giovedì 9 aprile 2026

L’omicidio massonico 2 – Il caso Pantani e il caso Fois

 


Premessa

In questo articolo approfondiamo alcuni degli argomenti trattati nel precedente articolo sull’omicidio massonico e chiariamo alcuni dubbi che l’articolo aveva suscitato specialmente in merito al caso Pantani.
In primo luogo l’articolo precedente terminava con una domanda. Mi chiedevo cioè il motivo dell’immenso numero di persone “suicidate” (come si dice in gergo) mediante impiccagione, e facendo toccare alla maggioranza di essere le ginocchia per terra.
Voglio poi rispondere alle molte domande che mi vengono spesso rivolte: come si distingue l’omicidio massonicoE perché dico che Pantani fu quasi sicuramente ucciso?

Impiccagioni e avvelenamenti, overdose
In primo luogo un lettore mi ha inviato la sua spiegazione. il “suicidio in ginocchio” rappresenta “l’omicidio consacrato” cioè la morte per “volere divino”… cosi come si viene investiti degli onori alla vita, cosi si viene investiti degli onori alla morte.

 

Mi è pervenuto inoltre uno scritto, tratto dal libro di un esoterista che ha, appunto, trattato questo argomento che riportiamo. Il libro è di Lino Lista e si intitola: “Raimondo di Sangro. Il principe dei veli di pietra”. In forma romanzata vengono rivelati alcuni aspetti del ritualismo massonico che hanno quindi dato una risposta alla mia domanda sul motivo dei tanti impiccati.
La corda e l’impiccagione sono i simboli di Giuda e del tradimento di Cristo. Ma il lavoro di Lino Lista svela anche un altro mistero. Un’altra modalità frequente di uccisione, tanto frequente da gettare più di un sospetto, ad esempio, è quella dell’avvelenamento da overdose, in cui sono incappati, per fare qualche nome, il ciclista Pantani, poi di recente un altro componente della sua squadra, il ciclista Valentino Fois, e a Viterbo il medico Manca, ovvero il medico che pare abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano.
Muoiono poi avvelenati anche molti testimoni di processi importanti. Morì avvelenato in carcere Sindona. E poi molti “malori” improvvisi, talvolta nell’anticamera di un giudice, in un tribunale, o nella buovette di montecitorio come capitò al generale Giorgio Manes.
Voglio citare integralmente il passo del libro di Lino Lista:
La corda…(omissis)…è il segno dominante, che mai deve mancare, di una vendetta massonica. Con riferimento alla leggenda di Hiram, volendo spandere un maggior numero d’indizi, convenientemente si potrebbero lasciare accanto al cadavere del giustiziato, seppur di veleno: dell’acqua, in ricordo della fontana alla quale il Vendicatore smorzò la sete; un osso spezzato di cane, in onore dell’Incognito che si mutò in tal bestia; un abito nero, in memoria del lutto per Padre Hiram. Volendo eccedere, ma mai una società segreta dovrebbe eccedere perchè troppi indizi talvolta sono considerati alla stregua di una prova, si potrebbe collocare sulla salma del traditore un mattone, simbolo muratorio.Queste morti da overdose, quindi, non sono un caso. Anche l’avvelenamento è una modalità “massonica” perché simboleggia la morte per mano del serpente, simbolo dell’infedeltà e dell’inganno.
Ecco quindi perché Pantani morirà dopo aver ingerito diverse dosi di coca.Perché sostengo che sia un omicidio? Perché ogni qualvolta l’incidente, o il malore, o il suicidio, sono provocati, e sono quindi un omicidio, immancabilmente partono, a seguito del fatto, i depistaggi e gli occultamenti che solo un potere come quello massonico è in grado di fornire: sparizione dei fascicoli dai tribunali, morte dei testimoni, la pervicace volontà degli inquirenti nell’ignorare determinate prove (per collusione, paura, o per la mancata conoscenza del problema), le irregolarità procedurali, ecc…

Il caso Pantani
Esaminiamo il caso Pantani, così come ce lo descrive un giornalista, Philippe Brunel, in un recente libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” su cui ci basiamo per la nostra ricostruzione.
E’ noto che Pantani morirà all’hotel Le rose di Rimini per una presunta overdose da cocaina.
Anche qui troviamo tutti gli elementi di un omicidio massonico, ovverosia le firme, nonchè tutte le modalità procedurali investigative che gli inquirenti seguono quando il delitto è massonico.

Ad esempio troveremo:
– testimoni che cambieranno versione;
– gli inquirenti che ignorano particolari fondamentali nell’indagine: ad esempio nel cestino dei rifiuti della stanza dell’hotel verranno rivenuti resti di una cena presa da un ristorante cinese. Ma Pantani non mangiava cibo cinese. Allora chi c’era con lui quell’ultima notte?
– Sul corpo compaiono segni di colluttazione ma nessuno accerterà mai se, ad esempio, sotto le unghie compaiano o meno dei resti di DNA altrui per verificare se Pantani fu forzato a ingerire cocaina (v. pag. 278).
– Errori e omissioni varie nelle autopsie.
– Una volante della polizia, con due agenti, interverrà sul luogo dell’incidente, ma non redigerà mai il verbale relativo. Perché questa irregolarità nelle procedure?
– Le varie perizie medico legali fanno una gran confusione sull’ora della morte che collocano tra le 11,30 (la perizia del dottor Fortuni) e le 19 (il medico Toni).
– Il medico legale che dopo l’autopsia si accorge di essere seguito.
– La camera fu trovata in disordine come se ci fosse stato un corpo a corpo.

Poi ci sono le domande irrisolte.
– Perché Pantani, volendosi suicidare, prende una stanza in un albergo a pochi chilometri dalla casa dove abitava?
– Perché prima di suicidarsi ci resta qualche giorno? Cosa lo fa rimanere in una stanza di albergo quando aveva la sua abitazione lì vicino?
– Uno degli inquirenti dichiara al giornalista di avere avuto pressioni dal Ministero dall’interno per concludere in fretta l’indagine. Ma il ministero non dovrebbe avere fretta di concludere; casomai dovrebbe avere la volontà di accertare la verità senza lasciare dubbi. Curioso poi che il Ministero si disinteressi del fatto che dopo decenni non sia mai venuta fuori la verità per stragi come Ustica, o per il sequestro Moro, e improvvisamente abbia fretta di concludere per un personaggio come Pantani. Difficile pensare che sotto ci sia una voglia di arrivare velocemente alla verità, dato che l’occultamento della verità è sistematico nella storia giudiziaria italiana. Mai abbiamo sentito un politico affermare che nel programma elettorale c’era la volontà di scoprire la verità sulle tante stragi impunite per dare giustizia alle migliaia di morti e alle decine di migliaia di famiglie delle vittime delle stragi. Mai. Anzi, in compenso alcuni degli autori di crimini assurdi, come l’ex terrorista D’Elia, hanno addirittura avuto incarichi istituzionali (sottosegretario alla camera nel governo Prodi). Personaggi che hanno avuto pesanti responsabilità in vicende come il sequestro Moro verranno addirittura fatti presidenti della Repubblica (Cossiga). Nessuna fretta di scoprire chi ha abbattuto l’aereo di Ustica, nessuna fretta di arrivare alla verità sul Moby Prince, nessuna fretta di scoprire chi c’è dietro ai delitti del Mostro di Firenze, dietro ai Georgofili, dietro a Piazza Fontana, dietro alla strage di Bologna. Ma una gran fretta di chiudere il caso Pantani. Curioso no?

Tutte queste contraddizioni, depistaggi, ecc., sono sempre l’indizio sicuro della presenza della massoneria.
In alternativa può ipotizzarsi che si tratti di incuria o superficialità nell’indagine.
Ma si tratta di incuria e superficialità troppo ricorrenti per essere casuali.

Poi ci sono le firme. Quelle firme che chi non si è mai occupato di massoneria non riesce a vedere. Ma immediatamente visibili per chi vive in mezzo a queste vicende.
Anzitutto Pantani muore all’hotel Le Rose, il cui nome potrebbe non essere casuale ma essere la firma della Rosa Rossa. D’altronde anche i suoi amici diranno che la morte di Pantani in quell’hotel non deve essere un caso, ma forse voleva lasciare un messaggio a qualcuno perché lui era un uomo che non faceva nulla a caso (pag. 52). Forse, aggiungo io, non era lui che voleva lasciare un messaggio, ma chi l’ha ucciso.
E poi viene trovato accanto al corpo un biglietto con una frase apparentemente senza senso: Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata.
Non sono in grado di capire il senso di questo biglietto; ci vorrebbe un esperto e pochi in Italia sono in grado di capire questi messaggi. Ma indubbiamente sembra un messaggio in codice.
Probabilmente c’è un significato anche nel fatto che sia morto a San Valentino, giorno in cui tradizionalmente si regalano rose alla fidanzata.
Qualcuno ipotizza che abbia un senso anche la data della sua morte: 14/02/2004, data la cui somma fa 13, che nelle carte dei tarocchi non a caso è la carta della morte.

Nonostante non sia in grado di decodificare tutti i particolari è evidente però che Pantani fu in qualche modo costretto ad andare in quel preciso albergo affinchè poi il delitto fosse firmato.
Ovviamente dire che dietro un delitto c’è la Rosa Rossa significa poco. Essendo la Rosa Rossa un’organizzazione internazionale, e contando centinaia di affiliati in Italia, è come dire che si tratta di un delitto di mafia o di camorra. Cioè significa affermare una cosa talmente generica da essere pressocchè inutile a fini investigativi, e tuttavia dovrebbe essere un buon indizio perlomeno per non archiviare la cosa come suicidio.

D’altronde che gli attacchi a Pantani provenissero da ambienti massonici risulta evidente dal fatto che qualche anno prima ebbe un incidente anomalo nella discesa di Superga. Un auto entrò nella zona vietata al traffico e investì Pantani e altre due persone.
Un incidente casuale? Difficile, da pensarsi, perché sulla collina di Superga sorge quella cattedrale omonima, che venne costruita nel 1717, anno in cui venne ufficialmente fondata la massoneria. Una basilica e una collina, insomma, che hanno un particolare significato per la massoneria. Per chi sa anche solo poche cose sulla massoneria si tratta di una firma manifesta, specie alla luce delle stranezze di quell’incidente (inspiegabile ad esempio è come avesse fatto la macchina a inserirsi nella zona vietata, tanto che Pantani fece causa alla città di Torino per questo fatto).

