mercoledì 22 aprile 2026

La strana morte di Pietro Mennea


Pietro Mennea è stato probabilmente il più grande corridore italiano, campione olimpico dei 200 metri piani.
 Come personaggio è entrato nella leggenda, tanto che, da piccoli, spesso si diceva “mica sono Mennea” o, al contrario, “corre come Mennea”, per indicare uno molto bravo.

Per me, che non sono mai stato appassionato di sport in TV, ma che per anni ho fatto ciclismo e footing, era quindi una specie di personaggio mitico e immaginario, per giunta senza volto.

Tanto era diventato mitico il suo personaggio che su di lui circolano oggi delle leggende, come quella per cui un giorno batté in velocità una Porsche vincendo una scommessa.

Morì abbastanza presto, stroncato da un tumore a 60 anni.

Tutto normale quindi?

Pare di no.

Vengo a contatto col fratello, Vincenzo, il quale mi racconta di strane cose accadute dopo la sua morte.

Anzitutto gli ultimi giorni della sua vita era impossibilitato a sentire i suoi familiari, in particolare il fratello Vincenzo.

Dopo la sua morte viene trovato un testamento, redatto una settimana prima della data della morte, che risulta falsificato.

Al fratello viene impedito di fare commemorazioni in suo onore, mentre, in compenso, altri fanno eventi e commemorazioni varie. In particolare, ogni tanto spuntano personaggi che si dichiarano suoi allenatori o amici e parenti,  magari senza averlo mai conosciuto, e viene addirittura fatto un film sulla sua vita, ove si narrano cose che nulla hanno a che fare con la realtà (come ad esempio il fatto che fosse di famiglia povera, quando invece erano benestanti).

Da tutti questi elementi individuo il meccanismo che ci crea attorno a diversi personaggi, ritenuti funzionali prima, scomodi poi al sistema, e quindi pongo una domanda per me cruciale: “Hai potuto vedere la cartella clinica di tuo fratello?”

“Sì”, risponde il fratello, “dopo varie peripezie legali, perché all’inizio non me la volevano dare, l’ho avuta e, forse, è stata manomessa”.

A questo punto mi faccio l’idea che pure Mennea sia vittima di quel sistema, che abbiamo spesso descritto, che usa i personaggi pubblici come oggetti, sfruttandoli quando fa loro comodo, ed eliminandoli quando diventano scomodi.

A questo punto rimangono le seguenti domande:

Chi può aver avuto interesse ad eliminarlo?

Per quali questioni era diventato scomodo? Vengo a sapere che faceva l’avvocato ed era entrato in politica. Potrebbe essere la sua morte collegata a queste attività?

Non lo so, e non so se lo sapremo mai.

Per ora il fratello vuole solo ristabilire la verità.

 

Qui il link alla trasmissione con l’intervista a Vincenzo Mennea:

http://petalidiloto.com/2018/05/border-nights-puntata-276-vincenzo-mennea-marco-mori.html

 

http://petalidiloto.com/2018/05/border-nights-puntata-276-vincenzo-mennea-marco-mori.html

Fonte tratta dl sito .



martedì 21 aprile 2026

Franceschetti: Delitti rituali, se i Killer agiscono come automi


 Articolo di Giorgio Cattaneo, tratto dal sito Libreidee

«Ora è finita», dice il cannibale Jeffrey Dahmer ai suoi giudici. Si è arreso, il Mostro di Milwaukee, dopo aver ucciso, squartato e divorato 17 vittime. «Qui non si è mai trattato di cercare di essere liberato: non ho voluto mai la libertà, e oggi non chiedo attenuanti». Il serial killer dichiara ufficialmente di aspettarsi la pena capitale: sarebbe un sollievo, per lui. Confessa tutti i suoi delitti, ma precisa: «Non ho mai odiato nessuno. Sapevo di essere malato, o malvagio, o entrambe le cose. So quanto male ho causato, ma ora mi sento in pace: grazie a Dio, non potrò più fare del male». Si è convertito, Dahmer: «Credo che solo il Signore Gesù Cristo possa salvarmi dai miei peccati». E’ il 1992 quando viene condannato all’ergastolo. Due anni dopo, però, viene ucciso da un detenuto affetto da schizofrenia, il cui nome (Christopher Scarver) contiene, curiosamente, il riferimento a Cristo. Solo un caso? Chi lo sa. Certo è che, nei delitti anomali – cioè non scatenati da moventi ordinari (denaro, passione, vendetta) – ci si imbatte spesso in una mole impressionante di «coincidenze eccezionali». Lo sostiene Paolo Franceschetti, già avvocato delle Bestie di Satana e poi indagatore di casi intricatissimi come quello del Mostro di Firenze: una inquietante sequenza di omicidi rituali. Domanda: com’è possibile che si verifichino tutte quelle maledette coincidenze? Ed è credibile che una forza sconosciuta guidi la mano dei killer?

