giovedì 19 febbraio 2026

Ilaria Alpi: l’omicidio di una giornalista scomoda

 Questo articolo era stato originariamente scritto ad aprile 2015 per la rivista “Orione Magazine”. Lo pubblichiamo ora sul blog, in occasione del 23° anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Nel frattempo, in questi due anni, ci sono stati degli sviluppi riguardo alcuni fatti riportati nell’articolo: il 19 ottobre 2016 Hashi Omar Hassan, il somalo condannato per l’omicidio, è stato assolto nel processo di revisione a Perugia, dopo 17 anni in carcere da innocente.

 

ILARIA ALPI: L’OMICIDIO DI UNA GIORNALISTA SCOMODA

Traffico d’armi e rifiuti tossici tra l’Italia e la Somalia:
la coraggiosa inchiesta che nel 1994 costò la vita all’inviata della Rai

di Stefania Nicoletti

Questa è una storia di bugie, insabbiamenti, depistaggi. Questa è una storia di intrighi internazionali e di servizi segreti. Questa è la storia di una giornalista coraggiosa, che ha pagato con la morte la sua voglia di indagare a fondo e di fare vero giornalismo d’inchiesta: Ilaria Alpiuccisa a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994. Si è detto che Ilaria si trovava là, insieme all’operatore tv Miran Hrovatin, “in vacanza” e non stava conducendo alcuna inchiesta: così si espresse l’onorevole Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare sul loro omicidio. Parole che non ci sembra neanche il caso di commentare, dato che alla fine del nostro articolo sarà ben chiaro chi ha voluto e commissionato questo duplice omicidio, e per quale motivo Ilaria e Miran dovevano essere eliminati.

Ilaria Alpi era una giovane giornalista del TG3. Nel giro di pochi mesi si era già recata diverse volte in Somalia come inviata di guerra. Dal 1991 infatti era in corso una guerra civile, in realtà mai terminata. Terreno fertile per i trafficanti d’armi: vedremo che è proprio su questo – ma anche su molto altro – che stava indagando la Alpi prima di essere uccisa. Nel paese africano era attiva la missione delle Nazioni Unite denominata UNOSOM. La mattina del 20 marzo 1994 Ilaria e Miran erano appena tornati a Mogadiscio, capitale della Somalia, da un viaggio nella città di Bosaso, a nord del paese. Là avevano seguito una pista e avevano trovato prove e testimonianze di qualcosa di scottante. Avrebbero presentato i risultati della loro indagine quella sera stessa nel corso del collegamento con il TG3: Ilaria infatti aveva già annunciato lo scoop al suo caporedattore, chiedendogli spazio nell’edizione serale del telegiornale. Ma non fece in tempo: lei e Miran vennero infatti uccisi in un agguato, freddati a colpi di kalashnikov, mentre invece l’autista e la guardia del corpo rimasero indenni.

Da quel momento partono i depistaggi: caratteristica comune a tutte le stragi e i “misteri” italiani. L’indagine, nel corso degli anni, passa nelle mani di quattro magistrati. Oltre dieci anni dopo, viene costituita una commissione parlamentare d’inchiesta. Secondo la relazione di maggioranza, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vennero uccisi “nell’ambito di un tentativo di rapina o di sequestro di persona conclusosi solo fortuitamente con la morte delle vittime”. Dunque, secondo la commissione parlamentare, obiettivo dell’agguato fu una rapina o un sequestro di persona, e i due giornalisti vennero uccisi “per caso”. Principale fonte di questa conclusione fu il somalo Ahmed Ali Rage detto “Gelle”, considerato il testimone chiave della vicenda. Gelle accusò un altro somalo, Hashi Omar Hassan, il quale venne arrestato al suo arrivo in Italia: Hashi doveva infatti testimoniare ad un altro processo nel nostro paese, quello sulle presunte violenze a carico di soldati del contingente italiano appartenenti alla Brigata Paracadutisti Folgore.

Rinviato a giudizio con l’accusa di essere l’esecutore del duplice omicidio Alpi-Hrovatin, Hashi venne assolto in primo grado, condannato all’ergastolo in appello, e infine a 26 anni in Cassazione. Si trova attualmente in carcere a Padova, ma da innocente. È recentissimo, infatti, lo “scoop” della trasmissione Chi l’ha visto, che a metà febbraio di quest’anno ha mandato in onda un’intervista esclusiva al super-testimone Gelle, il quale ha ritrattato la propria versione, affermando che gli era stato detto di indicare Hashi come colpevole; ma invece non era presente al momento dell’agguato e non ha visto chi ha sparato. “Gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e mi hanno promesso denaro in cambio di una mia testimonianza al processo per incastrare Hashi”, dichiara oggi Gelle. Dichiarazioni che, in realtà, aveva già fatto nel 2002 alla BBC, ma di cui la magistratura non ha tenuto conto, pur sapendo benissimo come rintracciarlo in Inghilterra. Le affermazioni di Gelle sono gravissime: le autorità italiane hanno voluto chiudere in fretta il processo per l’omicidio di Ilaria Alpi, trovando un capro espiatorio nella persona di Hashi e insabbiando la verità, che coinvolge invece in maniera diretta uomini dei servizi segreti e delle istituzioni.