La parola ai testimoni
Per chi conosce le vicende delle stragi italiane gli incidenti stradali per rottura dei freni o dello sterzo, non sono una novità, I testimoni di queste stragi, i personaggi scomodi, muoiono sempre così: non solo impiccati e avvelenati, ma anche in incidenti banali in cui l’auto (o la moto) escono di strada all’improvviso per un malfunzionamento.
Qualcuno ogni tanto si salva.
Ricordo a memoria – tra gli scampati – il carabiniere Placanica (implicato nei fatti del G8), il giudice Forleo (ma non così fu per i genitori, che morirono in un incidente analogo senza ovviamente che gli inquirenti volessero indagare).
Persino il famoso Enrico Berlinguer disse di aver avuto un incidente da cui si era salvato per miracolo, durante un suo viaggio in Bulgaria nel 1973, in cui morirono però altre due persone; disse che l’incidente era voluto, ma nessuno gli credette.
Di recente Fabio Piselli, scampato al rogo della sua auto, più volte nominato nei miei articoli.

Ma in tanti hanno avuto “incidenti anomali” e non si sono salvati. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli e non voglio ripetermi.
Voglio invece ricordare alcuni morti del mondo dello sport e dello spettacolo.
Ayrton Senna, cui fu montato male lo sterzo della sua formula 1.
Per non parlare del Torino Calcio; l’aereo ebbe un guasto imprecisato e si schiantò contro – guarda tu che caso – la collina di Superga.
Il cantante Rino Gaetano che ebbe due incidenti identici, con la stessa auto; nel primo incidente si salvò; nel secondo morì, anche perché 5 ospedali si rifiutarono (misteriosamente) di prenderlo in cura. Il cantante morì il 2 giugno 1981 nello stesso identico modo in cui muore il protagonista di una sua canzone, La ballata di Renzo. Statisticamente le probabilità che un cantante descriva la morte di qualcuno perché viene rifiutato da 5 ospedali, e che poi muoia nello stesso identico modo sono…. nulle.

E statisticamente, le probabilità che qualcuno svolga veramente delle indagini sono le stesse di questi incidenti: nulle.

Mass Media e delitti
Molta strana è anche la morte del ciclista Valentino Fois, della squadra di Pantani. Anche lui muore per cause da accertare, ma alcuni giornali parlano di overdose. E già questo fa venire qualche sospetto, in quanto probabilmente muore nello stesso modo del suo ex amico.

Occorre a questo punto fare una considerazione di ordine generale sui mass media in Italia.
In Italia muoiono per omicidio circa 2500 persone all’anno. E altrettante ne muoiono suicide. Giornali e Tv si disinteressano di questi fatti, selezionando accuratamente solo le notizie che piacciono e sono funzionali al sistema.
Quando però su un fatto scatta l’attenzione dei media, in genere questo è un segnale che sotto c’è dell’altro.
Quindi viene spontanea la domanda. Perché i giornali si interessano alla morte di un ciclista poco conosciuto come Fois?
E perché poi, nei pochi secondi che i TG dedicano alla notizia, occorre precisare che era implicato in un furto di portatili? Quand’anche si voglia dar risalto alla morte di un uomo, non c’è alcuna necessità di informare il pubblico che costui – forse – aveva rubato dei PC. In primo luogo perché la notizia è generica e posta in forma dubitativa. In secondo luogo perché non si capisce quale collegamento possa sussistere tra un furto di PC e una morte per overdose.
Il sospetto che sia un omicidio, e che la televisione abbia volutamente voluto riportare l’immagine di una persona drogata e dedita al furto, è molto forte. Il messaggio che si vuole trasmettere è questo: è morto un ladro e per giunta drogato e depresso.
Ma chi invece ha capito come funziona l’informazione in Italia capisce chiaramente un altro messaggio: probabilmente si tratta di un omicidio e c’è sotto qualcosa. E allora il pensiero corre al fatto che qualche prima avesse rilasciato un intervista alle jene (intervista che trovate a questo indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=RRvhdi1gHqk).

Aggiungiamo poi una cosa. Chi frequenta a livello professionistico il mondo dello sport sa che il doping è un fenomeno assolutamente diffuso, nel senso che probabilmente non è possibile partecipare a qualsiasi tipo di sport senza doparsi.
Nella mia esperienza del passato, per anni ho praticato Body Building e ho seguito corsi per diventare istruttore di questa disciplina. E il doping era una materia di studio assolutamente ufficiale, nel senso che nella preparazione atletica di uno sportivo professionista non si poteva prescindere dal doping. Il problema era solo come eludere i controlli, stare attenti ai tempi di eliminazione della sostanza ecc…

C’è quindi il forte sospetto che Fois sia morto in questo modo per aver “tradito”, come Pantani, e che i due abbiano pagato con la vita la loro maggiore pulizia e onestà intellettuale rispetto al resto dell’ambiente in cui vivevano.

Considerazioni finali
C’è anche (non il sospetto ma) la certezza, che la verità non verrà mai a galla. Anzi, a dire queste cose, purtroppo, si rischia di passare per matti o visionari.

La cosa che mi dà tristezza, in tutta questa vicenda, non è la gravità delle collusioni istituzionali a tutti i livelli, né la scarsa preparazione di molti inquirenti in materia che si traduce in una mancata tutela del cittadino. Questo ho imparato ad accettarlo, perché viviamo in una democrazia troppo giovane perché sia veramente una democrazia. Le mentalità e i costumi di secoli non possono cambiare in pochi anni. L’oligarchia mascherata in cui viviamo, in fondo, un giorno dovrà finire per dare spazio ad una nuova era.
Ciò che mi dà tristezza è pensare che la maggior parte delle famiglie di queste vittime non saprà mai la verità.
La maggior parte muore senza che i familiari sospettino un omicidio. Io stesso dopo il primo incidente che mi capitò pensai ad un caso. E dopo il secondo pensavo che ce l’avessero con la mia collega e che avessero manomesso contemporaneamente sia la mia moto che la sua per maggior sicurezza di fare danni a lei. In altre parole; potevo morire senza sapere neanche perché e pochi avrebbero sospettato qualcosa. Solo dopo qualche tempo mi spiegarono chi ce l’aveva come me e perché. Ora, perlomeno, so che mi potrebbe succedere qualcosa e so anche il perché. Ogni volta che prendo l’auto sono consapevole che lo sterzo potrà non funzionare, che un auto che viene in senso inverso all’improvviso potrà sbandare e venire verso di me, o magari che potrò avere un malore nell’anticamera di una procura come è successo al capo dei vigili testimone della Tyssen Krupp. Ma all’epoca dei primi incidenti, non avevo neanche il sospetto di essere stato “condannato a morte”. Perché non ero consapevole di quale colpa avessi commesso e di quale peccato mi fossi macchiato.
Mi domando se Senna sapeva il destino che lo aspettava, se i familiari avranno capito. I familiari del Torino Calcio cosa penseranno di quell’incidente terribile? E i genitori di Fois? E la Forleo, cui scrissi “una lettera aperta” dalle pagine di questo blog… avrà capito esattamente cosa le è successo oppure penserà che il suo incidente d’auto sia stato casuale?
I familiari delle vittime di via dei Goergofili, di Ustica, del Moby Prince, hanno capito. Lì sono troppo grosse le collusioni, troppo evidenti gli omicidi e i depistaggi perché qualcuno non capisca.
Ma gli altri?
I familiari dei testimoni di processi apparentemente normali, come quelli della Tyssen Krupp, o del Mostro di Firenze, che apparentemente sembra un normale caso di un serial Killer? E i familiari di tutte quelle persone che parevano condurre una vita normale, perché il delitto è maturato in un luogo ove nessuno sospetterebbe l’ingerenza così pesante dei cosiddetti poteri occulti, come il mondo sportivo?
Ho telefonato ai genitori di Pantani prima di scrivere questo articolo. Dal loro silenzio successivo al mio fax presumo che abbiano pensato che io sia un folle, magari un mitomane in cerca di pubblicità.
E’ normale che lo pensino, come è normale che la maggior parte delle persone che leggeranno queste righe le prendano per un delirio.
Allora voglio ricordare le parole dell’onorevole Falco Accame, a proposito degli incidenti anomali (come quello capitato ai genitori del giudice Forleo) o dei suicidi dei vari testimoni di processi importanti. Parlavamo dell’incidente capitato al giudice Forleo, e mi disse “inizialmente, quando mi occupai di queste cose, credevo al caso. Non volevo credere che fosse una cosa voluta perché mi pareva fantascienza. Poi, quando mi accorsi che i testimoni morivano tutti, sistematicamente, ho capito… E’ una cosa che è difficile da accettare.”

Questo articolo, come il precedente, è scritto per tutti i familiari di persone suicidate, impiccate, morte in incidenti inspiegabili che hanno sempre capito che la versione ufficiale data dagli inquirenti non quadrava, affinchè perlomeno loro sappiano la verità. Oramai sono troppe le vittime sparse per la penisola, perché non si cominci a sospettare. E sono troppi i sopravvissuti perché qualcosa prima o poi non venga fuori.
Oramai parlo con tante persone esperte e mi confronto. Molti, tanti, hanno capito. Un mio amico medico legale, a cui ho raccontato le mie “scoperte” mi ha lasciato di stucco quando mi ha detto “si Paolo, lo sapevo. Lo sapevo perché da medico legale mi rendo conto quando ci prendono in giro in TV e sui giornali. Tutti quei suicidi in carcere per soffocamento con buste di plastica sono impossibili dal punto di vista di medico legale. Analizzando alcuni dei più importanti casi dal punto di vista medico legale mi sono accorto che ci prendono in giro. E poi sono un appassionato di esoterismo, e quindi i loro simboli e messaggi io li vedo. Vedi? L’esoterismo è un linguaggio. Se non lo conosci è come camminare per strade di una nazione straniera; vedi la gente, vedi le scritte, ma non ti dicono nulla; in certi casi potrebbero sembrarti innocui disegnini. Ma se invece lo conosci allora riesci a leggere oltre la superficie e capire i messaggi profondi che vengono lanciati e gli innocui disegnino diventano frasi precise. Capisci tutto, ma con la maggior parte delle persone non puoi parlare perché ti prendono per matto. E il problema principale, quando capisci il sistema, è continuare a fare la vita di sempre senza impazzire”.