Franceschetti, buddista praticante e autore del saggio “Alla ricerca di Dio”, suggestiva indagine trasversale sulla spiritualità, esplorata “dalle religioni ai maestri contemporanei”, propende per una spiegazione occultistica: quella cioè di chi crede davvero che la ritualità della cosiddetta magia possa produrre effetti concreti, pericolosamente tangibili e persino letali. A colpirlo è l’ineffabile ricorrere di troppe concatenazioni altamente simboliche e altrimenti inspiegabili, a suo parere: come se “l’invisibile” fosse una specie di lavagna, sulla quale poter imprimere precisi desideri. Dal canto suo, Franceschetti vanta anni di coraggiose ricerche condotte con rigore, partendo dalle carte giudiziarie. «Nei delitti delle Bestie di Satana – scrive, sul blog “Petali di Loto” – alcuni dei nomi dei ragazzi coinvolti sono, appunto, nomi di bestie: Volpe, Leoni, Zampollo (zampa di pollo)». La figura simbolica di Satana, nella tradizione cristiana, è sconfitta dell’arcangelo Michele: «E guarda caso, i due personaggi che in tutta la vicenda risultano la chiave per scoprire i delitti si chiamano Michele». Il primo è Michele Tollis, il padre di uno dei ragazzi assassinati, il cui cognome richiama la preghiera “qui tollis peccata mundi”. L’altro invece è un carabiniere, Michelangelo Segreto, all’epoca comandante della stazione di Somma Lombardo. «Michelangelo: qui non abbiamo solo Michele, ma anche l’angelo».

La Bestia dell’Apocalisse, sottolinea Franceschetti, in alcune raffigurazioni ha le zampe di pollo e la testa di leone: i “registi” dell’operazione Bestie di Satana, che ha coinvolto giovani sbandati (e spesso innocenti, sostiene il loro ex legale) era dunque una terribile, sanguinosa allegoria vivente, messa in scena per “rappresentare” l’Apocalisse di Giovanni? Franceschetti si concentra sulle coincidenze: Volpe sparò a Mariangela Pezzotta, colpendola alla gola. Come si chiama il luogo in cui avvenne il delitto? Golasecca. La vicenda delle Bestie di Satana, almeno per la versione ufficiale diffusa dalla stampa, finì il giorno che Volpe e Ballarin, dopo aver ucciso Mariangela, si schiantarono con l’auto presso la diga di Panperduto, dove poco dopo furono fermati. Traduzione simbologica: proprio a Panperduto, le Bestie di Satana “si perdono”. E il dio pagano Pan, aggiunge Franceschetti, nella tradizione cattolica era «una delle rappresentazioni di Satana», secondo la Chiesa medievale ancora Magia neraimpegnata a debellare il tenace paganesimo che resisteva nelle campagne. Qualcuno si è preso gioco di quei ragazzi, allestendo (a loro insaputa) una trama spaventosa?

Da Varese a Firenze, cambiano gli attori ma resta invariato l’affollamento di coincidenze anomale. Nei delitti del Mostro, le zone del delitto – se segnate su una mappa – disegnano un cerchio (magico) attorno a Firenze, rileva Franceschetti. Il capoluogo toscano «è per eccellenza la città di Dante, il poeta che mise per iscritto nella “Divina Commedia” il sapere templare e rosacrociano». In vari scritti, inclusi due saggi, Franceschetti attribuisce l’operazione “Mostro di Firenze” alla cosiddetta Rosa Rossa, potente setta formata da individui coltissimi e socialmente altolocati, passati dall’iniziale esoterismo alla degenerazione dell’occultismo più sanguinario, sulle orme del “mago nero” Aleister Crowley, teorico dei sacrifici umani a scopo propiziatorio. Il primo a mettere gli inquirenti sulla pista esoterica dei delitti rituali fu il criminologo Francesco Bruno, all’epoca consulente del Sisde. Più tardi, l’indicazione dei servizi segreti fu recepita dal super-poliziotto Michele Giuttari, commissario messo alla guida dell’unità investigativa speciale istituita a Firenze per venire finalmente a capo del giallo.

Giuttari però fu fermato a un passo dalla probabile risoluzione del caso: la pista “magica” l’ha narrata anni dopo, in romanzi divenuti bestseller, in cui l’eminenza grigia dell’organizzazione – nella fiction – risulta essere nientemeno che un prestigioso magistrato, il procuratore di Firenze. Titoli evocativi: “La loggia degli innocenti”, “Scarabeo”, “Le rose nere di Firenze”. Pedofilia, massoneria deviata, occultismo (e quel fiore, la rosa) all’ombra del potere. Lo stesso Franceschetti non ha esitato a puntare il dito contro l’allora capo della Procura fiorentina Piero Luigi Vigna, poi promosso procuratore nazionale antimafia. La moglie di Vigna, ha scritto Franceschetti, morì travolta da un’auto-pirata dopo aver denunciato il marito allo stesso Giuttari: era scossa dalla strana morte della moglie del farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, deceduta in una struttura psichiatrica dopo aver dichiarato «Vigna spara, mio marito taglia». Giuttari si arrese quando scoprì che era stato Michele Giuttariviolato l’archivio d’indagine sul Mostro. Erano sparite le lettere anonime inviate anni prima agli inquirenti: buste contenenti anche resti umani, appartenenti alle vittime.

Grazie a quel misterioso furto nel quartier generale della polizia non fu possibile incrociare le impronte digitali sulle buste con quelle del medico perugino Francesco Narducci, dichiarato “annegato” nel Lago Trasimeno e citato in varie deposizioni dai “compagni di merende”, Pacciani e soci. A Perugia il pm Giuliano Mignini fece riesumare il cadavere e scoprì che non era Narducci, il morto ripescato nel lago: prima del funerale c’era stata una clamorosa sostituzione della salma, perché la tomba riportò alla luce il vero Narducci – non annegato, ma vistosamente strangolato, sull’isoletta del Trasimeno che aveva raggiunto il 3 ottobre 1985, imbarcandosi in stato di forte agitazione, come se temesse l’appuntamento che lo attendeva. Giuttari ha ormai lasciato la polizia, dopo una sfolgorante carriera di detective antimafia, e ora affida ai romanzi la possibile verità sul Mostro di Firenze. Dal canto suo, Franceschetti insiste sui dettagli cifrati, simbologici: un codice fuori della portata di personaggi modestissimi come Pacciani, Vanni e Lotti. «Il primo delitto del Mostro è quello di Pasquale Gentilcore, e la “Vita Nova” di Dante si apre con il verso “a ciascun’alma presa e gentil core”. Più in generale la trama dei delitti richiama dal punto di vista simbolico la “Divina Commedia” e il quadro del Botticelli “La Primavera”, la cui allegoria sembra “contenere” tutti gli omicidi del Mostro.