Ma allora, se Hashi è innocente, chi ha ucciso i due giornalisti della Rai? In realtà – come dice giustamente Luciana Alpi, madre di Ilaria, che da vent’anni si batte per la verità – a noi non interessano tanto gli esecutori materiali, quanto invece i mandanti. E i mandanti vanno ricercati tra le inchieste che Ilaria stava portando avanti. La giovane giornalista aveva scoperto una realtà scomoda, che va ben oltre il “semplice” traffico d’armi che ormai diamo quasi per scontato nelle guerre e nelle crisi internazionali. Ilaria Alpi stava indagando su un traffico d’armi e di rifiuti tossici e radioattivi tra i Paesi industrializzati e l’Africa. Lei e il suo operatore Miran Hrovatin stavano seguendo una traccia molto concreta che portava dall’Italia alla Somalia, passando per i Balcani. In particolare avevano concentrato la loro attenzione sulle navi della Shifco, una flotta di pescherecci donata dalla Cooperazione italiana alla Somalia, che trasportava armi anziché pesce. Sono le stesse navi che, oltre a fornire armi ai signori della guerra somali, le stavano portando anche nella ex Jugoslavia, in quegli anni teatro di una sanguinosa guerra fratricida. Il tutto, come sempre, appoggiato e foraggiato dalle potenze internazionali, e gestito da faccendieri legati alle istituzioni e agli apparati statali.

Uno di questi faccendieri è senza dubbio Giancarlo Marocchino, figura chiave nel caso Alpi-Hrovatin. Lo troviamo direttamente sulla scena del delitto, poco dopo l’agguato: è lui infatti che prende il corpo di Ilaria e lo porta sulla propria auto, come si vede dalle immagini televisive di quel giorno. Marocchino era una vera autorità a Mogadiscio: personaggio potentissimo, da lui passavano tutti gli italiani che arrivavano nel paese africano; di conseguenza anche i giornalisti, che spesso venivano ospitati nella sua casa. Ilaria Alpi non era tra questi: lei evitò sempre di andarci per non compromettersi, probabilmente perché aveva già capito cosa ci celava dietro alle attività di Marocchino. Ufficialmente in Somalia faceva l’imprenditore; in realtà si trattava di una copertura per affari illeciti: di fatto, Marocchino fu uno dei principali trafficanti d’armi e di rifiuti tossici durante la guerra civile somala, e collaborava direttamente con le autorità somale e italiane, e naturalmente con i militari e con i servizi segreti, che ebbero un ruolo chiave sia nel traffico, sia nell’omicidio della giornalista che l’aveva scoperto.

servizi segreti e l’organizzazione Gladio: queste le due entità che ritroviamo in tutti i misteri italiani. E compaiono anche qui. Il 12 novembre 1993 viene ucciso a Balad, in Somalia, il maresciallo Vincenzo Li Causi, sottufficiale del servizio segreto militare SISMI, istruttore di Gladio e comandante del Centro Scorpione di Trapani, uno dei centri più importanti di Gladio. Li Causi infatti faceva parte della VII Divisione del SISMI, ovvero la sezione che gestiva la struttura Stay Behind (Gladio): un’organizzazione clandestina paramilitare promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale. Il maresciallo Li Causi era l’informatore di Ilaria Alpi sul traffico d’armi e di rifiuti tossici. È morto in un agguato in circostanze mai chiarite, quattro mesi prima della giornalista con cui era in contatto e a cui forniva informazioni. Inoltre il giorno dopo avrebbe dovuto far ritorno in Italia per deporre davanti ai magistrati proprio in merito alle attività del Centro Scorpione, all’operazione Gladio, e al traffico d’armi e scorie radioattive in Somalia.

