martedì 24 febbraio 2026

Autorità criminali e riti misterici – parte prima


 AUTORITA’ CRIMINALI E CULTI MISTERICI – Parte Prima – Abiti da carnevale per riti inquietanti

Di Antonella Randazzo

Antonellarandazzo@blogspot.com

 

Si parla spesso di “bizzarrie” che appaiono su Internet, ovvero di argomenti su cui aleggia lo spettro della bufala o del contenuto che attrae ma è irreale, singolare o stravagante. Il problema è che a volte si cerca di far rientrare in questa categoria anche argomenti molto importanti per capire il sistema in cui oggi ci troviamo. Un esempio di ciò è l’argomento “culti misterici”. Un culto misterico è un culto riservato a pochi, che prevede riti di iniziazione e di passaggio da un livello più basso ad uno più alto, il più totale segreto relativo al culto, alle cerimonie, e l’idea che il gruppo fornirà conoscenze esoteriche importanti. Non necessariamente i culti misterici sono religioni misteriche, talvolta, come nel caso delle società segrete, si tratta di gruppi che non dichiarano esplicitamente di adorare una precisa divinità. Tuttavia, l’idea che vengano svelate cose “misteriose” che sono appannaggio di pochi, suggerisce l’esistenza di “venerandi”, ovvero di una fonte da cui proverrà la conoscenza esoterica. Nonostante su Internet esistano molte fonti che parlano di sette esoteriche, di massoneria e di gruppi di potere occulti, non bisogna fare l’errore di dare per scontato questi argomenti, sottovalutandoli o scambiandoli per argomenti “sui generis”.Ci sono innumerevoli prove, talvolta date dagli stessi interessati, che gli attuali personaggi al potere si valgono di associazioni o culti misterici per alimentare il loro potere e per scongiurare il pericolo che salgano al potere personaggi non controllabili. Dunque, studiare con serietà un tale argomento può aggiungere nuove conoscenze su come agiscono i personaggi che oggi esercitano potere sui popoli, su come essi formano il ceto dirigente e come cercano in tutti i modi di tenerlo soggiogato per potersi garantire il dominio sui popoli. Da molti elementi si inferisce che è proprio attraverso le logge, i culti segreti e la mafia che queste persone continuano a tenere sotto controllo le autorità, curandosi di formarle e di obbligarle al segreto circa aspetti del sistema evidentemente inconfessabili. L’uso di queste formazioni conferma, se ce ne fosse bisogno, la natura criminale del sistema, che ha bisogno di manipolare e controllare per continuare ad esistere. I gruppi segreti di natura massonica servirebbero a controllare mentalmente chi è destinato a ricoprire cariche di potere. E’ come se alcune persone dovessero essere “formate” in modo tale da commettere le più gravi cattiverie senza avere scrupoli di coscienza, e magari motivandole truffaldinamente per renderle “legittime”. In effetti, organizzare guerre, uccidere o torturare persone inermi significa distruggere il sentimento umano naturale di empatia con i propri simili, e dunque non sembrerebbe possibile farlo senza un’accurata “formazione”.Per questo motivo sembrerebbe necessario far praticare a chi ricoprirà ruoli importantissimi, culti che disumanizzano, che stimolano gli aspetti più negativi e distruttivi dell’uomo, o che inducono a credere che possano esistere principi, “valori” o ideologie che giustificano i crimini più terribili contro l’umanità.Esisterebbero due tipi principali di culti misterici: 1) quelli che prevedono l’affiliazione di un numero relativamente ampio di adepti, che per la maggior parte ricoprirà livelli bassi, e dunque non raggiungerà mai determinate conoscenze, appannaggio dei pochi che raggiungeranno gli alti livelli;2) quelli che appaiono come sette vere a proprie, poiché sono destinate soltanto ai rampolli delle grandi famiglie miliardarie o a personaggi “scelti”. In tal caso il personaggio sarà chiamato ad aderirvi come fosse un “eletto”, ad esempio ricevendo una lettera da chi ha creato la setta. In quest’ultimo caso, i riti talvolta sarebbero agghiaccianti, simili a quelli satanici. Ad esempio, nel gruppo chiamato Skull & Bones gli iniziati dovrebbero masturbarsi nudi in una bara, e successivamente subirebbero anche violenze verbali e fisiche, dovendo lottare nel fango e a subire violenze con altri adepti fino allo sfinimento. Si tratterebbe di tecniche elaborate dalla Cia al fine di indebolire il soggetto attraverso una serie di atti che lo piegheranno fisicamente e mentalmente. Agli adepti verrebbe anche inculcata l’idea di essere superiori e di avere la “missione” di dominare sugli altri. Essi subirebbero dunque umiliazioni sessuali, ma al contempo verrebbero abituati ad esaltare il proprio ego umiliato, per sopperire alla bassa autostima stimolata dalle umiliazioni.Questi rituali non sarebbero casuali, ma creati per influenzare gli adepti in un determinato modo. L’obiettivo sarebbe quello di far emergere aspetti del sé distruttivo, in modo tale che emozionalmente e mentalmente la persona possa diventare più incline a mentire, ad ingannare e a commettere azioni criminali. E’ come “programmare la mente” ai crimini che dovranno commettere quando saliranno al potere. Essi dovranno commetterli non soltanto senza alcun rimorso ma addirittura credendo che ciò sia giusto, e per poter raggiungere questo livello di mistificazione occorre una sorta di percorso “esoterico” atto a manipolare la mente a tal punto da produrre questo effetto. I riti praticati in questi gruppi misterici sono traumatizzanti e violenti, e addirittura per essere resi più agghiaccianti sarebbero utilizzate urla di sottofondo. Questi riti sarebbero collegati a simbologie di vario genere, e servirebbero anche a creare affiliazione a realtà false, per disorientare l’esistenza. Nelle società segrete massoniche viene anche creato un clima di unita’ e “fratellanza” molto forte, come se gli adepti fossero legati da qualcosa di importante e fondamentale per la loro esistenza. La stessa cosa avviene nella mafia. Sembrano cose talmente assurde da non poter essere vere, ma le prove e le testimonianze a sostegno di ciò sono ormai così numerose che ignorarle significherebbe agire come i personaggi di regime, che vedono soltanto quello che viene detto loro di vedere. Storici come Paolo Mieli direbbero che tutto è casuale, che è casuale che quasi tutte le più importanti autorità inglesi e statunitensi siano membri di alto grado della massoneria, o che addirittura nel 2004, entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti appartenessero alla società segreta Skull & Bones (teschio e ossa – detta anche “Fratellanza della morte”).La Skull & Bones fu fondata per “formare” l’èlite di potere statunitense, all’Università di Yale nel 1832, ad opera di William Huntinton Russell, che era colui che all’epoca si occupava della produzione e del commercio di oppio. Questa setta, a detta di molti, praticherebbe rituali simili a quelli praticati nel satanismo. La giornalista Alexandra Robbins è riuscita ad intervistare diversi adepti, ricavando un’immagine della setta a dir poco sconcertante. Gli adepti si riunirebbero in un luogo chiamato “the Tomb” (la Tomba), luogo in cui si svolgerebbero i riti. Il marchio della setta appare in molti oggetti posseduti da coloro che l’hanno creata o che vi appartenevano (o vi appartengono), come John Pierpont Morgan, David Rockefeller, Henry Stimson, Averell Harriman, i Bush, i Taft, ecc.All’interno della setta viene presentata una realtà gravemente squilibrata, eppure i suoi adepti diventano importanti industriali, dirigenti di grandi banche o altre organizzazioni importanti, o addirittura presidenti o consiglieri di presidenti.I membri della setta sono soltanto poche centinaia, reclutati fra le più importanti famiglie miliardarie statunitensi. La