Franceschetti cita persino il delitto Moro: la vicenda si apre in via Fani (Mario Fani, fondatore del circolo di Santa Rosa) e si chiude in via Caetani al numero 9 (cioè esattamente davanti al conservatorio di Santa Caterina della Rosa), dove viene parcheggiata la Renault rossa in cui c’era il cadavere del presidente della Dc. Per inciso: Michelangelo Caetani era uno stimato dantista, e – volendo stare al “gioco” dei simboli – le iniziali del binomio “Renault rossa” sono le stesse dell’invisibile Rosa Rossa. «Di recente – racconta sempre Franceschetti su “Petali di Loto” – mi ha abbastanza colpito il delitto avvenuto nella mia città», Viterbo (patrona: Santa Rosa), «il giorno in cui io aveva un’udienza per la vicenda del Mostro di Firenze», a causa della Il corpo di Moro in via Caetaniquerela presentata contro Franceschetti dal giornalista Mario Spezi. I fatti: duplice omicidio il 13 dicembre 2017, giorno di Santa Lucia, proprio in strada Santa Lucia. Al numero 26 (due volte 13, «ovverosia due volte il numero della morte», per certo esoterismo numerologico) vengono ritrovati uccisi due coniugi, e la donna si chiama Rosa Rita Franceschini.

In altre parole, ragiona Franceschetti, «il giorno in cui, a Viterbo, si celebra un processo che riguarda quello che io ho additato come uno dei principali esponenti della Rosa Rossa (organizzazione che ha la Rosa, e Santa Rita, tra i suoi simboli principali, e con cui firma i suoi delitti), viene uccisa una donna che ha nel nome di battesimo i simboli dell’organizzazione, e il cui cognome ha una certa assonanza con il mio». Difficile, per un simbologo, non notare la coincidenza. Quella volta furono addirittura i giornali a parlare di omicidio rituale, perché la coppia uccisa era disposta in un modo particolare sul letto, e il loro figlio (accusato del delitto) aveva appena finito di leggere il romanzo “Il grande Dio Pan” di Arthur Machen, che descrive una scena simile a quella dell’omicidio commesso a Viterbo. «Potrei andare avanti per ore», aggiunge Franceschetti, che al tema delle mattanze rituali ha dedicato centinaia di pagine. La domanda che si pone oggi è un’altra. Ovvero: come si creano, queste coincidenze così straordinarie?

Se si esclude il caso, Franceschetti non crede che un copione così complicato possa essere progettato a tavolino: scegliere i nomi delle vittime e stabilire in che data e a che ora ucciderle «richiederebbe anni di lavoro e sarebbe ad alto rischio di fallimento, a causa delle troppe variabili». Senza contare che «se dietro tutto questo ci fosse un’intelligenza umana, prima o poi – in qualche processo, in qualche atto parlamentare o in qualche libro – qualcuno ne darebbe testimonianza». Invece, solo per fare un esempio, nel delitto Moro «non risulta da nessuna parte che qualcuno abbia ordinato di acquistare proprio una Renault rossa, per poi andarla a depositare proprio al numero 9». Ed è qui che Franceschetti, per darsi una spiegazione, parla della magia. Non si limita a dire che gli assassini compiono rituali magici – cosa peraltro plausibile e confermabile. Franceschetti va oltre: per tentare di risolvere il rompicapo, ritiene che la stessa magia sia, esattamente, la spiegazione mancante. Il presupposto (purtroppo indimostrabile) sta nel credere che la pratica magica “funzioni” davvero, sul piano materiale. Paolo FranceschettiTradotto: compio un rito, e il rito scatena “forze occulte” così potenti da influire nella realtà, compresa quella di un omicidio, provvedendo anche al corredo “perfetto” delle coincidenze simboliche.

Lo stesso Franceschetti ha più volte rivelato che la magia – sempre ridicolizzata dai media – sia in realtà praticata dalle alte sfere del potere, insospettabilmente dedite all’occultismo e alla divinazione. Sempre secondo Franceschetti, alcuni delitti rituali vengono commessi con il concorso di una certa “magia”, che deve per forza “funzionare”. O meglio: «Mentre l’assassino o gli assassini agiscono sul piano materiale, un altro gruppo, o dei singoli, agiscono sul piano magico ed esoterico». Sempre sul terreno dell’indimostrabile, Franceschetti aggiunge che la cosiddetta “azione magica” potrebbe scatenare «l’azione di entità che si affiancano agli esseri umani per raggiungere il fine dell’operazione». Come se i killer agissero in una sorta di trance? «Alcune di queste entità prendono il possesso delle persone coinvolte, agendo al posto loro». Stati mentali alterati? «Un prete cattolico definirebbe queste persone “indemoniate”, mentre in gergo esoterico si dicono “parassitate”: si tratta infatti di veri e propri “parassiti psichici” che prendono il controllo, a lungo o per pochi attimi, di singole persone o addirittura di gruppi».