C’è poi un’altra morte sospetta che potrebbe essere collegata a Gladio, alla Somalia, e a Ilaria Alpi: quella del maresciallo Marco Mandoliniucciso il 13 giugno 1995 a Livorno. Era un incursore del Col Moschin (le forze speciali dei paracadutisti della Folgore), un istruttore della NATO, ed ex capo-scorta del generale Loi in Somalia. Si è detto che è stato un omicidio gay, e ora – con la recente riapertura dell’inchiesta – si segue il movente economico. Ma, a nostro parere, potrebbe invece trattarsi di un omicidio legato a quelli del maresciallo Li Causi e di Ilaria Alpi. Secondo il fratello Francesco, Marco Mandolini era molto amico di Vincenzo Li Causi fin da quando avevano frequentato insieme un corso a Capo Marrargiudove si addestravano gli uomini di Gladio. E secondo altre fonti interne ai servizi segreti, Mandolini era probabilmente coinvolto nel traffico d’armi e rifiuti tossici, con il nome in codice “Ercole”. Importante anche il luogo in cui venne ucciso: Livorno, che riporta alla mente il rogo del Moby Prince. La sera del 10 aprile 1991, quando avvenne la collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo che causò 140 morti, era presente nel porto di Livorno il peschereccio 21 Oktobar II, la nave numero uno della Shifco: la flotta coinvolta nel traffico d’armi con la Somalia scoperto da Ilaria Alpi. E vi è la testimonianza del timoniere somalo della 21 Oktobar II, che parla apertamente di traffici d’armi svolti dal peschereccio.

Ecco dunque che si aggiunge un altro tassello al puzzle. Ilaria Alpi aveva scoperto anche questo nel suo lavoro di inchiesta, ed era riuscita – con prove e testimonianze – a ricostruire un quadro completo della vicenda, che coinvolgeva militari, servizi segreti, istituzioni. La sera del 20 marzo 1994 avrebbe rivelato tutto in un lungo servizio al TG3, ma è stata fermata prima che potesse farlo. Come lei, sono stati fatti fuori altri personaggi chiave. E sono stati fatti sparire i suoi block notes, la sua macchina fotografica, e le videocassette girate dall’operatore Miran Hrovatin. Materiale scomparso nel nulla e mai più ritrovato: caratteristica ricorrente, così come i depistaggi, gli insabbiamenti, e le morti più che sospette di testimoni e personaggi scomodi.

 

Per approfondire, consigliamo i libri:
“L’esecuzione. Inchiesta sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” di Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer, Maurizio Torrealta; Kaos edizioni
“1994. L’anno che ha cambiato l’Italia. Dal caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi. Una storia mai raccontata” di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari; edizioni Chiarelettere

 

L’intervista per la trasmissione Border Nights al giornalista e scrittore Luciano Scalettari, in occasione dell’assoluzione di Hashi Omar Hassan nel processo di revisione:

Fonte tratta dal sito .



mercoledì 18 febbraio 2026

Caso Skripal. Perché si uccide un agente segreto

 
Il 4 marzo 2018, in Inghilterra, viene trovato accasciato su una panchina l’agente segreto russo Sergeij Skripal, insieme a sua figlia. Entrambi sarebbero stati avvelenati da un gas nervino appartenente a un tipo sviluppato e prodotto dall’esercito russo (denominato A234). L’agente segreto sarebbe stato avvelenato perché avrebbe fornito informazioni ai servizi segreti di altri paesi facendo il doppio gioco e quindi tradendo Mosca.

A seguito di questo fatto, assistiamo alla lapidazione del presidente russo Putin per un fatto senza senso né logica, e assistiamo alla cacciata dei diplomatici russi dalle varie ambasciate (un vero e proprio atto di guerra).

Questo fatto mi ricorda una vicenda della mia infanzia, quando il padre di un mio amico del liceo, funzionario dei servizi segreti, pochi giorni prima di essere trovato morto su una panchina del paese di Bracciano, in provincia di Viterbo, disse alla sua famiglia: “Fra pochi giorni mi uccideranno, non credete alle bugie che racconteranno su di me, sappiate che sarò morto in servizio, perché nel mio lavoro funziona così. Non ci sono licenziamenti, liquidazioni, preavvisi, indennità… semplicemente, ci uccidono“. E chiese alla moglie di fare una battaglia legale, per far dichiarare non il suicidio ma la “morte in servizio”. Da quel giorno, ovverosia dal giorno in cui la moglie vinse la battaglia legale con lo Stato, facendosi riconoscere la morte per stato di servizio, è invalsa nel linguaggio del servizio segreto l’espressione “è stato suicidato” per indicare un omicidio travestito da suicidio.

Ora premesso che:

