venerdì 3 aprile 2026

Introduzione allo studio del simbolismo. E alla comprensione di Gelli, Saviano e Ruby Rubacuori.


 L’importanza del simbolismo per capire la realtà di oggi.

Paolo Franceschetti

Sommario.

1. Premessa. 2. Simbolismo e vita quotidiana. 3. Simbolismo e linguaggio. 4. Simbolismo, poteri occulti, poteri palesi. 5. Gelli e il Movimento per la difesa del crocifisso. 6. Il caso Saviano e Vieni via con me. 7. Berlusconi e Ruby Rubacuori. 8. Altri esempi. 9. Conclusioni.

1. Premessa.
Conoscere il simbolismo, la storia dei simboli, e il significato di essi, sarebbe fondamentale per capire la realtà che ci circonda. Eppure questa è una materia completamente trascurata in ogni scuola o corso di studio. La cosa non è casuale, ma voluta dal sistema. Se la gente conoscesse il simbolismo, infatti, capirebbe molte cose, troppe, della realtà che ci circonda.
In questo articolo quindi analizzerò l’importanza del simbolismo per poi fare alcuni esempi concreti di alcuni fatti di attualità che sono stati compresi solo da pochissime persone, unicamente perché il cittadino comune non conosce questo misterioso ma anche affascinante fenomeno che si chiama “massoneria”.

2. Simbolismo e vita quotidiana.
L’uomo vive di simboli. Ma non lo sa. Addirittura qualcuno sostiene che ciò che distingue l’uomo dagli animali è solo il fatto che noi riusciamo ad associare i concetti a dei simboli (le lettere e le parole), per poter comunicare meglio di altri animali.
Durante la nostra vita quotidiana noi viviamo ed agiamo in base a simboli.
Perché acquistiamo un vestito di marca preferendolo ad uno di marca sconosciuta? Perché quello è il simbolo della raffinatezza, del lusso, dell’abito che farà fare bella figura.
Ci piacciono le auto di lusso – e la maggior parte di noi gioirebbe ad andare in giro su una Ferrari – perché sono il simbolo del successo, della sicurezza economica, della potenza.
Vorremmo vivere in un castello, perché è il simbolo della ricchezza, del sogno, di una vita principesca. In realtà i castelli veri sono freddi e nessuno di noi, in un’ utilizza mai veramente più di qualche decina di metri quadrati di un’abitazione; ma il castello ha un fascino superiore ad una comoda casa da 100 metri quadri.
Si sogna da grandi di fare gli avvocati o i medici perché sono il simbolo di un lavoro di successo; in realtà è molto più divertente riparare una moto o un auto che trattare procedure fiscali e fare causa alle assicurazioni; ma la maggior parte delle persone preferirebbe fare l’avvocato o il medico piuttosto che il meccanico.
La maggior parte di noi poi, se gli offrissero una poltrona in politica la accetterebbe senza pensarci due volte, ma solo per il simbolo che rappresenta quella posizione; invece, in teoria, fare il politico veramente comporta sacrifici, essere privi di una vita privata, e lavorare incessantemente.
Non possiamo fare a meno del caffè la mattina o delle sigarette perché sono il simbolo del benessere, del momento di raccoglimento e relax, non certo per una reale necessità.
Scegliamo i luoghi di vacanza perché colpiscono il nostro inconscio; si va verso mete straniere, quando magari sono più belli i posti in cui viviamo. All’estero si va a visitare chiese, monumenti, ecc., quando poi non andiamo mai a visitare i monumenti delle nostre città. Si va in Egitto perché è il simbolo dell’antichità e del mistero; si va in America perché è il simbolo della grandezza e della libertà e dell’epoca moderna; alcuni vanno nei luoghi che simbolicamente ricordano la propria infanzia oppure un periodo felice.
Scegliamo una password per la posta elettronica (quando il criterio non è quello della parola più facile da ricordare) perché simbolicamente evoca qualcosa di importante; scegliamo i nomi dei nostri figli perché simbolicamente ci evocano qualcosa o qualcuno.
Regaliamo un anello perché è simbolo di unione; una rosa perché è simbolo di amore; del cibo, simbolo di prosperità e di festa, che a seconda dei casi può diventare simbolo del Natale (il panettone) o della Pasqua (l’uovo), ecc.
E così via.
Tutti noi, insomma, improntiamo la maggior parte della nostra vita sulla base di simboli che provengono dall’inconscio.
Eppure il simbolismo, come scienza, non è materia di studio ufficiale. Il che non è un caso, e fra poco vedremo perché.

3. Simbolismo e linguaggio.
Il simbolismo è soprattutto un linguaggio.
Occorre tenere presente che il nostro linguaggio è composto da simboli. Le lettere non sono altro che simboli, i quali combinati insieme danno luogo ad altri simboli (le parole).
I movimenti del nostro corpo rappresentano simbolicamente stati d’animo o messaggi che mandiamo agli altri. Il dito medio alzato rappresenta il “vaffanculo”; un sorriso è il simbolo del nostro gradimento verso l’altro; la smorfia con cui contraiamo la bocca rappresenta simbolicamente il nostro disprezzo; la carezza è un simbolo d’affetto, e così via.
I simboli poi sono universali o particolari.
Simboli universali sono ad esempio la madre, simbolo della fertilità e della protezione, il pugnale simbolo di guerra, il cuore simbolo di amore, ecc.
Sono simboli particolari quelli che rivestono un significato solo in una ristretta cerchia di persone.
A questo punto arrivo ad uno dei nodi del problema che voglio sollevare.
I simboli servono per riconoscere la realtà attorno a noi.
Se siamo in una zona sconosciuta di una città, sono i simboli che ci guideranno (i cartelli stradali, le insegne, ecc.)
Per capire se una costruzione è una chiesa o altro, osserviamo i simboli all’interno e all’esterno di essa.
Ora, dal momento che tutti noi siamo imbevuti di cultura cristiana, distinguiamo immediatamente una chiesa da un tempio buddista, in base ai simboli in essa contenuti.
E per capire che la nostra società è basata sulla cultura cattolica è sufficiente vedere il numero di chiese che si incontrano ad ogni via, constatare che i giorni del calendario sono dedicati ai santi cattolici, e che addirittura la numerazione degli anni solari è effettuata in base alla nascita di Cristo. Impossibile cioè negare che la cultura cattolica sia quella che più di ogni altra ha influenzato modi di vivere, di essere, pensieri, arte, politica, ecc., in Europa.
Il problema della massoneria è che per secoli, come associazione, è vissuta nell’ombra, ed ha operato in segreto. I suoi simboli quindi non sono conosciuti.
Ma se si studiasse il simbolismo massonico, si capirebbe che in realtà la nostra cultura è stata influenzata dalla massoneria quanto e più di quanto ha fatto la Chiesa cattolica.
4. Simbolismo, poteri occulti, poteri palesi.
La Chiesa cattolica è stata per secoli un potere palese. I re che volevano una legittimazione dovevano scendere a compromessi col Papa. La Chiesa aveva territori (che si sono ridotti sempre più nei secoli) e aveva un suo proprio impero. Di conseguenza ha disseminato i suoi simboli ovunque.
La massoneria invece, nella sua lotta secolare contro la Chiesa, ha operato in segreto e dunque le conseguenze sono state (e sono) queste:
– I suoi simboli sono sconosciuti alla maggioranza dei cittadini
– I suoi simboli sono stati nascosti sotto forme apparentemente cristiane, il che rende più difficoltoso riconoscerli.
La comunicazione tramite simboli ha tantissimi vantaggi rispetto alla comunicazione tradizionale. Infatti:
– E’ universale e può essere capita anche da persone che parlano lingue diverse;
– E’ comprensibile solo a chi conosce i simboli;
– Non costituisce prova in un processo, e anche quando viene decodificata non ci sarà mai la certezza che il simbolo non sia lì per caso, o per coincidenza.
Ecco che, ad esempio, se Thomas Harris scrive il romanzo Hannibal, ambientandolo a Firenze, e chiama “Pazzi” il commissario che si occupa del Mostro di Firenze, è praticamente impossibile provare che il libro costituisce una minaccia diretta a chi indaga sul Mostro di Firenze. E quando poi Thomas Harris assiste alle udienze del processo Pacciani, anziché prendere il fatto per quello che è, ovverosia una chiara intimidazione agli inquirenti e ai giudici, i giornali dicono che Harris era interessato al processo in quanto nei suoi romanzi ha raccontato la storia di un serial killer, come era Pacciani.
Ed ecco che, per fare un altro esempio, se anche nel film “Il mostro” di Benigni si fa riferimento a rose rosse, se il padrone di casa del protagonista si chiama RoccaRotta, se il film esce nelle sale 13 anni dopo l’uccisione di Susanna Cambi e Stefano Baldi, nell’anniversario della loro morte, sarà impossibile provare che il film sia un messaggio in codice diretto al mondo dei mass media per sferrare l’attacco agli inquirenti.
Tutto sarà sempre liquidato come un caso, come una coincidenza.
Questa situazione permette tutt’oggi alla massoneria di agire indisturbata, sotto gli occhi di tutti, comunicando con modi e simboli noti solo agli iniziati, e che per la maggioranza dei cittadini non significano nulla.
Quindi noi ritroviamo la simbologia ovunque, senza sapere che è tale. Solo a titolo di esempio:
– Lo stemma ufficiale della Repubblica (presente nei sigilli notarili, nelle carte intestate dei tribunali, ecc.) ha come emblema il pentalfa massonico.
– I colori della bandiera italiana sono i colori dei Rosacroce.
– La maggior parte delle ditte e delle imprese italiane hanno simboli massonici; solo per rimanere al campo delle auto e delle moto, che è quello che conosco meglio, la Moto Guzzi ha come emblema l’aquila rosacrociana, casualmente lo stesso stemma della Moto Morini; l’Alfa Romeo ha come simbolo la Croce templare a destra e il serpente di casa Visconti a sinistra; la sigla Fiat ricorda il Fiat Lux; lo stemma della Lancia è ispirato allo scudo templare, con la sacra lancia di Longino, e così via…
– I nomi delle vie delle città sono perlopiù dedicati a massoni; sono massoni tutti i grandi eroi dell’Unità d’Italia, Mazzini, Cavour, Garibaldi.
– I simboli dei partiti ricordano sempre simboli rosacrociani o templari: la croce templare della Democrazia Cristiana; la Rosa nel Pugno dei Radicali; l’ulivo, simbolo della Pasqua e di Cristo; la rosa sotto al simbolo dell’Ulivo e dei socialisti; la margherita (altro simbolo che richiama la Rosa Rossa, in quanto uno dei simboli della Rosa Rossa è Santa Rita, il cui vero nome era Margherita); Rifondazione Comunista con l’acronimo RC (nei manifesti rosacrociani è indicato come obbligatorio fondare associazioni e organizzazioni il cui acronimo sia RC o CR).
– Molte chiese cattoliche sono in realtà chiese massoniche; lo sono le chiese dedicate a San Giovanni, Santa Rita, Maria Maddalena, San Bernardo, ecc.
– I simboli e i santi protettori delle città italiane richiamano spesso simboli massonici; ritroviamo spesso la croce templare, il giglio (simbolo di Firenze), San Giovanni (patrono di Firenze ma anche di Torino), Santa Rosa (patrona di Viterbo), ecc.
– Massonici sono i simboli di alcune organizzazioni eversive (come le BR, che avevano adottato, guarda caso, la stella a 5 punte che è anche lo stemma della Repubblica).
– Il collegamento con la massoneria fa poi addirittura sorridere quando compare in luoghi e posti decisamente inaspettati; mi ha colpito ad esempio che la rivista ufficiale dei servizi italiani si chiama “Gnosis”. Messaggio chiaro, per chi conosce i rapporti tra gnosticismo e massoneria. Un nome come un altro per chi non sa nulla di queste cose.
La totale ignoranza di questi simboli e del linguaggio massonico permette alle persone appartenenti alla massoneria di comunicare tramite telegiornali, quotidiani, ecc., sotto gli occhi di tutti.
Contemporaneamente i cittadini assistono a scene, riti, messaggi, ecc., che apparentemente sembrano senza senso. Alcuni dialoghi tra politici, alcuni gesti, affermazioni, ecc., sembrano senza senso a chi ascolta.
In realtà spesso questi comportamenti irrazionali (come le famose corna di Berlusconi ad una riunione di capi di governo) hanno un significato ben preciso e molto diverso da quello che la gente pensa.
Provo a fare un esempio con alcuni dei recenti fatti di cronaca di questi ultimi mesi.