Inevitabile il riferimento a pratiche messe a punto da servizi segreti militari – i programmi Monarch e Mk-Ultra – per manipolare individui, trasformandoli in strumenti inconsapevoli. Franceschetti preferisce parlare del ruolo (intermedio) che sarebbe svolto da quelle che chiama “entità”. Secondo lui prendono vari nomi, a seconda delle tradizioni di riferimento: eggregore, “elementali”. «Corrado Malanga li chiamava “alieni”, e chiamava “addotti” coloro che erano sotto il controllo di queste entità. I preti li chiamano demoni e chiamano indemoniate le persone soggette a questi fenomeni. La psichiatria li chiama spesso schizofrenici» (quando il paziente “sente le voci”, la diagnosi parla infatti di psicosi). «Tutte le tradizioni magiche, di tutte le culture, e da sempre, si occupano di queste “entità” e del loro rapporto con gli esseri umani», osserva Jeffrey DahmerFranceschetti. Non è delirio paranoico, assicura: il fenomeno esiste. Ma di cosa si tratta, esattamente? Franceschetti propende per la sua tesi “spiritualistica”, ovvero: si tratterebbe di «entità non umane», anche se poi è il killer – una volta “riavutosi”, ad ammettere: «Non so perché l’ho fatto, so solo che dovevo farlo».

Lo stesso Dahmer, pentito, implorò i giudici: «Datemi il massimo della pena». Il cosiddetto Mostro di Foligno, Luigi Chiatti, ha chiesto perdono ai familiari delle sue vittime. Lo statunitense Jonh Wayne Gacy, soprannominato Killer Clown, che stuprò e assassinò decine di adolescenti, dichiarò al processo che a uccidere non era stato lui, ma il suo “doppio”.

Altro dettaglio molto interessante, segnala Franceschetti, è che alcuni serial killer hanno raccontato agli inquirenti di esser stati avvicinati da persone eleganti e facoltose che si erano dichiarate “interessate alla loro attività”. «Sono molti i casi di persone che hanno ucciso e fatto vere e proprie stragi: erano persone normali, fino a un attimo prima; e poi, in pochi secondi, si sono trasformate in mostri». La causa? Franceschetti parla di “energia dell’eggregora” che scatenerebbe la furia omicida, dopo il presunto rito magico. Tornando invece al livello investigativo dell’analisi, troppe volte gli inquirenti hanno sottovalutato la matrice occultistica e rituale di un delitto, pur in presenza di segni simbolici estremamente evidenti. Jung le chiama “coincidenze significative”. Per Einstein, sono «Dio che passeggia in incognito». E il credente, si sa, ritiene che tutto venga dalla “divinità”, i cui piani sono ovviamente imperscrutabili – come il buio in cui naufragano troppe indagini.

Fonte tratta dal sito .

lunedì 20 aprile 2026

Lo strano caso di Marco Pantani e del Tour de France 1998


 tratto da: Indagine su Marco Pantani.

http://indaginesumarcopantani.blogspot.it/2013/07/lo-strano-caso-di-pantani-e-del-tour-de.html