Robbins, nel libro “Secrets of the Tomb” descrive alcuni riti che appaiono come un incrocio fra il carnevalesco e il paradossale, che meriterebbero una grossa risata, se non ci fossero risvolti tremendamente seri. Ad esempio, il giovane Bush, nel rito di iniziazione, sarebbe stato incappucciato e condotto da 11 patriarchi della confraternita travestiti come fosse carnevale: uno da Elihu Yale (fondatore dell’Università), uno da Papa, uno da diavolo, ecc. In questo clima farsesco l’iniziato doveva raccontare la propria “storia sessuale”, dopodichè sarebbe dovuto entrare nudo in una bara per masturbarsi. Il tutto veniva abbeverato da quantità esorbitanti di alcolici. Ma secondo la Robbins tutto questo fare settario e bizzarro sarebbe “normale” negli ambienti dei miliardari statunitensi. Ella dichiara: “I più ricchi americani si comportano allo stesso modo quando partecipano a raduni esclusivi come quello che si tiene ogni anno a Sun Valley in Idaho”.Considerato che si tratta di persone che hanno nelle loro mani il destino di milioni di persone, c’è proprio da stare tranquilli…Sia Kerry che Bush, candidati alla presidenza nel 2004, appartenevano alla setta Skull & Bones, e risposero imbarazzati quando un giornalista chiese loro se appartenevano alla setta e quali fossero i principi del gruppo. Bush ammise di appartenere alla setta e alle ulteriori domande rispose: “è così segreto che non possiamo parlarne”. Kerry rispose in modo analogo, ammettendo la sua affiliazione: “non (posso dire) molto perché è un segreto”.(1) Due persone che aspirano a ricoprire una carica politica importantissima che confessano di avere “segreti” da rispettare, che non sono cose che riguardano fatti privati, ma un’affiliazione occulta. Giurare di non rivelare qualcosa all’interno di una setta abitua ad un comportamento poco trasparente, assai pericoloso quando si tratta di ricoprire cariche di potere. La loro fedeltà alla setta avrebbe sovrastato la necessità di agire per il bene del popolo, ponendo il proprio giuramento massonico al di sopra della fedeltà alla nazione. Come diceva Joseph Pulitzer: «Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza”. Queste sette impongono il giuramento di “obbedienza totale” e segretezza, assoggettando così la persona al gruppo. Come nel caso della mafia, non si può disobbedire, svelare segreti o uscire dalla setta senza pagare un prezzo molto alto. Le persone che fuoriescono dal controllo saranno giudicate da appositi tribunali che prevedono anche la pena di morte. Oltre al gruppo Skull & Bones ci sarebbero molte altre sette di tipo analogo, come la cosiddetta “Società Boema” che si riunirebbe in California nelle ultime due settimane di luglio, praticando riti satanici che prevedono un’invocazione fatta ad una statua che rappresenta un gufo alto circa 7 metri. Parteciperebbero al rito parecchie importanti autorità, capi di Stato, industriali, ex presidenti statunitensi, ecc. Queste persone vestirebbero con una tunica con relativo cappuccio, ovvero la stessa veste indossata dagli adepti del Ku Klux Klan. Di fatto, negli Usa quasi tutti i presidenti e i vicepresidenti, molti senatori e deputati, giudici e governatori sono massoni. Questo può essere considerato come casuale da persone dotate di razionalità?E’ massone di alto livello l’ex capo di governo inglese Tony Blair, egli è membro della Loggia massonica di Studholme (Londra). La stessa regina sarebbe la “Patrona della massoneria Internazionale”, come un capo su tutti i massoni di alto livello. Di tanto in tanto riunirebbe tali personaggi a Drewery Lane (Londra). Altri membri della Corona inglese, come il Duca di Edimburgo, sono membri di alto grado della massoneria. Il deputato inglese Chris Mullins, attraverso un comitato d’inchiesta scoprì che molte autorità in seno alle forze dell’ordine e alla giustizia erano affiliate a sette segrete. L’agente dell’Fbi ora in pensione, Ted Gunderson, che si occupava di investigare su culti e sette sataniche, scoprì attraverso varie fonti che molti giudici, avvocati, attori, sportivi, medici, deputati e senatori, erano affilati a sette di tipo massonico-satanico. Anche importanti capi di governo del passato, come Winston Churchill, erano massoni di alto grado. I gradi più alti sono di solito raggiunti soltanto da persone di sangue aristocratico o da alti ufficiali delle forze armate. Le persone che appartengono alle sette destinate soltanto a persone di “alto rango” vengono incoraggiate a sposarsi fra loro, per creare maggiore coesione tra i gruppi e per evitare che queste persone entrino a contatto con altre realtà che le “risveglino” e facciano scegliere loro altri percorsi più “normali”.Tutto questo serve anche ad escludere gli “intrusi” dal potere, creando in tal modo un sistema controllato dall’alto e prevedibile. Gli ambienti settari degli stegocrati (2) sono intrisi di un’alta valenza emotiva, che è un misto fra onnipotenza, sete di potere, avidità e paura. Si crea una rappresentazione della realtà alterata che può confondere fra ciò che è vero e ciò che è soltanto finzione. Si crea uno stato emotivo talmente alterato da non permettere alle vittime di avere una vita emotiva indipendente, o di uscire dal giro senza pagare un prezzo molto alto. Molte di queste persone vivranno per tutta la vita esistenze emotivamente alterate, passeranno fra una festa, un rito e un impegno politico ( finanziario o economico) esibendo sorrisi stereotipati o falsi entusiasmi. Racconteranno cose assurde sul “nemico terrorista”, sulla “lotta del bene sul male”, o sul fatto che gli Usa sarebbero “una grande democrazia”.Il gruppo di stegocrati sa che l’unico modo per continuare ad avere potere è quello di controllare la mente di chi avrà ruoli di potere, e un modo efficace, evidentemente, è quello di controllarli attraverso gruppi massonici e satanici. Si tratterebbe dunque di utilizzare tali gruppi come uno strumento di potere sulle menti degli adepti. I capi massonici vengono chiamati “maestri occulti” o “sovrani”.Spiega Jordan Maxwell: “Gli ordini pre-massonici europei sostenevano che ci fosse una piccola teoria, una piccola entità spirituale che forniva una conoscenza per quello che i massoni chiamavano “i nostri maestri occulti”… si riferivano a chi guidava la massoneria mondiale… loro non sanno chi siano. Nessun massone sa realmente chi realmente guida l’organizzazione mondiale. Li chiamano “i nostri maestri occulti”.(3) Molti studiosi ritengono che i riti satanici e massonici siano molto più simili di quello che si crede. Secondo queste persone il Dio dei Massoni avrebbe un nome impronunciabile, ovvero sarebbe lo stesso Dio dei satanisti. La maggior parte dei massoni smentisce questo, ma alcuni, come Albert Pike, lo hanno ammesso. Da laici sarebbe legittimo pensare che i “demoni” da loro adorati non sono altro che aspetti del sé inquietanti, ovvero la cosiddetta “Ombra” descritta da Jung. Tali riti potrebbero dunque avere lo scopo di alimentare questi aspetti per renderli più forti o più presenti, allo scopo di far diventare le persone capaci di comportamenti che altrimenti non avrebbero. In altre parole, si tratta di rafforzare i potenziali criminali al fine di forgiare persone che si comportino in modo utile al sistema, agendo sulla loro mente e instillando convinzioni mistiche o esoteriche che condizioneranno le loro scelte e il loro comportamento. Per questo di solito i riti posseggono un certo livello di violenza, e abituano a calpestare la dignità umana. Qui non si vuole certo sottovalutare il potere del pensiero. Come i fisici più all’avanguardia ci insegnano, il pensiero è energia che può creare demoni e qualsivoglia realtà, rafforzando alcuni aspetti della psiche e indebolendone altri.