5. Gelli e il Movimento per la difesa del crocifisso.
http://www.unmondoditaliani.com/battesimo-del-medic-movimento-per-la-difesa-del-crocifisso-bagno-di-folla-assalto-mediatico-il-crocifisso-cade-e-si-rialza-tre-volte.htm
E’ abbastanza recente la notizia che Licio Gelli ha fondato un Movimento etico per difesa internazionale del crocifisso. All’inaugurazione dell’ente – in una sala a pochi passi dal Vaticano – sono andati cardinali, vescovi, prelati. Chi non è andato personalmente ha inviato un telegramma, come ad esempio il direttore di Famiglia Cristiana, Don Sciortino. Insomma importanti personaggi della Chiesa cattolica, oltre a persone che notoriamente ispirano la loro vita al messaggio di Gesù: ovverosia Andreotti, Fini e Cossiga. Tutte brave persone, timorate di Dio, ed esempi viventi dell’amore di Cristo in terra.
La notizia parrebbe uno scherzo ma non lo è.
Se la cosa mi fosse capitata a trenta anni, mi sarei fatto, incredulo, queste tre domande:
1) come è possibile che una persona come Gelli, che tutto può essere tranne che un seguace del messaggio di Cristo, fondi un’organizzazione del genere?
2) come mai a un evento del genere sono andati dei personaggi ecclesiastici?
3) ma cosa c’entra il direttore di Famiglia Cristiana con Licio Gelli?
4) come mai la Chiesa cattolica non prende una chiara presa di posizione contro fatti del genere?
Oggi, conoscendo, sia pure sommariamente, il simbolismo massonico, e sapendo che la croce è il simbolo per eccellenza anche dei Rosacroce, mi è tutto chiaro e le risposte sono:
1) Gelli non è certo cristiano. Ma la croce è il simbolo dei Rosacroce, e della Rosa Rossa, di cui Gelli fa probabilmente parte. Quindi questa organizzazione non è cattolica, ma rosacrociana.
2) I personaggi ecclesiastici ci vanno perché la Rosa Rossa conta molti dei suoi esponenti proprio tra i cardinali e gli ecclesiastici.
3) Il direttore di Famiglia Cristiana, semplicemente, non è un cristiano ma un Rosacroce, che è cosa ben diversa. Mi piacerebbe spiegarlo a mio padre e mia madre che leggono spesso, da bravi cristiani, questa rivista; ma probabilmente non capirebbero. Per loro il simbolismo è una cosa inutile. E anzi… magari leggendo questa notizia penserebbero che in fondo Gelli è una gran brava persona, vittima a suo tempo di un complotto (comunista ovviamente).
4) La Chiesa cattolica, ai vertici, è troppo collusa con la massoneria per combatterla. Basta ricordare i verbali pubblicati da Salvatore Borsellino, inerenti le confessioni del pentito Calcara, che parlavano di una entità unica che controlla chiesa, politica, economia, e mafia. La Rosa Rossa appunto. E basterebbe vedere l’elenco dei nomi presenti quel giorno per farsi un buon quadro – parziale, si capisce – di coloro che appartengono alla Rosa Rossa.
6. Saviano a Vieni via con me.
Su Saviano scrissi un articolo tempo fa, dando per scontata la sua buona fede, e ritenendolo una persona strumentalizzata da certi poteri. Ho sempre pensato che non parlasse dei poteri sopra la camorra perché non glielo permettevano.
Mi sono sempre domandato quanto fosse consapevole del livello superiore che comanda quella camorra di cui lui parla tanto; mi sono sempre domandato quanto fosse consapevole che molte delle persone con cui si rapporta e va in televisione sono in realtà appartenenti a quei poteri che controllano e strumentalizzano la camorra.
Ascoltando attentamente le dichiarazioni di Saviano, invece, viene fuori un quadro completamente diverso.
Anzitutto si dichiara filo israeliano; e per chi conosce il legame tra ebraismo e massoneria la cosa appare perlomeno sospetta.
Ma soprattutto il suo gioco appare chiaro quando, davanti a Fazio, durante la trasmissione Vieni via con me, presta il giuramento della Giovine Italia di Mazzini. Proprio quella Giovine Italia che, per chi conosce la storia massonica, è una creazione rosacrociana.
Tradotto in altre parole: Saviano ha prestato il giuramento rosacrociano. In pubblico.
Una cazzata incomprensibile, quasi un gioco, per chi non sa nulla di queste cose.
Una chiara dichiarazione di appartenenza per chi conosce la massoneria e i Rosacroce.
7. La vicenda di Berlusconi e Ruby Rubacuori.
Una delle cose più divertenti di questi ultimi mesi è stata, per chi conosce il simbolismo rosacrociano, la vicenda di Berlusconi e di Ruby Rubacuori.
Il cittadino all’oscuro di poteri occulti, e che vota Berlusconi, pensa ovviamente ad uno scherzo confezionato dai comunisti per danneggiare il premier; il cittadino di sinistra pensa che il nostro premier sia una persona immorale.
Il cittadino più intelligente scorge, dietro alla vicenda, manovre politiche occulte, messaggi trasversali, magari ipotizza che certe notizie servano per coprire ad arte altre più importanti.
Conoscendo il simbolismo, invece, appare anzitutto chiara una cosa. La firma.
La firma della Rosa Rossa è evidente nell’improbabile nome della minorenne: Ruby Rubacuori, ove la doppia R sta per Rosa Rossa. Ma il simbolismo non si ferma solo a questo (altrimenti, se si trattasse di una semplice doppia R, potremmo anche pensare ad un caso). Ruby sta per rubino, pietra dal colore del sangue, mentre quel cuore di “rubacuori” indica ancora una volta la Rosa (la rosa rossa è infatti il simbolo del cuore rosso di Cristo).
A questo punto risulta anche evidente che è un messaggio ben preciso a Berlusconi e che questo messaggio dice, in sostanza: togliti di mezzo con le buone, oppure ci pensiamo noi con le cattive.