Scrivo questo articolo con la consapevolezza che non necessariamente riuscirò ad avere una visione d’insieme obiettiva e consapevole perché parto con un handicap.
Infatti non sono mai stato un amante dello sport e non sono mai riuscito a capire il motivo per cui si debba tifare in modo incondizionato un campione o una squadra. Pur avendo praticato diversi sport (ad esempio per anni sono andato in bicicletta; ogni giorno, terminata la scuola, per anni ho inforcato la bici da corsa e mi facevo i miei 50-60 km al giorno) non ho mai assistito a una partita di pallone o a una gara sportiva, che ho sempre trovato mortalmente noios
Non sono mai riuscito a capire quindi cosa avesse Marco Pantani di tanto speciale. Eppure, pur non riuscendo a capire a fondo il fenomeno, un dato di fatto mi è sempre stato evidente: Marco Pantani era amatissimo, aveva migliaia di tifosi in tutte le categorie sociali, riceveva manifestazioni di affetto e stima da tutti, e continua a riceverle anche da morto.
Lo amano e lo amavano in tanti.
QuaIche anno fa andai in vacanza in moto al passo Mortirolo, e trovai per la strada e sulle rocce, scritte, disegni, manifestazioni d’affetto a Marco.
Molti lettori del mio blog ci hanno scoperto grazie all’articolo sulla morte di Marco, e mi hanno detto spesso: “ho sempre avuto dei dubbi sulla sua morte, col tuo blog ne ho avuto la conferma, e poi ho scoperto quanto era marcio il sistema”.
Un lettore ci ha scritto (trovate il commento in questo blog) che è guarito dalla depressione grazie a Marco.
Una mia lettrice, Assunta Grasso, dipingeva un quadro solo per amore di Marco.
Non so quindi quale magia Marco fosse capace di evocare, ma il dato di fatto è che si tratta di uno degli sportivi più amati da tutti.
Abbiamo da poco iniziato a collaborare io, Fabio, Stefania, e la signora Tonina Pantani, quando scoppia un altro caso Pantani.
Marco ha sempre scatenato polemiche, in vita. Faceva sognare, era amato, ma faceva molto dibattere.
Ha fatto discutere anche da morto, anche se molto meno. La sua morte, un palese omicidio con depistaggi, omissioni di indagini, disinformazione da parte dei media, è stata liquidata frettolosamente come un suicidio.
Stranamente oggi però i media nazionali ne riparlano ancora. Ma per un fatto a dir poco assurdo. Si parla infatti della sua vittoria al Tour de France del 1998 e si fa l’ipotesi che si possa fare un’analisi antidoping per vedere se Marco fosse o no positivo all’epoca.
Non essendo troppo esperto di dinamiche sportive, potrei sbagliarmi, ma a me la cosa sembra una follia.
Che senso ha un’analisi antidoping a distanza di quindici anni?
E sarà un caso che sia proprio adesso?
Perché poi esisterebbe una lista di sportivi risultati positivi, ma di questa lista spunta solo il nome di Marco, che è morto e non può difendersi?
Inoltre, se esiste una lista di sportivi dopati, come mai è stata tenuta segreta per quindici anni?
In questa vicenda, pur avendo l’handicap di cui ho detto sopra, ho però un vantaggio rispetto ad altri. Avendo fatto (venti anni e venti chili fa) l’istruttore di body building, so perfettamente che tutte le notizie che circolano sul doping sono false.
Il doping è infatti la regola in tutti gli sport. La differenza tra sportivo e sportivo è solo nella quantità di sostanze dopanti o anabolizzanti che questi è costretto ad assumere per gareggiare, nel senso che i veri campioni, se vogliono restare tali a lungo, devono doparsi il meno possibile, altrimenti i problemi collaterali di salute creati da queste sostanze bruciano rapidamente la carriera dell’atleta.
Quindi, date le prestazioni sportive di Marco, è altamente probabile che costui non si dopasse per niente o che perlomeno si dopasse meno di altri.
I controlli antidoping, invece, che sono una vera e propria farsa, servono unicamente come strumenti di controllo, ricatto e potere all’interno delle organizzazioni sportive.
Paradossalmente l’attuale vicenda di Marco Pantani è la prova provata di quello che sto dicendo.
Se fosse vero che esiste una lista di sportivi che era stata trovata positiva al test antidoping, allora è anche vero che all’epoca furono fatti dei controlli, e che tali controlli non sfociarono in alcun provvedimento; in altre parole è come dire che tali controlli furono fatti, ma tenuti segreti per farli spuntare fuori solo al momento giusto (cioè oggi, per poter infangare nuovamente la figura di Marco).
Controlli inutili, quindi, strumentali solo a fini di ricatto e minaccia.
Una farsa, insomma, inutile all’epoca e inutile oggi.
Tutto ciò premesso, proviamo a capire perché questa storia del doping di Marco esce proprio adesso.
A meno che non saltino fuori altri motivi, io credo che tutto questo sia dovuto al fatto che, sia pure lentamente, ci stiamo muovendo per far venire alla luce la verità su Marco.
Questa vicenda è un chiaro messaggio proveniente da chi ha dato l’ordine a suo tempo di uccidere Marco, e il messaggio è: siamo più potenti noi; qualsiasi mossa voi facciate, noi possiamo farne altre mille per annullare le vostre; per quanto voi diffondiate, con i vostri piccoli mezzi, la verità su Marco, noi possiamo infangarlo mille volte di più; per ogni verità che diffonderete, noi diffonderemo mille bugie.
Perché si teme che venga fuori la verità su Marco Pantani?
Il problema è che la morte di Marco è un esempio eclatante di omicidio eccellente, con coperture eccellenti e depistaggi eccellenti; non a caso in questi anni, nel mio blog, ho scritto dieci articoli sull’omicidio massonico, e il mio secondo articolo partiva proprio dall’analisi del caso di Marco, dopo aver letto il libro di Philippe Brunel “Gli ultimi giorni di Marco Pantani”.
Se i tifosi capissero che la morte di Marco è stata un omicidio, con un depistaggio clamoroso da parte di giornali e organi inquirenti, molta gente comincerebbe a capire il sistema in cui viviamo.
Molta gente, cioè, si domanderebbe: “ma se per la morte di Pantani sono riusciti a corrompere giornalisti, polizia, magistratura, non sarà che è successa la stessa cosa in altri casi?”.
La gente, insomma, partendo dalla morte di Marco, comincerebbe a porsi molte domande, troppe, sulle morti di molti altri personaggi famosi: il Torino Calcio, Ayrton Senna, Pier Paolo Pasolini, Rino Gaetano, Fred Buscaglione, Fabrizio De André, Lucio Battisti, e tanti, troppi altri.
Non a caso il mio blog, dopo l’articolo sulla morte di Marco, raddoppiò di colpo i lettori.
Perché questa cattiveria, perché proprio adesso? Domanda la signora Tonina disperata.
La signora Tonina è una mamma, non è una esperta di poteri occulti, sa poco o nulla di depistaggi giudiziari e manipolazione dell’informazione.
E per lei Marco non era Pantani il ciclista. Era Marco, il figlio che le creava problemi e batticuori, come la maggior parte dei figli ai genitori, era Marco che amava correre in bicicletta e un giorno per caso si è ritrovato a vincere gare internazionali, era Marco che da quando era diventato campione aveva portato a casa un sacco di soldi sì, ma anche un sacco di problemi, gente strana che girava attorno alla famiglia, pensieri e problemi vari.
Un figlio può diventare presidente della repubblica, generale dell’esercito, scrittore famoso, o un guru di fama internazionale come Osho, ma per una madre lui resterà sempre il figlio, e di lui non ricorda certo le vittorie al Tour o i Giri d’Italia, ma le prime parole mentre, cicciottello e con le guanciotte, si aggirava goffo esplorando la casa, il primo giorno di scuola, la malattia che la costrinse a rimanere sveglia in preda all’ansia, talvolta le liti, le incomprensioni, la volta che magari dovette sgridarlo perché litigava con la sorella.
E una madre ha difficoltà quindi a capire che il figlio è un simbolo per milioni di persone; ed essendo un simbolo positivo, era mal visto dal sistema e pericoloso.
I simboli, nel nostro mondo, devono essere negativi, egoisti, scopatori, attaccati al denaro.
Marco, a quanto ho capito ascoltando i racconti della madre, ma soprattutto dei tifosi, era onesto, generoso, semplice, probabilmente dal carattere difficile, ma comunque con un cuore grande come una casa (mi ha colpito e commosso, nel racconto che mi ha fatto la madre, quando la signora ha detto che “Marco nella squadra prendeva i ciclisti che avevano più bisogno, non i più bravi”).
Come ho spiegato alla signora Pantani, la gente che ha ucciso Marco ha un potere quasi senza limiti. Possono condizionare tutti i processi, non essendoci giuria che non possano corrompere, possono condizionare tutta la stampa, possono eliminare qualsiasi persona scomoda, possono corrompere chiunque.
Se in futuro scriveremo un libro, loro ne scriveranno altri dieci che venderanno ciascuno dieci volte più del nostro.
Se agiremo in un giudizio, loro potranno farci scomparire i fascicoli, ignorare le prove, alterare tutto.
Se faremo una conferenza stampa in cui parlare di Marco, loro faranno un programma TV che sarà visto da milioni di persone in cui diranno di Marco le peggiori cose.
Per ogni articolo che noi potremo scrivere su questo blog, loro potranno riempire di bugie le pagine di tutti i giornali.
Per tutti i soldi che la signora potrà pagare a legali, investigatori, periti, loro possono pagare mille volte di più o possono creare danni economici mille volte superiori, tali da far risultare antieconomica qualsiasi azione.
Loro, insomma, sono più forti su tutti i fronti.
Ma su una cosa loro sono perdenti.
Contro l’amore di migliaia di tifosi, loro non potranno fare niente. Contro l’amore di una madre anche (a meno che non arrivino a minacciare la sorella di Marco, o il padre).
Perché l’unica cosa che questa gente non conosce è l’amore. E contro quello, perdono loro. Inoltre, non conoscendo l’amore, non ne conoscono neanche i meccanismi, quindi non riescono a prevedere che a fronte di questi attacchi l’amore dei tifosi aumenterà, e sempre più gente si interesserà alla figura di Marco; il che, alla fine, potrebbe anche trasformarsi in un clamoroso autogoal per i mandanti della morte di Marco.
Loro agiscono infatti con criteri di razionalità e prevedibilità. E’ prevedibile che quando ci muoveremo avremo incidenti in auto o in moto, è prevedibile che sui giornali partiranno attacchi di tutti i tipi alla figura di Marco, ed è prevedibile che magari – perché no? – l’anno prossimo possa uscire un film o una serie di telefilm su Marco che lo presentino come un drogato e un dopato.
E’ tutto prevedibile.