  • L’uccisione di agenti segreti è un fatto che è sempre avvenuto in tutti i tempi e in tutti i paesi, e nessuno si è mai sollevato e indignato per questo;
  • Gli agenti segreti vengono assassinati non solo dalle potenze avversarie, ma dagli stessi governi per i quali essi lavorano: quando un agente/collaboratore/consulente/funzionario, è scomodo, viene semplicemente ucciso. La vita degli agenti segreti, per i governi dei vari stati, non vale nulla (come la vita dei cittadini del resto). Tanto meno vale la vita dei familiari, che viene spesso utilizzata come strumento di ricatto verso gli agenti stessi, per intimidirli, costringerli a determinate azioni, ecc. Basti pensare – tra i casi di cui ci siamo occupati nel nostro sito – al caso di Davide Cervia; al caso Nicola Calipari; all’assassinio di Mario Ferraro, trovato impiccato al portasciugamani del suo bagno; a Giovanni Aiello detto “faccia da mostro”; a Luciano Petrini, ucciso a colpi di portasciugamano mentre stava facendo una perizia informatica sulla morte del colonnello Ferraro… Tutti agenti o collaboratori dei servizi segreti, uccisi perché, molto semplicemente, erano diventati scomodi.
  • Per uccidere un uomo, ci sono decine se non centinaia di modi, alcuni invisibili, altri più eclatanti, come le armi da sparo, ma molto più sicuri (v. il nostro articolo: Come uccidere un uomo senza lasciare traccia); ci sarebbe da domandarsi perché Putin abbia scelto un mezzo così eclatante per un’operazione del genere; e perché proprio adesso (dato che il doppio gioco di Skripal era noto da anni ai russi, tanto è vero che nel 2004 aveva subito un procedimento penale proprio per alto tradimento).

La domanda da farsi quindi è: cosa cela veramente questa vicenda?

Dal momento che i fatti veicolati dai mass media nascondono in realtà messaggi tra vari poteri, il cui contenuto possiamo intuirlo dal tipo di parole e messaggi utilizzati nella veicolazione delle varie informazioni, la domanda che possiamo porci è: premesso che Putin ha da poco concluso con la Germania un accordo (North Stream 2) per la costruzione di un gasdotto, e tale accordo è mal visto dagli USA, dato che nelle notizie relative alla spia russa si parla di “gas”, è possibile che questa vicenda nasconda una serie di messaggi intimidatori a Putin, proprio per la vicenda del gasdotto?

La nostra è solo una domanda, e forse siamo anche fuori strada, trattandosi solo di un’intuizione. Ma certamente non siamo fuori strada nel capire che questa vicenda è solo una montatura, e Putin non c’entra probabilmente nulla con l’assassinio della spia.

A Londra, come a qualunque altro governo, non interessa certamente la vita di un agente segreto, per giunta appartenente ad un altro governo. La vicenda è quindi solo il pretesto ufficiale, per condurre un altro tipo di guerra per interessi che non possono essere esplicitati alle masse.

Fonte tratta dal sito .

martedì 17 febbraio 2026

Delitti rituali e parassitismo psichico

 


Premessa. Il simbolismo nei delitti

In questi anni in cui mi sono occupato di delitti rituali c’era una domanda a cui non riuscivo a dare una risposta sensata. La domanda era: chi crea le coincidenze eccezionali che si verificano in questi delitti?

Faccio alcuni esempi.

Nei delitti delle bestie di Satana alcuni dei nomi dei ragazzi coinvolti sono, appunto, nomi di bestie: Volpe, Leoni, Zampollo (zampa di pollo). Satana, nella tradizioni cristiana, è sconfitto dell’arcangelo Michele; e guarda caso i due personaggi che, in tutta la vicenda, risultano la chiave per scoprire i delitti si chiamano Michele: sono Michele Tollis (che richiama il detto latino “qui tollis peccata mundi”), il padre di uno dei ragazzi assassinati, e il luogotenente Michelangelo Segreto (quindi qui non abbiamo solo Michele, ma anche l’angelo). Costui, se non ricordo male, all’epoca, era comandante dei carabinieri della stazione di Somma Lombardo. E la bestia dell’apocalisse, in alcune raffigurazioni, ha le zampe di pollo e la testa di leone.

In località Golasecca, Volpe sparò a Mariangela Pezzotta. E le sparò, guarda caso, in gola. La vicenda delle Bestie di Satana (per come la raccontano i giornali, poi abbiamo spesso detto che la realtà è ben altra cosa) finì il giorno che Volpe e Ballarin, dopo aver ucciso Mariangela, si schiantarono con l’auto presso la diga di Panperduto; dopodiché vennero catturati e processati. A Panperduto, cioè, le Bestie di Satana si… perdono. Pan era, nella tradizione cattolica di alcuni secoli fa, una delle rappresentazioni di Satana, trattandosi di un dio pagano.

Nei delitti del Mostro di Firenze, le zone del delitto, se segnate su una mappa, disegnano un cerchio (magico) attorno a Firenze; Firenze è per eccellenza la città di Dante, il poeta che mise per iscritto nella Divina Commedia il sapere templare e rosacrociano. Ora, il primo delitto del Mostro è quello di Pasquale Gentilcore, e la “Vita Nova” di Dante si apre con il verso “a ciascun alma presa e gentil core”. Più in generale la trama dei delitti richiama dal punto di vista simbolico la Divina Commedia e il quadro del Botticelli “La Primavera”, come abbiamo spiegato in altri articoli. http://petalidiloto.com/2011/03/la-primavera-del-botticelli-e-i-delitti.html

Nel delitto Moro, la vicenda si apre in via Fani (Mario Fani, fondatore del circolo di Santa Rosa) e si chiude in via Caetani al numero 9 (cioè esattamente davanti al conservatorio di Santa Caterina della Rosa) dove viene parcheggiata la Renault Rossa in cui c’era il cadavere del senatore.