8. Altri messaggi simbolici.
Ricordo ora velocemente, e a caso, senza un ordine preciso, alcuni dei messaggi che ogni tanto si vedono in TV o nei giornali.
– Fini che ad ottobre 2008 indossa la kippah ebraica; un bellissimo gesto, all’apparenza, segno di riconciliazione tra fascisti (che promulgarono le leggi raziali) ed ebrei; segno di sottomissione all’élite ebraica, e chiaro segnale, per chi osservava, che presto ci sarebbe stato un ribaltone ove Fini avrebbe acquisito maggior potere di prima rispetto a Berlusconi.
– Berlusconi che dice che non vuole essere giudicato dai giudici ma da “suoi pari”, frase incomprensibile per il cittadino comune, in quanto non si capisce chi siano questi pari (altri imprenditori? Altri politici? In ogni caso è un discorso senza senso per un politico, che peraltro è laureato in giurisprudenza e quindi i concetti base del diritto li ha). Il massone infatti ripudia il tribunale profano, e deve essere giudicato da suoi pari (cioè dal tribunale massonico).
– Santoro che nel 2005, durante la trasmissione Rockpolitik di Celentano dice, sotto i riflettori ed in tono solenne: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. A parte che questo è il motto della rivoluzione francese, voluta dai massoni. Soprattutto però, il testo originale della frase era: libertà, uguaglianza, fraternità; Santoro cioè ha distorto volutamente la terza parola, trasformandola in fratellanza, alludendo alla fratellanza massonica. Quello era, cioè, un appello alla massoneria per poter rientrare in RAI.

9. Conclusioni.
In conclusione, lo studio del simbolismo sarebbe fondamentale per interpretare correttamente la realtà e capirla.
Ma è anche per questo che non ce la faranno mai studiare, e che, anzi, chi studia il simbolismo viene giudicato un eccentrico che si dedica a una cosa quasi del tutto inutile.
Ed è probabilmente anche per questo che studi sul simbolismo organici e completi non ce ne sono quasi per niente, almeno a quanto mi risulta.
Ed è per questo che continueremo a non capire nulla di ciò che accade attorno a noi, sembrandoci perfettamente normale che Linda Giuva, la moglie di D’Alema, riordini l’archivio di Gelli per donarlo al comune di Pistoia e che, successivamente, dia insieme al Maestro Venerabile una conferenza per presentare l’evento, nel febbraio 2006.
E così continueremo a pensare che D’Alema sia comunista e che sia contro Berlusconi.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 2 aprile 2026

Perché fu rapito Aldo Moro.

 


1. Premessa. Metodo scientifico e metodo esoterico nell’analisi dei fatti storici. 2. Alcuni dati e considerazioni. 3. La simbologia e il movente. 4. Conclusioni.

1. Premessa. Metodo scientifico e metodo esoterico nell’analisi dei fatti storici.
33 anni fa veniva rapito Aldo Moro. In tanti anni si sono ricostruiti molti punti oscuri. La favoletta iniziale, di un commando di Brigate Rosse che, dopo essersi allenato con delle armi a salve in un cortile casalingo, riesce a porre in essere un’azione degna di un commando dei reparti speciali, e che poi tiene prigioniero Moro per 55 giorni in barba ai servizi segreti e alle forze di polizia di tutto il mondo, non ha retto ad una ricostruzione successiva. Si è appurato che l’operazione complessiva fu condotta da uomini della Gladio, con l’ausilio dei servizi segreti americani e Israeliani.
La ricostruzione effettuata da Solange Manfredi, preceduta dagli studi di Giuseppe De Lutiis e Flamigni (e per certi versi frutto di tali studi), nell’articolo che linkiamo di seguito, dimostra come l’operazione fu una vera e propria azione militare, diretta da Gladio.
http://paolofranceschetti.com/?p=938

Ciò che, a mio parere, non si è mai capito realmente, è la vera ragione del sequestro. Sui motivi del sequestro Moro si sono cimentati tutti, ma a mio parere nessuno ha mai colto nel segno per un motivo molto semplice.

Se l’operazione infatti fu eseguita da uomini dei corpi speciali, essa fu eterodiretta ovviamente dai vertici di questi corpi, che per loro natura sono massoni ed esoteristi.
Gli studiosi che finora hanno analizzato il fenomeno, essendo persone razionali, non riescono a comprendere il lato esoterico delle vicende, che invece è fondamentale quanto e più dei lati “materiali”. Nessuno si è mai domandato, ad esempio, perché molte delle persone che sono implicate nelle vicende hanno assonanza con il nome Moro. Morucci, Moretti, Morbioli. Non a caso la Carlizzi parlava di un certo “Codice Mor” nel sequestro Moro, ma è morta prima di poter far capire di cosa si trattasse.
Esoterismo e scienza infatti (sia essa scienza medica, fisica, giudiziaria, o scienza storica) non si incontrano, quasi come se fossero due campi diversi.
Lo scienziato e il ricercatore razionale considerano l’esoterista un tipo strambo che parla di cose fuori dalla realtà.
L’esoterista considera il ricercatore razionale un cretino incapace di capire il vero senso delle cose.
Il risultato di questa separazione dei due mondi è l’incapacità di capire a fondo la realtà da parte di entrambe le categorie.
In realtà si tratta di due punti di vista diversi, ma entrambi esatti, e guardare le cose da un altro angolo visuale conferisce solo una comprensione più piena dei fenomeni.
Il risultato delle analisi razionali dei fenomeni storici in effetti, se visti da un angolo visuale esoterico, è quasi comico.
Lo storico narra una serie di fatti e cita una serie di personaggi, senza notare che i più grandi personaggi della storia, da Dante Alighieri a Leonardo da Vinci, Mozart, Bach, fino ai presidenti degli USA Bush, Clinton, ecc., erano tutti massoni e rosacroce (la famosa Skull and Bones non è, come erroneamente si dice, una “società segreta”, ma una loggia rosacrociana, appartenente all’ordine della Rosa Rossa).
Non vedendo questi legami, e non comprendendo il ruolo della massoneria nelle vicende mondiali, trovano assolutamente normale, ad esempio, che due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti fossero entrambi nella Skull and Bones, oppure che Berlusconi avesse fatto parte della P2.
Dal punto di vista giudiziario, invece, trascurare il fatto che le menti delle stragi, e dei principali fatti di sangue italiani, fossero massoni, significa perdere di vista il collegamento principale di alcuni eventi; collegamento che non si limita, come alcuni pensano, al semplice fatto di far parte di un’organizzazione complessa e vasta come la massoneria, ma che implica il fatto di far parte di un meccanismo che si avvale di criteri esoterici per il suo operare, e che fa dell’esoterismo la sua ragione di vita, la sua forza, il suo modus operandi. Ed è in chiave esoterica che si trova spesso la ragione di alcuni fenomeni altrimenti inspiegabili.
Trascurare il punto di vista esoterico nelle vicende, quindi, equivale a non capire le ragioni di un fenomeno.
In una vicenda come il sequestro Moro, in particolare, trascurare il lato esoterico, equivale a capire, sì, molte delle dinamiche della vicenda, ma significa lasciare irrisolte alcune domande fondamentali, prime tra tutte il “perché” del sequestro, e successivamente una serie di altri quesiti secondari, come il ruolo di Igor Markevitch, il cosiddetto “misterioso intermediario” descritto da Fasanella nel suo libro omonimo.