Questo, signori, è il sistema in cui viviamo ma con un po’ di studio e di intuito si può imparare a capirlo. Il paradosso è che non sono mai stato un appassionato né di gialli, né di spionaggio, né di esoterismo; ma credo che neanche la più fervida fantasia di qualsiasi scrittore abbia mai immaginato un sistema del genere. La realtà, per chi la vuole vedere, supera sempre di gran lunga la fantasia. Anche quella di Stephen king, che forse non a caso ha scritto una serie di telefilm che si intitola The Red Rose, e che forse per i suoi libri non si è ispirato alla sua sola fantasia (ad es. nei “Lupi del Calla”, occorre proteggere una sola rosa rossa che sta in una Torre nera; e se la Rosa venisse distrutta per qualche motivo la Torre cadrebbe insieme alla Rosa).

 

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Ps finale. Quando facevo il quarto ginnasio rubai tre biscotti (erano dei Ringo per la precisione) al mio miglior amico, Daniele. Voglio precisare, in caso di suicidio da parte mia, che i due fatti non sono collegati, al fine di evitare che i media mi facciano lo scherzo di Fois e che riportino la notizia facendomi passare per un ladro di biscotti. Peraltro confessai il mio crimine a Daniele, il quale dopo 25 anni non manca mai di ricordarmelo.

Fonte tratta dal sito .

mercoledì 8 aprile 2026

L’omicidio rituale della Chiesa cattolica. Parte prima.


 Ovvero: Breve storia della massoneria da Cristo ai nostri giorni.

Paolo Franceschetti

1. Premessa. Le domande irrisolte sugli omicidi rituali e il mezzo metro mancante.
2. Il delitto di Carmela Melania Rea, a Monte San Giacomo.
3. Le origini del cristianesimo e della massoneria. Cristianesimo, Fratellanza bianca, Fratellanza nera.
4. Il Cristo cattolico, il Cristo massonico, il Cristo vero.
5. Fratellanza bianca e Fratellanza nera da Costantino al 1900.
6. Il messaggio del Cristo cattolico e il messaggio del Cristo giovannita.
7. Il mezzo metro mancante. Gli omicidi rituali cattolici.
8. Bibliografia ragionata.

1. Premessa. Le domande irrisolte sugli omicidi rituali e il mezzo metro mancante.

Due anni fa scrissi “Breve storia della massoneria dal 1300 al Trattato di Lisbona”. La mia ricerca partiva dal 1300 perché era difficile capire come stessero le cose prima di quella data, mancando qualsiasi fonte scritta di origine certa; e finiva con alcune domande lasciate senza risposta.

Poco tempo dopo scrissi “Il mistero dei Rosacroce e la Rosa Rossa”, dove molte altre domande rimanevano senza risposta. In particolare la domanda che più mi assillava, la più urgente a cui ho cercato di dare una risposta in questi anni, è come si conciliasse il messaggio di Cristo con le teorie e i metodi della Rosacroce nera, o deviata, della Golden Dawn – Rosa Rossa.

Molte delle domande che mi ponevo in quell’articolo oggi hanno avuto una risposta.

In questi anni, oltre a studiare, ricercare, parlare con studiosi di vari settori, ho tenuto a mente alcune frasi, alcuni particolari, e alcune circostanze, che mi avevano incuriosito e di cui lì per lì non capivo il senso; capivo però che il senso c’era, e che dovevo cercarlo, e che quando l’avessi trovato altri dubbi mi sarebbero stati svelati.

Vediamo quali cose non quadravano, e quali conti non tornavano.

1) In primo luogo se esiste una organizzazione così potente – come la Rosa Rossa – da organizzare stragi come quella del Mostro di Firenze, o quella di via Fani, con la complicità dello stato e la partecipazione di uomini delle istituzioni, allora deve per forza esistere qualche altra organizzazione che si contrappone ad essa. Se infatti la Rosa Rossa fosse l’unica organizzazione operante sullo scenario nazionale e internazionale, essa non avrebbe altri rivali e non avrebbe necessità di operare nell’ombra. Sicuramente quindi esistono altre società segrete che ad essa si oppongono e con essa in rivalità, ma era necessario identificare quali.

2) L’altra cosa che in questi anni ho digerito con difficoltà è la simbologia cristiana nella massoneria. Se infatti la massoneria è in lotta titanica con la Chiesa cattolica da secoli, mal si spiegano i continui riferimenti a santi e personaggi biblici in tutta la ritualistica massonica. Ancor meno me li spiego nei vari delitti rituali.
Basti pensare che San Giovanni è il santo di riferimento della massoneria tradizionale, ma anche di varie società segrete, ordini cavallereschi, ecc., come la Golden Dawn, i Templari, i Rosacroce, i Cavalieri di Malta e ovviamente gli Ospitalieri di San Giovanni.
Assurdo – almeno a prima vista – appare il fatto che in molte logge si apra il Vangelo di San Giovanni, e in altre quello di Luca. Peraltro appare contraddittorio iniziare i lavori di loggia con il vangelo aperto, e proclamare che la massoneria non si occupa di religione.

3) Molte cose non mi quadravano anche nella simbologia riscontrabile in alcuni omicidi. Se in alcuni di essi si riscontra una chiara simbologia massonica, in altri ve ne era una che pareva del tutto opposta.
Ad esempio:

– Nel delitto di Erba abbiamo Rosa Bazzi e Olindo Romano, che uccidono il piccolo Youssuf, Valeria Cherubini e Raffaella Castagna, quindi simbolicamente abbiamo la Rosa che uccide Gesù e un cherubino.

– Maria Geusa (Maria madre di Gesù) a Città di Castello, viene uccisa da Giorgio Giorni il 6 aprile 2004.

– Nel delitto di Cogne abbiamo Anna Maria che – nel gran Paradiso, vicino al Monte Rosa – uccide Samuele, e dopo aver ucciso Samuele partorisce Gioele. Il riferimento biblico e massonico è chiaro: nella Bibbia infatti abbiamo infatti il libro di Samuele, ove si dice che Samuele era un giudice, la cui madre si chiamava Anna Maria; proprio dopo il libro di Samuele viene quello di Gioele, che è il personaggio biblico che annuncia l’alba di un nuovo mondo per Israele e per la stirpe di Davide.

– Nell’omicidio di Gravina di Puglia abbiamo la morte dei due figli, Ciccio e Tore (Francesco e Salvatore, e Salvatore è Gesù).

In altre parole, in questi delitti c’è una simbologia per la quale sono riconoscibili simboli della religione cattolica sopraffatti da simboli massonici.

In altri delitti però i conti non mi tornavano e la simbologia appariva invertita; pur essendo chiaramente delitti rituali (cosa che si riconosce non tanto dalla simbologia, quanto dalla sistematica opera di depistaggio da parte degli inquirenti, dai velocissimi insabbiamenti ad opera di periti e inquirenti), non riuscivo ad identificare quale tipo di rito fosse stato consumato e quale fosse il suo significato.

– Così, nella serie di delitti di cui abbiamo parlato nell’articolo “Dodici donne, un solo assassino”, non mi convinceva il fatto che non fosse identificabile una Rosa unica che accomunava tutti gli omicidi, ma al contrario venivano uccise alcune donne di nome Rosa e altre il cui nome echeggiava simbologie massoniche (nell’elenco occorre comprendere oltre a Lucia Rosa, anche Tea Stroppa, perché Tea è nient’altro che una varietà di rose; abbiamo poi la morte di Fernanda Durante, e dobbiamo ricordare che Durante è il vero nome di Dante Alighieri). Particolare che mi colpì è che l’uomo che venne identificato come l’assassino era il braccio destro del Cardinale Marcinkus.

– A Mazzo di Rho, Cristina Messina viene uccisa da Pietro Amariti, il quale poi si suicida. Quindi qui, dal punto di vista simbolico, abbiamo Pietro (il primo papa della storia ufficiale del cristianesimo) che uccide Cristo il Messia.
Se non fosse per lo scenario in cui si svolge il delitto (Rho è l’iniziale di Rosa) non riuscivo a capire perché metaforicamente Pietro dovrebbe uccidere Cristo, specie considerando che Cristo, simbolicamente, rappresenta anche talvolta la Rosa Rossa.

– Tra i delitti esteri, mi ha sempre particolarmente colpito la simbologia nei delitti del cannibale di Milwaukee. Il cannibale serial killer si chiama Jeffrey Dahmer (il nome Jeffrey significa Goffredo, e Goffredo di Buglione è colui che, secondo la leggenda massonica, creò il 18esimo grado della massoneria, quello di Cavaliere Rosacroce, mentre Dahmer, o Dahmanur o Damahntur è la città in cui Cristian Rosenkreutz studiò più a lungo); costui dopo aver ucciso (e mangiato) 17 persone, viene ucciso a 33 anni da un certo Christopher Scarver (Cristoforo, ovverosia portatore di Cristo).

– Più in generale però molte vicende relative a serial killer, da Donato Bilancia e Michele Profeta, per passare all’estero con David Berkowitz (che si proclamava “figlio di Sam”) hanno simbologia rosacrociana-davidica-ebraica.

Un’altra cosa che mi aveva molto colpito in questi anni era l’assoluto disinteresse di alcuni studiosi cattolici per i delitti rituali. Anche cattolici fondamentalisti, sempre ansiosi di accusare gli ebrei di tutti i mali del mondo, quando ebbi modo di parlare con loro dei delitti rituali massonici, bollarono la cosa come sciocchezze; eppure la maggior parte dei delitti rituali hanno una chiara simbologia biblica ed ebraica in particolare, e le società segrete si rifanno tutte alla Cabala e alla cultura ebraica; soprattutto, per decodificarli, è molto importante conoscere l’alfabeto ebraico e la lingua ebraica. Mi aspettavo che alcuni di loro prendessero la palla al balzo per avere un argomento in più per accusare gli ebrei, e invece ho riscontrato uno strano disinteresse in merito, quando non mi hanno accusato dichiaratamente di essere paranoico. Il che, provenendo da persone esperte in società segrete e storia della massoneria, mi è apparso quantomeno anomalo.