Di recente, mi ha abbastanza colpito il delitto avvenuto nella mia città, il giorno in cui io avevo il processo penale per la vicenda del Mostro di Firenze, a causa della querela che mi fece tempo fa Mario Spezi. Il 13 dicembre del 2017 (quindi il giorno di Santa Lucia), in strada Santa Lucia, al numero 26 (due volte 13 quindi, ovverosia due volte il numero della morte) vengono ritrovati morti due coniugi; la donna si chiama Rosa Rita Franceschini. In altre parole: il giorno in cui, a Viterbo, si celebra un processo che riguarda quello che io ho additato come uno dei principali esponenti della Rosa Rossa (organizzazione che ha la Rosa, e santa Rita, tra i suoi simboli principali con cui firma i suoi delitti), viene uccisa una donna che ha, nel nome di battesimo, i simboli dell’organizzazione. E il cui cognome ha una certa assonanza con il mio. Difficile, per un simbolista, non notare la coincidenza. Questa volta furono addirittura i giornali a parlare di omicidio rituale, perché la coppia uccisa era disposta in un modo particolare sul letto, e il loro figlio (accusato del del delitto) aveva appena finito di leggere il romanzo “Il grande Dio Pan” di Arthur Machen, che descriveva proprio una scena del delitto simile.

Potrei andare avanti per ore. Ma in realtà di queste coincidenze e questi simboli ho parlato in altri articoli, e ora quindi non c’è bisogno di ripetere ciò che abbiamo detto mille volte.

La domanda, come ho anticipato, è come si creano queste coincidenze.

Dopo qualche tempo, avevo escluso che ci fosse dietro un gruppo di persone che organizzasse minuziosamente i dettagli di queste operazioni, compresi i giorni e l’ora in cui devono avvenire e scegliendo il nome della vittima o delle vittime. L’operazione risulterebbe troppo complicata, durerebbe anni, e sarebbe ad alto rischio di fallimento a causa di troppe variabili. Impossibile pianificare un delitto come quello Moro creando a tavolino tutte le incredibili coincidenze di quella vicenda, di cui abbiamo parlato altrove. http://petalidiloto.com/2018/03/rosa-rossa-quei-simboli-svelano-la-verita-indicibile-su-moro.html

Senza contare che se dietro tutto questo ci fosse un’intelligenza umana, prima o poi in qualche processo, in quale atto parlamentare, o in qualche libro, qualcuno ne avrebbe dato testimonianza. Invece, solo per fare un esempio col delitto Moro, non risulta da nessuna parte che qualcuno abbia ordinato di acquistare proprio una Renault Rossa, e andarla a depositare proprio al numero 9.

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L’uso della magia negli omicidi

Alcuni delitti rituali avvengono mediante l’uso della magia. In altre parole, mentre l’assassino o gli assassini agiscono sul piano materiale, un altro gruppo, o dei singoli, agiscono sul piano magico ed esoterico.

L’azione magica scatena l’azione di entità che si affiancano agli esseri umani per raggiungere il fine dell’operazione. Alcune di queste entità prendono il possesso delle persone coinvolte, agendo al posto loro. in sostanza, un prete cattolico definirebbe queste persone “indemoniate”; in gergo esoterico si dicono “parassitate”. Si tratta infatti di veri e propri parassiti psichici che prendono il controllo, a lungo o per pochi attimi, di singole persone o addirittura di gruppi.

Queste entità prendono vari nomi e hanno nomi diversi a seconda delle tradizioni esoteriche di riferimento. Eggregore, elementali… Malanga li chiamava alieni e chiamava addotti coloro che erano sotto il controllo di queste entità. I preti li chiamano demoni e chiamano indemoniate le persone soggette a questi fenomeni. La psichiatria li chiama spesso schizofrenici, talvolta dà invece una diagnosi di psicosi, quando la persona sente le voci (che in realtà sono le voci dell’entità).

Tutte le tradizioni magiche, di tutte le culture, e da sempre, si occupano di queste entità e del rapporto tra gli esseri umani e queste entità. Non c’è quindi bisogno di citare una letteratura specifica o studi specifici. Solo la profonda ignoranza in materia esoterica o spirituale fa dire a qualcuno che parlare di entità è un’invenzione o un delirio paranoico.