2. Alcuni dati e considerazioni.
Innanzitutto partiamo da una premessa. Non bisogna domandarsi perché le Brigate rosse hanno rapito Moro, ma perché buona parte delle forze politiche, nonché CIA e servizi segreti italiani e stranieri, ne hanno voluto la morte.
Qui le motivazioni si fanno incomprensibili.
Una delle ragioni più accreditate è quella che spiega il sequestro con la volontà di eliminare dalla scena politica l’artefice del futuro compromesso storico, per allontanare definitivamente il PCI dalla scena politica.
Questa spiegazione è solo apparentemente plausibile.
In realtà non regge ad una analisi più approfondita.
CIA, Gladio, Mossad, hanno altri metodi per eliminare un politico scomodo. Berlinguer ebbe un “malore” (e qualche anno prima aveva avuto un incidente in cui perse la vita il suo autista, durante un viaggio in Bulgaria); Haider ha avuto un incidente d’auto; Kennedy fu assassinato da un pazzo isolato ovviamente (ed è un visionario chi dice che invece fu fatto fuori dalla CIA); se non lo si vuole uccidere gli si confeziona un bel pacco dono con trans, minorenni, scandali finanziari, collusioni mafiose, ecc.
Ricorrere ad un sequestro di 55 giorni, per poi commettere un omicidio, significa richiamare l’attenzione di tutto il mondo sulla vicenda, ed usare un metodo quantomeno dispendioso e rischioso.
Bisogna allora partire da una premessa: la massoneria dà rilevanza alle vicende da essa creata, in proporzione all’importanza dell’evento che vuole creare, e ai destinatari del messaggio che vuole lanciare.
Se un evento rimane confinato nel territorio provinciale vuol dire che quell’evento ha rilevanza solo provinciale.
Se dell’evento ne parla tutta Italia vuole dire che esso ha un’importanza e dei destinatari che sono di livello nazionale.
Il sequestro Moro fu invece un evento internazionale. Il destinatario del messaggio era tutto il mondo. E tale sequestro annunciava una svolta epocale nei destini del mondo.
Anche De Lutiis infatti già nel titolo del suo libro (Il golpe di Via Fani), dimostra di considerare la vicenda Moro più come un colpo di stato che come un semplice rapimento ad opera di terroristi. Nel libro poi precisa che le reali ragioni del sequestro, e il vero fine dell’influenza della CIA nel nostro paese, si sarebbero scoperte completamente solo negli anni successivi.
Uno scenario internazionale, ben diverso da un semplice rapimento ad opera di terroristi, è delinato anche nel libro di Flamigni “La tela del Ragno”.

3. La simbologia e il movente.
Iniziamo dalla firma.
La firma della Rosa Rossa inizia con il luogo del sequestro e finisce col luogo del ritrovamento. La scorta di Moro fu trucidata infatti in via Fani. Mario Fani era un viterbese, fondatore del “Circolo di Santa Rosa”. Peraltro Viterbo ha come patrona Santa Rosa.
Il corpo fu invece ritrovato al numero 9 di Via Michelangelo Caetani. A quel numero c’è il “Conservatorio di Santa Caterina della Rosa” e l’auto in cui fu trovato Moro era una Renault Rossa (RR).
Inizio e fine dell’operazione Moro, portano la rosa come simbolo.
Quanto a Michelangelo Caetani, non era – dal punto di vista esoterico e rosacrociano – una personalità qualsiasi. Caetani era un dantista, e per la precisione come dantista si occupò anche del linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore, che era, in realtà, un’organizzazione segreta di matrice templare e rosacrociana.
Come abbiamo spiegato in un altro articolo (Dante massone templare e rosacrociano) per decifrare le vicende rosacrociane occorre fare riferimento alla Divina Commedia, che è un vero e proprio codice cifrato per decriptare omicidi e avvenimenti massonici.
http://paolofranceschetti.com/?p=790

Per capire la vicenda Moro è infatti indispensabile capire anche la simbologia dantesca.
Nella Divina Commedia le profezie sono poste ad una distanza di 666 versi o 515, l’una dall’altra.
A questo punto si deve considerare che il sequestro Moro avviene a 666 anni di distanza dal processo ai Templari (che risale al 1312).
L’inizio della persecuzione templare avviene infatti nel 1307, ma la data della loro soppressione ufficiale è il 1312 con la bolla Vox in eccelso.
Ora, lo studioso di templarismo non può non ricordare che quando De Molay andò al rogo, giurò vendetta al Re e al Papa; e che la vendetta templare, nei secoli, si è consumata con la progressiva e lenta distruzione della Chiesa e delle Monarchie; un processo che vede il punto di svolta decisivo con la Rivoluzione francese e con l’Unità d’Italia, eventi che furono infatti preparati e condotti dalla massoneria.
A questo punto può notarsi una coincidenza (che coincidenza non è).
La vicenda Moro può essere letta, sì, come un sequestro, ma anche come un processo, effettuato dalle BR a Moro e a tutta la DC. Nei famosi comunicati (9 in tutto) della BR, apparentemente deliranti, i sequestratori processarono Moro e tutto il sistema politico di allora. Qui ricorre la legge del contrappasso dantesca: 666 anni dopo il processo ai Templari, i Templari processano a loro volta il sistema.
Moro viene tenuto prigioniero per 55 giorni perché (tenuto conto che l’uno esotericamente indica la divinità e non deve essere considerato) tale numero indicava il compimento di una profezia.
A questo punto resta da capire il motivo per cui è stato scelto proprio Moro, al di là delle demenziali spiegazioni del tipo “era un esponente importante della DC”, “voleva il compromesso storico”.

Tutte le maggiori opere dei pensatori e filosofi rosacrociani (da romanzi come Zanoni a opere come Atalanta Fugiens, agli scritti di Comenio ecc.) indicano la necessità di andare verso una società ideale, fatta degli uomini migliori; una società unita, armonica, senza divisioni di razze e paesi.
Uno dei motivi per cui i Templari furono distrutti è probabilmente il fatto che avessero costituito una sorta di “sovrastato” indipendente dagli altri poteri, che abbracciava tutta l’Europa e andava fino alla Terrasanta.
Nei secoli, i Templari hanno cercato di ricostruire questo “sovrastato”, e tale progetto ha il suo culmine attuale nell’Unione Europea e nell’ONU, mentre in futuro vedremo rafforzare sempre di più queste istituzioni.
Ora, nell’opera filosofica “La Città del Sole”, del pensatore e filosofo rosacrociano Tommaso Campanella, si delinea una società ideale. L’opera si svolge secondo un dialogo tra due personaggi, un Cavaliere di Malta e un ammiraglio, e delinea i presupposti di una società ideale.
Il principe che presiede alla generazione della città, e che fissa le regole di essa, è il principe Mor (Amore).
Da notare ancora che il dialogo tra il Cavaliere di Malta e l’ammiraglio seguono il modello della “Repubblica di Platone”.
Una città ideale è descritta anche nell’opera “Utopia”, di Tommaso Moro, altro pensatore rosacrociano. Anche lui delinea una città perfetta, ideale, e tale società richiama La Repubblica di Platone.
Tommaso Moro morirà in carcere, dove scriverà delle lettere indirizzate alla figlia, episodio che ha una straordinaria somiglianza con la vicenda di Aldo Moro, somiglianza che sarebbe tutta da approfondire.
Per questo motivo fu scelto Moro, e molti dei principali protagonisti della vicenda hanno nomi che iniziano per Mor, perché il cognome dell’esponente della DC si ricollegava simbolicamente al Principe che doveva presiedere alle regole della generazione della società ideale.
Da notare che anche la città scelta per l’operazione non è casuale. Roma infatti può essere letta al contrario come AMOR. Simbolicamente quindi nella città di Amor, si sacrifica Moro, per dare inizio ai lavori di ricostruzione della civilità ideale diversa da quella del passato.
Il sequestro Moro è quindi il segno, l’inizio, la svolta epocale di una nuova epoca e una nuova generazione. L’epoca in cui tutte le nazioni saranno unite in una società ideale rosacrociana
Nel 1978 infatti parte lo Smec, il processo per la moneta unica, che è la tappa più importante non solo dell’Unione Europea, ma una delle tappe fondamentali per la creazione del Nuovo Ordine Mondiale.
Il sequestro Moro segna, insomma, una tappa fondamentale di portata storica nelle vicende mondiali del NWO.
Indica lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo ordine mondiale.
Da quel momento infatti si accelerano le tappe per arrivare all’attuale UE, al Trattato di Lisbona e ad un mondo sempre più accentrato.
Concludiamo questo paragrafo chiedendovi di visionare la foto in alto, all’inizio dell’articolo.
Ad un esperto di simbolismo la foto apparirebbe chiara:
Sopra la testa di Moro campeggia la stella a 5 punte delle BR, sì, ma anche della massoneria. Lo stesso stemma – guarda caso – della Repubblica Italiana.
Davanti a Moro compare il titolo di un quotidiano: La Repubblica. Guarda caso.
Moro, Stella massonica, quotidiano La Repubblica, La Repubblica di Platone, Città del Sole, Principe Mor.

