno di un settore che si avvale del potenziamento dei poteri della mente con strumenti esoterici, e di esercitazioni atraverso somministrazioni di test illegali su personaggi che mostrano particolare recettività come rice-trasmittenti, da un polo all’altro, da una sfera cerebrale a quella di un altro, stabilendo un campo magnetico sulla cui griglia scorrono onde munite del “comando” da eseguire.
Ed ecco che il soggetto ricevente da sfogo a quella che poi, quando lo confessano, definisce “una forza superiore e interna cui non ho potuto resistere, un forza che mi comandava di uccidere..”
Il discorso sarebbe assi più ampio e sicuramente sarà sviluppato sulle pagine di questo sito, ma anche con alcne pubblcazini che editerà la nostra Casa Editrice Mond&editori srl, tuttavia questa breve premessa, nell’affrontare il caso del delitto di Cogne, caso a nostro avviso destinato ad essere ridiscusso, è d’obbligo per quanto svelai, io stessa, ad un Magistrato ben dieci giorni prima di tanto orrore, a Perugia, dopo due giorni durante i quali avevo spiegato il terribile fenomeno che si manifestava nei più svariati ambiti della criminalità avvalendosi di codici segreti e criptati nei massmadia, o in altri veicoli universali. Nel salutarci, dopo due giorni di interrogatorio, l’Inquirente mi chiese: “Signora Carlizzi, secondo la sua decriptazione, cosa dobbiamo attenderci a breve, da questa “organizzazione” che sembra avere una base operativa su un altro pianeta?”
Ed io: “Dottore, in realtà l’organizzazione ha aperto in tutto il mondo ben 49 scuole di altissimo livello, la cui finalità è appunto il controllo delle menti a distanza tra soggetti diversi. In ogni caso, posso dirle che nei prossimi giorni, sarà ucciso un bambino, maschio, al di sotto dei cinque anni e che attualmente vive in un posto che simbolicamente chiamano il “Paradiso”...Questo bambino ha un nome biblico...”
E il Magistrato, in presenza di due dei suoi uomini della PG, incalzò:” E perchè dovrebbero uccidere questo bambino?” Risposi: “Il movente non sarà nella mano di chi eseguirà il delitto, bensì sarà un’offerta sacrificale che lorganizzazione “offrirà” ad una divinità esoterica , non satanica, per avere protezioni giudiziarie nell’ambito di un’inchiesta che è sotto i riflettori di tutto il mondo, e che vede quali responsabili e pluriomicidi un gruppo di insospettabili, personaggi noti nel campo della cultura, dell’arte, della scienza ma che tutti hanno in comune un vissuto di devianze a livello mentale e sessuale”.
Trascorsero pochi giorni, e la voce del Magistrato al telefono, era tremante, inorridita.... “Signora Cralizzi, si è verificato quel delitto di cui lei mi anticipò, ricorda? La vittima è tale e quale a come lei me la descrisse, compreso il nome biblico, Samuele.... e lei sa, chi era Samuele nella Bibbia vero?”
“No dottore, in questo momento non mi sovviene...”
“Era proprio un Giudice..... Lei mi disse che questo delitto sarebbe servito quale offerta per evitare guai giudiziari, se ben ricordo..”
“Esattamente dottore. Ora mi faccia decriptare il codice, poi fornirò a lei o ai Magistrati di Aosta informazioni che si riveleranno utili...”.
Ed effettivamente iniziò tra me e alcuni “addetti ai lavori” un fitto scambio di telefonate e di fax i cui elementi conducevano fin dall’inizio ad individuare come “ignara manovalanza” del delitto Anna Maria Franzoni, ma anche chi intorno a lei, si era consapevolmente reso complice, e che lei ha sempre “coperto”... almeno fino ad ora.
Evidentemente dovevo entrare anche in questo ennesimo caso giudiziario, così come per tanti altri, senza che dipendesse da un mio preciso interesse, ma tutto avveniva ai iei occhi come casuale.
Tutti sanno che in quel periodo la grande stampa parlava di me, quale “supertestimone” nell’inchiesta sul cosiddetto “Mostro di Firenze” inchiesta che all’epoca aveva sposato in pieno la pista per così dire esoterica.
E fu in tale ambito, che d’accordo con gli inquirenti, dovetti prestarmi ad una “trappola” accettando di partecipare ad un incontro e ad un pranzo un pranzo, persso il Park Hotel di Monetacuto, ove avrei incontrato un “testimone ex Sismi” e i suoi due difensori, l’avvocato Bezicheri del Foro di Bologna e l’avvocato Roversi.
Naturalmente gli uomini del Gides, coordinati dal dottor Giuttari e da me avvertiti il giorno prima, avevano provveduto a predisporre ogni strumento investigativo capace di documentare l’incontro, ma anche il seguito di quella giornata che non dimenticherò mai.
Infatti , non appena il “testimone ex Sismi” si congedò, i due avvocati mi pregarono di restare in quanto avevano predisposto un ulteriore incontro, con due persone che pur essendo sotto i riflettori di tutto il mondo, nessun organo nè della carta stampata nè delle televisoni erano riusciti ad avvicinare, e chi si spinse un pò di più, finì all’ospedale e con la macchina fotografica a pezzi, per come reagì uno dei diretti interessati, considerato nella zona un vero e proprio “boss”.
Fu così che mi trovai davanti Stefano Lorenzi e suo suocero.
Mi venne istintivo abbracciare Stefano, mentre salutai con una gelida stretta di mano il padre di Anna Maria.
Era proprio il giorno in cui in quelle stesse ore si stava svolgendo il primo interrogatorio in carcere della mamma di Samuele, assistita all’epoca ancora dall’avvocato Grosso.
I due avvocati, introdussero il discorso, con il pieno disappunto che non mancai successivamente di rimarcare in privato, giustificando che avevano ritenuto di presentarmi a Lorenzi e Franzoni, in quanto io ero per conto del loro studio legale, una delle più quotate esperte in indagini difensive per la specificità relativa a crimini con caratteristiche di magia, esoterismo, satanismo e quanto, a loro avviso, avrebbe dovuto essere l’unica strategia per sollevare Anna Maria da una imputazione di omicidio di primo grado o quanto comunque l’avrebbe portata verso una sentenza di condanna all’ergastolo.
A questo punto, preferisco ripercorrere quell’incontro attraverso quanto fu riportato dal quotidiano “Il Giornale D’Italia” a cura di Maria Antonietta Spadorcia, alla quale consegnai le registrazioni di quanto fu detto in quell’occasione, registrazioni documentate dagli stessi strumenti che il dottor Giuttari aveva fatto predisporre per l’incontro con il “testimone –ex Sismi”, e che pertanto restarono lì come intercettazioni ambientali finchè io non me ne andai, per poi essere riprese dagli “addetti ai lavori” della Polizia Giudiziaria.
Sul “Il Giornale D’Italia” di lunedì 16 Settembre, in prima pagina comparve un servizio che scosse l’intera pubblica opinione, oltre che la fribonda ira dell’Avvocato Taormina, smentito poi dal suo stesso collega e collaboratore.

Ecco l’articolo :

DELITTO DI COGNE: PUBBLICHIAMO TUTTI I RETROSCENA DI UN INCONTRO
TENUTO FINORA SEGRETO

UNA DOMANDA PESANTE COME IL PIOMBO


STEFANO LORENZI CHIESE: “POTREBBE ESSERE STATA ANCHE ANNA MARIA?”


Un incontro segreto tra il marito e il padre di Anna Maria Franzoni, la mamma del piccolo Samuele ucciso a Cogne il 30 gennaio scorso, due avvocati e una studiosa di esoterismo.

Ricostruito con documenti scritti ed audio ciò che avvenne il 16 marzo all’Hotel Parco di Pianoro.

Era il giorno del primo interrogatorio in carcere della donna. L’inchiesta, anticipata da un’Agenzia di Stampa, è stata definita dall’Avvocato Taormina, difensore della Franzoni, opera di “sciacallaggio”, prima ancora della ubblicazione. Ma il legale di Lorenzi, Francesco Maisano, ha confermato l’incontro.

Dalla pagina 2 del “Il Giornale D’Italia del 15 Settembre 2002


INCHIESTA ESCLUSIVA: A COGNE SI FA STRADA LA PISTA SATANICA


RETROSCENA

DI UN INCONTRO

SEGRETO


L’ISTINTIVA REAZIONE DI STEFANO LORENZI: ”POTREBBE ESSERE STATA ANCHE

ANNA MARIA?”

A CURA DI MARIA ANTONIETTA SPADORCIA

Ci sono due storie che si sono incontrate per un attimo. Uno solo. Si sono incontrate il 16 Marzo scorso all’Hotel Parco di Pianoro. Perchè ne parliamo oggi a distanza di tempo? Per dovere di cronaca, per contribuire a far luce su un fatto di rilevanza nazionale. Nulla viene sbandierato a caso. Quello che ora racconteremo è la cronaca di un fatto che parla ancora di Cogne e dell’omicidio del piccolo Samuele. Ma prima è necessaria una premessa.

GIANFRANCO MANDELLI
E I “REPERTI”
SUL MOSTRO DI FIRENZE

Gabriella Carlizzi è nota alle cronache. E’ una di quelle donne che hanno una convinzione e la portano avanti fino in fondo. Tanto da mettere le mani e gli occhi su una setta satanica, che poi venne ricondotta, tra le altre piste, a quella del Mostro di Firenze. Mesi di indagini, collaborazioni con le Procure del centro Italia, registrazioni telefoniche e un incontro organizzato dall’avvocato Marcantonio Bezicheri e da un suo ex collega Giovanni Roversi.