Si tratta di entità non umane, che prendono il controllo della persona, in senso letterale. Non a caso la maggior parte dei serial Killer ha sempre dichiarato: “Non so perché l’ho fatto. So solo che dovevo farlo”. Sono queste le parole che pronunciò ad esempio Jeffrey Dahmer, il cosiddetto Mostro di Milwaukee, che uccise e mangiò decine di vittime, il quale aggiunse anche “datemi il massimo della pena”.

E’ recente il caso del Mostro di Foligno, Luigi Chiatti, che ha chiesto scusa alle vittime.

Jonh Wayne Gacy, soprannominato Killer Clown, che uccise – pare – 33 adolescenti, dichiarò al processo di non essere stato lui ad uccidere, ma il suo “doppio”.

Una cosa molto interessante da segnalare è che alcuni serial killer, al processo, dichiararono che erano stati avvicinati da persone eleganti e facoltose che si dichiararono “interessate alla loro attività”. Un piccolo particolare, irrilevante a fini investigativi, ma assolutamente fondamentale per chi studia simbolismo e magia e conosce il comportamento di alcune confraternite occulte.

E sono molti i casi di persone che hanno ucciso e fatto vere e proprie stragi; erano persone normali fino ad un attimo prima e poi, in pochi secondi, si trasformano in mostri.

Queste entità agiscono a livello energetico, e fanno sì che tutto ciò che accada richiami l’energia dell’eggregora o dell’entità che si è scatenata dopo il rito magico.

Nel caso di Jeffrey Dahmer, ad esempio, del simbolismo della vicenda mi colpisce il fatto che costui, dopo essersi convertito al cristianesimo, fu ucciso in carcere da un certo Christopher Scarver, a 33 anni.

Facciamo un esempio di come funziona la magia in rapporto alle entità.

Se un gruppo magico che si chiama Elefante Giallo fa un rito per far morire Pippo, si scatenerà l’eggregora di questa organizzazione, e probabilmente Pippo morirà in una località chiamata Elefante, magari in un’auto gialla, e per coincidenza troveranno nella sua auto un fumetto dal titolo “Pippo e il mistero dell’elefante giallo”.

Talvolta, poi, capita che il rito non vada a buon fine. Se la persona o il gruppo di persone prese di mira dal rito sono molto forti energeticamente, o si proteggono in qualche modo, l’energia scatenata dal rito “rimbalza” su un altro soggetto o su un gruppo di soggetti con un’energia analoga, ma minore. Nell’esempio fatto, se Pippo è una persona molto forte, l’energia rimbalzerà su un altro soggetto, sempre di nome Pippo. E magari, se il gruppo che ha fatto il controrito magico si chiama “Formica Maiala”, Pippo 2 verrà ritrovato morto in un allevamento di suini e il suo cadavere sarà scoperto da un impiegato di una ditta di disinfestazione, chiamata dal proprietario a causa di un’invasione di formiche.

In altre parole, alcuni delitti rituali sono il frutto di riti non andati a buon fine. Altri, sono semplicemente andati a segno.

E, per concludere, quando in una vicenda il simbolismo è molto evidente, significa che in questa vicenda c’è l’intervento di entità (scatenate o no da un rito magico).

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Conclusioni

Per concludere, voglio fornire qui alcuni elementi di riflessione per coloro che leggono questo articolo. Dal momento che si tratta di concetti complicatissimi, posso solo offrire degli spunti, per chi vorrà meditarci sopra.

Parlando anni fa con un astrologo tra i più bravi in Italia, Ciro Discepolo, costui mi disse: “Non credo alla magia. Né ai delitti rituali. Perché quando ho fatto il tema natale e calcolato i transiti di persone famose che sono state assassinate, o che si dice siano state assassinate anziché morire di morte naturale, ho visto che quel giorno, per loro, era prevista la morte. Non sono morti per magia, ma sono morti perché dovevano morire”.

Se leggiamo le storie dei più grandi maestri spirituali (Buddha, Steiner, Yogananda, Maometto, e molti altri), la cosa che a me colpisce è che sono sfuggiti alla morte, o a trappole diverse, diverse volte. Poi inspiegabilmente, un bel giorno, muoiono (tutti e quattro i personaggi citati moriranno nello stesso modo, cioè avvelenati); e quel giorno, proprio quel giorno, non hanno evitato la loro morte, pur avendo le capacità di prevederla e prevenirla se volevano. C’è da domandarsi il perché.

E la risposta a questo perché, alla fine, è abbastanza chiara per chi si occupa di spiritualità.

Ciascuno muore solo quando deve morire. E ciascuno è solo uno strumento divino. La differenza tra un maestro illuminato e una persona comune è che il primo sa perfettamente di essere uno strumento, ne è cosciente, e quindi sa anche quando avviene il momento della sua morte, a cui non si sottrae.

San Francesco si riteneva uno strumento divino (“fa di me uno strumento della tua pace”). Yogananda si riteneva unicamente uno che faceva la volontà di Dio.