4. Conclusioni.
Ci sarebbe altro da dire e da scrivere, altro da cercare, spiegare, ecc.
Nelle operazioni rosacrociane nulla viene lasciato al caso, e tutto viene curato simbolicamente nei più piccoli particolari; nel caso Moro troviamo simbolismo dal nome del quartiere in cui avviene il rapimento (Trionfale) al numero delle lettere inviate dai brigatisti (9, come il numero di Via Caetani, che era numero importantissimo per Dante, essendo il numero di Beatrice, che simbolicamente rappresentava l’organizzazione dei Fedeli D’Amore cui Dante apparteneva).
Se gli storici e gli esperti di cronaca giudiziaria fossero maggiormente a conoscenza del sistema di funzionamento delle società segrete, capirebbero al volo il ruolo di Markevitch nella vicenda, che è ben più di quella di un “semplice intermediario”.
Se tali studiosi affrontassero le problematiche della massoneria e delle società segrete, molti dubbi si chiarirebbero e molte domande troverebbero risposta.
Nella prefazione al libro di De Lutiis “Il lato oscuro del potere” il senatore Pellegrino scrive che prima di iniziare ad occuparsi di stragismo, era convinto che la storia italiana fosse intrisa di “misteri”; ma – scrive il senatore – raggiunsi ben presto una convinzione opposta e cioè che la storia del nostro paese non fosse poi tanto misteriosa perché già suscettibile, per grandi linee, di una lettura organica e coerente”.
Aggiungo io: se ai materiali giudiziari e storici si aggiungessero quelli esoterici, la lettura sarebbe organica e coerente non solo a grandi linee, ma nella sua completezza.
Per quanto mi riguarda, mi sono addentrato da relativamente pochi anni negli studi esoterici e spesso brancolo nel buio, chiedendo aiuto ad amici, studiosi di esoterismo e non, per cercare di muovermi in un settore ancora per molti versi sconosciuto.
Tempo fa sulla rivista esoterica Hera, diretta da Gianfranco Carpeoro, massone e esperto di simbologia, nello speciale Massoneria, venne citato il mio nome, indicando i miei studi sulla Rosa Rossa come interessanti e condotti con rigore.
Come dissi a Carpeoro, la cosa mi ha fatto piacere, considerandolo un attestato di correttezza degli studi compiuti fin qui, ma al tempo stesso mi ha dato anche un profondo senso di tristezza. Trovo triste infatti che ad occuparsi di queste cose sia io, che fino a poco tempo fa non sapevo neanche cosa significasse “esoterismo” e consideravo il simbolismo materia da sciroccati fuori di testa, e rimangano fuori dal gioco persone che studiano queste cose da decenni.
Carpeoro mi ha risposto: “se certe cose le dice un massone non è credibile, perché lo si accuserebbe di faziosità e di chissà quali interessi; le persone razionali e scientifiche non si possono approcciare al problema; tu invece sei nel mezzo, che è la posizione migliore”.
E’ auspicabile, in futuro, che menti raffinate, intelligenti e oneste intellettualmente come De Lutiis, Flamigni, e tanti altri, indaghino anche il lato esoterico delle vicende mondiali, per comprendere così le parti ancora inspiegate, ma spiegabilissime, delle vicende che hanno studiato.
Ed è auspicabile in futuro la collaborazione tra i due mondi, esoterico e razionale, per dare ciascuno un maggiore impulso all’altro e a se stesso.
Solo così si darà luce a quel “lato oscuro del potere” che oscuro non è, se letto in chiave simbolica e ricostruito tenendo conto dell’importanza e del ruolo della massoneria nei secoli precedenti e attuali; e solo così si ricostruiranno molte vicende non a grandi linee, come scrive il senatore Pellegrino, ma in ogni linea.

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A Gabriella Carlizzi, incompresa in vita, che ha dato spunto a questo articolo evidenziandomi il ruolo della Rosa Rossa nel sequestro Moro, e dando quindi inizio alla ricerca.

Fonte tratta dal sito .

mercoledì 1 aprile 2026

Il caso Charles Manson. Le cose mai dette.



 1. Il caso in sintesi. 2. I dubbi, le lacune e le assurdità della ricostruzione ufficiale. 3. La simbologia del caso Manson. 4. Il caso Manson e il caso Bestie di Satana. 5. Il caso Manson e altri delitti celebri.

 

1. Il caso in sintesi.

La mattina del 10 agosto del 1969 in una villa di Bel Air a Los Angeles, al numero 10050 di Cielo Drive, vengono ritovati i corpi di 5 persone, orrendamente massacrati. Si tratta di persone note nel mondo degli affari e dello spettacolo: Sharon Tate (moglie del regista Roman Polanski) uccisa con diverse coltellate mentre era incinta di 8 mesi; Abigail Folger, figlia di un magnate dell’industria e il suo amante Voityck Frykowski; Jay Sebring, un parrucchiere di fama internazionale; e un giovane studente capitato lì per caso, Steven Parent.

Il giorno dopo un’altra coppia viene trovata orrendamente massacrata con modalità analoghe: Leno LaBianca e Rosemary LaBianca.
Le vittime vengono accoltellate decine di volte (Rosemary LaBianca 41 volte, Leno 12, oltre ad avere una forchetta infilata nel ventre e un coltello alla gola, e alcune di esse hanno il cranio sfondato). La profondità delle ferite è eccessiva (13 centimetri) e la larghezza anche (3 o 4 centimetri) tanto da far supporre che non sia stato usato un coltello ma un altro tipo di arma non identificata.
L’analogia tra i due delitti, oltre che per l’efferratezza di essi, sta nella scritta “Pig”, vergata con il sangue delle vittime, che viene ritrovata nella stanza della strage. Per la precisione, a casa Polanski viene rinvenuta la scritta “Pig”, a casa LaBianca la scritta “death to pig”.
Nessuna traccia, nessun indizio, nessun sospetto per diverse settimane.

Il padre di Sharon Tate non è una persona qualunque, ma un colonnello dei servizi segreti. Mentre la polizia brancola nel buio, anche lui conduce, in proprio, un’indagine personale, ma non verrà a capo di niente. Nessun sospetto, nessun indizio.

A un certo punto la svolta: alcune persone confessano gli omicidi e si autoaccusano della strage, coinvolgendo il leader della comunità hippie in cui vivevano, Charles Manson.
I colpevoli quindi vanno rinvenuti in una comunità che viveva nel deserto e si manteneva con mezzi di fortuna (rovistavano nella spazzatura dei supermercati, ad es., furti, ecc.). Erano quasi tutte ragazze, alcune minorenni, strafatte di droga e alcool: Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian; unico uomo, Charles Tex Watson.
Nel delitto LaBianca, invece, venne coinvolta anche un’altra ragazza, Leslie Van Houten.
Manson sarebbe stato il leader di questo gruppo (che i media chiameranno “The Manson Family”), una sorta di padre padrone, che esercitava un fascino irresistibile su tutti i membri, e veniva venerato come un Dio.

Manson viene condannato alla pena di morte, commutata poi in ergastolo.

Le prove contro Manson: la testimonianza principale è quella di Linda Kasabian, che si autoaccusa dei delitti sostenendo che sarebbero stati ordinati da Manson (il quale però non partecipò materialmente agli omicidi).
Altri testimoni, pur non essendo presenti al fatto, affermeranno di aver sentito Charlie vantarsi degli omicidi, di aver raccolto le confessioni delle ragazze della banda, e testimonieranno che Manson era un violento che amava uccidere per il gusto di uccidere.

Il movente: secondo il procuratore Vincent Bugliosi, Manson voleva scatenare una rivolta dei neri contro i bianchi, e quella strage doveva dare il buon esempio, innescando la miccia di una rivolta globale. L’idea gli era stata suggerita da una canzone dei Beatles, “Helter Skelter”, e per questo motivo tale movente verrà anche, dai media ufficiali, individuato sinteticamente come “l’Helter Skelter”.

Le armi del delitto? Non vengono ritrovate. Unica arma, una pistola calibro 22 che un bambino ritroverà nella spazzatura e che viene riconosciuta da alcuni testimoni come “una pistola uguale a quella usata la notte del massacro”.
Dunque, in sostanza, non c’è nessuna arma del delitto.