Ex, perchè “per problemi con alcuni clienti”, come ci ha detto Bezicheri, fu radiato dall’albo e ora svolge il ruolo di “ragazzo di studio”. E da “bravo ragazzo” organizzò insieme al legale bolognese una sorta di meeting all’Htel Parco di Pianoro.

L’interlocutore importante era Gianfranco Mandelli, uomo chiave nell’inchiesta sul Mostro di Firenze. Il perchè di quell’incontro è in un fax che proprio Roversi spedì alla Carlizzi:

Con la presente sono a chiarire che l’avvocato Bezicheri ebbe a rivolgersi a lei, in quanto sollecitato dal Mandelli a reperire persona o Ente che potesse coadiuvarlo nel reperimento e acquisizione di reperti che, a detta dello stesso, sarebbero di essenziale importanza in alcune inchieste, ma che lo stesso dovrebbe recuperare all’estero in luogo sicuro e da lui soltanto conosciuto”.

Dunque l’incontro.

Tra i presenti, intorno ad un tavolo da pranzo imbandito c’era anche Checco Ruggeri, di professione panettiere, amico di Mandelli... e non solo di lui.

Questo racconto sarà pieno di perchè, ci scuserete, ma lo abbiamo ricostruito pezzo dopo pezzo e cerchiamo di renderlo il più chiaro possibile.

La domanda è: perchè la Carlizzi? Beh, nell’inchiesta sul Mostro di Firenze, la traccia esoterica, le setta di cui vi parliamo nel pezzo in basso, è stata frutto dei suoi studi su codici segreti. Tutto questo avveniva il 16 Marzo. Il delitto di Cogne si era consumato un mese e mezzo prima e il 14 la mamma di Sammy era stata arrestata.

STEFANO LORENZI
E GIORGIO FRANZONI
A COLLOQUIO

CON GABRIELLA CARLIZZI

Lo stesso giorno, nello stesso posto, l’avvocato Bezicheri e Giovanni Roversi, prepararono una “sorpresa” alla Carlizzi.

Lei lo racconta così: “ Verso le ore 17 circa, poichè si era concluso l’incontro con le altre persone di cui ho già riferito all’A.G. competente , l’avvocato Bezicheri e Roversi invitavano me e mio marito a trattenersi ancora in quanto io avrei dovuto incontrare altre persone. Con mio stupore venivano introdotti nella saletta riservata il signor Stefano Lorenzi e il signor Giorgio Franzoni”

Perchè? Era un momento difficile per la famiglia di Anna Maria: prima solo dubbi su di lei, poi ufficialmente indagata.

Non bastava il lavoro del difensore, bisognava seguire tutte le piste per arrivare alla verità.

E una di queste era quella satanica. Ad avvalorarla c’era un elemento raccontato proprio da Stefano: “ La sera prima dell’omicidio, davanti alla viletta di Cogne, lui e la moglie avevano notato delle gocce di sangue a forma di cerchio. Altro sangue era stato trovato in garage.

Una follia? Un altro fatto sconcertante era stato riferito dalla stessa Carlizzi una settimana prima del massacro di Sammy ad un Magistrato: “Ho trovato un altro codice. Uccideranno un bambino, al di sotto dei cinque anni, e con un nome biblico e vicino al Paradiso”.

E aveva aggiunto: “Lo scopo è quello di avere protezione dai guai giudiziari”.

In una lettura del fenomeno il nome Samuele non solo è biblico ma è anche quello di uno dei Giudici. Simbolismo a parte, Stefano e Giorgio, avevano voluto avere dalla signora delle spiegazioni su questi fenomeni.

E allora immaginiamola quella porta che si apriva, usciva Mandelli, usciva Ruggeri e si fermava. “Giorgio, che ci fai qui?”. Poi un lungo abbraccio tra i due.Checco, il panettiere di Monzuno, amico anche del papà di Anna Maria? “Verissimo”, ci dice oggi al telefono dopo un attimo di smarrimento. Ed eccolo Stefano, imbarazzato, un pò nervoso, così almeno lo descrive la Carlizzi. E poi Giorgio, l’uomo forte “scettico”, “ostile”, ( le impressioni le potrete leggere nella telefonata tra Gbariella Carlizzi e Giovanni Roversi del 20 Marzo, riportata nella scheda). Una lunga spiegazione, la teoria dell’ipnosi a distanza e Stefano che continuava a tormentarsi le mani: “Signora, sulla base della sua tesi, potrebbe davvero essere stato chiunque, anche Anna Maria?” .

Il quesito e la risposta secca: “Si”. Un attimo di smarrimento, altre domande, mentre continuava a prendere appunti su un blocchetto: “ Senza però esserne consapevole e senza essere pazza?”. Un’altra conferma. Si aprivano nuovi scenari. Stefano pensava, e poi:

“ E può succedere che un giorno ricordi tutto? Ma proprio tutto?”

Gabriella descrive così quel momento: “Si, rispondevo io, mentre a Stefano cominciavano a tremare le mani, tanto che io ho notato, guardandole, che non portava la fede nunziale”.

Altra spiegazione, la “materializzazione a distanza”, il “ponte psichico di controllo” che avrebbe potuto portare all’omicidio. Ma questo “ponte” si riferiva a “un’asse Bologna-Torino”. Questa la spiegazione della Carlizzi e Stefano ci pensava su: “ Di persone vicine a mia moglie di Torino c’è solo Ada, la psichiatra”.

Già, ma la Satragni che fine ha fatto?

LA TELEFONATA
CON GROSSO

Il 16 Marzo era anche il giorno del primo interrogatorio di Anna Maria in carcere. E l’avvocato Grosso chiamò Stefano. “ Quaranta minuti di telefonata – racconta Gabriella – lui con le spalle al muro, quasi accasciato su se stesso e continuava a ripetere: “Che ne sò delle letture di mia moglie?”. Poi parlano anche di lettere da firmare”.

Il resto è cronaca. L’unico commento di Lorenzi dopo la telefonata fu: “ Se l’è cavata benissimo, non ha avuto nemmeno una flessione di commozione”.

Ma Grosso sapeva di quell’incontro di Stefano con Bezicheri e la Carlizzi? Auspichiamo che Giudici Periti e Avvocati riescano a dare un volto all’assassino di Sammy.

Dalla pagina 4 del “Il Giornale D’Italia” del 15 Settembre 2002

LA TELEFONATA: DOPO L’INCONTRO LA CARLIZZI PARLA CON ROVERSI


LO SCONCERTO CORRE SUL FILO


Gabriella Carlizzi: "Quel giorno il cazziatone se lo prende pure... mi dovete mettere in una condizione...

Giovanni Roversi : Io... non prendere decisioni, io non so niente...

C: Aspetti un attimo... mi avete fatto trovare all'improvviso davanti Stefano e Giorgio Franzoni, tanto che io sono rimasta perchè avrei gradito... tanto ormai lei mi ha conosciuto come una persona schietta e... avrei gradito che almeno ni avesse avvertito. Mi sono trovata davanti a quei signori senza essere minimamente preparata ad incontrarli. Solamente qualche giorno prima avevo saputo telefonicamente dell'avv. Bezicheri che mi aveva detto : " Guarda che dopo che abbiamo finito questo incontro riservato, poi magari ci vediamo allo studio da me perchè mi ha telefonato la famiglia Lorenzi, però prima di assumere la difesa volevamo parlare un attimo con te". Questo io sapevo... invece di punto in bianco mi avete fatto incontrare con loro... e ho provato anche un certo imbarazzo nel senso che io mi ero davvero formalmente interessata al caso prima ancora addirittura che accadesse. E poteva esserci per esempio qualche incompatibilità perchè io non ho potuto dire loro in che termini ne sono interessata. Ma i risultati del codice scientifico cui facevo riferimento, danno risultati che hanno portato a delle risultanze che potrebbero la famiglia Lorenzi e Franzoni non essere d'accordo.

R: E comunque vede, io credo che ci sia una... veramente basilare.

C: Voi me lo dovevate dire.

R: ... anche l'avvocato Bezicheri mi sottolineava come la tesi manifestata sia poi la tesi che in gran parte affiora dal Vaticano, dal... come si chiama?

C: Dal Vaticano?

R: Sì, sì, sì. Perchè mi diceva che l'organo ufficiale di stampa del Vaticano ha già parlato due o tre volte di possibilità di...

C: ... ma questo io non lo so...... perchè io non conosco...

R.: L'Osservatore Romano...

C.: Non lo conosco

R.: ... ha già fatto due articoli sostenendo la possibilità di satanismo e cose così...

C.: Meno male che cominciano a ....

R. : Proprio ieri sera c'è stato un servizio, non mi ricordo dove, sul telegiornale, da qualche parte in cui si parlava dei vari esorcismi del Papa che sono stati gravissimi, eccettera, eccettera...

C.: Ma vede avvocato che è uscito fuori un particolare che nessuno sapeva, nemmeno i magistrati, credo. E' uscito il particolare circa le gocce di sangue. E' un particolare molto inquietante... ripeto, ero un pò frastronata perchè non mi aspettavo di incontrare Lorenzi e oltre tutto frastrornata lo sono stata per tutta la serata perchè, che cos'è successo? sulla via del ritorno mi ha raggiunto sul telefonino una giornalista di una grossa testata per dirmi: "Come mai tu non mi hai detto che hai incontrato i Lorenzi?"...

R.: La cosa strana è che anche a Bezicheri è arrivata una comunicazione di una giornalista: "Ma hai assunto l'incarico di Lorenzi?"... cosa che ...