Fonte tratta dal sito .

lunedì 23 febbraio 2026

I molti interrogativi sulla morte di Taricone

 


Ricevo da un lettore e pubblico:

Il 29 giugno, a seguito di un incidente di volo del giorno prima avvenuto sull’aviosuperficie di Terni, moriva Pietro Taricone, ex concorrente del Grande Fratello e attore. Era la terza vittima in 4 mesi. Un record, se si pensa che in tutta Italia i paracadutisti morti in tutte le aviosuperfici sono stati in totale 7.

Grande cordoglio nazionalpopolare su tutti i media italiani con trasmissioni dove sono state versate in diretta o in differita fiumi di lacrime.
Sulle cause di quell’incidente si è invece detto ben poco.
Sul perché un paracadutista con 500 lanci, quindi considerato esperto, con materiali costosi a disposizione, abbia compiuto una vera e propria manovra suicida che lo ha condotto alla morte.
A “Matrix” l’amico e proprietario della scuola di paracadutismo “The Zoo” – di cui Taricone era assiduo frequentatore – Riccardo Paganelli, testimone oculare, ha spiegato tecnicamente come si sono svolti i fatti fermandosi al medesimo interrogativo: il perché sia stata effettuata quella folle manovra a 30 metri dal suolo.

Noi abbiamo provato a dare alcune spiegazioni raccogliendo informazioni e pareri qualificati sul web e cercando di ricostruire le cause di questa tragedia, che, a quanto ci risulta, era annunciata. Queste cause coinvolgono diversi fatti concorrenti tra loro che possiamo organizzare in diverse categorie: Riassumo qui le opinioni concordanti di alcuni paracadutisti esperti che abbiamo raccolto sul nostro forum “Poteri occulti”:

1. I materiali
Taricone era un paracadutista esperto, ma forse non abbastanza per utilizzare quei materiali. Utilizzava infatti una vela a profilo alare Crossfire 109, sottodimensionata rispetto al suo peso. Il 109 si riferisce ai piedi quadrati della superficie della vela.
In sintesi più la vela è piccola, meno portanza ha, più si scende velocemente e i movimenti sono repentini.
Il rapporto standard per la sicurezza tra peso e superficie della vela è di 1 piede quadrato ogni libbra di peso. Una persona di 80-85 kg (180 libbre)+materiali dovrebbe utilizzare un paracadute di almeno 180 piedi. In base poi all’esperienza e ai lanci la superficie può essere anche ridotta. L’uso comunque della Crossfire 109 (vela che anche alcuni paracadutisti esperti non si azzardano a utilizzare) è consigliata per esperienze di 700 lanci. Quindi utilizzava una vela forse superiore alle sue capacità caricata a 1,7 in luogo dei 2,2 (vedi forum). Possibile che nessuno lo abbia redarguito di ciò?

2. Condizioni climatiche
Pare che al momento della disgrazia il vento soffiasse a 18 nodi traversale da NNO. Un vento a 18 nodi, a detta di un pilota civile, è in grado di spostare un aereo di linea in atterraggio. Il pilota del Cessna avrebbe dovuto informarlo del fatto.

3. La filosofia di “gruppo”
Pietro Taricone, che era non solo assiduo della scuola, ma vero e proprio creatore/organizzatore del gruppo di Terni assieme a Paganelli, è forse rimasto vittima di un tipo di filosofia, che è molto esaltata da alcuni, ma molto contestata da altri nel mondo dei paracadutisti: quella del coraggio dimostrato con l’ardimento. Una filosofia antica, ma mortale. Taricone era stato padrino nella nascita di un gruppo chiamato “Istinto rapace” che faceva capo ai movimenti di destra (niente da eccepire sugli ideali s’intende). Ma il desiderio di essere leader e il dover dimostrare qualcosa lo può aver spinto all’irreparabile. Alcuni parà esperti contestano questa mentalità in voga in questo sport di ritenere un “pollo” chi non si prende rischi da uomo: una vela più piccola e più veloce, una virata di più al limite. Un parà esperto riferisce anche una frase dello stesso Paganelli: “oggi se non hai un katana sei un coglione”; lo stiletto è una vela da “allievo”. Tanto da considerare un paracadutista di 90 kg con poco meno di 1000 salti, che si lancia con un S2 170 piedi, scherzosamente (ma nemmeno troppo) una sorta di ritardato… (dal forum paracadutismoitalia.net).
Sul modo di lanciarsi spericolato del gruppo di Terni vi è la testimonianza dei video da loro stessi girati, pubblicati su youtube in occasione della festa “Animal house”, conclusasi tragicamente il 1 maggio con un morto.
All’interrogativo iniziale sul perché di quella manovra si può quindi rispondere con un concorso di concause. Un concorso di concause con molti colpevoli ognuno dei quali, se non davanti alla legge, dovrà fare i conti con la propria coscienza.
Quanto ai media, si è persa nuovamente l’occasione di fare del vero servizio pubblico: nel gettare la tragedia di Taricone nel tritacarne del gossip si è nuovamente fatto mercato della sofferenza piuttosto che farne una occasione di dibattito perché tragedie di questo tipo non si verifichino più. E questo rende la morte di Pietro Taricone ancora più inutile.

Gli approfondimenti sul forum: http://poteriocculti.mastertopforum.biz/la-morte-di-pietro-taricone-davvero-un-incidente-vt2152.html

Aggiunta personale.