Infine, un episodio curioso mi accadde circa due anni fa. Un esponente della P2, che a suo tempo era inserito nelle famose liste trovate a Castiglion Fibocchi a casa di Gelli, conoscente di mio padre e della mia famiglia, venne a tenermi un curioso discorso dicendomi: “Dove vuoi arrivare? Lo sai che non arriverai da nessuna parte, vero? Quando qualcuno è ad un metro dalla verità, noi gli consigliamo di fuggire a gambe levate; tu sei a mezzo metro, devi fuggire ancora più velocemente”. Io, lì per lì, non percependo la minaccia e scambiandola per un consiglio, risposi: “Perché me lo dici ora? Se venivi due o tre anni fa a dirmi che eravate dappertutto, che controllate tutto, magistratura politica polizia economia, non mi sarei imbarcato in questo casino. Ma ora che alternative ho? Sono già tre volte che scampo alla morte per un soffio, e tu sai che ce ne sarà una quarta, perché conosci le regole della tua organizzazione”. Lui mi guardò calmo e rispose: “No, non ti uccideremo, perché quello non è il nostro metodo; è il metodo della massoneria deviata”. Risposi: “Ma scusa, io mi occupo solo di massoneria deviata. Allora perché dovrei smetterla se tanto non mi ucciderete? Cosa dovrei temere?”.

La sua risposta lì per lì non la capii. Mi disse che sbagliavo, che il problema era la Chiesa cattolica, e che loro facevano solo ciò che la Chiesa faceva da millenni. “Sbagli a vedere tutto il male nella massoneria. E’ l’uomo che è deviato. Esistono – mi disse – i carabinieri deviati, la magistratura deviata, la polizia deviata, la guardia di finanza deviata, e i preti deviati. Non esiste la massoneria deviata ma solo l’uomo deviato. E la prima deviazione è la Chiesa”.
Ne è seguito un discorso che, dato il mio stato confusionale di quel momento, non ricordo, ma che comunque era incentrato sulla Chiesa cattolica.
Mi sono domandato fino ad oggi che attinenza avesse un discorso storico-teologico intorno alla Chiesa cattolica nel contesto di una minaccia come quella che mi stava facendo.
Al contempo ho avuto sempre la chiara percezione che mi stesse dicendo qualcosa che io lì per lì non riuscivo a capire del tutto, mancandomi quel “mezzo metro” di cui mi aveva parlato e che mi ripeté quando ci lasciammo: “Ricordati… sei a mezzo metro!”.

In questi anni ho cercato di capire a cosa alludesse con quel “mezzo metro mancante”.

2. Il delitto di Carmela Melania Rea, a Monte San Giacomo.

La necessità di approfondire storicamente le vicende massoniche anteriori al 1200 è nata soprattutto con il delitto di Carmela Rea, su cui devo soffermarmi un po’ più a lungo.
Un mio amico esperto in delitti rituali mi disse che, simbolicamente, insieme al delitto di Yara Gambirasio e Sarah Scazzi, i tre delitti ricomponevano e ricostruivano metaforicamente il dipinto della Nascita di Venere del Botticelli.

Carpeoro, relativamente al delitto di Yara, aveva identificato con la sigla MR la scritta sul corpo di Yara. Secondo lui tale sigla poteva identificare l’assassino; successivamente però, alla luce del delitto Rea, si ipotizzò che invece potesse essere la sigla della prossima vittima.
Telefonai a Carpeoro esponendogli la tesi del mio amico e lui disse: “Sì, in effetti potrebbe essere, perché il corpo di Carmela Rea è stato deposto a Monte San Giacomo, e la conchiglia che è dietro a Venere è proprio il simbolo di San Giacomo”.

A questo punto ero più confuso di prima.
Il collegamento tra i delitti e il quadro della Nascita di Venere era abbastanza plausibile. Del resto è accertato che i quadri di Botticelli hanno una simbologia particolare, di tipo rosacrociano, e sono interpretabili correttamente solo in quella chiave. Così come è certo che la Rosa Rossa prenda spesso come punto di riferimento i quadri del Botticelli (come abbiamo detto nell’articolo “La primavera del Botticelli e i delitti del Mostro di Firenze”).
Mi domandavo però cosa c’entrasse San Giacomo in tutto questo pamphlet cristiano massonico.
In una conversazione con un mio conoscente massone, il discorso cade sul delitto di Carmela Rea e lui mi disse: “Ah, allora se sei interessato alla simbologia di questo delitto, sei arrivato finalmente a capire San Giacomo”.
“Veramente no, sto ancora cercando di capire”, rispondo.
A quel punto lui si chiude in una sorta di mutismo limitandosi a dire: “Allora devi ancora studiare molto e capire l’importanza di San Giacomo”.

3. Le origini del cristianesimo e della massoneria. Cristianesimo, Fratellanza bianca, Fratellanza nera.

Tutto inizia l’anno 0 dell’era cristiana. La tradizione cristiana in questi secoli ha tramandato la vicenda di Cristo, un ebreo messo a morte dagli stessi ebrei, il quale era venuto al mondo per portare la parola di Dio. Egli morì in croce ma il terzo giorno risuscitò, per poi ascendere al cielo e sedere alla destra del padre. La Chiesa cattolica si ritiene l’unica depositaria del messaggio di Cristo e dell’interpretazione dei vangeli; messaggio che deriva in larga parte dal pensiero di San Paolo e San Pietro, considerato il primo papa della storia e vero successore di Cristo.

I Rosacroce originari ritengono che la verità sia un’altra.
Cristo era un ebreo della comunità degli Esseni; egli era venuto per portare un messaggio ben preciso, di unità di tutte le religioni; si trattava di un messaggio che non riguardava ebrei o romani, ma qualunque religione e qualunque razza. Il suo messaggio fu da taluni non accettato; da altri fu completamente trasfigurato e trasformato in un messaggio di odio e di intolleranza verso le altre religioni.
I Rosacroce originari portano un messaggio di pace, studiano la Bibbia ma anche le Bhagavad Gita, il Corano, i Sutra buddhisti, ritenendo che la verità sia una e l’amore debba essere universale, e non richieda eccezioni nei confronti del nemico, del delinquente o, peggio ancora, di chi appartiene a religioni diverse.
Il vero rosacroce infatti trascende le varie religioni, e non a caso alcuni dei rosacroce più famosi erano anche sufi, massoni, e induisti o buddhisti al tempo stesso.
Dante Alighieri era un rosacroce, un templare, ma anche un sufi, a quanto scrive Gabriele Mandel (altro sufi e rosacroce al tempo stesso).
Molti rosacroce attuali, infatti, si riconoscono dal fatto che hanno dimestichezza contemporaneamente con la Bibbia e con le scritture induiste, buddhiste ed islamiche.

Tra coloro che hanno seguito il messaggio di Cristo come messaggio universale e trascendente le varie religioni, nei secoli (e fin dai primi anni dalla venuta di Cristo) si è distinto un filone che riteneva legittimo impugnare la spada pur di arrivare all’unità di tutte le religioni e di tutte le razze.
Questo terzo ceppo (che chiamerò per semplificazione Rosacroce nera, in contrapposizione alla Fratellanza bianca del secondo gruppo) era caratterizzata dall’essere in aspro conflitto con la Chiesa cattolica romana che era vista come un’usurpatrice e una falsificatrice del messaggio cristiano.
Questa Fratellanza nera – vista da un’ottica moderna e al di fuori degli schieramenti – era caratterizzata dall’essere tendenzialmente accomodante verso la Fratellanza bianca; entrambe si ritenevano accomunate infatti da un’ideale comune, abbattere col tempo il dominio romano e restaurare la verità sulla figura di Cristo.
Entrambe poi si ritengono portatrici di luce e verità, in contrapposizione all’oscurantismo e alla falsità della Chiesa cattolica.

4. Il Cristo cattolico, il Cristo massonico, il Cristo vero.

Le cose non sono però così semplici come le abbiamo descritte.
La mia è una semplificazione, e come tutte le semplificazioni pecca per difetto e contiene qualche errore.
A voler approfondire la questione, infatti, c’è da sviscerare in profondità la figura di Gesù Cristo, per cercare di capire come stiano effettivamente le cose.
Tutto il problema, ovverosia tutte le varie correnti che ancora oggi combattono tra loro, nascono e vivono in questi secoli avendo come perno di tutto la verità sulla figura di Cristo.

Alcuni sostengono che Gesù era in realtà il vero re dei Giudei, che portava un messaggio di guerra e non di pace, per ribellarsi all’usurpatore romano. Questa è la tesi grosso modo presente nel famoso libro di Baigent, Leigh e Lincoln, “Il Santo Graal”, che poi ispirò il “Codice Da Vinci”, o nel testo di James D. Tabor, “La dinastia di Gesù”.

Altri sostengono che il vero Cristo portava un messaggio d’amore assoluto, trascendente le varie religioni, e tale messaggio è stato in parte manipolato o frainteso, soprattutto perché egli non aveva alcuna intenzione di fondare una nuova religione.

Altri ancora sostengono che all’epoca dei Vangeli ci fossero due Gesù, o meglio due Messia; uno era il Messia Davidico, discendente dalla stirpe di Davide, che voleva rivoltarsi ai Romani e che fu crocifisso – dai Romani e non dagli ebrei – con la scritta “questi è il re dei Giudei”; egli era il Messia che diceva “sono venuto a portare la spada” e “vendete il mantello e comprate una spada”.
L’altro era il Messia sacerdotale che insegnava l’amore, il Messia del “porgi l’altra guancia” e di “scagli la prima pietra chi è senza peccato”.

Quando il messaggio di Cristo divenne troppo diffuso e troppo potente per essere fermato, essendosi esteso anche nell’attuale Europa, Roma decise di fare la cosa più intelligente: appropriarsi del messaggio di Gesù, stravolgerlo e prendere solo la parte che a lei faceva comodo (quella che va dai 29 ai 33 anni di Cristo, tacendo tutto ciò che successe prima di quell’età e inventandosi l’ascensione al cielo) e proclamare quella cristiana l’unica vera religione esistente tra tutte, facendo di Cristo stesso una divinità.
I 4 vangeli così come li conosciamo sono stati o una manipolazione dell’originario messaggio di Cristo (ove i riferimenti al prendere la spada sono strumentali alle successive morti e stragi che verranno perpetrate in nome di Cristo), o forse sono il risultato della riunione di due figure distinte: la storia del Messia spirituale e la storia del Messia davidico.