 

2. I dubbi, le lacune e le assurdità della ricostruzione ufficiale.

In realtà, analizzata a fondo, la ricostruzione ufficiale non sta in piedi per una serie di ragioni.
1) In primo luogo per la totale mancanza di prove valide, come stiamo per vedere.
2) Nessun elemento fisico e scientifico ricollegherà Manson alle due stragi.
3) Il movente è totalmente strampalato.
4) L’arma del delitto non verrà mai ritrovata.
5) I punti oscuri, non chiari e contraddittori, sono talmente tanti da rendere completamente inverosimile la versione ufficiale.
6) C’è poi un elemento che non viene mai considerato. L’elevato numero di morti collaterali (tra i quali vanno annoverati ad esempio l’avvocato di Manson, Ronald Hughes, e lo zio dello stesso Manson, nonché altri testimoni chiave del processo); un numero tanto alto da far fortemente dubitare che potessero essere commessi dalla “Famiglia”. Trattandosi di una comunità di drogati, strafatti, che camminavano scalzi e vivevano con mezzi di fortuna, non avevano la possibilità di agire con tanta precisione e senza lasciare traccia alcuna.

Iniziando dalla mancanza di testimonianze valide, va detto che la principale testimone, Linda Kasabian, era una drogata con una personalità disturbata. Un soggetto quindi totalmente inattendibile, che al processo dichiarò sia di essere Gesù Cristo che di essere controllata dalle vibrazioni di Manson, il quale non dava ordini, ma semplici “suggerimenti”, che però erano talmente irresistibili che chiunque avrebbe anche ucciso per lui.

Altrettanto inattendibili sono gli altri testimoni. Due dei principali testimoni dell’accusa, ad esempio, Danny De Carlo e Al Springer, appartengono a una banda di motociclisti il cui nome è tutto un programma: gli Straight Satans. Al Springer poi scomparirà nel nulla senza lasciare traccia durante il processo e di lui non si saprà più niente.

Anche le altre ragazze coinvolte hanno personalità squilibrate e drogate, tanto che, per stessa ammissione del procuratore Bugliosi, “sembravano più bambole Barbie che esseri umani”, mentre, in un’altra parte del suo libro, di una di loro ammette: “Era pazza, di questo ero certo, forse non legalmente insana di mente ma pazza lo stesso”.
Alla domanda se Charlie ordinava loro di rubare, Susan Atkins risponderà: “No, lo decidevo da sola. Ero programmata per fare diverse cose”. Programmata non tanto da Charlie, aggiungerà, ma “dall’infinito”.
Eppure è sulla base dei racconti di queste ragazze che viene formulata l’accusa contro Charles Manson.

Nella foto: la terribile gang finalmente sconfitta. 

 

Le testimonianze sono confuse, contraddittorie, lacunose, e in alcuni casi deliranti.
Secondo Virginia Graham, ad esempio, le vittime erano state scelte a caso.
Alcune ragazze dichiareranno che esisteva addirittura un piano per uccidere molti divi di Hollywood; quindi, al contrario della precedente, occorre presumere che ci fosse un piano per eliminare molta gente famosa.
Una di loro dichiarerà che una volta Manson uccise in soli due giorni ben 35 persone.
Ma Charlie era amore, dichiarerà una di loro, e uccideva per amore.

Del resto, anche i riscontri oggettivi alle testimonianze e alle varie deposizioni processuali sono quasi inesistenti.
A Cielo Drive, sulla porta, vengono ritrovate due impronte: quella dell’anulare destro di Charlie Tex Watson e quella del mignolo di Patricia Krenwinkel, sull’infisso di una porta finestra.
Ma per un omicidio del genere le impronte rilevate avrebbero dovuto essere decine o centinaia, non due.
Nella residenza dei LaBianca invece non venne rivenuta alcuna impronta, e il forchettone infilzato nella pancia di Leno LaBianca risultava ripulito dalle impronte.
Dalle testimonianze delle ragazze, poi, risulterebbe che il gruppo di killer era entrato in casa Tate disarmato, tanto da servirsi di coltelli da cucina presi direttamente nella casa; dall’autopsia però risultò che l’arma utilizzata non fosse un coltello, ma qualcosa di molto più grande e largo.

Il movente poi è talmente incomprensibile che, come racconta lo stesso Bugliosi, anche il giudice faceva fatica a capirlo e dovette farselo spiegare più volte (“Non vedo alcuna connessione tra ciò che Manson pensava in astratto sui bianchi e sui neri e un possibile movente”, dirà il giudice al procuratore).
Francamente, anche a leggere il libro di Bugliosi, in realtà, non si capisce la logica che collegherebbe la canzone dei Beatles alla rivolta dei neri contro i bianchi, dal momento che tale canzone non fa cenno ad alcuna rivolta.
Tanto era poco convincente questo movente che l’altro procuratore assegnato al caso sosteneva un’ipotesi opposta, il furto (movente altrettanto strampalato, visto che i portafogli delle vittime della prima strage non erano stati toccati, né venne rubato alcun oggetto di valore dalle abitazioni).
Secondo una delle testimonianze, invece, il movente sarebbe stato “infondere paura nell’establishment”, e secondo un’altra ancora sarebbe stato la vendetta (Manson infatti era stato rifiutato e trattato male da una delle vittime, in passato).
Ma non mancano ulteriori versioni, di criminologi vari, che hanno ipotizzato che dietro ai delitti ci fosse la voglia di Manson di diventare famoso, o il suo desiderio di rivalsa contro i ricchi in generale.

Veniamo ora ad una lista di incongruenze talmente gravi da far dubitare seriamente della versione ufficiale.

Anzitutto è difficilmente credibile che un gruppo di hippie che viveva con mezzi di fortuna potesse introdursi nelle abitazioni, fare una strage, e lasciare al loro posto gioielli e denaro.

Altrettanto incredibile è che potesse commettere un delitto tanto perfetto da resistere alle indagini anche di persone legate ai servizi segreti, come era il padre di Sharon Tate.

Assolutamente impossibile è poi attribuire le decine di morti collaterali alla “Famiglia”, come invece fa Bugliosi; se Manson era l’unica mente del gruppo e gli altri poco più che robot, chi e come avrebbe potuto uccidere tutte quelle persone dopo l’arresto di Charles Manson?
Ma soprattutto: perché Manson avrebbe dovuto far uccidere suo zio o addirittura il suo avvocato (peraltro l’unico avvocato che lo difendesse bene, visto che degli altri Manson ebbe a ridire, tanto da chiedere spesso alla corte di potersi difendere da solo)? Che interesse aveva?
Una delle morti collaterali è quella di Joel Pugh, ex membro della Famiglia Manson, il cui corpo viene ritrovato in un albergo di Londra, accoltellato, senza alcuna traccia o indizio che ricolleghi la vittima ai suoi assassini. Si dovrebbe presumere, quindi, che la “Famiglia” riuscisse a colpire indisturbata anche oltreoceano, il che presuppone però un’organizzazione sofisticata che solo un servizio segreto può vantare.
La cosa assurda è che nessuno si domanderà a chi devono essere attribuiti questi omicidi. Il procuratore si limiterà a dare per scontato che fosse stata la Famiglia, ma la cosa si chiuse lì.

Non sono poi solo le morti collaterali ad essere impossibili da collegare alla Famiglia, ma anche altre circostanze analoghe, tali da far pensare ad un’organizzazione molto più sofisticata e potente. Durante il processo, ad esempio, il procuratore Bugliosi riceve minacce telefoniche continue, tanto che è costretto a cambiare numero; ma le telefonate non cessano, quindi chi le eseguiva era in grado di procurarsi anche il numero riservato del procuratore.
Ma se Manson era in carcere, chi aveva questo potere? Quattro ragazze squilibrate e in alcuni casi minorenni?
Anche il giudice Older ricevette minacce, tanto da temere per la sua vita.

Nelle settimane precedenti al delitto, la famiglia LaBianca si sentiva seguita e spiata. Da chi? Dalla Manson Family, ovverosia da un gruppo di sbandati, mezzi dementi, e senza né arte né parte?

Nella foto: alcuni membri della Manson Family, fuori dall’aula processuale.

 

Soprattutto, però, sono i fatti così come sono stati raccontati ad essere inverosimili.
Un gruppo di 5 sbandati, drogati e malvestiti, su ordine “mentale” di Manson, prende l’auto, individuando con esattezza la villa prescelta dal capo, taglia i fili del telefono per isolare la casa (il che significa però che i componenti del gruppo conoscevano il luogo e sapevano come operare, da veri esperti).
Manson, questo genio del male, invia come esecutori del delitto 4 ragazzine fuori di testa, sicuro che non commetteranno errori, che non ci saranno superstiti, e che non verrà lasciata alcuna traccia.
Ed è talmente sicuro di sé che non le dota neanche di particolari armi. Il gruppo parte per commettere una strage praticamente disarmato (unica arma in dotazione una rivoltella calibro 22).
Il quartetto entra in una casa dove sono presenti 5 persone, incurante del fatto che qualcuno degli ospiti potrebbe essere armato, reagire, ecc.; in altre parole, il gruppo di assassini sa il fatto suo e sembra avere una padronanza totale della situazione; le vittime vengono ammazzate all’arma bianca senza che queste oppongano il minimo tentativo di resistenza, eppure Linda, Susan e Leslie erano ragazze minute che pesavano sì e no 50 chili, camminavano scalze, e non avevano mai ucciso nessuno in precedenza.
Dopodiché cancellano perfettamente ogni traccia, tanto che vengono trovate solo due impronte digitali ricollegabili al delitto.
Fuggendo, nonostante abbiano avuto tutto il tempo di agire in tranquillità, non rubano portafogli, orologi, e neanche la droga che si trovava nella casa.
Nella dependance della tenuta, a pochi metri dal luogo della strage, c’era un ragazzo che, nonostante fosse sveglio, non sentirà nulla, né le urla né gli spari.
Il ritorno dopo l’omicidio, secondo Susan Atkins, era originariamente programmato… in autostop.
Una storia assurda, strampalata, e senza alcuna logica.