Io, andando anche oltre quello che dice il nostro lettore, propendo per la tesi dell’omicidio rituale, per i seguenti motivi:

– Nella stessa aviosuperficie ci sono stati tre morti in tre mesi.

– L’autopsia non è stata fatta e si è dato troppo velocemente l’ordine di crematura del corpo.

– La mancanza dell’autopsia è tantopiù sospetta, se si considera che per le due morti precedenti il magistrato l’aveva disposta.

– Un mese prima la fidanzata aveva avuto un incidente analogo.

– Aggiungo alcune note di simbolismo. I Tg e alcuni articoli di giornali erano chiaramente dei messaggi in codice. Troppo complicato ora spiegare questa simbologia, ma mi limito segnalare quella del Tg che vi mostriamo sopra: al minuto 1,22 vengono deposte delle rose rosse (e fin qui potrebbe essere una coincidenza); la persona che le depone ha una maglietta con scritto “cuervo”, corvo, il simbolo alchemico massonico della morte rituale.

Un omicidio firmato, insomma.

Ora, come dice Eco… una buona indagine poliziesca dovrebbe provare che i colpevoli siamo noi.

Ma in qualunque scuola di polizia o di criminologia nessuno insegna il simbolismo massonico e alchemico.

Una buona indagine poliziesca dovrebbe procedere in queste direzioni: appurare se Taricone aveva detto un qualche no di troppo ai cosiddetti “poteri occulti”; verificare chi gli ha fornito il paracadute, chi c’era con lui prima del lancio (che eventualmente potrebbe avergli intorpidito i sensi con una minuscola ed impercettibile iniezione di sostanze psicotrope), appurare i suoi legami con i due morti in precedenza (uno di loro pare fosse un amico di Taricone); approfondire le modalità degli altri incidenti precedenti; dopodiché, eventualmente, chiedere al magistrato per quale motivo non ha disposto l’autopsia; analizzare meglio il simbolismo relativo all’evento (dal luogo dell’incidente, alle modalità con cui i giornali hanno pubblicato la notizia), ecc.

Fantascienza insomma, perché il potere non potrebbe mai indagare su se stesso, e nei pochi casi in cui lo fa, ovviamente, si autoassolve.

E quindi anche questa morte rimarrà senza colpevoli, e noi che diciamo queste cose veniamo presi per visionari.

La domanda non è chi ha ucciso Taricone, visto che, almeno a me, pare abbastanza chiaro; la domanda vera è: quando finirà questa strage continua ed ininterrotta di persone famose, gente comune, avvocati, magistrati, poliziotti, carabinieri, che continuano ad avere malori, incidenti strani, che si suicidano per il troppo stress, che scompaiono nel nulla?

Quando inizieremo a svegliarci?

Fonte tratta dal sito .

domenica 22 febbraio 2026

L’omicidio di Luigi Tenco.

 


La morte di Luigi Tenco è stata definita (sul sito Misteri d’Italia) una delle indagini più demenziali e pasticciate mai svolte in Italia.

Presentato, come molti altri casi simili, sotto veste di suicidio, è in realtà un palese omicidio.

Anzitutto una prima stranezza riguarda il foro d’entrata; la stranezza sta nel fatto che un calibro 7.65 a contatto, avrebbe spappolato il cranio e non fatto un semplice buco. L’altra cosa strana è che quel foro d’entrata non presenta micro-bruciature tipiche di un colpo d’arma da fuoco sparato a contatto (il suicida solitamente appoggia la pistola ponendola a contatto con la pelle).
Sono state trovate residui di polvere da sparo sulla tempia destra, ma sulla mano che avrebbe sparato è stato trovato solo antimonio, di fatto rendendo il guanto di paraffina negativo e non positivo come attestano gli esiti della riesumazione nella 2006.

Tenco si sarebbe sparato un colpo in testa, con una PPK 7.65 (ma altre fonti indicano una Beretta calibro 22), in una camera d’albergo (la 219), ma nessuno ha sentito niente.

Alcune foto (vedi il video) mostrano che sul volto di Tenco ci sono ferite lacero contuse. Come se fosse stato picchiato. Una è addirittura dietro la testa. Questo in contrasto con il rapporto della polizia (anche questo ricorda molto il caso Manca).

Gli organi di PG giunti sul posto portano il cadavere all’obitorio senza effettuare i rilievi di rito. Di conseguenza il cadavere sarà nuovamente trasferito nella stanza d’albergo. Particolare curioso: la camicia di Tenco è bianca, linda, e nel secondo trasporto scompare la macchia di sangue che compariva sulla camicia la prima volta. Come se qualcuno lo avesse rivestito per l’occasione.

Il corpo di Tenco risulta sporco di sabbia in più punti. La circostanza è apparentemente inspiegabile, visto che aveva passato la serata al ristorante con amici e poi – secondo le ricostruzioni – si sarebbe diretto subito in albergo.

E poi il solito balletto di incertezze sull’ora della morte, ad oggi mai appurata, sulla posizione del cadavere, l’autopsia mai fatta, la prova del guanto di paraffina non effettuato.
La solita storia. Il solito copione già visto in centinaia di casi, Cagliari, Gardini, Niki Aprile Gatti, Attilio Manca, di recente Stefano Anelli.

Infine.
Il biglietto lasciato da Tenco per spiegare la sua morte dice:
“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io, tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La Rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.

Il biglietto sarà giudicato autografo da una perizia, ma dopo oltre trenta anni (evidentemente i periti se la sono presa comoda e hanno analizzato una parola all’anno).
In realtà alcuni esperti che conoscevano Tenco sostengono che la firma sia falsa e, come potete vedere nel video, pare che il biglietto sia stato artefatto.
In effetti, comparando la firma del biglietto con quella del cantautore ne viene fuori un tratto completamente diverso.

Da notare poi che Arrigo Molinari, il questore che all’epoca dette la notizia del “suicidio” di Tenco, telefonò all’Ansa, prima di essere giunto a fare un sopralluogo personalmente. Insomma, aveva già appurato il suicidio, senza aver mai visto il cadavere. Per sentito dire cioè.

Concludiamo con le parole usate dall’autore del video: La verità è che Tenco è stato ucciso sulla spiaggia e poi riportato nella stanza 219 dell’Hotel Savoy, ecco perché nessuno ha udito il colpo di pistola, ecco perché il corpo è stato immediatamente portato in obitorio e poi ritrasportato in camera (era improbabile come omicida), ecco perché gli hanno cambiato la camicia (era sporca di sabbia), ecco perché gli hanno nascosto i piedi sotto il cassettone (era necessario per non far vedere la sabbia sulle scarpe). In conclusione: quello di Tenco è stato un omicidio.

Resterebbe da capire il perché dell’omicidio. Il cosiddetto movente.
Al riguardo può essere utile ricordare che secondo l’esperto di servizi segreti Aldo Giannuli, Tenco era stato indicato in una lista del Sifar come persona scomoda e sovversiva.
Uno contro il sistema, insomma. Da eliminare. Come Rino Gaetano, come De Andrè, come Pasolini, come tanti altri di cui ancora neanche si sospetta che siano morti per altri motivi rispetto a quelli che le versioni ufficiali ci hanno riportato.