Se poi è vero che ci furono due Messia, due Gesù quindi, e che uno sia San Giovanni e l’altro Gesù stesso, oppure se Gesù avesse un gemello (come sembra suggerire la simbologia presente a Rennes-le-Chateau); se sia vero che Gesù sopravvisse alla morte e approdò in Britannia oppure, come dicono altri, sia andato in India e sia morto in Tibet; oppure se sia vero ciò che dice la Chiesa cattolica, che Cristo morì a 33 anni e ascese al cielo, non sta a noi dirlo e, per la nostra ricerca, la cosa non è neanche così importante. In teoria la ricerca è affascinante, ma in genere non porta mai a conclusioni certe perché le notizie sono così confuse, discordanti e frammentarie, che alla fine della ricerca, come dice Harold Bloom nel suo libro “Gesù e Yahvè”, il ricercatore finisce unicamente per trovare se stesso.
Gesù, scrive Bloom, è “uno specchio concavo in cui tutto ciò che vediamo sono distorsioni della nostra stessa immagine”.

La nostra ricerca serve invece per capire i delitti rituali. Quel che per noi è importante, e che ci interessa in questa sede, è che fino al 300 d.c. circa, abbiamo schematicamente tre gruppi di “Cristiani”:

1) a Roma quelli che poi fonderanno la Chiesa cattolica romana;

2) a Gerusalemme quelli che fanno capo a San Giacomo che, come dicono anche gli Atti degli apostoli, fu il reggente della Chiesa di Gerusalemme fino al 62 d.c., momento in cui Roma iniziò a perseguitare gli ebrei e distrusse poi il tempio di Gerusalemme (nel 70 d.c.).

3) Un terzo gruppo aveva raggiunto la Francia attuale (se poi la raggiunse subito dopo la morte di Cristo, o dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, a noi importa poco).

Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e successivamente, dopo la proclamazione della religione cristiana come religione ufficiale dell’impero romano, i seguaci del messaggio cristiano che dissentivano da Paolo, e che vedevano nel vangelo di Giovanni il fulcro della loro dottrina, entrarono in clandestinità.
Dai Giovanniti nascono quindi i Rosacroce, i Templari e la maggior parte delle società segrete di stampo occidentale. Il che spiega perché Massoneria, Rosacroce, Templari, Cavalieri di Malta, ecc. festeggiano tutte San Giovanni.
Alcuni di essi si ritengono discendenti dalla stirpe di Davide, e quindi ritengono San Giacomo un personaggio centrale della loro storia. E’ da questo ceppo che nasce la cosiddetta Rosacroce nera, quella che legittima omicidi e guerre pur di reinstaurare il regno di Davide e distruggere l’eredità della Chiesa cattolica cristiana e romana.

Altri, seguaci del Cristo d’amore e che voleva portare al mondo un messaggio di pace identico a quello di Buddha, di Krishna e di altri personaggi, appartengono alla cosiddetta Fratellanza bianca, e sono quelli che vorrebbe traghettare l’umanità verso un’epoca di pace e amore universale, senza che mai venga sparso sangue di nessun colore.
Sono appartenuti a questa fratellanza in passato San Francesco D’Assisi, Santa Teresa D’Avila, San Giovanni della Croce; in tempi più recenti Gandhi, Martin Luther King, Paramahansa Yogananda, Krishnamurti, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I, e molti altri.
In alcuni casi, quando un appartenente alla fratellanza bianca arriva ad un importante carica politica e viene individuato, oppure quando eccede nelle riforme politico sociali che vuole portare, viene ucciso, come è accaduto a Kennedy, o ad Albino Luciani (Papa Giovanni Paolo I, il quale nel nome scelto come Papa indicava la sua volontà di riunire la Chiesa di Giovanni a quella di Paolo; nel suo nome originario portava il messaggio di luce e di alba, l’alba di un nuovo mondo).

5. Fratellanza bianca e Fratellanza nera da Costantino al 1900.

Fratellanza bianca e nera, dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.c. e dopo l’editto di Tessalonica nel 380 d.c. (due date importanti che segneranno il primato della Chiesa di Roma di matrice paolina), hanno in qualche modo cooperato per secoli nel tentativo di distruggere la Chiesa cattolica e riformare la società per arrivare ad una unificazione delle varie nazioni.
I due gruppi, pur divisi in una marea di società segrete, gruppi iniziatici, ordini cavallereschi, società magiche, ecc., erano comunque vincolati al segreto e quindi non si tradivano l’un l’altro.

La storia che i testi ufficiali ci hanno raccontato a partire dall’anno zero, quindi, dovrebbe essere riscritta anche in funzione delle lotte tra i tre gruppi di poteri, perché spesso papi, imperatori e personaggi storici, pur formalmente appartenenti ad un gruppo, appartenevano in realtà all’altro.
Ad esempio alcuni papi (in linea di massima, ad esempio, molti di quelli che si contraddistinguono con il nome di Giovanni) non erano veri e propri papi cattolici e cristiani ma erano, più propriamente, Giovanniti.
I Templari, pur formalmente ossequiosi all’autorità di Roma, erano Giovanniti.
I Benedettini anche, se dobbiamo stare all’interessantissimo libro “L’altro impero cristiano” di Eduardo Callaey.
Esiste insomma una storia segreta, sotterranea, mai raccontata, che è quella dei veri interessi sottostanti ai principali eventi che hanno caratterizzato la storia dell’Europa e dell’America.
Da un punto di vista cristiano, come dice Callaey, c’è una storia del cristianesimo ufficiale, e di un cristianesimo segreto, che fa capo ai Benedettini, ai Templari e ai Rosacroce.

Ai primi del 1900 la Fratellanza bianca decise di sciogliersi e di non operare più nella società a livello politico, per l’impossibilità di agire liberamente; era infatti perdente rispetto alla Fratellanza nera che usava le stesse conoscenze dei bianchi, ma i primi avevano un’arma in più: uccidevano ed eliminavano tutti i componenti della bianca, utilizzando metodi come l’omicidio rituale.

La lotta tra Fratellanza bianca e nera è ben descritta nel libro di Will Garver “La scuola segreta degli iniziati”.

Secondo Carpeoro i Rosacroce veri avrebbero continuato ad operare solo nell’arte per alcuni decenni (uno dei più importanti fu Salvador Dalì), ma si sono sciolti definitivamente e oggi non esistono più, a partire dalla data dell’incendio doloso ai danni della abitazione di Salvador Dali.
A mio parere invece continuano ad operare ma con altri metodi e con altre finalità di tipo non politico; per riconoscerli occorre individuare una serie di indizi di non sempre facile interpretazione.

6. Il messaggio del Cristo cattolico e il messaggio del Cristo giovannita.

A livello generale e superficiale mi sono domandato in cosa consista la grande differenza tra il messaggio contenuto in San Giovanni e quello veicolato dalla Chiesa cattolica e dagli altri tre vangeli.

In linea di massima, e con tutti i limiti di una semplificazione da effettuarsi in poche righe, possiamo dire che i tre vangeli cosiddetti sinottici contengono un generico messaggio di amore, ma anche riferimenti alla spada; un messaggio contraddittorio e schizofrenico, che infatti ha permesso alla Chiesa cattolica nei secoli di poter parlare di amore, ma allo stesso tempo uccidere i suoi oppositori e perpetrare dei bagni di sangue spaventosi in nome di Cristo.
Si parla continuamente di Cristo figlio di Dio, di credere in Cristo e in Dio Padre, ma senza specificare in modo chiaro in cosa consista questo messaggio di Cristo, al di là di un generico richiamo all’amore.
Si sostiene, nonostante nei Vangeli ci sia scritto esattamente il contrario, che Cristo ha natura divina.

Il messaggio di San Giovanni, invece, è principalmente quello del “a quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12) che è simile al concetto dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio.
Non a caso, troviamo un pensiero simile anche in Dante Alighieri, che nell’ultimo canto della Divina Commedia dice che vede l’immagine di Dio, che “dietro da sé del suo colore stesso, mi parve pinta della nostra effige” (Paradiso 33, 130).
L’uomo, cioè, per i Sangiovanniti, è di natura divina, come Cristo. Egli può, tramite un’opera di perfezionamento, avvicinarsi a Cristo e quindi a Dio, elevando la propria coscienza (quello che i Rosacroce chiamano “la coscienza cristica”).
E’ scritto chiaramente in San Giovanni; Il concetto della natura divina dell’uomo (e non del solo Cristo) è nella Bibbia: “Io ho detto voi siete dei” (Gv, 10,34).
Dalla natura divina dell’uomo, e dalla possibilità per l’uomo di avvicinarsi alla purezza e alla coscienza di Cristo (che deve essere trovato all’interno di noi stessi, e non fuori di noi), nasce la letteratura che parla dell’uomo come Dio; letteratura prontamente bollata di eresia e satanismo dalla Chiesa cattolica.
Dalla possibilità per l’uomo di creare la realtà con la sua volontà, nasce la magia (che altro non è che la possibilità di effettuare modifiche nel mondo materiale con la forza di volontà), anch’essa bollata come satanica dalla Chiesa cattolica.

L’altra grossa differenza tra Giovanniti e Cristiano-cattolici, è che questi ultimi non offrono al fedele nessun insegnamento, nessuna tecnica specifica cioè, sul “come” ci si possa elevare spiritualmente, tranne un richiamo generico al “credere in Dio e in Cristo” e credere in una serie di dogmi, come la verginità della Madonna e l’assunzione in cielo di Cristo, che dal punto di vista dell’elevazione spirituale dell’uomo non servono a nulla.

I Giovanniti, invece, studiano da sempre tecniche, meditative e di altro tipo, per elevare spiritualmente l’uomo e avvicinarlo a Dio mediante il contatto diretto, senza l’intermediazione di preti, vescovi, papi e confessori.

Ovvio che, in questo tentativo di entrare in contatto diretto con Dio, alcuni si perdono ed entrano in contatto con la parte opposta. I metodi e le conoscenze condivise sono spesso identici, ma diversi sono i fini.

Per secoli i seguaci di San Giovanni, bianchi e neri, hanno dovuto operare in segreto. Quando il potere della Chiesa cattolica è diventato minore, sono stati diffusi i Vangeli apocrifi, e sono iniziati i primi studi veri sulla vita di Cristo, che per secoli erano stati vietati.

Cosicché, tra scritti depistanti, minacce di anatemi e accuse di satanismo, noi che non siamo né cattolici né massoni, possiamo cercare di dipanare l’intricata matassa e cercare di capire qualcosa sulla realtà che ci circonda.