 

Ma l’amore è irrazionale, e quindi è imprevedibile capire come andrà a finire questa volta, perché è imprevedibile capire come reagiranno i tifosi a queste notizie.
Fonte tratta dal sito .

domenica 19 aprile 2026

Astrologia e delitti rituali


 1. Premessa. 2. L’omicidio rituale nelle carte natali. 3. I transiti nei delitti rituali. 4. Alcuni esempi, per comprendere il fenomeno. 5. Conclusioni.

Premessa

Quando un omicidio viene considerato dai media, molti astrologi si dedicano alla cosiddetta “astrologia giudiziaria”, cercando nel tema natale del soggetto coinvolto tracce di colpevolezza o innocenza.

Guarda caso, però, il verdetto è sempre lo stesso: colpevole.

Bossetti? Colpevole naturalmente. Da cosa lo si deduce? Ha ben due stellium di 4 pianeti ciascuno, in casa 4 e 3, ove spicca una magnifica opposizione Giove-Saturno.

Rosa Bazzi e Olindo Romano? Colpevoli, inequivocabilmente (tranne da quando qualcuno ha iniziato a dubitare della loro colpevolezza e le iene hanno mandato un servizio al riguardo). Rosa Bazzi ha uno stellium di ben 4 pianeti in casa 12, per giunta tutti nel segno dello scorpione (come dire che aveva delle energie psichiche praticamente incontrollabili, e c’è da domandarsi come abbia fatto ad arrivare tranquilla a quell’età); Olindo Romano ha uno stellium in casa 7, meno pericoloso in teoria della moglie, sennonchè tale stellium è collegato alla casa 1 (quella della personalità) con Urano in opposizione.

Pacciani? Colpevole. Non ha evidenti stellium in case sensibili per la psiche, ma una magnifica luna sull’ascendente, con venere e mercurio sul discendente; Urano in casa 8 (forti pulsioni psichiche, che favorisce attività paranormali) e Plutone in casa 1 (che darebbe forti pulsioni anche sessuali, e possibili perversioni, confermate dal sole in casa 8)

Charles Manson? Colpevole, senza dubbio. Francamente, qui, il discorso di alcuni astrologi a me pare una supercazzola, perché io non ci vedo proprio nulla di tremendo nel suo tema natale. A parte un pericoloso Urano in casa 12 opposto a Giove (che favorisce le attività psichiche dei medium), la cui pericolosità dipende da come è gestita, io vedo invece molteplici tracce di una personalità positiva e dedita al bene (Giove sul discendente, sole e venere congiunti in casa 7).

Cercherò ora di spiegare perché questo modo di procedere nell’astrologia è semplicemente demenziale.

L’omicidio rituale nelle carte natali.

Una carta natale dal punto di vista oggettivo è una cosa morta. E’ una sorta di mandala, che ci dice le potenzialità energetiche dell’individuo, ma non ci dice nulla della sua anima, poco del suo karma, e nulla delle condizioni in cui è vissuto ed educato il soggetto, e quindi di come abbia sviluppato le sue potenzialità.