Aggiungo una nota finale. Il biglietto è stato artefatto non a caso, perché comparissero quelle “rose” nella giustificazione della morte; rose, che, unite alla data della morte, 27.1.1967 (la cui somma fa 33), danno la firma della Rosa Rossa. —————————————————————Nota finale.

Per approfondire il caso Tenco:

http://luigitenco60s.forumfree.it/?t=26753305

Fonte tratta dal sito .

sabato 21 febbraio 2026

Che fine fanno i bambini che scompaiono. Parte 2


 Segnaliamo, a complemento, approfondimento, e ulteriore spunto di riflessione, rispetto al nostro articolo di qualche anno fa, “Che fine fanno i 100.000 bambini all’anno che scopaiono?” e  Sacrifici umani: testimonianze di sopravvissuti una serie di articoli recenti di Gianni Lannes relativi alla scomparsa di bambini nel mondo.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/12/scomparsi-piu-di-6-mila-bambini-in.html

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/12/anno-2015-assassinati-in-italia-5902.html#more

 

EDIT: I due link agli articoli del blog di Gianni Lannes non funzionano più: gli articoli sono stati rimossi, probabilmente da Lannes stesso. Potete comunque trovare altro materiale sull’argomento “bambini scomparsi” nel blog SU LA TESTA! di Gianni Lannes e nel suo libro inchiesta “Bambini a perdere”. Qui di seguito aggiungiamo l’intervista a Lannes andata in onda su Border Nights nel 2016.

Fonte tratta dal sito .




venerdì 20 febbraio 2026

I delitti della Valle d’Aosta


 Ultimamente in Valle d’Aosta succedono fatti strani, che potrebbero essere collegati tra di loro.

A fine gennaio di quest’anno viene arrestato il PM Pasquale Longarini, procuratore capo di Aosta: avrebbe convinto un albergatore (che stava indagando per fatture false e frode fiscale) ad acquistare fontina da un suo amico per 70mila euro. L’amico che Longarini avrebbe favorito con il maxi ordine di formaggio è Gerardo Cuomo, imprenditore legato alla ‘ndrangheta, anche lui indagato.
Ci sono diverse cose che non quadrano in questa vicenda. Sembra un’operazione come altre simili, attuata per colpire e incastrare qualcuno con un pretesto.

Longarini era il PM titolare dell’inchiesta sull’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi a Cogne, nel primo processo in cui Anna Maria Franzoni fu condannata. E viene arrestato proprio il 30 gennaio, giorno del delitto di Cogne di cui si era occupato.
In questa vicenda viene difeso dall’avvocato Claudio Soro, che nel processo di Cogne fu legale dei vicini di casa della Franzoni.
Inoltre Longarini fece anche inchieste su Augusto Rollandin, “padrone” della Valle d’Aosta da decenni.
Forse qualcuno ha voluto vendicarsi perché non era più “allineato” o perché non faceva più comodo.

Per quanto riguarda Gerardo Cuomo, esce sui giornali la notizia di una sua appartenenza alla massoneria. Strano che si sottolinei il fatto che era massone. Sembra più un messaggio per qualcuno, anche perché la notizia non viene ulteriormente approfondita.
Infine, è da notare il nome del sostituto procuratore di Milano a cui è affidata l’inchiesta: Roberto Pellicano, il simbolo dei Rosacroce…
Insomma, tutta la vicenda fa pensare a qualcos’altro dietro alle notizie che vengono rese pubbliche.

Un’altra caratteristica è la presenza forte della ‘ndrangheta.
Il 10 giugno viene arrestato in Brasile il boss latitante Vincenzo Macrì.
Lo stesso giorno, viene ucciso in Spagna Giuseppe Nirta, originario del paese calabrese di San Luca, già coinvolto nell’operazione Minotauro sulla ‘ndrangheta in Piemonte.
Il nome di Nirta era finito anche nell’ordinanza che il 30 gennaio aveva portato all’arresto del PM Longarini e di Gerardo Cuomo. Nirta era amico di Cuomo: lo frequentava ed era in affari con la sua ditta. Secondo l’ipotesi della procura di Milano, Longarini aveva informato Nirta e Cuomo di essere intercettati nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Valle d’Aosta.
La stampa spagnola parla di “uomini incappucciati” che hanno ucciso Giuseppe Nirta.

La mattina del 19 agosto, viene trovato un cadavere carbonizzato in un prato lungo la via Francigena, vicino al castello medievale di Fénis, a pochi chilometri da Aosta.
Apparentemente non c’entra nulla con le vicende di cui abbiamo scritto, ma invece potrebbe essere collegato.

C’è infatti una particolarità che viene messa in risalto dai media: al cadavere manca la mano sinistra.
In questo articolo di Repubblica si fa riferimento a una possibile “esecuzione mafiosa”, proprio per via di quella mano mancante. Il che rimanderebbe alla presenza della criminalità organizzata, in particolare della ‘ndrangheta, in Valle d’Aosta e nelle vicende di questi mesi. In realtà non si sa se la mano sia stata amputata in passato o se sia collegata alle circostanze della morte.

Ma oltre al rimando di stampo mafioso, la mano tagliata fa pensare anche al rito della “Mano di Gloria”, di cui abbiamo parlato alcuni anni fa analizzando i delitti rituali.
Tale rito viene citato da Arthur Edward Waite, grande esoterista del secolo scorso, uno dei gradi più alti della Golden Dawn e fondatore della Rosa Rossa. Ne “Il libro della magia cerimoniale”, Waite scrive: “Secondo Albertus Lucii Libellus, la mano della Gloria è indifferentemente la mano destra o sinistra di un criminale giustiziato. Il mago se la procurerà come può e… il criminale deve essere ucciso prima della sepoltura”.

Quindi, più che un delitto di mafia, l’omicidio di Fénis – paese che confina con Cogne – potrebbe essere un delitto esoterico-massonico. Oppure potrebbe essere entrambe le cose, dato che spesso in questi omicidi coesistono più interessi. E a nostro parere potrebbe essere collegato alle vicende della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Qualcuno sta lanciando diversi messaggi su più livelli, a quanto pare.

Un’ultima nota simbolica: il nome del paese dell’omicidio, Fénis, ricorda la Fenice, importante simbolo esoterico, spirituale e rosacrociano. Si dice che il Rosacroce “vive come il pellicano, muore come il cigno, e risorge come la fenice”. L’uomo probabilmente è stato ucciso altrove e in seguito è stato portato a Fénis: lì è stato dato alle fiamme. Abbiamo dunque un uomo a cui viene dato fuoco a Fénis-Fenice. E la Fenice, detta anche “uccello di fuoco”, brucia nelle fiamme e rinasce dalle proprie ceneri dopo la morte.