La cosa che fa sorridere un osservatore esterno come me, che non appartiene né alla Chiesa né alla massoneria, è che entrambi gli schieramenti accusano l’altro di rappresentare l’Anticristo.
Per i cattolici la massoneria adora il diavolo, e vede in essa l’Anticristo, il 666 dell’Apocalisse di San Giovanni.
Per i massoni l’Anticristo è la Chiesa cattolica stessa, perché occultando la verità su Cristo per millenni, e mentendo per quanto riguarda la storia ufficiale, la scienza, l’esoterismo, ecc., ha di fatto impedito all’umanità di elevarsi spiritualmente; di fatto, da questo punto di vista, la Chiesa cattolica altro non è che un’immensa opera di Satana, al servizio dell’oscurità per controllare l’umanità.
Anche perché la Chiesa cattolica si fonda su una curiosa contraddizione: i papi sono i discendenti di Pietro, cioè di colui che rinnegò Cristo tre volte; e si rifanno alla dottrina di San Paolo, il quale, come è scritto chiaramente negli Atti degli apostoli, non ha mai conosciuto di persona Cristo. In altre parole, tutto l’impianto della Chiesa cattolica si fonda sulla dottrina di due persone: una non aveva mai conosciuto dal vivo Cristo, e l’altra è colui che lo rinnegò.
Un bel duo, non c’è che dire.
Da questo punto di vista, secondo la massoneria, non ci si deve poi stupire se tutta la storia della Chiesa cattolica si fonda su una colossale truffa perpetrata ai danni dei fedeli per secoli. Né ci si deve meravigliare se il messaggio di Cristo, che dice chiaramente “il mio regno non è di questo mondo”, è stato portato avanti ufficialmente da un’istituzione che ha sempre e solo cercato di regnare nel mondo terreno anziché in quello spirituale, tramite il terrore e la sistematica uccisione di tutti coloro che ad essa si opponevano.

Dal punto di vista spirituale, c’è un altro aspetto che merita di essere menzionato e che fa la grande differenza tra l’insegnamento cattolico e quello dei veri Rosacroce.
Cristo apparteneva al gruppo degli Esseni, come timidamente ammette anche Benedetto XVI nel suo libro “Gesù di Nazareth”.
Gli Esseni basavano la loro spiritualità sul contatto con la natura, col sole e la terra, come mezzo per avvicinarsi a Dio ed entrare in contatto con lui. Essi erano soprattutto terapeuti e guaritori, e avevano l’obbligo di curare chiunque senza ricevere alcun compenso (come i Rosacroce). Una parte delle loro terapie utilizzava il contatto diretto col sole per guarire da determinati disturbi.
La Chiesa cattolica ha espunto dalle sue pratiche tutto ciò che faceva riferimento al culto del sole.
Anche le chiese sono fatte per non far filtrare il sole, e per impedire il contatto diretto con Dio e la natura, nonostante molte delle festività e degli aspetti liturgici della Chiesa cattolica siano presi direttamente dall’antico culto mitraico.

Al contrario, la massoneria, che ha ereditato in parte la simbologia dei primi cristiani, derivandola dai Rosacroce e dai Templari, ha una stella a 5 punte come emblema fondamentale (stella che rappresenta il sole) e nelle logge uno dei simboli fondamentali è quello del sole, accompagnato dalla luna.
Non a caso due delle feste più importanti della massoneria cadono il 24 giugno e il 27 dicembre, giorni rispettivamente di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista; solstizio d’estate e solstizio d’inverno.

Se vogliamo esemplificare al massimo, la spiritualità dei Giovanniti è una spiritualità interiore, che insiste molto sul contatto diretto con Dio, senza l’intermediazione di preti, vescovi e papi. Sta scritto chiaramente nella Fama fraternitatis e nella Confessio: le Chiese non sono l’ambito esclusivo della salvezza, bensì quest’ultima è la conseguenza dello sforzo individuale, della purificazione del cuore, e di un impulso di natura mistica.

7. Il mezzo metro mancante. Gli omicidi rituali cattolici.

Torniamo ora al problema dell’omicidio rituale.
Questo excursus storico era necessario per capire quali forze storicamente si contendano il campo sul terreno dell’omicidio rituale.
Bisogna tenere presente che tali forze sono dotate delle stesse conoscenze, e adoperano gli stessi strumenti, terreni e non, esoterici ed essoterici, nella loro guerra di potere per il controllo delle masse.

L’omicidio rituale altro non è che uno strumento esoterico per il mantenimento del potere ben conosciuto da coloro che detengono le “leggi del mondo” (per usare un’espressione di Franco Battiato).
La massoneria, pubblicando le opere di Crowley, Waite, La Vey, ecc., ove si parla espressamente di omicidio rituale, e dove si dice espressamente che l’omicidio di un bambino è lo strumento migliore per acquistare potenza (così dice Crowley nel suo libro “Magick”), ha fatto sì che chiunque possa essere a conoscenza di questa realtà e possa capirla meglio.
L’errore è di pensare che tali strumenti siano stati utilizzati solo da alcune sette segrete di derivazione massonica, quando invece sono stati da sempre utilizzati anche dalle alte gerarchie della Chiesa cattolica, ben a conoscenza di queste pratiche e della loro potenza.
In tal senso aveva ragione l’amico di mio padre, quando mi disse che il problema non era la massoneria, o perlomeno non era “solo” la massoneria, ma l’uomo.

Schematicamente possiamo dire questo:

1) Da una parte abbiamo la massoneria rosacrociana, di cui, credo, la Rosa Rossa costituisce l’ordine più potente.
Accanto ad essa operano però altre realtà; utilizzano crimini violenti, omicidi e sacrifici rituali anche l’OTO (Ordo Templi Orientis, che si rifà a Alisteir Crowley), il Tempio di Seth (cui, secondo Leo Zagami, appartiene ad esempio Salvatore Parolisi) e senz’altro molte altre società segrete di cui neanche è noto il nome.

2) Dall’altra parte abbiamo i crimini rituali commessi dalla Chiesa cattolica; non solo quello di Albino Luciani, o quello della guardia svizzera Alois Estermann, o quello di Elisa Claps, per citare i più famosi; ma anche delitti che hanno avuto minore eco, come sono probabilmente quello di Pietro Amariti e Cristina Messina il 29 luglio 2009; i dodici delitti romani, di cui ci occupammo a suo tempo, avvenuti negli anni ’80; quello di Lapo Santiccioli e Giulia Giusti commesso a Bagno a Ripoli in località Fonte Santa il 10 maggio 2009; quello di Santo Guglielmino che uccide Rosa Colusso il 29 giugno del 2011; quello di Paolo Chieco che uccide Anna Rosa Fontana a Matera nel 2010; quello di Ercole Vangeli che uccide i figli Pasquale, Pietro e Giovanni il 27 dicembre del 2010; quello dei coniugi Bellarosa trovati morti nel Lago di Garda pochi mesi fa; e molti altri ancora.
Questi sono solo alcuni dei delitti che sono avvenuti in tempi recenti, ma la cronaca è disseminata di fatti del genere.

Molti dei crimini rituali, in cui è inspiegabile il movente, ove vengono manomesse le perizie, depistati gli inquirenti, insabbiate le prove, ecc., rientrano quindi nel titanico e secolare conflitto tra massoneria e Chiesa; conflitto che in questi secoli si è giocato nell’ombra, all’insaputa (e a danno) delle masse.

Al vertice, le autorità politiche, ecclesiastiche e culturali tacciono colpevolmente, coprendosi di fatto a vicenda i crimini peggiori. In questo senso, a mio parere, la responsabilità di molti crimini ricade su tutti i vari poteri: massoneria, Chiesa, élite economica e intellettuale; tali poteri sono nell’impossibilità di far sapere alle masse la verità per il semplice fatto che dovrebbero spiegare anche la “loro” parte di verità.
E siccome nessuno è senza peccato, nessuno di loro può scagliare la prima pietra.

Rileggendo la storia in questo modo, risulta che il primo omicidio rituale della Chiesa cattolica – prototipo di tutti gli omicidi rituali moderni a cui, dopo l’omicidio, segue il depistaggio e l’accollamento della responsabilità ad altri, con il sistematico occultamento della verità – fu proprio quello di Cristo.
Oggi accade che dopo l’omicidio la colpa viene addossata ad un innocente (Anna Maria Franzoni, Pietro Pacciani e Mario Vanni – che, sia detto per inciso, rappresentano anche Pietro e Giovanni, le due Chiese – o Rosa Bazzi); e ai media viene veicolata una realtà completamente depistante e falsa. Spesso poi i reali assassini si improvvisano inquirenti, giornalisti, ed esperti criminologi.
Ieri accadeva che i romani misero a morte Gesù, per poi dare la colpa agli ebrei, falsificando prove e uccidendo sistematicamente tutti quelli che si sono opposti alla ricerca della verità.
Come in alto, così in basso. Ieri, come oggi. La Chiesa cattolica come la massoneria, che usa tutti gli strumenti del suo avversario, omicidio rituale compreso.
Nulla è cambiato, salvo che la verità, finalmente, a poco a poco, oggi inizia a filtrare.
Oggi credo di essere riuscito a capire qual è il mezzo metro mancante nella dinamica dei delitti rituali: che sia le sette esoteriche rosacrociane, sia la Chiesa cattolica, uccidono in nome di Cristo. I Rosacroce lo fanno in nome del Gesù della stirpe di Davide (come del resto dicono espressamente anche i vangeli di Matteo e di Luca, Gesù era della stirpe di Davide); la Chiesa cattolica lo fa in nome del Gesù discendente – a suo dire – non da Davide ma dallo Spirito Santo, essendo Maria vergine al momento del concepimento.
Per un curioso scherzo del destino, l’amico di mio padre che mi fece quel discorso, alludendo a quel mezzo metro che mi mancava, si chiama Nazareno.

8. Bibliografia ragionata.

La prima lettura da effettuarsi è quella dei Vangeli tradizionali, dove le manomissioni e le interpolazioni sono evidenti anche solo ad una prima lettura.

Ad esempio, relativamente all’assunzione in cielo di Cristo, chiunque può notare da solo senza studi complicati che solo Marco e Luca ne parlano (tra l’altro ne parlano in poche righe, uguali per entrambi i vangeli, come se fossero state scritte dalla stessa mano), mentre è assente qualunque riferimento all’assunzione in cielo nei vangeli di Giovanni e Matteo.