Einstein diceva che le coincidenze (quelle che Jung chiama coincidenze significative) sono “Dio che passeggia in incognito”.

Le entità sono strumenti divini.

Non a caso la magia nera e la magia bianca vengono definite “mano sinistra” e “mano destra”, di Dio.

E sono tutti strumenti divini.

Perché, come dice Fausto Carotenuto, la strategia finale la fa Dio, non Satana, che di Dio è solo uno strumento.

Il nostro libero arbitrio sta soprattutto nell’essere consapevoli delle entità che guidano la nostra vitaE nello scegliere la strada che ci possa rendere più felici. 

Nei dialoghi (spesso scontri violenti) con una mia amica che in passato praticava la magia nera, c’è –…. a mio parere – il riassunto del nostro libero arbitrio. Lei adora Crowley. Io Yogananda. Lei dice che Yogananda era un “frustrato latente”, in quanto non era felice di essere andato in America ad adempiere alla sua missione divina; che lui l’ha fatto perché doveva farlo, ma forse avrebbe preferito rimanere in India, tra la sua gente, a meditare (e in effetti ha ragione). Io replico che mi pare più infelice Crowley, il quale, in un suo diario, dichiara espressamente di non sapere quale entità guidi esattamente la sua vita. Io dico che Dio è ovunque; lei risponde che allora è anche in Crowley, e anche nei delitti rituali, e che anche lui era uno strumento di Dio.

E abbiamo ragione entrambi.

Quando qualcuno mi chiede se non mi ha spaventato il delitto di Viterbo, o perlomeno inquietato, rispondo di no; perché forse è tutto una coincidenza, o forse no. Non posso saperlo. Può essere il risultato di un rito non andato a buon fine, in cui sono incappate delle persone a caso. Oppure un rito andato a buon fine. Non ho le risposte e non pretendo di darle. So solo che c’è un disegno divino dietro a tutto, e questo mi tranquillizza.

 

 

«Ora è finita. Qui non si è mai trattato di cercare di essere liberato. Non ho voluto mai la libertà. Sinceramente, volevo la pena capitale per me stesso. Qui si è trattato di dire al mondo che ho fatto quello che ho fatto, ma non per ragioni di odio. Non ho odiato nessuno. Sapevo di essere malato, o malvagio, o entrambe le cose. Ora credo di essere stato malato. I dottori mi hanno parlato della mia malattia, e ora mi sento in pace. So quanto male ho causato… Grazie a Dio non potrò più fare del male. Credo che solo il Signore Gesù Cristo possa salvarmi dai miei peccati… Non chiedo attenuanti.»

Dichiarazione di Jeffrey Dahmer al processo. Poco tempo dopo fu ucciso da un certo Christopher Scarver.

Fonte tratta dal sito .

venerdì 13 febbraio 2026

I vostri bambini. La dichiarazione processuale di Charles Manson

 Riportiamo alcuni brani della lunga dichiarazione che venne fatta da Charles Manson al processo. Il giudice decise che i giurati non potevano ascoltarla (temendo forse che anche da questa unica dichiarazione essi potessero cambiare idea sulla sua colpevolezza).

Occorre tenere presente, per capire alcuni passaggi, che Manson stava per essere condannato a morte (come poi è avvenuto con la sentenza).
Tecnicamente, il fatto che fosse stato ordinato alla giuria di non ascoltare la dichiarazione, costituiva un’irregolarità processuale.

 

Ho passato la mia vita in carcere.

Ho sempre visto la gente del mondo libero come i buoni
e la gente nelle prigioni come i cattivi.
Sono sempre stato in galera e sono rimasto stupido,
osservando il vostro mondo crescere,
senza riuscire a capirlo, senza capire le cose che voi fate.
Ho fatto del mio meglio per tirare avanti nel vostro mondo.
Ho fatto tutto ciò che ho potuto per andare d’accordo con voi e non ho ordinato a nessuno di voi
di fare nulla di più di quello che voleva fare.
quello che voglio è essere in pace
qualunque cosa comporti.

Ma questo non me lo permettete.
Perché il vostro mondo è fatto di immondizia ai lati della strada,
e io sono una delle vostre immondizie.
Ora volete uccidermi. Ma io sono già morto, lo sono stato per tutta la mia vita.
Io vivo nel mio mondo,
e sono il re del mio mondo,
anche se è un immondezzaio,
se è nel deserto
o da qualunque altra parte.
Voi potete uccidere il corpo
ma non potete uccidere l’anima
L’anima è sempre là
all’inizio e alla fine
non potete fermarla
è più grande di me
Nella mia mente io vivrò per sempre
e nella mia mente io ho sempre vissuto
sono solo quello che avete costruito.
Vi aspettate di spezzarmi?
Impossibile, mi avete spezzato anni fa.
Stavo seduto in cella
quando il tipo mi apriva la porta e diceva “vuoi uscire?”
io lo guardavo e dicevo:
e tu vuoi uscire? tu sei in prigione, tutti voi siete in prigione
la legge che è in voi è peggiore della legge che è in me.