C.: Ma io non ho ... che poi ero rimasta... certo che hanno voluto fare l'incontro riservato per il Mandelli, portare qui le persone che sono pedinate giorno e notte salla stampa...

R. : ma non è mai apparso il Mandelli ...

C. : ma io mi riferivo a Lorenzi... portare qui Lorenzi, dico, altro che riservatezza di incontro! I Lorenzi hanno tutta la stampa addosso, tanto che io dopo un'ora mi sono pentita... e non ho potuto negare le cose che avevamo già visto e probabilmente che avranno pure fotografato. Anche perchè a me mi conscono tutti, quindi questa cosa... mi hanno chiesto...gli avvocati Bezicheri e Roversi, probabilmente sono stati contattati... io non lo so ... mi sono trovata all'improvviso di fronte e certamente non lo immaginavo. Perchè era una qualche stampa a conoscenza che io prima che accadesse questa cosa me l'aspettavo con queste caratteristiche. E' formalizzato quindi... è con il magistrato e ci sono agli atti per quel che mi riguarda. Io sono entrata nel dettaglio tant'è che parlo di un punto di arrivo... lo dico consapevolmente. Ecco perchè dicevo: se me l'avesse detto prima io avrei esternato quello a cui sono arrivata attraverso il codice e voi avreste valutato se ci fossero delle incompatibilità tra il ruolo di un difensore o potenziale difensore... che deve vedere gli interessi e difende... e quello che.. .mi ha portato a determinate conclusioni... non so se mi sono spiegata.

R. : La cosa che per certo aspetto ci interessa... per prima cosa bisogna vedere come sono avvenuti fatti. Ora se queste cose sono avvenute sotto... non so... analizzerei in che modo sono avvenute.

C. : Non so se lei ha notato, lei è un attento osservatore, che le domande che mi rivolgeva Stefano Lorenzi erano impressionanti per quanto precise. Lei ne sarà accorto.

R. : Sì, certo

C. : ... ma quando siamo entrati nella fase in cui lui ha voluto sapere se il soggetto poi può ricordare all'improvviso, lei si è accorto che lui mi ha chiesto: "Ma proprio tutto ricorda?" E io istintivamente mi sono accorta...

R. : Ho coperto un pò di cose... un pò vagamente...

C. : Però ho notato che lui ha avvertito un pò di inquietudine, di paura, tanto che, questo te lo dico in confidenza, io mi sono accorta che gli tremavano un pò le mani. Aveva la penna con il blochetto e prendeva appunti... e poi guardandogli le mani perchè gli tremavano poi mi sono accorta, non porta la fede. Strano perchè loro si dichiarano una famiglia molto cattolica, molto ... avevo notato questo particolare che poi ho annotato nei miei appunti perchè per me queste cose ...

R. : Hanno la loro importanza ...

C. : Sì, hanno importanza. però lui, incalzava, a differenza del suocero che ...

R. : Sembrava ostile ...

C. : Scettico... il timore che non ha saputo ben nascondere Stefano forse perchè non era preparato all'affrontare quel tipo di discorso, il timore non era rivolto alla moglie. Era come se... la moglie nel ricordare tutto avrebbe potuto ricordare anche qualcosa che riguardava non solo la moglie... io ho percepito con esattezza questa cosa tanto che a un certo punto mi sono alzata, ho detto in fretta... e quindi è un caso che andrebbe affrontato in questi termini... Certo io mi sono convinta, ma non posso convincere gli altri... ognuno ha le sue convizioni... Sono convinta che si è trattato di un altro...

R. : Di un rituale ....

C. : Pensi che nella stessa settimana che chiamai questo magistrato di domenica e dissi chiamai subito i suoi colleghi a Cogne perchè i codici... oltretutto... lo scopo del prossimo delitto sarebbe stato uno scopo per avere protezione attraverso un sacrificio da guai giudiziari. E addirittura il procuratore con cui avevo parlato... per dirle quanta attenzione c'è a questo fenomeno del futuro del crimine, di questo ne sono convinta. Questo procuratore fu lui a dirmi: "Ma lo sa che mi sono andato a vedere sulle letture sacre la storia di Samuele ed era uno dei giudici?". Non mi stupisco procuratore... quando parlavo di parametri c'era anche il simbolismo, ma questo simbolismo è andato oltre le aspettative nel senso che non parliamo solo di nome biblico, ma parliamo di quel nome biblico che aveva la funzione di giudice e avevo detto, vedete che sarà fatto e dovrà corrispondere alla funzione di protezione dai guai giudiziari. Poi c'è tutta una dottrina che dovremmo parlare... di Bezicheri. Voglio solo dire di atti di letteratura, di casi particolari, sono 10 anni... ho un materiale enorme e posso sostenere delle tesi molto interessanti. Quantomeno molto interessanti. E infatti ieri sera ho avuto modo di parlare con XXX di XXXX e ... nessuno è riuscito a incontrare Stefano Lorenzi, mi ha detto: guardi che XXXX la richiama perchè lei ha incontrato Lorenzi, si rende conto? Lei dovrà venire a XXXX. In non ci vengo a XXXX... Questa cosa sta fibrillando e che ... all'inizio come una scorrettezza perchè mi dovete avvertire, però poi ho pensato, è stata anche un'imprudenza. Perchè se ci tenevate alla riservatezza dell'incontro con Mandelli...

R. : Ma Mandelli nessuno lo conosce...

C.: Ma lei non sa che Ruggeri è amico non so da quanti anni con Franzoni, col papà di Anna Maria

R.: Eh!

C. : E si sono riconosciuti lì, si sono abbracciati.

R. : ... faccio... per Bezicheri... poi ...

SENZA AVER LETTO QUESTO ARTICOLO HANNO DETTO ....

STEFANO LORENZI

"Mai ho avuto dubbi su mia moglie" : tramite il suo legale Francesco Antonio Maisano, Stefano Lorenzi smentisce l'anticipazione della nostra inchiesta. E oltre alla smentita il marito di Anna Maria Franzoni annuncia querele : "Procederemo ad azione legale diretta ed immediata - precisa l'avv.Maisano - nei confronti di tutti coloro che divulgheranno questa notizia da ritenersi assolutamente falsa e priva di fondamento. Il mio cliente non ha mai espresso dubbi del genere". All' avvocato Maisano Stefano Lorenzi ha comunque confermato quell'incontro del 16 Marzo : " Mi ha detto che fu una riunione brevissima che ebbe per oggetto la presunta pista satanica, a cui oggi non crediamo assolutamente più. Non stiamo dietro a farneticazioni anche perchè abbiamo le idee chiarissime".

AVVOCATO TAORMINA

"La follia e lo sciaccalaggio di organi di stampa, talvolta anche sperduti, non hanno limiti" : l'avvocato Carlo Taormina difensore di Anna Maria, replica, anticipatamente sulla nostra inchiesta, "Gli atti dell'inchiesta di Cogne - aggiunge Taormina - parlano con estrema chiarezza della solidarietà amorevole ed affettuosa che Stefano Lorenzi ha sempre riservato alla moglie nell'unico presupposto delle sua assoluta innocenza e dell'immensità del dolore dell'assasinio del loro figlio". Poi la conclusione: "Valuterò in tempi brevissimi la praticabilità di una richiesta di sequestro del quotidiano che ha anticipato la pubblicazione di un articolo su circostanze assolutamente inventate".

IL DIRETTORE RISPONDE A TAORMINA

Illustre prof. Taormina, comprendiamo il Suo dissapunto, come Lei comprenderà il nostro stupore per le Sue aggetivazioni riservate a IL GIORNALE D'ITALIA, organo di stampa che ha compiuto cento anni. Lei ha commentato prima di leggerci, noi scriveremo dopo averLa ascoltata all'imminente udienza del Tribunale del Riesame, certi che la Sua indiscussa professionalità darà un contributo rilevante per il trionfo della Giustizia. Esattamente come cerchiamo di fare noi quando esercitiamo il diritto di cronaca che, ci consenta, Lei non può permettersi di definire sciaccalaggio.

Il direttore


MISTERI D'ITALIA

Una setta satanica avvezza agli omicidi

NEL NOME DELLA ROSA

Per lei è il filo che collega i misteri d'Italia. Gabriella Carlizzi non si limita a parlare della schola esoterica di cui dopo tanto tempo ha rivelato il nome, ma la descrive, ne fa in fondo la vera protagonista del libro scritto a quattro mani con Pietro Licciardi : "Gli affari riservati del Mostro di Firenze". E altro che affari...

La chiamiamo comunemente setta, ma l'Ordine della Rosa rossa e della Croce d'oro indipendente e retificato è qualcosa di più. Un gioco di poteri, una riunione di persone importanti, la prima massoneria aperta alle donne.

Signora Carlizzi, ci dica qualcosa sulla Rosa rossa?

E' nata ai primi del 900 e per la letteratura ufficiale è risultata, nell'ambito delle attività criminali, la setta più crudele della storia rituale. I simboli sono i petali di rosa e pari al numeto di 7 volte 7.

Dove si riuniscono gli adepti?

Ci sono 49 templi di riferimento in tutto il mondo.

E in Italia?

Il tempio più accreditato è in Toscana.

Lei riesce a leggere i messaggi che gli adepti si mandano. Qual'è la tecnica?

Ci sono dei parametri per capire i codici usati. Quelli che io uso sono il simbolismo, lo storico, il numerico, quello geografico e quello nominale. Quanto ai luoghi dove trovare simile messaggi basta osservare attentamente tv, pubblicità o ascoltare la radio. Questo vuole dire che gli adepti sono anche personaggi che dispongono di un vasto potere.

Quando si è accorta che c'erano dei codici da interpretare?