Altresì fondamentale è confrontare le diverse genealogie di Gesù, che troviamo in Matteo e in Luca. Entrambi scrivono che Gesù è della stirpe di Davide, ma mentre Matteo fa l’elenco della stirpe procedendo da Giuseppe, Luca traccia un altro elenco, che secondo James Tabor è quello da cui proviene Maria. Il significato di questa differenza per i rapporti tra massoneria e cristianesimo lo approfondiremo in un prossimo articolo.
Impossibile poi conciliare il messaggio di amore di Cristo e l’affermazione “il mio regno non è di questo mondo”, con le parole “sono venuto a portare la spada”; il che, unito ad altre discordanze, come quelle sui nomi degli apostoli, o sulla parentela di Gesù, rende evidente che i vangeli sono stati manipolati o perlomeno che siano state accorpate le storie di due figure diverse.
Manca qualsiasi riferimento all’assunzione in cielo anche nei vangeli apocrifi, ad eccezione del Vangelo di Nicodemo.

Tentativi di ricostruzione di una diversa figura di Cristo e della sua storia si trovano (sia pure con esiti differenti), in:
Baigent, Leigh, Lincoln, “Il Santo Graal”, Mondadori (il libro che ha ispirato il Codice Da Vinci).
Giancarlo Tranfo, “La croce di spine”, Chinaski.
Robert Eisenman, “Giacomo il fratello di Gesù”, Piemme.
Molto interessante è lo scritto di E. Callaey, “L’altro impero cristiano”, ove si ricostruisce la storia della massoneria facendola discendere dai Benedettini, precursori dei Templari, secondo i quali, a detta dell’autore, “il tempio di Salomone è definito come una prefigurazione della chiesa universale, ed è costruito su pietre vive (gli apostoli) e la cui pietra angolare è lo stesso Gesù Cristo, simboleggiato da Hiram Abif”.

Interessantissimo e pieno di spunti di riflessione il libro di Tabor, “La dinastia di Gesù”, edizioni Piemme.

Si segnalano inoltre:
Mario Canciani, “Ultima cena dagli esseni”, Mediterranee.
Gordon Strachan, “Gesù, il maestro muratore”, Arkeios.

Per quanto riguarda la parte relativa all’omicidio rituale, la citazione di Crowley è tratta dal libro “Magick” delle edizioni Astrolabio Ubaldini, pag. 272 e 273.

La citazione di Bloom è tratta da “Gesù e Yahvè. La frattura originaria tra ebraismo e cristianesimo”, ed. BUR, pag 18.

Fonte tratta dal sito .

martedì 7 aprile 2026

Il delitto Pasolini. Siamo tutti in pericolo.

 


 

«Io sono un gattaccio torbido che una notte
morirà schiacciato in una strada sconosciuta…»
– Pier Paolo Pasolini, 1966 –

LA VICENDA

PREMESSA
«Io so i nomi dei responsabili delle stragi italiane». Così scriveva Pier Paolo Pasolini il 14 novembre 1974 sul Corriere della Sera, in un articolo che sarebbe stato poi ricordato come il “romanzo delle stragi”.
Un anno dopo, il 1 novembre 1975, rilascia un’intervista a Furio Colombo per La Stampa. Titolo dell’intervista, per espressa volontà di Pasolini: “Siamo tutti in pericolo”.
Il giorno dopo, il 2 novembre 1975, giorno dei morti, il corpo del grande poeta viene trovato privo di vita all’Idroscalo di Ostia.
Pino Pelosi detto la Rana, un “ragazzo di vita” romano di 17 anni, fermato dai carabinieri a un posto di blocco, confessa immediatamente l’omicidio.
Pelosi racconta di come Pasolini quella sera l’ha convinto a “farsi un giro” sulla sua auto, un’Alfa GT. Arrivati all’Idroscalo, Pasolini vuole un rapporto sessuale ma Pelosi si rifiuta. Ne nasce una lite che presto sfocia in una rissa di inaudita violenza, che si chiude con la morte del poeta. Picchiato a sangue, massacrato, e schiacciato con l’auto durante la fuga di Pelosi.
Un delitto maturato nell’ambiente degradato delle borgate romane. E un delitto omosessuale. Niente di più facile.
Se non fosse che tante, troppe cose non quadrano nella ricostruzione giudiziaria che ne è stata fatta. Tante, troppe cose non quadrano nelle ore successive al ritrovamento del corpo, nelle indagini condotte dalla squadra mobile, negli interrogatori dello stesso reo confesso.Procediamo per punti.

1. I CLAMOROSI ERRORI (ORRORI?) DELLA POLIZIA.
Una serie di errori ha intralciato il normale svolgimento delle indagini, soprattutto nelle prime (e fondamentali) 48 ore successive al delitto. Solo una coincidenza fortunata, in un posto di blocco dei carabinieri sul lungomare di Ostia, ha permesso di mettere le mani su Pelosi.
La polizia, giunta all’Idroscalo di Ostia alle 6.30 di domenica mattina 2 novembre, trova una piccola folla intorno al corpo di Pasolini: folla che gli agenti non pensano minimamente di allontanare. La polizia non si cura di recintare il luogo del delitto e impedire così la cancellazione di tracce importanti. E infatti, non essendo stata circondata la zona, tutte le eventuali tracce sono andate perdute dal passaggio di auto e pedoni diretti alle baracche o all’adiacente campo di calcio, oppure da semplici curiosi.
Nel campo di calcio lì vicino, inoltre, dei ragazzi giocano a pallone e il pallone ogni tanto esce dal rettangolo di gioco, finendo proprio vicino al cadavere di Pasolini.
Nessuno ha pensato di tracciare i punti esatti dei vari ritrovamenti.
Non si disturbano neanche di notare che sul sedile posteriore dell’Alfa GT di Pasolini c’è, bene in vista, un golf verde macchiato di sangue. E che lontano dal cadavere, tra le immondizie, c’è una camicia bianca, anch’essa macchiata di sangue. Se ne accorgeranno tre giorni dopo.
Inoltre fino a giovedì mattina l’Alfa GT è rimasta sotto una tettoia nel cortile di un garage dove i carabinieri depositano le auto sequestrate. L’auto è aperta e senza sorveglianza. Chiunque avrebbe potuto mettere o togliere indizi, lasciare o cancellare impronte.
La polizia torna sul luogo del delitto solo nella tarda mattinata di lunedì 3 per tentare una ricostruzione del caso, ma senza nessuna misura precisa, e con le tracce ormai inesistenti.
Solo da giovedì gli investigatori iniziano a interrogare gli abitanti delle baracche e i frequentatori della Stazione Termini (luogo in cui Pelosi ha raccontato di essere stato “adescato” da Pasolini).
Infine – e questo ha davvero dell’incredibile – sul luogo del delitto non è mai stato convocato il medico legale. E il cadavere venne lavato prima di completare gli esami della scientifica.
È chiaro che polizia e carabinieri, certi di poter archiviare il caso come omicidio omosessuale, oltretutto con l’assassino reo confesso già in carcere, hanno ritenuto superfluo ogni accertamento sul cadavere che poteva invece servire per le successive indagini.
È possibile che la polizia abbia commesso così tanti e clamorosi errori tutti insieme? È possibile che vengano trascurate le più elementari procedure investigative per un omicidio di tale portata?
Dopo questa pessima conduzione delle indagini, ci si aspetterebbe che il massimo responsabile venisse quantomeno sospeso dall’incarico. Invece il dottor Ferdinando Masone, capo della squadra mobile di Roma durante le indagini, ha fatto carriera: è diventato questore di Palermo e poi di Roma, e in seguito addirittura Capo della Polizia. Ruolo che ha ricoperto fino al 2000, quando è stato “promosso” ulteriormente, diventando segretario generale del CESIS: il Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza, cioè l’ente che coordina l’attività dei servizi segreti (SISMI e SISDE) in nome del presidente del consiglio.

2. LE CLAMOROSE BUGIE DI PELOSI.
Gli interrogatori di Pino la Rana, a cominciare dal primo, la notte stessa del 2 novembre, sono farciti di bugie, peraltro mal raccontate. Pelosi sembra recitare una lezione imparata male.
Innanzitutto, il mistero dell’anello. Pelosi racconta agli inquirenti di aver perso, durante la colluttazione, un anello d’oro con una pietra rossa, due aquile e la scritta “United States Army”. Verrà poi accertato che quell’anello non poteva averlo perso in quel modo, ma poteva solo averlo lasciato di proposito sulla scena del delitto. Perché? Per lanciare un segnale a qualcuno? Per “farsi incastrare”? O perché qualcuno per lui aveva deciso di usare Pelosi prima come esca e poi come capro espiatorio, incastrandolo con l’anello?
Pasolini fu colpito violentemente non con un oggetto solo, ma con due bastoni, uno più lungo e uno più corto, e con due tavolette di legno. Pelosi descrive la colluttazione come una scena violentissima, in cui la Rana, dopo una strenua lotta all’ultimo sangue, ha avuto la meglio su Pasolini. Risulta però difficile credere che un paletto di legno marcio possa provocare simili ferite e contusioni. Soprattutto risulta difficile capire come un ragazzo di 17 anni, magro e di corporatura esile, abbia potuto, da solo, avere la meglio su un uomo alto, atletico, sportivo, esperto di arti marziali com’era Pasolini. Anche perché il Pelosi non aveva sul corpo nessuna ferita di rilievo, e i suoi indumenti non presentavano alcuna traccia di sangue.
Esame approfonditi di tutti i dati obiettivi (sopralluogo, interrogatori di Pelosi, reperti, bastone, tavola, vesti, lesioni di Pasolini), da una parte smentiscono il racconto di Pelosi sulla dinamica di tutta l’aggressione, e dall’altra inducono ad avanzare con fondatezza l’ipotesi che Pasolini sia stato vittima dell’aggressione di più persone. Pelosi non può aver fatto tutto da solo.

3. LA CLAMOROSA RAPIDITA’ DEL PROCESSO.
Il caso Pasolini si risolve in pochissimi mesi. La sentenza di primo grado viene proclamata il 26 aprile 1976. Pino Pelosi (difeso dall’avvocato Rocco Mangia, lo stesso che ha difeso i fascisti che ammazzarono Rosaria Lopez nel massacro del Circeo) viene dichiarato colpevole di omicidio volontario in concorso con ignoti e condannato a 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione. Ma se il Tribunale dei Minori, presieduto dal giudice Alfredo Carlo Moro (fratello del presidente della Dc Aldo Moro), ha contemplato il “concorso di ignoti”, nella sentenza di appello tale ipotesi verrà scartata e di fatto cancellata definitivamente dalla Cassazione nel 1979.
In ogni caso, l’impressione è che non solo gli inquirenti avessero fretta di chiudere il caso, ma anche i giudici avessero la stessa preoccupazione di chiudere in fretta il processo.
Un processo che in realtà non vedeva imputato (solo) Pino Pelosi. Ma anche (e soprattutto) Pasolini stesso. L’obiettivo del processo è uno solo: fare di Pasolini un mostro. Un omosessuale pervertito che corrompe e violenta i ragazzini. E per questo è stato usato Pelosi. Che però pagherà caro. Pagherà per delle colpe che non erano sue o non lo erano del tutto. Sarà il vero capro espiatorio utilizzato da dei mandanti (e manovratori) rimasti, come sempre, ignoti e impuniti.