Il giorno in cui è nato Bossetti, alla stessa ora, sono nati in tutto il mondo centinaia di bambini con il suo stesso tema natale. Ma non tutti sono stati accusati di omicidio. E tra quei bambini, oltre ad operai, troveremo imprenditori, veggenti, professionisti, disoccupati, mendicanti, ecc.

Bambini con carte natali identiche, verranno inseriti in contesti differenti: uno vivrà la sua vita in una reggia coi genitori re o principi, l’altro in una modesta casa di periferia coi genitori operai, e l’altro sarà adottato da una comunità di zingari; se nel loro tema natale sono previsti viaggi, lo zingaro viaggerà sempre, il figlio di operai farà il rappresentante di commercio, il principe ereditario farà l’ambasciatore per il mondo; si sposeranno probabilmente alla stessa età, si ammaleranno contemporaneamente, e al culmine della loro carriera il principe sarà fatto re, il rappresentante di commercio aprirà un’azienda in proprio, lo zingaro diventerà il capo riconosciuto della comunità.

Tre bambini scorpione ascendente scorpione, con uno stellium di pianeti in dodicesima casa, cresceranno in tre case diverse: uno in una famiglia di maghi, l’altro in una famiglia di fricchettoni, e l’altro in una famiglia di operai; il primo diventerà un mago nero, il secondo un maestro spirituale, il terzo potrebbe impazzire ed essere rinchiuso in manicomio, non riuscendo ad adattare le proprie energie interne a quelle esterne. Nel momento in cui Urano transiterà nel segno dello scorpione e una congiunzione di Nettuno sarà in opposizione allo stellium, proprio il giorno in cui saturno transiterà sullo stellium avverrà che il mago nero farà un potente rituale per uccidere alcuni suoi nemici, il maestro avrà delle visioni che comunicherà ai suoi adepti, la metà dei quali lascerà l’ashram ritenendolo impazzito, l’altra metà lo venererà ancora di più come maestro, mentre il terzo farà una strage in famiglia.

Ma molti di coloro che sono nati nello stesso momento, non faranno nulla di eclatante; non saranno re, imprenditori, maghi, non faranno stragi, riti, o avranno migliaia di adepti; semplicemente, avendo una vita interiore molto intensa, per placare le loro ansie, i loro sbalzi di umore, e il loro male di vivere, affogheranno nell’alcool, nella droga, o semplicemente prenderanno psicofarmaci per far tacere i loro fantasmi interni, o se la prenderanno con i propri familiari sfogando le loro energie psichiche con scatti d’ira frequenti e incazzature a go go coi vicini.

In altre parole, gli astrologi dimenticano che lo stesso identico tema natale di Bossetti, Pacciani, Olindo e Rosa, nonché Manson, sono condivisi da migliaia di persone, e nessuna di loro ha commesso omicidi rituali.

I transiti nei delitti rituali.

Una cosa molto interessante, nei delitti rituali è calcolare i transiti di queste persone nel momento in cui avviene il delitto.

Ora, se analizziamo i transiti di Olindo e Rosa, nel momento del delitto sopra allo stellium di Olindo transitava un’ allegra compagnia di pianeti cosiddetti “malefici” nella tradizione, da rendere evidente a chiunque abbia anche solo poche nozioni di astrologia, che in quei giorni succedeva qualcosa di eclatante (al contrario non ho individuato nessun transito particolare sopra al cielo di Rosa, ma probabilmente per mia inesperienza).

Il punto è che non è detto che questo qualcosa di eclatante significasse “strage”. I transiti indicano solo una potenziale energia che si smuove, e che va a toccare il punto sensibile di un tema natale, smuovendo le energie; in questo caso le energie erano potentissime, ma da qui a dire che gli assassini sono loro c’è una forbice decisamente troppo larga.

Mi colpisce, invece, il fatto che nel caso Manson, il giorno del delitto, non c’erano transiti particolarmente negativi; a intuito direi che Manson fosse sereno, tranquillo, e non sospettasse nulla. Tra l’altro, dal punto di vista astrologico, questo confermerebbe la sua innocenza, non la sua colpevolezza.

E’ il giorno dell’arresto che si scatena invece una specie di inferno in cielo, sulla sua testa; e poi altri due momenti critici li individuiamo il primo giorno del processo e il giorno della condanna. In particolare, a livello astrologico il caos si scatena con l’arresto, quando saturno transita pericolosamente attorno a Urano radicale. E successivamente un caos ancora peggiore si scatena con l’inizio del processo, quando saturno entra in opposizione al suo Giove radicale e, a marzo, marte in transito si congiunge a saturno in transito, entrambi in opposizione al suo Giove.

Manson morirà quando Giove in transito si congiungerà a Giove radicale, Saturno in transito al suo saturno radicale, e venere in transito alla sua venere radicale (una particolare configurazione che ricorre in molte morti).

Non ho consultato i transiti degli altri delitti, ma non ho dubbi che, nel cielo, troveremo un affollamento di pianeti simili.

 

Alcuni esempi, per comprendere il fenomeno

Il succo del discorso è che l’astrologia è una scienza esatta, e di questo sono convinto da sempre. Ma è una scienza esatta nell’indicare le energie in movimento, non nell’indicare precisi avvenimenti.

Talvolta, con un certo intuito, con la logica, e con l’esperienza, si riescono a individuare eventi con molta certezza.