 

3. La simbologia del caso Manson.

Nessuno degli inquirenti nota alcuni particolari curiosi che, a tacer d’altro, avrebbero perlomeno dovuto insospettire.
Roman Polanski al momento del delitto non era in casa, ma in Europa a promuovere il suo film appena terminato: “Rosemary’s Baby”. Il film parla di una donna che mette al mondo un bambino per consacrarlo a Satana (nel finale infatti la donna partorisce), e nel cast figura in veste di consulente nientemeno che il fondatore e leader della Chiesa di Satana, Anton La Vey, l’autore del libro “La Bibbia di Satana”. Il film era quindi qualcosa di più di un semplice film di fantasia.
Ora, a parte la coincidenza costituita dal fatto che Sharon Tate fosse incinta, nessuno nota che la vittima della seconda strage si chiama proprio Rosemary.
Nonostante questa strana, troppo strana coincidenza, nessuno ipotizza neanche lontanamente un collegamento tra la promozione del film e le due stragi.
Né viene notata anche tutta la simbologia intrinseca nel fatto.
Il delitto avviene infatti a Cielo Drive, ad opera di Manson (man son, figlio dell’uomo, Cristo).
In Cielo, quindi, Cristo uccide la Rosa.
Manson, il figlio dell’uomo, vive nella death valley, la valle della morte. Vive cioè nel deserto, ed è senza fissa dimora proprio come – guarda tu che coincidenza – il Cristo dei vangeli: Mt, 8, 20: Le volpi hanno una tana, e gli uccelli hanno un nido, ma il figlio dell’uomo non ha un posto dove riposare.
Manco a dirlo, il primo poliziotto ad accorrere sul luogo del delitto si chiama Jerry De Rosa.
Anche la disposizione e le modalità dell’uccisione fanno pensare ad un delitto rituale.
Infatti, due delle vittime (Tate e Sebring) vengono trovate legate insieme e, guarda caso, un tempo erano amanti. Questo particolare è abbastanza sospetto, e dovrebbe perlomeno fari ipotizzare agli investigatori due cose: che gli assassini conoscessero bene il passato delle vittime (e Manson non lo conosceva) e che potesse trattarsi di una sorta di vendetta. I sospetti cioè sarebbero dovuti ricadere su Polansky, che alcuni considerano tutt’oggi uno dei mandanti della strage, ma nessun investigatore batte questa pista.
Leno LaBianca era proprietario di una catena di ristoranti, e nel ventre gli viene trovato infilzato un forchettone da cucina.
Gli assassini pare cioè abbiano usato una sorta di contrappasso, una modalità troppo sofisticata per poter essere attribuita a 4 ragazzine fuori di testa.
Da ultimo, c’è da segnalare che anche il nome della vittima più importante sembra non essere affatto casuale: Sharon (il versetto biblico del Cantico dei Cantici: “Io sono la Rosa di Sharon, il Giglio delle Valli”, da cui è tratta la simbologia rosacrociana della rosa e del giglio, che sono anche i simboli di Israele).
In altre parole, la rappresentazione posta in essere è questa: in Cielo (Cielo Drive), il Figlio dell’Uomo (Manson), proveniente dalla Death Valley (Valle della Morte), uccide la Rosa.

 

4. Il caso Manson e il caso Bestie di Satana.

Il mio interesse per il caso Manson nasce per il parallelo con la vicenda di cui mi occupo da qualche anno ormai, quella delle Bestie di Satana.
Queste due infatti rappresentano le vicende più importanti al mondo in materia di satanismo, nel senso che si tratta degli unici casi giudiziari in cui una “setta” viene condannata per più omicidi.
Molto spesso si indica la “Famiglia” anche con il termine “la setta Manson”.
In realtà noi sappiamo che le Bestie di Satana erano tanto poco una setta che già la sentenza di secondo grado escluse il delitto di associazione a delinquere; nessuna setta, dunque, esiste negli atti processuali, ma per i media la cosa non conta.
Quanto alla Manson Family, anche qui non c’era alcuna organizzazione, perché una setta è, per definizione, un gruppo chiuso, con regole rigide, mentre nella “Famiglia” la gente andava e veniva, e non c’era alcuna norma da seguire (secondo Bugliosi la famiglia contava da 30 a 100 elementi a seconda dei periodi); nessuna setta, quindi, anche a livello processuale, ma è notorio che i media non tengono mai conto della verità, inventandosi di sana pianta intere parti del (già falsificato e distorto) racconto processuale. E l’unica traccia di satanismo in questa vicenda è unicamente il racconto di alcuni testimoni secondo cui Charles Manson si faceva chiamare spesso “Satana”.

Inoltre il mio è un interesse più generale, perché spesso mi si accusa, dal punto di vista metodologico, di vedere troppi simboli e di ricavare unicamente da essi l’esistenza di una regia unica in molti delitti. In realtà non è così, perché ho più volte individuato delle costanti processuali ben precise nei vari casi giudiziari (assenza di movente, mancanza dell’arma del delitto, assenza di prove fisiche, in particolare di macchie di sangue che ricolleghino vittime e assassini, la sempre bassa scolarità degli assassini); ma l’analisi approfondita di vicende importanti come quella Manson e quella delle Bestie di Satana porta ad evidenziare una serie di costanti processuali ancora più evidenti, tali da far emergere una vera e propria regia unica.

Infatti anche nel caso delle Bestie di Satana, come ho detto più volte e in varie sedi, manca l’arma del delitto, non si individua il movente, i testimoni sono dei drogati inattendibili che si contraddicono continuamente e cambiano ripetutamente versione.
Ma le analogie arrivano fino a particolari minimi, solo apparentemente secondari.
Impossibile elencarle tutte, ma quelle che mi hanno più colpito sono le seguenti:

Innanzitutto la tipologia degli assassini è quasi identica, nonostante le apparenti diversità (hippie e in prevalenza donne, la famiglia Manson; metallari e prevalentemente maschi, i componenti delle Bestie di Satana). Si tratta di ragazzi, alcuni minorenni, sbandati, drogati, e in alcuni casi con forti tare mentali.
Tutte e due le bande, poi, nonostante fossero composte prevalentemente di questa categoria di sbandati, riescono a commettere una serie di delitti perfetti, da far invidia ad associazioni organizzate ed efficienti come mafia, camorra o ’ndrangheta, e da resistere alle indagini addirittura dei servizi segreti.

Secondo Linda Kasabian, la notte del delitto nessuno dei partecipanti alla strage si era drogato; dovevano infatti essere lucidi per commettere gli omicidi. In realtà il drogato ha bisogno della droga particolarmente nei momenti in cui deve spingersi a fare qualcosa di inusuale o di emotivamente coinvolgente, quindi è impossibile che per una sola notte un tossicodipendente scelga di rimanere lucido.
La cosa sorprendente è che anche Nicola Sapone, secondo i “pentiti” Volpe e Maccione, pretendeva che la notte del delitto fossero tutti lucidi.
Due identiche assurdità, quindi, per due delitti completamente differenti per luogo e tempo.

Un’altra analogia è che Sapone, raccontano i “pentiti”, intingerà la sigaretta nel sangue e se la fumerà; Susan Atkins fece una cosa analoga, assaggiando il sangue e trovandolo buono, quasi un “trip”.

Oltre ai delitti principali, vengono attribuiti alle Bestie di Satana una serie di delitti collaterali: 22 almeno gli omicidi commessi dalla setta e rimasti irrisolti, secondo i media italiani; decine i delitti commessi da Manson e rimasti senza colpevole, secondo le cronache americane. Anche qui colpisce come sia Maccione che Susan Atkins useranno le stesse parole: “Ci sono stati 11 omicidi che non risolveranno mai”, disse Susan; “Ci sono almeno 22 omicidi che non risolveranno mai”, disse Maccione.
In realtà poi il numero di omicidi cambia continuamente in entrambe le vicende, ma si tratta sempre, comunque, di decine di casi.