4. LA CLAMOROSA (E TARDIVA) RITRATTAZIONE DI PELOSI.
Il 7 maggio 2005, però, c’è il colpo di scena: Pino Pelosi fa una rivelazione choc. Nel corso della trasmissione televisiva “Ombre sul giallo”, confessa di non essere stato solo quella sera del 2 novembre 1975, come invece aveva sostenuto fin dal primo interrogatorio e sempre ribadito. Trent’anni dopo, invece, rivela di non essere stato lui a uccidere Pasolini, ma tre uomini che parlavano con accento siciliano o calabrese.
Perché dunque all’epoca ha mentito e si è accollato colpe che non gli appartenevano? Perché ha aspettato trent’anni e non ha parlato prima? «Ero un ragazzino – dirà Pelosi – avevo 17 anni. Avevo paura, perché quelli che hanno ucciso Pasolini mi hanno picchiato e hanno minacciato di morte me e la mia famiglia se avessi raccontato la verità». E allora perché raccontarla adesso la verità? Non ha più paura, Pino la Rana, di fare la stessa fine del poeta? «Sono passati trent’anni, quelli che mi hanno minacciato e che hanno ammazzato Pasolini, saranno morti o comunque vecchi». Possibile. Pelosi racconta infatti che all’epoca i tre uomini che l’hanno aggredito e minacciato erano sui quarant’anni. Ma si tratta solo degli esecutori materiali del delitto. C’è un livello superiore, quello dei mandanti, che non si fa certo scrupoli a eliminare un testimone scomodo che, con un po’ di ingenuità, crede di essere al sicuro perché “ora gli assassini saranno morti o vecchi”. L’impressione è che se non è ancora stato fatto fuori non è per i motivi che indica Pelosi, né perché siano diventati improvvisamente “buoni”, ma più probabilmente perché in questo momento Pelosi serve vivo. E perché ucciderlo significherebbe esporsi troppo. Perché farlo, dal momento che l’inchiesta, riaperta dopo le dichiarazioni di Pelosi nel 2005, è stata ancora una volta archiviata?

Molte ipotesi sono state avanzate sui mandanti dell’omicidio di Pasolini. Da alcuni è stato ritenuto un omicidio politico. Ma è evidente che così non è. Le motivazioni vere sono più complesse e pericolose: i mandanti stanno in alto, molto in alto. E stanno in un romanzo scritto da Pasolini stesso. A questo punto occorre fare un passo indietro di 36 anni.

I POSSIBILI MOVENTI. PETROLIO, IL “ROMANZO DELLE STRAGI”: IL CASO MATTEI E LA PISTA CEFIS

Nel 1972 Pasolini inizia a scrivere quello che può a tutti gli effetti essere considerato il suo vero “romanzo delle stragi”: Petrolio, così si chiamerà il suo romanzo rimasto incompiuto e pubblicato postumo. E forse è proprio in Petrolio che si trova la chiave della morte del suo autore, legata a un altro mistero italiano: la “strana” morte di Enrico Mattei. Pasolini era venuto in possesso di informazioni scottanti, riguardanti il coinvolgimento di Eugenio Cefis nel caso Mattei.
In Petrolio descrive la storia dell’Eni e in particolare quella del suo presidente Cefis. Lo fa con un espediente letterario: il personaggio inventato di Troya, ricalcato sulla figura di Cefis.

1. L’INDAGINE DEL GIUDICE CALIA.
Secondo il sostituto procuratore di Pavia, Vincenzo Calia, che ha indagato sul caso Mattei (depositando una sentenza di archiviazione nel 2003), le carte di Petrolio appaiono come fonti credibili di una storia vera del potere economico-politico e dei suoi legami con le varie fasi dello stragismo italiano fascista e di stato. In particolare, nel 2002 Calia ha acquisito agli atti tutti i vari frammenti sull’“Impero dei Troya”, da pagina 94 a pagina 118 di Petrolio, che dall’omicidio ipotizzato di Mattei guida al regime di Eugenio Cefis, ai “fondi neri”, alle stragi dal 1969 al 1980 (tra le altre cose, vi è anche una “profezia” della strage della stazione di Bologna).
Il giudice Calia ha acquisito agli atti anche il mancante Lampi sull’Eni, di cui ci rimane soltanto il titolo (sotto l’Appunto 21), essendo l’intero capitolo “misteriosamente” scomparso nel nulla, come altre 200 pagine del romanzo. Non è una mancanza di poco conto, se si considera che in Lampi sull’Eni doveva presumibilmente comparire il grosso della vicenda legata all’economia petrolifera italiana.
Negli Appunti 20-30, Storia del problema del petrolio e retroscena, Pasolini arriva a fare direttamente i nomi di Mattei e di Cefis. Vi è inoltre un appunto del ’74 in cui Pasolini scrive che «in questo preciso momento storico, Troya (Cefis, ndr) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti). Egli con la cricca politica ha bisogno di anticomunismo».

2. LA FONTE DI PETROLIO.
Il giudice Calia ha scoperto un libro, che è la fonte di Pasolini, pubblicato nel 1972 da una strana agenzia giornalistica (Ami), a cura di un fittizio Giorgio Steimetz: Questo è Cefis. (L’altra faccia dell’onorato presidente). Si tratta di un pamphlet sulla vita, sul carattere e sulla carriera del successore di Mattei alla guida dell’Eni. Racconta alcuni passaggi biografici, da quando Cefis fu partigiano in Ossola (con alcuni risvolti poco chiari) alla rottura con Mattei nel 1962, mai perfettamente spiegata; dal rientro all’Eni al salto in Montedison. Pasolini ne riporta interi brani, ne fa la parafrasi, elenca le stesse società (petrolifere, metanifere, finanziarie, del legno, della plastica, della pubblicità e della comunicazione) più o meno collegate a Cefis, vi assegna acronimi o sigle d’invenzione.

3. LO PSEUDONIMO STEIMETZ E L’AGENZIA AMI.
Non è facile individuare chi si celi dietro lo pseudonimo di Giorgio Steimetz, ma di certo si tratta di una persona ben inserita negli affari interni dell’Eni. Il suo libro è immediatamente sparito dalla circolazione e oggi non compare in nessuna biblioteca nazionale e in nessuna bibliografia.
Scrive lo stesso fantomatico Steimetz: «Ridurre al silenzio, e con argomenti persuasivi, è uno dei tratti di ingegno più rimarchevoli del presidente dell’Eni». E Pasolini in Petrolio scriverà: «Non amava nessuna forma di pubblicità. Egli doveva, per la stessa natura del suo potere, restare in ombra. E infatti ci restava. Ogni possibile “fonte” d’informazione su di lui, era misteriosamente quanto sistematicamente fatta sparire».
Dietro l’Ami, che pubblicò solo quel titolo, c’era il senatore democristiano Graziano Verzotto, capo delle pubbliche relazioni Eni in Sicilia e segretario regionale della Dc (corrente Rumor) ai tempi di Mattei, di cui fu amico personale. Verzotto ha rilasciato a Calia una lunga deposizione, in cui per spiegare l’“incidente” aereo dell’ottobre ’62 esclude l’ipotesi delle Sette Sorelle, quella dei servizi segreti francesi e la pista algerina, arrivando ad asserire che colui al quale la morte di Mattei ha giovato di più, è il successore di Mattei stesso: Eugenio Cefis.

Pasolini era dunque venuto in possesso di documenti che provavano il coinvolgimento di Cefis nel caso Mattei e, prima di essere barbaramente ucciso, stava per pubblicare il tutto in un romanzo choc. Ma prima di lui un altro giornalista che aveva iniziato a indagare sulla morte di Mattei fece una brutta fine. Si tratta di Mauro De Mauro, che stava collaborando con il regista Francesco Rosi per il film Il caso Mattei. De Mauro venne eliminato quando ormai aveva scoperto la verità. Poco prima dell’incontro previsto con Rosi, infatti, il giornalista scomparve nel nulla.

Il lavoro di Calia è agli atti. Il mandante possibile della morte di Enrico Mattei è in Petrolio. Probabilmente anche quello dell’uccisione di De Mauro e di Pasolini.

Spesso, troppo spesso, si è detto che Pasolini è stato ucciso perché era un intellettuale “scomodo”. Ma Pasolini non era “scomodo” per via delle sue critiche al sistema, ma per le sue accuse. Fondate, precise, documentate da prove reali e da documenti riservatissimi e “incendiari” di cui egli era venuto in possesso.
Come scrisse sul Corriere un anno prima di morire, egli sapeva. Non solo perché da poeta intuiva e da intellettuale osservava la realtà come pochi sono in grado di fare. Ma perché sapeva davvero. Sapeva troppe cose. E ciò che sapeva poteva far tremare il Potere.

Pier Paolo Pasolini è stato ucciso per questo: perché probabilmente sapeva la verità sulla morte di Enrico Mattei. Sapeva chi erano i mandanti di quello strano “incidente” aereo, che in seguito si rivelò non essere stato un incidente, ma un abbattimento in volo: venne certificato infatti che nell’aereo fu inserita una bomba stimata in 150 grammi di tritolo posta dietro al cruscotto, che si sarebbe attivata durante la fase iniziale di atterraggio, forse dall’apertura del carrello. Già all’epoca dei fatti, alcuni testimoni dichiararono di aver visto l’aereo esplodere in volo. Il testimone principale, il contadino Mario Ronchi, rilasciò alcune interviste agli organi di stampa e alla RAI (che ne censurò le affermazioni), ma in seguito ritrattò la sua testimonianza. Forse qualcuno aveva pagato il suo silenzio.

Il sostituto procuratore Calia si spinse ad affermare che «l’esecuzione dell’attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell’ente petrolifero di Stato». Il che porterebbe ancora una volta a ritenere Eugenio Cefis come il probabile mandante. Probabilmente questa era una delle scomode verità di cui Pasolini era venuto a conoscenza.

Fonte tratta dal sito .

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...