L’inchiesta sulla ‘ndrangheta, invece, è affidata al sostituto procuratore Roberto Pellicano. Abbiamo quindi i simboli rosacrociani del Pellicano e della Fenice che compaiono in queste due vicende. Potrebbe essere una conferma del legame tra i due casi anche dal punto di vista simbolico.

Il rito della Mano di Gloria:

http://paolofranceschetti.com/?p=810

Due approfondimenti sul ruolo della ‘ndrangheta e sui rapporti tra Longarini, Cuomo e Nirta:

http://www.giannibarbacetto.it/2017/02/01/5751/

http://www.aostasera.it/articoli/quellintreccio-di-rapporti-che-ha-portato-agli-arresti-di-longanini-e-cuomo

Aggiornamento del 29 agosto, una settimana dopo la pubblicazione dell’articolo:

– Negli stessi giorni in cui si parlava del delitto di Fénis, è uscita questa notizia. Molto strano che questi tre cadaveri, la cui morte risale a circa vent’anni fa, vengano trovati dopo tanto tempo proprio in questi giorni…

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/23/valle-daosta-avvistati-tre-cadaveri-su-un-ghiacciaio-del-monte-bianco-la-morte-risale-probabilmente-agli-anni-novanta/3812987/

– E continuano i casi legati alla Valle d’Aosta, stranamente tutti adesso e tutti che hanno un rilievo sulla stampa. L’uomo trovato morto in montagna era dirigente regionale ed ex sindaco di Gignod.

http://www.valledaostaglocal.it/2017/08/28/leggi-notizia/argomenti/cronaca-4/articolo/claudio-bredy-forse-uscito-da-sentiero-e-precipitato-per-oltre-300-metri.html

Questi due casi, come gli altri di cui parliamo nell’articolo, potrebbero anche non essere collegati tra di loro. Potrebbe essere solo una coincidenza o una suggestione. Ma è comunque insolito il fatto che avvengano (o vengano resi pubblici) tutti in questo periodo. Come insolita è la modalità nel dare le notizie, che fa pensare a un messaggio in codice per qualcuno.

Aggiungo un altro elemento che ero indecisa se inserire o meno in questo articolo. Avevo deciso di non inserirlo, per non mettere troppa carne al fuoco e per non mischiare fatti reali con collegamenti che possono apparire fantasiosi. Ma chi legge questo blog conosce il funzionamento dei messaggi in codice e l’utilizzo anche di film e televisione in questo sistema.

Lo scorso novembre è andata in onda su Rai2 la serie tv in 6 puntate “Rocco Schiavone”, tratta dai romanzi di Antonio Manzini, diretta da Michele Soavi e interpretata da Marco Giallini. Il protagonista è un vicequestore di polizia che viene trasferito da Roma ad Aosta per motivi disciplinari. Ad Aosta indaga su alcuni delitti e a un certo punto si ritrova anche ad indagare sulla presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta: una presenza che si rivelerà molto più influente di quanto si possa pensare. Si scoprirà infatti una rete di potere molto più ampia rispetto a un semplice gruppo di ‘ndranghetisti: una rete di cui fanno parte personaggi importanti e potenti di Aosta, tra cui uomini delle istituzioni.
La trama è particolare e ci sono analogie con quanto sta succedendo in questo periodo in Valle d’Aosta. La vicenda della ‘ndrangheta e dell’arresto del PM Longarini è avvenuta a fine gennaio, soltanto due mesi dopo la messa in onda di “Rocco Schiavone”. Si potrebbe ribattere che è solo fiction e che si è trattato di una semplice coincidenza. Tuttavia, se è vero che ci sono molti film e telefilm a tematica mafiosa e sulla criminalità organizzata, non capita tutti i giorni di vedere una serie tv sulla presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. E’ una regione molto piccola, che arriva raramente alla ribalta nelle cronache, e che non viene scelta quasi mai come location per film e telefilm; tantomeno viene scelta come location per parlare di ‘ndrangheta.
Insomma, si tratta di un riferimento troppo particolare, come particolare è la tempistica degli avvenimenti reali, subito dopo la fiction. Potrebbe essere solo una coincidenza, ma è comunque un fatto curioso. Aggiungerei anche che la trama dei vari episodi ha delle analogie non solo con la vicenda della ‘ndrangheta, ma anche con alcuni dei casi presi in esame in questo articolo, ad esempio con i morti in alta montagna.

Fonte tratta dal sito .

giovedì 19 febbraio 2026

Ilaria Alpi: l’omicidio di una giornalista scomoda

 Questo articolo era stato originariamente scritto ad aprile 2015 per la rivista “Orione Magazine”. Lo pubblichiamo ora sul blog, in occasione del 23° anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Nel frattempo, in questi due anni, ci sono stati degli sviluppi riguardo alcuni fatti riportati nell’articolo: il 19 ottobre 2016 Hashi Omar Hassan, il somalo condannato per l’omicidio, è stato assolto nel processo di revisione a Perugia, dopo 17 anni in carcere da innocente.

 

ILARIA ALPI: L’OMICIDIO DI UNA GIORNALISTA SCOMODA

Traffico d’armi e rifiuti tossici tra l’Italia e la Somalia:
la coraggiosa inchiesta che nel 1994 costò la vita all’inviata della Rai

di Stefania Nicoletti

Questa è una storia di bugie, insabbiamenti, depistaggi. Questa è una storia di intrighi internazionali e di servizi segreti. Questa è la storia di una giornalista coraggiosa, che ha pagato con la morte la sua voglia di indagare a fondo e di fare vero giornalismo d’inchiesta: Ilaria Alpiuccisa a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994. Si è detto che Ilaria si trovava là, insieme all’operatore tv Miran Hrovatin, “in vacanza” e non stava conducendo alcuna inchiesta: così si espresse l’onorevole Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare sul loro omicidio. Parole che non ci sembra neanche il caso di commentare, dato che alla fine del nostro articolo sarà ben chiaro chi ha voluto e commissionato questo duplice omicidio, e per quale motivo Ilaria e Miran dovevano essere eliminati.

Ilaria Alpi era una giovane giornalista del TG3. Nel giro di pochi mesi si era già recata diverse volte in Somalia come inviata di guerra. Dal 1991 infatti era in corso una guerra civile, in realtà mai terminata. Terreno fertile per i trafficanti d’armi: vedremo che è proprio su questo – ma anche su molto altro – che stava indagando la Alpi prima di essere uccisa. Nel paese africano era attiva la missione delle Nazioni Unite denominata UNOSOM. La mattina del 20 marzo 1994 Ilaria e Miran erano appena tornati a Mogadiscio, capitale della Somalia, da un viaggio nella città di Bosaso, a nord del paese. Là avevano seguito una pista e avevano trovato prove e testimonianze di qualcosa di scottante. Avrebbero presentato i risultati della loro indagine quella sera stessa nel corso del collegamento con il TG3: Ilaria infatti aveva già annunciato lo scoop al suo caporedattore, chiedendogli spazio nell’edizione serale del telegiornale. Ma non fece in tempo: lei e Miran vennero infatti uccisi in un agguato, freddati a colpi di kalashnikov, mentre invece l’autista e la guardia del corpo rimasero indenni.