Era il 95 e fui chiamata ad occuparmi del mostro di Firenze e cominciai a osservare tutto ciò che destava sospetto. E allora ho visto le stranezze di certi quotidiani, di certe sequenze pubblicitarie. Ogni volta che notavo qualcosa di strano accadeva un delitto riconducibile a quel tipo di messaggio.

E su Cogne quel'è stato il messaggio?

Doveva trattarsi necessariamente di un bambino perchè dovevano alzare il livello della loro offerta, quindi al di sotto dei 5 anni; l'organizzazione aveva paure di tipo giudiziario e quindi sarebbe stato scelto un bambino dal nome biblico e che nelle bibbia era uno dei giudici; infine il luogo vicino al Paradiso.

Fonte tratta dal sito .

mercoledì 11 febbraio 2026

L’ INQUIETANTE VERITA’ DEL DELITTO DI GARLASCO

 L DELITTO DI CHIARA POGGI, PONE INQUIETANTI QUESITI CHE POTREBBERO ANDARE BEN OLTRE L’IMMAGINARIO COLLETTIVO, DI UN PAESE CHE DISTA APPENA CINQUANTA CHILOMETRI DA BUSTO ARSIZIO…..

E’ SUFFICIENTE LA CLASSICA INDAGINE CONFORME A QUANTO OGGI CONSENTONO I CODICI DI PROCEDURA PENALE, OPPURE E’ NECESSARIO AFFIANCARE AGLI INVESTIGATORI, UNA RICERCA SCIENTIFICA SULLA BASE DI PARAMETRI CHE POSSONO INDICARE QUANTO SFUGGE AI CANONI TRADIZIONALI DI CUI SI AVVALGONO GLI ORGANI INQUIRENTI?

E’ il 13 agosto 2007.

Una ragazza, da poco laureata, se ne sta sola, nella sua casa rimasta vuota, dopo che i genitori sono partiti per le vacanze, e continua a studiare, mentre già cerca di inserirsi nel mondo del lavoro, avendo avuto l’opportunità di essere introdotta in un’azienda milanese.

E’ Chiara Poggi, 26 anni, il cui destino sta per rivelarsi ben diverso da quanto forse era logico pensare, come il corso naturale della vita di una ragazza, che dopo gli studi, inizia a lavorare, a gustare il senso dell’autonomia, prima di coronare con il matrimonio, un fidanzamento che appare stabile, tranquillo, senza eccessi di passione, un legame che non crea problemi alle reciproche famiglie, ben liete di considerare Alberto e Chiara , futuri sposi.

E come sempre accade tra genitori che precedono i tempi dei loro stessi figli, senza preoccuparsi che all’apparenza corrisponda un’autentica realtà, magari già pensano al ruolo di nonni, o al nome che daranno al primo nipotino, o se somiglierà più al bel volto di Chiara, oppure sembrerà timido, chiuso, come il papà, quell’Alberto anche lui vicinissimo alla laurea, dall’aspetto del classico ragazzo per bene, che ogni genitore desidererebbe come il marito ideale per la propria figlia.

Eppure, questo bel quadro familiare, dà l’impressione di una vecchia foto in bianco e nero, quando si perdeva almeno un’ora, per trovare la posa giusta, non di certo per una modella, ma per un nucleo di persone, dalla cui espressione di ciascuno si sarebbe detto un giorno: “ Come eravamo…”

E il tempo sembra essersi fermato a quel 13 agosto 2007…. Il silenzio di due giovani, intenti ciascuno ai propri doveri, si impone quasi, sui rumori della strada, i saluti di chi parte per le vacanze, gli auguri di Ferragosto….la voglia di spezzare una routine che ha già dato buoni frutti.

Accanto al silenzio, c’è immobilità, non c’è accenno ad un minimo trambusto, tra l’armadio di una bella ragazza e la valigia già aperta sul letto, mentre l’abbigliamento più birichino, sembra dire: “portami con te, ci divertiremo insieme…. Questo per la sera, e questo quando vuoi fare colpo su qualcuno, e ancora guarda quant’è sfizioso l’abitino corto che ti si fascia addosso…. Su dai Chiara, chiudi quel computer, e va verso la vita che ti sta aspettando…. Prima che tu perda la tua corsa….”

In una casa non lontana da quella di Chiara, c’è Alberto, il suo Alberto, anche lui davanti al computer, quasi uno schermo per separare dal resto del mondo, i suoi pensieri segreti, impenetrabili,

ombrosi, pensieri da cui non vorrebbe distaccarsi, nemmeno per mangiare l’ultimo boccone stanco con Chiara, prima di congedarsi, e tornare chissà ai suoi ricordi proibiti, o ad un mondo virtuale, dove si può mentire, e dare di se stessi l’immagine che avremmo desiderato nella realtà.

E’ sempre lo stesso lunedì 13 agosto 2007….

Tutto appare immobile, incantato, inanimato, mentre sta per aprirsi il sipario su una scena invecchiata nel tempo, mentre sta per abbattersi quello che si rivelerà un fulmine a ciel sereno, il cielo del 13 agosto 2007…..

E’ lei, Chiara, la prima attrice , cui è stato assegnato un copione muto, ove unico segno di vita è un colore violento, riflesso ovunque, sulle pareti, a terra, lungo le scale, raggi che non sono di sole, ma che tuttavia convergono sul corpo della giovane: è la Morte, che indossa in quel 13 agosto 2007, un abito tinto di rosso…. rosso come il sangue di colei che giace a terra, insieme ai suoi ventisei anni ormai sepolti nell’eternità ….

Ed ecco il primo suono a rompere il silenzio ormai divenuto sacro, ed ancora un altro suono, ma Chiara è già forse in volo tra un coro di Angeli, là dove gli squilli ripetuti di un cellulare dissacrano il sacrificio consumato, e per il quale sono state usate le armi di un antico rituale, quando nel lontano oriente ci si garantiva il potere, il successo, la notorietà, mediante l’offerta di una vita che avrebbe garantito il prestito richiesto, firmando col sangue, consentendo che venisse raccolto nel calice della Morte, anche il sangue della fertilità, senza il quale non sarebbe stato possibile celebrare uno dei rituali più segreti, nel nome del Giano Bifronte, Divinità dai due volti, il passato cui si impone il futuro, nella eterna giovinezza di un’alleanza gemellare, indivisibile, bisessuale….

Chiara non si era mossa per andare in vacanza, forse aveva percepito l’imminenza di una vacanza eterna, tuttavia il sentimento della paura la coglieva di sorpresa, alle spalle, come a breve l’avrebbe colpita la Morte. Ha cercato di conoscere il proprio destino, e il pericolo le era stato confermato, non certo dalla fantomatica cartomante, forse un operatore dell’occulto, forse segretamente consultato a Milano.

Avrebbe potuto sparire, ma preferì forse tentare di capire cosa ultimamente adombrava il volto di Alberto, come di chi sapeva cosa si stesse preparando per loro due, senza poter far nulla per tornare indietro da un giuramento estorto in una fase non cosciente, catturato in un gioco estremo, dopo aver sorseggiato una bevanda magica, capace di attutire ogni evento cui si è costretti a cedere.

Un delitto quello di Chiara Poggi, studiato a tavolino, iniziato con l’irresponsabilità del gioco di ruolo, con quattro giocatori, due femmine e due maschi, unica assente la vittima designata, e un manuale per seguire ed applicare le regole enunciate.

Un delitto che sembra rievocare il delitto di Nadia Roccia, uccisa dalle due amiche con la complicità di qualcuno che riuscì a sfuggire alla Giustizia.

Ma cerchiamo di analizzare questo sacrificio, che nulla ha di paragonabile a Cogne, come si legge sui giornali, o ad altri sacrifici, che come tali sono stati ignorati, e considerati come delitti comuni, forse perché ancora certe realtà incutono molta paura negli ambienti giudiziari, oltre alla totale impreparazione degli investigatori, in questa materia che vede le sue origini fin dal principio del mondo.

In fatti come questi, assume innanzitutto particolare importanza, la data. E questo perché in ogni calendario, di qualsiasi cultura, la data è indicativa e identificativa di determinati eventi.

I parametri che il ricercatore adotta, per decriptare il codice di un sacrificio umano, camuffato in un delitto, sono riconducibili, oltre che alla data, nella quale si nasconde il simbolismo temporale, al territorio, importante per stabilire la recettività magnetica che mettono in campo i protagonisti del rituale.

Si passa poi all’analisi dei nomi, in senso lineare ed in senso incrociato, osservando analogie numeriche associate alle analogie temporali e territoriali.

Dalle risultanze di questi parametri, si è in grado di capire le finalità del sacrificio, quale offerta alla divinità in cambio di una o più richieste.

Di conseguenza si considera il parametro riconducibile ai richiedenti, il cui risultato deve necessariamente combaciare con i risultati derivanti dai parametri relativi alla vittima.

Se si raggiunge una quadratura simbolica perfetta, il delitto può essere scomposto fino alla identificazione del movente e degli esecutori.

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DATA DEL DELITTO: Lunedi 13 Agosto 2007

Applicazione del codice: ( 1 + 1 + 3 + 8 + 2 + 7 = 22 ) Il numero 22 è considerato un numero gemellare, sia se gli operatori sono due, sia se sono quattro. Nel primo caso il 2 sarà gemello dell’altro 2, nel secondo caso, il 22 si dividerà per 2 ottenendo due coppie: 11 (1+1) e 11 (1+1) .

Da un punto di vista simbolico, il 13 agosto, rappresenta il terzo ed ultimo giorno utile, per esprimere i desideri della storica notte di San Lorenzo, la notte delle stelle.