Voi avete reso i vostri bambini quello che sono, questi bambini che vengono da voi con i coltelli, sono i vostri bambini, glielo avete insegnato voi.
Dite quanto sono cattivi e assassini i vostri bambini, ma glielo avete insegnato voi.

Voi avete resi i vostri bambini quello che sono.
Ai bambini spiegate che cosa non devono fare nella speranza che escano e lo facciano, cosicché voi possiate giocare il vostro gioco con loro.
Ai soldati insegnate ad uccidere,
e loro vanno ed uccidono
poi li processate e li mettete in prigione perché hanno ucciso.
Se un soldato va sul campo di battaglia ci va rischiando la sua vita,
ma questo gli dà il permesso di prenderne una?

Non ho niente contro nessuno di voi.
Non posso giudicare nessuno di voi.
Ma penso che sia il momento buono perché voi tutti cominciate a guardarvi, e giudichiate le bugie nelle quali vivete.
Voi non siete voi, siete solo dei riflessi, siete riflessi di tutto ciò che credete di sapere, di tutto quello che vi è stato insegnato;
i vostri genitori vi hanno detto che cosa siete,
vi hanno costruito prima che voi aveste sei anni
e quando voi eravate a scuola e vi facevate il segno della croce e giuravate fedeltà alla bandiera,
essi in realtà vi intrappolavano
perché a quell’età voi non conoscevate nessuna menzogna
finché quella menzogna non fu riflessa su di voi,
è sbagliato non avere denaro, è sbagliato pagare in ritardo le rate della macchina, è sbagliato rompere la TV, è sbagliato, è sbagliato,
voi continuate, lo ammucchiate nella vostra mente, voi siete bastonati da tutto ciò e dalla vostra confusione.
Ognuno di voi è solo un riflesso degli altri
Voi non mi sembrate veri.
Voi mi sembrate il composto di ciò che qualcuno vi ha detto che siete
voi vivete per le opinioni degli altri
non siete sicuri di come siete
e vi chiedete se sembrate a posto.
prendete un’altra alka seltzer
e un’altra aspirina e sperate di non dover pensare alla verità.
Perché? Perché? Perché?
I vostri perché vengono da vostra madre
vostra madre vi insegna i perché
voi continuate a chiedere e lei continua dirvi i suoi perché
e vi riempite il vostro piccolo cervello di perché.
Voi proiettate paura,
e cercate qualcosa su cui proiettarla.
Quando siete piccoli tenete la bocca chiusa
e quando qualcuno vi dice “seduto”
voi vi sedete finché non capite che lo potete colpire
e se lo capite vi alzate lo colpite e dite a lui di sedersi.

L’ira che riflettete su di me
è l’ira che avete nei vostri confronti.
Io sono voi
Voi siete il mio sangue
Voi siete mio fratello
è per questo che non posso combattervi.
Non mi interessa come vi sembro
non mi interessa cosa pensate di me
e non mi interessa sapere cosa farete di me.

Non avete alcuna idea di quello che state facendo, e voi state facendo ciò che fate solo per denaro.
Non passerà molto tempo prima che vi uccidiate tutti da soli, perché voi siete tutti pazzi.
Voi siete tutti assassini,
voi uccidete cose migliori di voi.
L’essere umano non esisterà ancora per molto tempo
Dio vi chiederà di prendervi le vostre responsabilità

Dovreste tutti guardarvi attorno, affrontare i vostri bambini e cominciare a seguirli e ascoltarli.
Ma siete troppo sordi, muti e ciechi, per fermare ciò che state facendo.

Ma va bene. Va tutto bene. Non fa davvero nessuna differenza perché comunque stiamo andando tutti nello stesso posto.
Tutto è perfetto.

Voi avete portato sul banco dei testimoni il tizio che è contrario ad uccidere
e gli state chiedendo di uccidervi
di giudicarvi
perché voi tutti sapete
e io so che voi sapete,
e voi sapete che io so che voi sapete.
Quindi, chiudiamo il cerchio.

 

Manson fu condannato a morte, senza prove al di fuori della testimonianza di alcuni squilibrati, ma la sua pena è stata commutata in ergastolo a causa del cambiamento della legge californiana che ha abolito la pena capitale.
E’ tuttora detenuto, scontando una pena per un delitto che non ha mai commesso.
Di Charles Manson è stato pubblicato il libro illustrato a cura di Rudy De Amicis, edito da Stampa alternativa, intitolato “Charles Manson”, che contiene altre parti della dichiarazione.

Fonte tratta dal sito .

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...