Da quel momento partono i depistaggi: caratteristica comune a tutte le stragi e i “misteri” italiani. L’indagine, nel corso degli anni, passa nelle mani di quattro magistrati. Oltre dieci anni dopo, viene costituita una commissione parlamentare d’inchiesta. Secondo la relazione di maggioranza, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vennero uccisi “nell’ambito di un tentativo di rapina o di sequestro di persona conclusosi solo fortuitamente con la morte delle vittime”. Dunque, secondo la commissione parlamentare, obiettivo dell’agguato fu una rapina o un sequestro di persona, e i due giornalisti vennero uccisi “per caso”. Principale fonte di questa conclusione fu il somalo Ahmed Ali Rage detto “Gelle”, considerato il testimone chiave della vicenda. Gelle accusò un altro somalo, Hashi Omar Hassan, il quale venne arrestato al suo arrivo in Italia: Hashi doveva infatti testimoniare ad un altro processo nel nostro paese, quello sulle presunte violenze a carico di soldati del contingente italiano appartenenti alla Brigata Paracadutisti Folgore.

Rinviato a giudizio con l’accusa di essere l’esecutore del duplice omicidio Alpi-Hrovatin, Hashi venne assolto in primo grado, condannato all’ergastolo in appello, e infine a 26 anni in Cassazione. Si trova attualmente in carcere a Padova, ma da innocente. È recentissimo, infatti, lo “scoop” della trasmissione Chi l’ha visto, che a metà febbraio di quest’anno ha mandato in onda un’intervista esclusiva al super-testimone Gelle, il quale ha ritrattato la propria versione, affermando che gli era stato detto di indicare Hashi come colpevole; ma invece non era presente al momento dell’agguato e non ha visto chi ha sparato. “Gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e mi hanno promesso denaro in cambio di una mia testimonianza al processo per incastrare Hashi”, dichiara oggi Gelle. Dichiarazioni che, in realtà, aveva già fatto nel 2002 alla BBC, ma di cui la magistratura non ha tenuto conto, pur sapendo benissimo come rintracciarlo in Inghilterra. Le affermazioni di Gelle sono gravissime: le autorità italiane hanno voluto chiudere in fretta il processo per l’omicidio di Ilaria Alpi, trovando un capro espiatorio nella persona di Hashi e insabbiando la verità, che coinvolge invece in maniera diretta uomini dei servizi segreti e delle istituzioni.

Ma allora, se Hashi è innocente, chi ha ucciso i due giornalisti della Rai? In realtà – come dice giustamente Luciana Alpi, madre di Ilaria, che da vent’anni si batte per la verità – a noi non interessano tanto gli esecutori materiali, quanto invece i mandanti. E i mandanti vanno ricercati tra le inchieste che Ilaria stava portando avanti. La giovane giornalista aveva scoperto una realtà scomoda, che va ben oltre il “semplice” traffico d’armi che ormai diamo quasi per scontato nelle guerre e nelle crisi internazionali. Ilaria Alpi stava indagando su un traffico d’armi e di rifiuti tossici e radioattivi tra i Paesi industrializzati e l’Africa. Lei e il suo operatore Miran Hrovatin stavano seguendo una traccia molto concreta che portava dall’Italia alla Somalia, passando per i Balcani. In particolare avevano concentrato la loro attenzione sulle navi della Shifco, una flotta di pescherecci donata dalla Cooperazione italiana alla Somalia, che trasportava armi anziché pesce. Sono le stesse navi che, oltre a fornire armi ai signori della guerra somali, le stavano portando anche nella ex Jugoslavia, in quegli anni teatro di una sanguinosa guerra fratricida. Il tutto, come sempre, appoggiato e foraggiato dalle potenze internazionali, e gestito da faccendieri legati alle istituzioni e agli apparati statali.

Uno di questi faccendieri è senza dubbio Giancarlo Marocchino, figura chiave nel caso Alpi-Hrovatin. Lo troviamo direttamente sulla scena del delitto, poco dopo l’agguato: è lui infatti che prende il corpo di Ilaria e lo porta sulla propria auto, come si vede dalle immagini televisive di quel giorno. Marocchino era una vera autorità a Mogadiscio: personaggio potentissimo, da lui passavano tutti gli italiani che arrivavano nel paese africano; di conseguenza anche i giornalisti, che spesso venivano ospitati nella sua casa. Ilaria Alpi non era tra questi: lei evitò sempre di andarci per non compromettersi, probabilmente perché aveva già capito cosa ci celava dietro alle attività di Marocchino. Ufficialmente in Somalia faceva l’imprenditore; in realtà si trattava di una copertura per affari illeciti: di fatto, Marocchino fu uno dei principali trafficanti d’armi e di rifiuti tossici durante la guerra civile somala, e collaborava direttamente con le autorità somale e italiane, e naturalmente con i militari e con i servizi segreti, che ebbero un ruolo chiave sia nel traffico, sia nell’omicidio della giornalista che l’aveva scoperto.

servizi segreti e l’organizzazione Gladio: queste le due entità che ritroviamo in tutti i misteri italiani. E compaiono anche qui. Il 12 novembre 1993 viene ucciso a Balad, in Somalia, il maresciallo Vincenzo Li Causi, sottufficiale del servizio segreto militare SISMI, istruttore di Gladio e comandante del Centro Scorpione di Trapani, uno dei centri più importanti di Gladio. Li Causi infatti faceva parte della VII Divisione del SISMI, ovvero la sezione che gestiva la struttura Stay Behind (Gladio): un’organizzazione clandestina paramilitare promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale. Il maresciallo Li Causi era l’informatore di Ilaria Alpi sul traffico d’armi e di rifiuti tossici. È morto in un agguato in circostanze mai chiarite, quattro mesi prima della giornalista con cui era in contatto e a cui forniva informazioni. Inoltre il giorno dopo avrebbe dovuto far ritorno in Italia per deporre davanti ai magistrati proprio in merito alle attività del Centro Scorpione, all’operazione Gladio, e al traffico d’armi e scorie radioattive in Somalia.