Si passa ad analizzare numericamente il nome della vittima prescelta.

E pertanto avremo: (nome = 38 e cognome = 50) che sommati diventano 88.

Ora siamo già in grado di testare il funzionamento dei codici applicati dal ricercatore.

Prevale innanzitutto un concetto gemellare, a conferma che la divinità oggetto dell’offerta sacrificale è il Giano Bifronte .

Le coppie gemellari sono 2 e pertanto gli operatori sono 4 come la scelta del giorno 13, 1+3 = 4

Dall’analisi numerica della vittima prescelta, abbiamo una ulteriore conferma, dei dati precedenti.

Infatti il numero 88 è divisibile per 4 quanti sono gli operatori, dandoci un risultato pari a 22, che abbiamo visto indica due coppie, 11 e 11.

Stabilito che la principale caratteristica è quella gemellare, si rende necessario analizzare numericamente i soli nomi delle gemelle. Pertanto avremo un 39 e un 69. In questo caso, essendo di sesso femminile, il codice da applicare dovrà essere orizzontale, e dunque avremo un 11 ed un 15 .

Se il movente è riconducibile al simbolismo gemellare, sommando l’11 al 15 dovremmo avere un numero identico al giorno del mese del sacrificio.

11 + 15 = 26 che essendo una coppia, divideremo per due, ottenendo esattamente un 13, e il giorno 13 fu il giorno del sacrificio.

A riguardo infine del territorio, verificheremo numericamente, il paese, la via e il numero civico della vittima. Pertanto: Garlasco sarà = a 68 , Pascoli sarà uguale a 67, e il numero civico è 8.

Sommando questi tre numeri avremo un 143 che scomposto e addizionato sarà = a 8 .

Sono veramente 4 gli operatori? Per saperlo dobbiamo dividere 8 per 4 ed avremo un 2, vale a dire

4 operatori formati da 2 coppie, una coppia mandante e con movente di sesso femminile, e una coppia inserviente di sesso maschile ma bivalente.

Possiamo ora fornire una generica dinamica del delitto.

Elemento essenziale tramite la coppia inserviente, era la certezza che la vittima avesse il ciclo mestruale, come poi è stato accertato.

Una volta fatta la quadratura dei dati necessari per il rituale, la coppia mandante e portatrice del movente, si è presentata alla vittima, e munita di “coltello a farfalla” detto anche “arma gemellare”,

ha inferto i primi colpi, e una volta stramortita ma ancora in vita, ne è stato raccolto in un vasetto sacramentale il sangue occulto.

La vittima non si è difesa, come avrebbe potuto, sapendo che non avrebbe modificato il risultato del rituale.

La coppia mandante si è quindi dileguata, avvertendo la coppia inserviente che potevano intervenire, Uno solo si recò a casa della vittima.

Ora, poiché la divinità cui era stato offerto il sacrificio umano, era appunto il Giano Bifronte, si rendeva necessaria la composizione di un amuleto sottoforma di “santino” , più comunemente una fotografia che raffigurasse la vittima insieme alla coppia mandante.

Come in realtà è avvenuto, essendo stata commissionata una foto, con la vittima, scattata dopo la morte della stessa.

Tale oggetto, sarà consacrato al Giano Bifronte, ed avrà l’effetto riconducibile al movente del sacrificio.

Fonte tratta dal sito .

martedì 10 febbraio 2026

IL DELITTO DI BAGNO A RIPOLI

 BAGNO A RIPOLI: “ CULTURA DEL SOSPETTO” O “RAGIONEVOLE DUBBIO”?


“SE MI LASCI MI TAGLIO LE VENE”, QUESTO E' IL TENORE DEGLI SMS CHE LAPO INVIAVA A GIULIA...
QUALCHE RIFLESSIONE SUL PROFILO CRIMINOLOGICO DELLE DUE VITTIME, NELL'AMBITO DELL'ANALISI DI UN DELITTO DOVE I CONTI, A PARER NOSTRO, NON TORNANO...

Viviamo tempi in cui nella maggioranza dei casi che inquietano la vita di tutti i giorni, sembra prevalere quella che si è soliti definire la “cultura del sospetto”, e spesso si rivela tale quando i nostri dubbi sono spazzati via da fatti incontestabili ed oggettivamente credibili.

Vi sono però situazioni in cui sia pure per una sequenza di “coincidenze” o collegamenti a circostanze pregresse ma tuttavia logiche, va considerato nel libero pensare di ciascuno quello che potrebbe rappresentare un “ragionevole dubbio”.

La tragedia che si è consumata qualche giorno fa a Bagno a Ripoli e che vede come vittime due ragazzi tormentati da un sentimento sicuramente morboso e dunque travagliato, è stata pacificamente considerata dagli investigatori la drammatica fine di due vite chiuse in un fascicolo processuale con su scritto “omicidio-suicidio”.

Infatti secondo gli inquirenti il tutto sarebbe degenerato fino alla morte di Giulia e Lapo, nel contesto di una lite che doveva concludersi con una riappacificazione o con un addio tra i due.

Risulta che le vittime fossero da tempo legate sentimentalmente ma che per problemi interni alla coppia Giulia aveva deciso di porre fine a questo fidanzamento.

Lapo non voleva rassegnarsi, e pur avendo tentato di dimenticare questo amore andandosene per un periodo all'estero, appena rientrato a Bagno a Ripoli ha sperato nuovamente di poter riconquistare la sua ragazza, in un crescendo di toni esasperati ma tutti volti al suo non poter più vivere senza di lei.

Di qui il ricorso alle tante forme di corteggiamento, nuovi regali, nuove prospettive, insomma pur con atteggiamenti “ossessivi” nulla faceva trapelare un qualche pericolo per la vita di Giulia.

Per Lapo, Giulia era tutto, era una cosa “sacra”, e per lei Lapo era pronto anche a morire, ma non certo ad ucciderla.

Ora se analizziamo questa storia da un punto di vista criminologico per tracciare il profilo e la psicologia dei due giovani, non troviamo elementi capaci di giustificare la contestualità dell' “omicidio-suicidio”, e tanto meno si giustifica l'omicidio.

La scienza ci insegna che nelle forme più esasperate dei sentimenti , quando si minaccia il suicidio, è perché si è pronti a rinunciare alla propria vita per l'amore verso un'altra vita.

Lapo da un lato sperava di riconquistare Giulia, e forse credeva che minacciando il suicidio la giovane avrebbe acconsentito a riprendere la relazione, ma sicuramente in tale contesto Lapo non avrà mai pensato di uccidere la donna che tanto amava.

E d'altra parte Giulia doveva essere serena per la propria incolumità se ha accettato di incontrarsi con Lapo in un luogo appartato, dove il giovane avrebbe potuto farle del male.

Ma osserviamo un attimo la scena del delitto.
I corpi dei giovani vengono ritrovati a cinque o sei metri di distanza l'uno dall'altro ed in mezzo un coltello, l'arma del delitto.
L'auto di Lapo era chiusa a chiave.
Immaginiamo che i due si fossero dati un appuntamento, che Giulia fosse salita a bordo dell'auto di Lapo e che i due per chiarire il loro rapporto si fossero appartati consensualmente.
Parlano verosimilmente restando all'interno dell'auto, e non possiamo escludere che si sia accesa una discussione anche animata, sicuramente nulla di pericoloso, sicuramente difficile pensare ad un raptus, benchè "logico" data la situazione, magari uno sfogo disperato del giovane.

Infatti se pensiamo ad un'esplosione di una lite vera e propria, verrebbe spontaneo pensare che il ragazzo avesse tirato fuori un coltello all'improvviso, e colpita a morte la fidanzata si fosse poi tolto la vita.

I corpi sarebbero stati così ritrovati all'interno dell'abitacolo e l'interpretazione di un “omicidio-suicidio” sarebbe apparsa più verosimile.

Seconda la ricostruzione ufficiale dei fatti, i due ragazzi giunti sul luogo, avrebbero iniziato a discutere in macchina poi sarebbero scesi mentre lui aveva già preso un coltello ben visibile, ed addirittura chiuso l'auto a chiave.

Non solo, ma la donna che tanto amava prima di essere massacrata a coltellate viene picchiata, presa a calci e poi finita.

Subito dopo Lapo si toglie la vita con tre tagli alla gola, evidentemente non riesce al primo colpo insiste una seconda, poi una terza volta e sembra che il coltello  sia stato ritrovato ad una certa distanza dal corpo.

E ancora, il cadavere di Giulia appariva a pancia in giù, segno del disprezzo che si ha di una persona anche dopo averla uccisa, ma anche segno di una punizione.

Erano questi i sentimenti che Lapo provava per la sua ragazza?
Eppure all'appuntamento era andato con un altro regalo, e dunque come si può arrivare ad un gesto tanto efferato se si nutrono sentimenti sia pure morbosi ma che ancora donano, e dunque privi di rivendicazione o d vendetta?

E quel biglietto trovato nell'auto di Lapo, un addio ai propri genitori del tutto inconsueto visto che nel contenuto si evidenzia un pensiero che appare quasi una provocazione.

Scrive infatti Lapo : “...e magari fate anche un altro figlio, in questo modo sarete più felici. Io vi guarderò sempre dal cielo, sarò il vostro angelo...”.

E' difficile che una persona che uccide e poi si uccide, pensi di andare in cielo e diventare un angelo!

E Lapo, era una persona colta, e di religione cattolica.

Dunque da un lato lui chiede perdono per il gesto estremo e quindi è consapevole dell'importanza che ha per la propria famiglia, dall'altro lato propone ai genitori una sostituzione, un rimpiazzo, quasi a disprezzare il dolore stesso che i poveretti avrebbero provato per la morte violenta del proprio figlio.