Susan Atkins, una delle ragazze coinvolte, che – come Maccione – si confiderà in carcere con la persona con cui condivide la cella, affermava di aver avuto molte esperienze paranormali (come Maccione).

Paolo Leoni è considerato il capo della setta, ma stranamente non è mai presente agli omcidi, limitandosi a dare gli ordini; idem per Manson, che si limita a dare degli ordini (addirittura, secondo una delle ragazze, l’ordine sarebbe stato dato mentalmente).

Durante le indagini sulla scomparsa di Christian Frigerio, gli inquirenti non trovano nulla, nessuna traccia, indizio o testimone; in compenso una troupe televisiva (quella di Italia Uno) trova un giubbotto e un cappellino di Christian, sotto ad un materasso abbandonato in una discarica. La troupe si dà appuntamento in un determinato luogo con la madre di Christian, e (sorpresa!) trovano per miracolo il cappellino, un giubbotto e un cacciavite di Christian.
Anche nel caso Manson, dopo qualche mese sarà una troupe televisiva a trovare gli abiti che la sera del delitto la banda Manson aveva buttato in un dirupo per cambiarsi i vestiti sporchi di sangue con altri puliti; dopo mesi di freddo, pioggia e intemperie, gli abiti sono lì, in bella mostra, e per caso la troupe li nota da lontano.

Anche per il delitto Manson, come accade nella vicenda milanese, viene pubblicato un libro sulla vicenda (“The killing of Sharon Tate”), prima che venga emanato il verdetto, dove ovviamente Manson viene dato – manco a dirlo – per colpevole.
In entrambi i casi, uno dei pochi libri è scritto dal procuratore che si occupa delle indagini (in Italia il libro era “Voci dall’incubo”, a cura del giornalista Moroni, in cui era riportata la storia del PM Pizzi; mentre in America si intitola “Helter Skelter”, a cura di Vincent Bugliosi).
E sia per la vicenda Manson, sia per quella delle Bestie di Satana, sono quasi inesistenti i libri pubblicati successivamente, che approfondiscano o smentiscano la tesi ufficiale.

Stranamente nessun avvocato pensa a scrivere la sua versione.
Forse perché, come dice lo stesso Manson al processo, “gli avvocati giocano con la gente, e sono interessati ad una cosa soltanto, la pubblicità. Non c’è un solo avvocato al mondo che mi possa rappresentare” (pag. 265). In entrambe le vicende, quella italiana e quella americana, infatti, gli avvocati sono convinti della colpevolezza dei loro assistititi e, stranamente, l’unico avvocato che per la vicenda Manson invece credeva il contrario viene trovato morto.

Se durante la vicenda delle Bestie di Satana le intercettazioni sui ragazzi coinvolti non danno alcun riscontro, è perché Paolo Leoni e gli altri sono “troppo furbi”; e se Manson non lascia tracce o non ha mai comportamenti che lo inchiodino alle sue presunte responsabilità, è perché è troppo furbo. Il che mi riporta alla mente le parole della madre di una delle vittime della vicenda milanese che, dopo avermi conosciuto, mi ritiene in buona fede ma non riesce a convincersi dell’innocenza di Paolo Leoni, e la sua unica spiegazione è che Leoni è talmente furbo da avermi incantato e imbambolato. Un ipnotizzatore, insomma, come Charles Manson.

Il processo alle Bestie di Satana venne definito dalla BBC come il più shockante caso di cronaca giudiziaria in Europa dal 1945 in poi; quello Manson fu definito dalla stampa americana e dallo stesso procuratore Bugliosi il più efferrato delitto della storia americana.
Il messaggio insomma è chiaro: i delitti più efferati sono commessi da drogati e/o minorenni e/o squilibrati mentali, non da colletti bianchi, professionisti, imprenditori, politici.

Le analogie sono talmente tante, talmente forti, talmente evidenti, da far sospettare molto di più di una semplice storia inventata ad arte.
Dietro questi delitti c’è una regia unica, che usa le stesse metodiche, le stesse tecniche, la stessa tipologia di attori, e gli stessi schemi.
Il che, come stiamo per vedere, emerge anche da una serie di analogie impressionanti con altri delitti, italiani o americani.

 

5. Il caso Manson e altri delitti celebri.

Leggendo la storia del caso Manson vengono alla mente molte altre analogie, non solo quelle con il processo alle Bestie di Satana.
Viene alla mente il caso di Erba, dove Rosa Bazzi, una donna alta 1,47 metri, priva di qualsiasi cultura, riesce a tenere a bada persone che sono il doppio di lei, accoltellarle varie volte e poi sfondare loro il cranio.
Viene alla mente il caso del Mostro di Firenze: quattro contadini dementi e analfabeti che tengono in scacco polizia e servizi segreti, e che riescono a far sparire testimoni, minacciare giudici, tagliare la corrente sul luogo del delitto, ecc.
Viene alla mente il caso di Damien Echols, identica sceneggiatura, identici attori (minorenni ritardati), identiche prove (inesistenti).
Vengono in mente tanti casi, troppi, che dovrebbero essere riaperti, ma che in alcuni casi non lo saranno mai, per il semplice motivo che la pena di morte ha messo una pietra tombale sulla possibilità di approfondire, come nelle vicende di John Wayne Gacy o di Jeffrey Dahmer.

A coloro che leggendo queste righe diranno, come è prevedibile, “ma possibile che per Franceschetti sono tutti innocenti?”, “una sorta di super agenzia internazionale per delitti seriali? ma è fantascienza!”, “ma non è possibile che in una società democratica succedano queste cose”, rispondo con un invito alla riflessione: per una élite dominante che non esita a mandare a morire milioni di persone in Iraq con la scusa delle armi chimiche, che non esita a distruggere la Libia con la scusa che bisogna proteggere la popolazione civile dal cattivo dittatore che fino al giorno prima era in affari con l’occidente, ecc., 7 persone uccise a Los Angeles non rappresentano nulla, mentre Charles Manson e la sua Famiglia, vivendo in un deserto con gli avanzi dei supermercati, sono scarti della società, rifiuti che possono tranquillamente essere sacrificati per proteggere i potenti che sono i veri responsabili di questi delitti.
Le vittime delle Bestie di Satana sono, in fondo, poche decine, mentre i ragazzi in galera sono avanzi della società, rifiuti che non contano nulla.
L’essere umano, per loro, è solo carne da macello.

Mentre il mondo intero è terrorizzato dalle Bestie di Satana che hanno massacrato brutalmente 4 persone, e dalla Manson Family che ne ha massacrate 7, persone rispettabili come Presidenti del Consiglio, generali, politici, massacrano milioni di persone in guerre inutili, senza che nessuno lo trovi strano, e distruggono intere famiglie con una crisi economica provocata ad hoc.
Charles Manson è tuttora in carcere, per delitti che non ha commesso.
Paolo Leoni, Nicola Sapone, Eros Monterosso e Marco Zampollo, sono tuttora detenuti per delitti simili, innocenti.
Obama invece è Premio Nobel per la pace e la gente fa a gara per poterlo acclamare, venerare, incontrare.
E viene da pensare alle parole di Charles Manson, quando il presidente Nixon dichiarò di ritenerlo colpevole: “Ecco uno che ha ammazzato milioni di persone con la guerra in Vietnam, e che mi accusa di sette omicidi”.

Impossibile non dare ragione a Manson, e difficile dare ragione al procuratore Bugliosi.Nel 1994 il cantante rock, oggi di fama internazionale, Brian Warner assume il nome d’arte di Marilyn Manson per ragioni non del tutto chiare; a mio parere, invece, l’assunzione del nome è una sorta di protesta contro la facciata ipocrita della società, di cui Marilyn Monroe e Charles Manson rappresentano, per ragioni diverse ma in fondo simili, due esempi importanti e significativi. Marilyn Monroe rappresenta il simbolo della falsità di una società che fa diventare una ragazza normale, dal nulla e senza motivo, una star internazionale, per poi ucciderla quando non serve più. Charles Manson rappresenta il mostro da sbattere in prima pagina per tranquillizzare la società, per trasmettere il messaggio che il mostro è fuori di noi e non dentro la società stessa.

La vicenda Manson rappresenta in realtà anche una sorta di contrappasso della società verso il movimento hippie. Erano infatti gli anni della guerra in Vietnam, e il movimento hippie, che parlava di amore e libertà e che non si adattava alla società dei consumi, contestava duramente il sistema e la violenza di esso.
Ma il sistema non si lascia processare facilmente e, per contrappasso, processò il movimento hippie, dandogli un colpo mortale con la grandiosa messa in scena del caso Manson.

Fonte tratta dal sito .

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...