C’è poi un’altra morte sospetta che potrebbe essere collegata a Gladio, alla Somalia, e a Ilaria Alpi: quella del maresciallo Marco Mandoliniucciso il 13 giugno 1995 a Livorno. Era un incursore del Col Moschin (le forze speciali dei paracadutisti della Folgore), un istruttore della NATO, ed ex capo-scorta del generale Loi in Somalia. Si è detto che è stato un omicidio gay, e ora – con la recente riapertura dell’inchiesta – si segue il movente economico. Ma, a nostro parere, potrebbe invece trattarsi di un omicidio legato a quelli del maresciallo Li Causi e di Ilaria Alpi. Secondo il fratello Francesco, Marco Mandolini era molto amico di Vincenzo Li Causi fin da quando avevano frequentato insieme un corso a Capo Marrargiudove si addestravano gli uomini di Gladio. E secondo altre fonti interne ai servizi segreti, Mandolini era probabilmente coinvolto nel traffico d’armi e rifiuti tossici, con il nome in codice “Ercole”. Importante anche il luogo in cui venne ucciso: Livorno, che riporta alla mente il rogo del Moby Prince. La sera del 10 aprile 1991, quando avvenne la collisione tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo che causò 140 morti, era presente nel porto di Livorno il peschereccio 21 Oktobar II, la nave numero uno della Shifco: la flotta coinvolta nel traffico d’armi con la Somalia scoperto da Ilaria Alpi. E vi è la testimonianza del timoniere somalo della 21 Oktobar II, che parla apertamente di traffici d’armi svolti dal peschereccio.

Ecco dunque che si aggiunge un altro tassello al puzzle. Ilaria Alpi aveva scoperto anche questo nel suo lavoro di inchiesta, ed era riuscita – con prove e testimonianze – a ricostruire un quadro completo della vicenda, che coinvolgeva militari, servizi segreti, istituzioni. La sera del 20 marzo 1994 avrebbe rivelato tutto in un lungo servizio al TG3, ma è stata fermata prima che potesse farlo. Come lei, sono stati fatti fuori altri personaggi chiave. E sono stati fatti sparire i suoi block notes, la sua macchina fotografica, e le videocassette girate dall’operatore Miran Hrovatin. Materiale scomparso nel nulla e mai più ritrovato: caratteristica ricorrente, così come i depistaggi, gli insabbiamenti, e le morti più che sospette di testimoni e personaggi scomodi.

 

Per approfondire, consigliamo i libri:
“L’esecuzione. Inchiesta sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” di Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer, Maurizio Torrealta; Kaos edizioni
“1994. L’anno che ha cambiato l’Italia. Dal caso Moby Prince agli omicidi di Mauro Rostagno e Ilaria Alpi. Una storia mai raccontata” di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari; edizioni Chiarelettere

 

L’intervista per la trasmissione Border Nights al giornalista e scrittore Luciano Scalettari, in occasione dell’assoluzione di Hashi Omar Hassan nel processo di revisione:

Fonte tratta dal sito .



mercoledì 18 febbraio 2026

Caso Skripal. Perché si uccide un agente segreto

 
Il 4 marzo 2018, in Inghilterra, viene trovato accasciato su una panchina l’agente segreto russo Sergeij Skripal, insieme a sua figlia. Entrambi sarebbero stati avvelenati da un gas nervino appartenente a un tipo sviluppato e prodotto dall’esercito russo (denominato A234). L’agente segreto sarebbe stato avvelenato perché avrebbe fornito informazioni ai servizi segreti di altri paesi facendo il doppio gioco e quindi tradendo Mosca.

A seguito di questo fatto, assistiamo alla lapidazione del presidente russo Putin per un fatto senza senso né logica, e assistiamo alla cacciata dei diplomatici russi dalle varie ambasciate (un vero e proprio atto di guerra).

Questo fatto mi ricorda una vicenda della mia infanzia, quando il padre di un mio amico del liceo, funzionario dei servizi segreti, pochi giorni prima di essere trovato morto su una panchina del paese di Bracciano, in provincia di Viterbo, disse alla sua famiglia: “Fra pochi giorni mi uccideranno, non credete alle bugie che racconteranno su di me, sappiate che sarò morto in servizio, perché nel mio lavoro funziona così. Non ci sono licenziamenti, liquidazioni, preavvisi, indennità… semplicemente, ci uccidono“. E chiese alla moglie di fare una battaglia legale, per far dichiarare non il suicidio ma la “morte in servizio”. Da quel giorno, ovverosia dal giorno in cui la moglie vinse la battaglia legale con lo Stato, facendosi riconoscere la morte per stato di servizio, è invalsa nel linguaggio del servizio segreto l’espressione “è stato suicidato” per indicare un omicidio travestito da suicidio.

Ora premesso che:

  • L’uccisione di agenti segreti è un fatto che è sempre avvenuto in tutti i tempi e in tutti i paesi, e nessuno si è mai sollevato e indignato per questo;
  • Gli agenti segreti vengono assassinati non solo dalle potenze avversarie, ma dagli stessi governi per i quali essi lavorano: quando un agente/collaboratore/consulente/funzionario, è scomodo, viene semplicemente ucciso. La vita degli agenti segreti, per i governi dei vari stati, non vale nulla (come la vita dei cittadini del resto). Tanto meno vale la vita dei familiari, che viene spesso utilizzata come strumento di ricatto verso gli agenti stessi, per intimidirli, costringerli a determinate azioni, ecc. Basti pensare – tra i casi di cui ci siamo occupati nel nostro sito – al caso di Davide Cervia; al caso Nicola Calipari; all’assassinio di Mario Ferraro, trovato impiccato al portasciugamani del suo bagno; a Giovanni Aiello detto “faccia da mostro”; a Luciano Petrini, ucciso a colpi di portasciugamano mentre stava facendo una perizia informatica sulla morte del colonnello Ferraro… Tutti agenti o collaboratori dei servizi segreti, uccisi perché, molto semplicemente, erano diventati scomodi.
  • Per uccidere un uomo, ci sono decine se non centinaia di modi, alcuni invisibili, altri più eclatanti, come le armi da sparo, ma molto più sicuri (v. il nostro articolo: Come uccidere un uomo senza lasciare traccia); ci sarebbe da domandarsi perché Putin abbia scelto un mezzo così eclatante per un’operazione del genere; e perché proprio adesso (dato che il doppio gioco di Skripal era noto da anni ai russi, tanto è vero che nel 2004 aveva subito un procedimento penale proprio per alto tradimento).

La domanda da farsi quindi è: cosa cela veramente questa vicenda?

Dal momento che i fatti veicolati dai mass media nascondono in realtà messaggi tra vari poteri, il cui contenuto possiamo intuirlo dal tipo di parole e messaggi utilizzati nella veicolazione delle varie informazioni, la domanda che possiamo porci è: premesso che Putin ha da poco concluso con la Germania un accordo (North Stream 2) per la costruzione di un gasdotto, e tale accordo è mal visto dagli USA, dato che nelle notizie relative alla spia russa si parla di “gas”, è possibile che questa vicenda nasconda una serie di messaggi intimidatori a Putin, proprio per la vicenda del gasdotto?

La nostra è solo una domanda, e forse siamo anche fuori strada, trattandosi solo di un’intuizione. Ma certamente non siamo fuori strada nel capire che questa vicenda è solo una montatura, e Putin non c’entra probabilmente nulla con l’assassinio della spia.

A Londra, come a qualunque altro governo, non interessa certamente la vita di un agente segreto, per giunta appartenente ad un altro governo. La vicenda è quindi solo il pretesto ufficiale, per condurre un altro tipo di guerra per interessi che non possono essere esplicitati alle masse.

Fonte tratta dal sito .

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...