Questi due elementi non sono compatibili in una unica mente, e per tanto vi è il sospetto che qualcuno, consapevole dello stato di esasperazione di Lapo, dovendo compiere un duplice delitto, camuffato da “omicidio-suicidio”, abbia costretto il giovane a scrivere questo “addio alla vita” sotto dettatura, usando toni che rasentano il sadismo

Ed allora potremo immaginare uno scenario completamente diverso.

Qualcuno aspettava sul posto i due giovani, magari aveva saputo del loro appuntamento e dove si sarebbero diretti.
O quel luogo era loro consueto, e il “qualcuno” ne era informato.

I ragazzi, una volta appartati, mentre discutevano in auto sono stati fatti scendere e dove aver massacrato la ragazza, costretto Lapo a scrivere il biglietto d'addio, si è simulato il suicidio, lasciata l'arma del delitto, e chiusa a chiave la Golf.

Gli assassini si sono dileguati e i corpi lasciati lì... qualcuno li avrebbe ritrovati.

E qualcuno infatti si li è visti sotto gli occhi, ridotti in quel modo.

Riccardo, motocrossista di 17 anni, di fronte a questa scena non chiama i carabinieri col cellulare ma si reca in una casa lì nei pressi, racconta quello che ha visto alle persone che lo ricevono e che a loro volta telefonano alle forze dell'ordine.

Dobbiamo pensare che Riccardo non avesse con se un cellulare?

E' possibile, ma è anche strano.

Ed analizziamo un altro elemento: l'incontro tra le famiglie delle vittime.

E' noto che abitassero a pochi metri di distanza e che si conoscessero..
Si sa che sono famiglie religiose e che lo stesso parroco si è prodigato in questi giorni per lenire un dolore così grande.

Possiamo anche comprendere che vi sono persone di animo nobile, e che non conoscono sentimenti come il rancore, l'odio, la vendetta, e dunque affrontano vicende tanto gravi con compostezza e dignità.

In questo caso, al di là del raptus di follia, della disperazione o di quanto può alimentare l'immaginario collettivo vi è una realtà: “...El tu' figliolo si sarà pure tolto la vita ma prima ha ammazzato la 'mi bimba”...

A poche ore da un delitto così atroce è difficile pensare ad un incontro di condivisione del dolore tra la famiglia del “carnefice” e la famiglia della “vittima”.

Quali sono le vere ragioni che hanno indotto un incontro così "affrettato"?

Forse le stesse famiglie, magari consigliate dal parroco sono state invitate a non pronunciare alcun sospetto che possa in qualche modo creare allarme alla comunità di Bagno a Ripoli?

Consentiteci “un ragionevole dubbio”...

Fonte tratta dal sito .

lunedì 9 febbraio 2026

IL VERO SEGRETO DELLA “ROSA ROSSA"...

 IL VERO SEGRETO DELLA “ROSA ROSSA"...

“…ATTENDENDO LA PROSSIMA QUERELA CHE QUESTA VOLTA ARRIVERA’ SENZ’ALTRO, SPERANDO CHE IL CAOS CHE SEGUIRA’ A QUESTO ARTICOLO SERVA A FARE CHIAREZZA E SCOPRIRE NUOVI ELEMENTI SU QUESTA ORGANIZZAZIONE E SULLA SOCIETA’ IN CUI VIVIAMO, E SUI SUOI MECCANISMI.
MA QUESTA VOLTA, FORSE, E’ VENUTO IL MOMENTO DI PORTARE LA ROSA ROSSA IN TRIBUNALE, COME MI DISSE GABRIELLA NEL NOSTRO INCONTRO”.
Così un avvocato, alcuni giorni fa concludeva un lungo articolo cui non solo seguì la auspicata querela con richieste di provvedimenti sia probatori che preventivi, ma le fu chiuso il Forum, ed egli stesso, condizionato dalle mie insistenti richieste di non consentire agli utenti del Blog di Google di cui si serve, di offendere la mia reputazione, diciamo pure “esasperato” dalla mia determinazione, ha deciso di disabilitare i commenti.

Tuttavia, sembra che non abbia alcuna intenzione di archiviare due articoli dallo stesso firmati, (almeno fino ad oggi) articoli che, come ripeto, sono ormai oggetto di una pesantissima e articolata querela, ove la non rimozione del “corpo del reato”, forse costituirà l’aggravante in quanto “permanente”.

Molti si chiedono il perché un avvocato, consapevole delle conseguenze, si sia consegnato nella mani della Giustizia, col rischio non solo di una condanna penale, di cui dovrà rendere conto al proprio Ordine professionale, ma in termini di risarcimento del danno, o l’avvocato è ricco sfondato, e non sembrerebbe, o è in attesa di recuperi crediti per conto di qualche cliente che aspetta di incassare milioni di euro, oppure è una persona che vede ovunque lo spettro della “Rosa Rossa”, al punto di cercare protezione in “casa Giustizia”, poco importa se nella veste di colpevole o innocente.

Già, ma che cos’è questa fantomatica “Rosa Rossa”, di cui si parla ormai dal 2001, troppo ed ovunque, e quasi sempre a sproposito?
Perché fa tanta paura, e perché nonostante se ne percepisca il pericolo, siamo in tanti a volerla individuare, a voler dare un volto o tanti volti a questa organizzazione, a volerla addirittura portare in tribunale, se mai fosse possibile?

Effettivamente da più parti mi si accredita una sorta di “paternità” nell’ essere stata la prima persona a parlarne apertamente.
E nel 2001 ne parlarono di conseguenza con titoli a caratteri cubitali tutti i giornali, naturalmente facendo il mio nome.
Da quel giorno, io divenni il punto di riferimento di personaggi, i più strani o stravaganti, interessati, curiosi, depistatori, o quanti altri istintivamente speravano di trovare una risposta a tanti eventi rimasti nel mistero, delitti insoluti, crimini efferati, devianze istituzionali finalizzate al potere, insomma nell’immaginario collettivo la “Rosa Rossa” diveniva un impalpabile “Mostro” capace anche di fare le scarpe alla Mafia, alla Magia, alla Massoneria.

E così, tutti a comprare libri di magia, esoterismo, antichi ordini massonici, numerologia, cabala, tarocchi, una corsa morbosa alla caccia dell’impalpabile, mentre il Mostro di Firenze se la rideva a crepapelle, anzi ancor oggi si diverte nella sua mente malata e spesso è proprio lui o i suoi fans a lasciare in giro, qua e là, le impronte capaci di “terrorizzare” chi della “Rosa Rossa” ha paura, chi si è incastrato in un meccanismo contorto dal quale non riesce a liberarsi.

In tanta confusione ci si dimentica di chiedersi il perché Gabriella Carlizzi abbia parlato di “Rosa Rossa” e perché effettivamente suo tramite questo “fiore” nel 2001 entrò in tribunale e finì sul banco degli “incriminati”, all’epoca non ancora “imputati”.

I fatti, al di là dell’ignoranza o delle congetture, attestano che Gabriella Carlizzi, parlò per la prima volta di “Rosa Rossa” davanti al dottor Michele Giuttari e al magistrato Paolo Canessa, nella primavera del 2001, sottoscrivendo verbali con precisi riferimenti a persone e fatti determinati.

E la decisone di sottoporre alla valutazione degli inquirenti la “Rosa Rossa” quale simbolo criptico dell’esistenza di una organizzazione segreta, eventualmente responsabile di una serie di delitti, tra cui anche quelli attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”, questa decisione si collocava in un quadro giudiziario circostanziato e di stretta competenza della magistratura titolare delle indagini sui duplici delitti delle “dolci colline di sangue.”

Quali furono dunque le circostanze e i fatti che mi indussero un giorno a chiedere al dottor Giuttari: “Dottore, ha mai sentito parlare di “Rosa Rossa”? “.
L’investigatore fece un cenno negativo con la testa, e mentre si appuntava su un foglietto di carta questo riferimento, mi chiese cosa fosse.
Allora io, in presenza di un testimone che mi aveva accompagnato, aggiunsi:”Faccia una ricerca… magari tra antichi ordini massonici, poi quando la prossima volta sarò interrogata, spiegherò tutto a verbale.”

E così, il primo verbale sulla “Rosa Rossa” fu da me sottoscritto il 30 maggio del 2001.

E cosa raccontai in quel verbale che durò ben undici ore di seguito, per proseguire il giorno seguente?

Tutti ricordano che io fui tirata dentro nelle vicende relative al “Mostro di Firenze” , quando nel 1995 si presentò da me una donna, Anna Maria Ragni, accusando un noto scrittore di essere lui l’autore dei duplici delitti per i quali da poco tempo Pacciani era stato condannato in primo grado ad una pena di quattordici ergastoli, assolto solo per il duplice delitto del 1968.

La Ragni, oltre ad una corposa elencazione di circostanze che a suo dire avallavano la sua tesi, raccontò della reazione sconcertante che ebbe lo scrittore, quando lei gli lasciò fuori della porta di casa, una rosa rossa.
A dire della Ragni, costui le telefonò urlando: “Tu sei pazza, tu non sai cosa hai fatto, questa è una cosa pericolosissima, ora io dovrò scappare, nessuno mi troverà più..”.

L’episodio fu pubblicato anche in una intervista che la Ragni rilasciò in esclusiva al settimanale “Visto” a firma di Giangavino Sulas.

Io lì per lì non feci molto caso all’episodio, pensai che l’aver lasciato una rosa rossa ad un uomo circondato di donne, poteva aver creato problemi di imbarazzo o gelosia da parte di qualcuna che conviveva con lo scrittore.

Quando si giunse al processo, lo scrittore pretese che lo si svolgesse a porte chiuse, e anche questa richiesta apparve strana, atteso che tutti i giornali avevano riempito pagine e pagine: “Calunniato il noto scrittore….”, e dunque ascoltai con molta attenzione la deposizione della Ragni e quella del calunniato.

Effettivamente la Ragni ripetè con grande coinvolgimento l’episodio della rosa rossa, e anche lo scrittore, nel confermarlo totalmente, rivolto al Giudice così si espresse: “Lei capisce signor Giudice, come questo episodio ha messo in pericolo la mia vita? Io sono ora nel mirino dei persecutori occulti…”

Il Giudice se lo guardò, ma ebbi l’impressione che non capisse molto, e lo scrittore incalzava: “Una rosa rossa sullo zerbino di casa mia, io ho rischiato di essere ucciso….”.

E tanto si agitava che il Giudice, lo invitò più volte a calmarsi, ricordandogli perfino che lui era la parte offesa e non l’imputato.
Quanto sto affermando risulta dagli atti del processo interamente registrato e sbobinato.
Il processo si concluse con la condanna della Ragni ad un anno e otto mesi per patteggiamento e la mia condanna a due anni.
Io ricorsi in Appello, e il reato fu derubricato da calunnia a diffamazione, e la pena ridotta ad un anno e sei mesi.
Ricorsi ancora il Cassazione dove la mia sentenza di condanna fu cassata per assenza di dolo.
Questi i fatti processuali.

Nel frattempo io non smisi mai di chiedermi cosa poteva esserci dietro quella rosa rossa al punto da ottenere una simile reazione da parte dello scrittore.
Fu un susseguirsi di strani eventi, tutti di natura esoterica.

Un giorno si presentò da me un fotoreporter, Angelo Rinelli, il quale per un episodio di cronaca rosa che aveva chiamato in ballo Sgarbi, aveva conosciuto molto da vicino la famosa Villa e le due proprietarie.
Costui iniziò a parlarmi di ciò che aveva visto, immagini, fotografie, arazzi, dipinti, tutti a sfondo esoterico e tutto con una protagonista, un fiore: una rosa rossa.

Il 22 novembre del 1995, mi recai a Firenze presso la Squadra Mobile e sottoscrissi un dettagliato verbale su quanto avevo saputo dal Rinelli, fornendo agli inquirenti la reperibilità del testimone.
Verrò a sapere dopo qualche anno che costui non era stato mai convocato.

Tra le tante cose il Rinelli mi parlò di un affresco presente all’interno della Villa e che lui aveva ben fotografato insieme da altri dipinti tutti con la rosa rossa, e questo affresco sarò lo stesso che io pubblicherò nel 2002 sulla copertina del mio libro “Gli Affari Riservati del Mostro di Firenze”.

Rinelli mi spiegò bene il significato di quell’affresco, mi fece notare il ritratto di un noto Gran Maestro, una rosa rossa e un cuore diafano al cui interno figurano due volti, un uomo e una donna, una coppia.

Fu per me un lampo, ricordarmi l’episodio della rosa rossa raccontato dalla Ragni, e quando feci notare al Rinelli questa strana coincidenza mi sentii rispondere: “Sei sicura che sia una coincidenza?
Forse tu non sai che lo scrittore e la…. sono in rapporti molto stretti… bè si.. potrebbero aver convissuto…”.

A quel punto mi convincevo che la rosa rossa doveva avere un significato occulto in un linguaggio e in un ambito ancora più misterioso.
Tra dicembre del 1995 e gennaio del 1996, fui ascoltata come persona informata sui fatti, ben tre volta dal Procuratore Vigna in persona, e presenti il Sostituto Canessa e una volta anche l’Aggiunto Fleury.

Ricordo che Giuttari si era da poco insediato come Capo della Squadra Mobile di Firenze e delegato alle indagini sul “Mostro”.
Mi sembrò strano che ai tre interrogatori non fu mai chiamato ad assistere Giuttari.

In ogni caso, le domande si concentrarono in particolare sull’aspetto esoterico, e si parlò anche di Gustavo Rol.
Tanto che io chiesi poi all’avvocato Fioravanti: “ Pietro, ma perché il Procuratore Vigna è tanto interessato all’aspetto esoterico? In fondo Pacciani è stato condannato per tutti e sette i duplici delitti…”
Fioravanti mi rispose: “Sai Gabriella, proprio nel processo Pacciani venne fuori l’argomento esoterico, perché sembra che durante una perquisizione gli trovarono uno scritto di Gustavo Rol…Ma fui subito messo a tacere dal Pubblico Ministero Canessa:”
Ed io: “Scusa Pietro, ma solo adesso mi dici una cosa così importante? Eppure lo scrittore ha dedicato due libri a Gustavo Rol, dal quale fu iniziato alle pratiche esoteriche…”
Fioravanti: “Non te l’ho detto perché volevo sapere fin dove saresti arrivata… ti ricordi l’episodio della rosa rossa che raccontò la Ragni? Li hai mai visti tu i disegni di Pacciani?... “

Durante quei tre interrogatori fui colpita anche da altri due eventi.

Uno riguardava una domanda che il Procuratore Vigna mi fece, prendendo il microfono dato che veniva tutto registrato e rivolto a me: “Parla Piero Luigi Vigna. Signora Carlizzi, le chiedo, chi è il Mostro di Firenze?”
Io guardai Fioravanti che era seduto accanto a me, poi guardai il Procuratore, a dire il vero confusa, Pacciani da poco era stato condannato a quattordici ergastoli come “Mostro di Firenze”, aspettai qualche secondo poi risposi: “Bè pensavo che lo sapeste … Comunque la mia opinione è che si tratti di una organizzazione di tipo piramidale e poliedrica, con interessi differenti…”
“Bene, rispose Vigna, sulle basi delle sue esposizioni anche documentate, continueremo ad indagare.”

L’altro evento, era relativo al momento in cui l’interrogatorio si concentrò sulla famosa Villa.

Il Procuratore si alzò e mi disse di aspettare perché avrebbe voluto presentarmi un suo collega.
Tornò insieme all’Aggiunto Fleury…
“Sai, la signora sostiene che in quella Villa, a quanto le avrebbe riferito un testimone, che naturalmente ascolteremo, si insomma accadrebbero strani fatti…”
Fleury, sembrò scettico.

Nel 2002 Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera pubblicò un lungo articolo nel quale svelava che il padre dell’Aggiunto Fleury era tra i degenti-ospiti di quella Villa.

Subito dopo i tre interrogatori mi procurai le immagini dei famosi disegni di Pacciani.
Effettivamente il contadino di Mercatale, aveva criptato in quei disegni ciò che temeva di svelare.
In molti compariva una rosa rossa, in uno in particolare si vedeva una mano di donna uscire dal sottosuolo di giardino che teneva stretta una coppia di boccioli di rosa rossa.
Il polso della donna appariva con velluto e merletto, come di un abbigliamento “nobile”
In realtà Pacciani aveva lavorato sempre in Ville di nobili.

Contattai con una trappola anche un pittore esoterista, amico di Pacciani che risultò essere l’ultima persona con cui il Vampa parlò al telefono prima di morire.
Costui, Celso B. dipinse un quadro che raffigurava Pacciani su una Croce con dietro una grande rosa rossa.
Gli chiesi, registrandolo, di spiegarmi quel dipinto, e mi confermò che si trattava di una rappresentazione esoterica, anzi aggiunse: “Io dipingo la Rosa Rossa Esoterica”.

Avevo anche saputo dall’avvocato Bezicheri di Bologna, che lo conosceva, che il pittore aveva in casa sua un dipinto di un altro artista anche ben quotato, un certo Bovi, dipinto sul quale Bezicheri così si espresse: “Non capisco gli inquirenti che sono andanti a perquisire la casa di Celso, l’unico quadro che dovevano acquisire, l’hanno lasciato lì. E poi dicono che indagano sulla “Rosa Rossa”…”
Riferendosi appunto al quadro di Bovi.

Ecco dunque un altro tassello e anello di congiunzione tra la “Rosa Rossa” e Pacciani, il quale certo si è portato nella tomba tante verità.

Stimolata da questa serie di elementi iniziai ad effettuare molte ricerche nella letteratura specifica sulla Massoneria e sull’Esoterismo, trovando moltissimo materiale, anche se non trovai nulla che collegasse queste società segrete a fatti e circostanze precise come i duplici delitti del Mostro.

E anche leggendo tutti i libri che sono stati scritti su questo caso giudiziario, molti dei quali ipotizzarono anche prima di me, una matrice esoterica, non vi era nulla di più che teorie personali, anche interessanti, ipotesi su ricostruzioni mirate a dimostrare un disegno magico- esoterico o anche satanista, ma come ripeto, pur fornendo tali letture molti spunti investigativi, per gli inquirenti non erano sufficienti per indagare su una ipotetica organizzazione di questo tipo.

Mi documentai sui Rosacrociani e su tutti i movimenti e Ordini massonici derivanti da loro, in una serie infinita di spaccature al loro stesso interno, iniziai a cercare dei codici criptati nei mass media, nelle pubblicità, nelle banconote, e a dire il vero, spesso ricavavo delle risposte anche impressionanti, ma mi rendevo conto che nelle sedi giudiziarie o una dottrina o religione la si aggancia a fatti e circostanze precise di competenza degli inquirenti, oppure le mie ricostruzioni pur interessanti erano monche dell’aggancio necessario ad una indagine.

In più, io ero collocata in una inchiesta che portava già un nome, “il Mostro di Firenze”, e di certo non potevo parlare di null’altro che fosse utile a chi era delegato ad indagare sui duplici delitti del Mostro e sull’omicidio di Francesco Narducci.
Avrei potuto sì, sviluppare questa materia scrivendo tanti libri, partecipando a dibattiti, ma tutti nell’ambito della cultura, della conoscenza, in generale.

Qualcun altro tuttavia, molto prima di me ci era arrivato, e forse sapendo e non ipotizzando, ma avendo le prove di un nesso tra i delitti del Mostro e “una misteriosa rosa rossa”.

Fu quando lessi “Coniglio il martedì” di Aurelio Mattei, che mi convinsi che la “rosa rossa” che indusse la Ragni a provocare l’ira dello scrittore accusato dalla stessa di essere il Mostro, quella rosa rossa doveva realmente essere stata almeno una componente di quei delitti e chissà di quanti altri.
Infatti nel suo libro, Aurelio Mattei, nel descrivere sotto forma di “romanzo” i duplici delitti, aggiungeva: “Nulla di particolare, se non una rosa rossa nel cellophan sul pube della ragazza…”.

Senza dilungarmi, tirai una trappola al Mattei, e scoprii che lavorava presso lo studio del criminologo Francesco Bruno.
Corsi da Giuttari, gli misi sotto gli occhi il libro, ma mi sentii intimare che dovevo smetterla di portare “romanzi”.
Quella volta puntai i piedi, pretesi un verbale con acquisizione del libro e dichiarai che quel libro non era un romanzo, ma vi era criptata la componente esoterica di quei delitti.
Per “atto dovuto” Francesco Bruno e Aurelio Mattei furono perquisiti, e molto materiale sequestrato.
Non furono iscritti nel registro degli indagati, e anche Mattei risultò essere un alto funzionario del Sisde.


Domando al piombo:
perché ti sei lasciato
fondere in pallottola?
Ti sei forse scordato degli alchimisti
Hai perso qualsiasi speranza
di diventare oro?
Nessuno mi risponde.
Pallottola. Piombo. Con nomi
del genere
il sonno è lungo e profondo
C.S.

Il clamore della perquisizione a carico di Francesco Bruno, fece di me un punto di riferimento di una moltitudine di personaggi, a volte gente con l’intento di depistare, altre volte uomini in divisa o cariche dello Stato, ma sempre restii a presentarsi alla Magistratura.

Si riaprì così il caso Narducci, e sempre per “atto dovuto” si dispose la riesumazione della salma.
Ancora una volta, collegamenti con i delitti del Mostro, ancora una volta pratiche esoteriche e Massoneria, ancora una volta la Villa, ancora una volta “rose rosse”, diciannove, senza fiore recapitate alla vedova dopo la scomparse del medico.

I giornali intanto iniziarono il depistaggio di interpretazione, e così gli ipotetici e illustri mandanti, furono chiamati “setta”.
Solo una giornalista de La Repubblica, approfondì la vicenda e la chiamò “Schola esoterica”.

Fui avvicinata da poteri massonici di vertice, e chi si mostrò intenzionato a “collaborare” con gli inquirenti, a Firenze non fu ascoltato.
A Perugia invece il Magistrato dispose indagini approfondite in certe direzioni, ma è anche vero che quando venivano interrogati esponenti della Massoneria, gli investigatori fiorentini presenti, si addormentavano e mai una volta hanno fatto al deponente massone “in sonno” una domanda.

Quello che oggi posso concludere è che parlare di “Rosa Rossa”, se non lo si aggancia a fatti di interesse giudiziario, può risultare inutile se non depistante.

Per la Legge ci vuole un reato, chi lo ha commesso come esecutore e chi eventualmente lo ha ordinato come mandante, e ci vuole l’arma del delitto, e ci vogliono testimoni, e ci vogliono prove scientifiche.
Le vari dottrine, benché criminali, non interessano in sede giudiziaria.

Il Satanismo ad esempio non è perseguibile come tale, se poi l’autore di un crimine appartiene a quella religione, si dirà come “aggettivo” da aggiungere al nome dell’assassino, “satanista”.

Personalmente, per una serie di circostanze non oggetto di Blog o Forum , ma oggetto di verbali responsabilmente sottoscritti, oggi posso dire che la “Rosa Rossa” l’ho portata davvero sul banco degli imputati.
Ma al processo, ormai alle porte, prima di tutto gli imputati dovranno difendersi dalle accuse che sono loro contestate.
Chi uccise, quanti, come, dove, con quali armi, chi occultò le prove, e perché.

Per motivi, a tutt’oggi intuibili ma non provabili, a chi voleva è stato impedito di chiedere a determinate persone: “Cosa ci facevate con i feticci che il Mostro e i suoi complici asportavano alle vittime?”
A Perugia in questa direzione fu posto, con metodi di Antistato un invalicabile “ALT!”

Ma qual è il vero segreto della “Rosa Rossa”, il segreto che la rende imprendibile, sempre mutevole, confusa tra infinite organizzazioni che pure vengono denominate “Rosa Rossa”?

Vi ricordate il “Nome della Rosa” di Umberto Eco?
Ebbene in quel film il messaggio fu ben chiaro: chiunque dei ricercatori tra i testi antichi si avvicinava a scoprire il nome, dunque ad identificare la “Rosa” rimaneva fulminato un attimo prima.
E nel libro, uscito in concomitanza con il duplice delitto del 6 giugno del 1981, il primo delitto nel quale alla vittima fu asportato il pube, dunque il primo feticcio che utilizzarono i sacerdoti dell’Ordine della Rosa Rossa Indipendente e Rettificato, in quel libro, dopo il romanzo vi è un’appendice, il cui l’autore dice: “Fin qui, vi abbiamo dimostrato che i libri si parlano tra di loro, ora una buona indagine poliziesca deve dimostrare che i colpevoli siamo noi”.

Ma i libri possono essere indagati, incriminati, condannati?

No…. In forza di quella che noi stessi reclamiamo come “libertà di stampa”!

E dunque le ricerche della Carlizzi in tema di “Rosa Rossa” a chi sono servite?

Alla Giustizia sicuramente, nel senso che per la prima volta ci si è posti il problema dell’Oltre, della presenza dell’Oltre anche dietro volti e nomi in carne ed ossa, e questo è veramente un grande passo avanti.
Le mie ricerche sono servite anche alla collettività, nel senso che gran parte della gente oggi di fronte a certi eventi non si ferma a ciò che appare, ma cerca ciò che può essere occultato nei fatti, senza per questo cadere nella dietrologia.

Sicuramente osserviamo di più, siamo più attenti, più scettici e pronti a non prendere tutto come il Vangelo, ma anche in questo senso, le deduzioni o conclusioni cui giungiamo, in questa materia non potranno mai vantare una verità oggettiva, ma sempre relativa a chi ne ricerca un barlume di oggettività.

Le sensazioni personali, le casualità, le letture sotto diversi profili, restano interpretazioni e niente di più, tutte più meno discutibili, ma la Giustizia non se ne può servire.

E questo è il segreto e la consapevolezza dei senza volto e senza nome della cosiddetta “Rosa Rossa”. Personalmente non avrei mai sottoscritto alcun verbale davanti all’A.G. in tema di “Rosa Rossa” se non fosse stato riconducibile a determinati crimini, in questo caso i delitti del Mostro.

Voler cercare in ogni evento a tutti i costi la “Rosa Rossa”, può veramente fare il gioco di chi la rappresenta, perché tutto ciò che viviamo si presta volendo ad una lettura esoterica, e si cade anche nella superstizione, a volte nel ridicolo, basterebbe argomentare sulla coincidenza tra il tempo in cui per la prima volta verbalizzai sulla “Rosa Rossa” e il medesimo tempo in cui una serie numerosa di Partiti politici aggiunsero al proprio simbolo una rosa rossa….
Può essere divertente, curioso, a volte interessante, ma lo Stato ha il dovere di assicurare alla Giustizia gli assassini, quelli che godono di una carta d’identità.

Non molto tempo fa, ricordo in un processo un imputato che si mise a discernere su una realtà esoterica di stampo massonico, assai simile alla “Rosa Rossa”.
Costui, (T.d.A), appartenente ad una famiglia di giuristi di generazione in generazione, espertissimo di codici, dal Mossad, ad altri, dopo aver parlato per ore, dimostrato analogie e coincidenze veramente inquietanti, si ritrovò con una disposizione di perizia psichiatrica a suo carico, che si concluse con la semi infermità mentale, determinata da sindromi ossessive.
Ad ogni evento riconduceva numeri, date, ricorrenze, e quanto altro lo aveva posto in una condizione tale di schiavitù psicologica, al punto da rovinarsi la vita, la professione e la credibilità.

La “Rosa Rossa” è una realtà, ma grazie a Dio non è la protagonista del libero arbitrio dell’uomo, e quando attiva meccanismi come il plagio, il controllo mentale a distanza, è pur vero che se riesce nei propri intenti è perché trova un terreno già fertile, manipolabile, suggestionabile, infarcito di filosofie che spesso tendono a dissociare il pensiero dall’anima fino a perdere il controllo della propria mente, dei riflessi attentivi e cadere in quella cultura del sospetto che ci fa vedere ovunque mostri e rose rosse…


Didascalia immagini

1. Disegno Pacciani;

2. Disegno Pacciani;

3. Copertina libro Aurelio Mattei "Coniglio il Martedì..."

4. Copertina libro Ruggero Perugini "Un uomo abbastanza normale"

5. Immagine con parole di Gustavo Rol

6. da http://hoteldeiprati.blogspot.com, dipinto di Enrico Bovi

Fonte tratta dal sito .

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...