Ma quando l’astrologo, a digiuno di esoterismo, e a digiuno di qualsiasi cognizione giudiziaria e investigativa, fa diagnosi di colpevolezza su un soggetto, sconfina nel ridicolo.

Infatti, non occorre un esperto astrologo, ma è sufficiente anche essere dei semplici interessati alla materia, per capire che una persona che viene coinvolta in un delitto rituale, non avrà certo un quadro natale appagante, semplice, pieno di trigoni e sestili, e con tutti i pianeti posti in posizioni favorevoli. Se avesse avuto questo tema, non sarebbe mai stato accusato di un delitto del genere.

Se una persona è stata coinvolta in una vicenda di questo tipo, a livello energetico deve essere compatibile con queste vicende, ma non è detto che ciò faccia di lui un assassino, o meglio L’ASSASSINO.

Ora faccio un esempio tratto dalle mie vicende personali per far capire come funziona l’astrologia in rapporto al tema natale.

Negli anni, avevo analizzato il tema natale di molti miei amici maghi, veggenti e sensitivi. Quindi avevo capito cosa rende una persona una sensitivo almeno potenziale o no.

Dopo i primi articoli mi hanno scritto molte persone con poteri del genere. Il tempo medio per individuare le loro caratteristiche, per me, varia da un minuto ai quindici nei casi più complessi.

Perché questo?

Perché ogni tema natale di sensitivi è accomunato da alcune caratteristiche.

Ma questi stessi temi natali sono anche di potenziali serial Killer, qualora le loro energie fossero mal indirizzate, o potenziali santi. O anche di potenziali malati di mente.

Cosa, allora, mi fa capire immediatamente che si tratta di persone speciali, provviste di un dono?

Il fatto che mi abbiano scritto. Infatti, se la persona mi ha scritto, escludo sia un serial killer, ed escludo che sia ricoverata in ospedale psichiatrico.

Escludo anche sia un santo, altrimenti non mi avrebbe scritto e avrebbe da tempo saputo qual è la sua missione in questa vita.

Opto quindi per una via di mezzo.

E tuttavia, se non ho questo semplice dato (il fatto che mi abbia scritto) non posso fare alcuna diagnosi.

Senza rendersene conto, l’astrologo di turno che fa una diagnosi di colpevolezza, non solo dimentica che, qualora gli sottoponessero un tema natale identico di un’altra persona, scambiandolo con quello di Bossetti, darebbe identico verdetto di colpevolezza (e non potrebbe essere diversamente stante l’identità di temi natali); ma dimentica che non ha operato oggettivamente, come dovrebbe essere per una “scienza” che si definisce esatta, ma ha operato partendo da un dato di base che ha condizionato tutto il giudizio: il fatto che questi personaggi siano stati coinvolti in un omicidio.

A conferma di quanto dico racconterò di un’altra vicenda, che conferma quanto dico.

Tempo fa (molto tempo prima che scrivessi gli articoli di astrologia) mi scrisse una persona mandandomi il tema natale. Non mi scrisse nulla mi mandò il tema dicendomi solo “puoi vedere perché sono in questo periodo di merda? Sento che sei la persona che può aiutarmi”.

Capii che era un sensitivo, non solo per il fatto che mi aveva scritto “sento che puoi aiutarmi” (sento, non credo, spero, o altro) ma anche perché nel suo tema la cosa era evidente, dato uno stellium in casa 12 di sole luna e Urano; facendogli i transiti, questo periodo di merda non risultava. Nel tema risultava buona predisposizione al successo, al denaro, una personalità amorevole…

Provai a dirgli che l’ora di nascita forse era sbagliata. Ma lui insisteva che aveva davanti a sé l’estratto di nascita.

Ho impiegato settimane a capire. Guardavo il tema, lo riguardavo. Riflettevo. Lo rimettevo via. Poi lo ritiravo fuori. E pensavo fossi io che, non essendo un esperto, non riuscivo a capire. Feci vedere il tema a un mio amico esperto di astrologia, ma mi disse la stessa cosa che dicevo io. Quadro positivo, transiti positivi.

Un giorno ebbi l’illuminazione e gli scrissi “scusa puoi dirmi esattamente che lavoro fai, e in questo momento dove abiti”. Mi rispose “sono in un ospedale psichiatrico, sotto psicofarmaci”.

E così si spiegò tutto. Considerato pazzo, era stato imbottito di psicofarmaci. La sua volontà aveva ceduto. E si era rotto quel confine, rappresentato dalla carta natale, tra destino e libero arbitrio. Venuta meno la forza di volontà (piegata dagli psicofarmaci) tutte le potenzialità di successo della carta erano venute meno. ma in passato era statom un imprenditore ricco e di successo.

Se avessi avuto quel semplice dato (il ricovero) avrei impiegato qualche secondo a vederci la malattia mentale.

Conclusioni.

L’astrologia è una scienza esatta.

Ma per essere davvero esatta deve tenere conto di un dato, che sfugge a molti degli astrologi atei; è un dato fondamentale per inquadrare un tema natale: l’anima e il percorso evolutivo dell’anima in quel determinato momento.

Se manca quello il tema natale è un mandala, ma morto. E’ un pezzo di carta senza anima e senza significato.

In altre parole, e per finire: quando un astrologo ateo, che non sa cosa sia la spiritualità e probabilmente neanche crede che esiste l’anima, vede il quadro natale di Manson, vi vede sicuramente un colpevole. Senza sapere che, in realtà ha utilizzato un dato fondamentale, ed è il livello evolutivo dell’anima di Manson. Cioè l’astrologo, senza saperlo, si è basato sul percorso dell’anima, così come descritto dai giornali.

Io che lo ritengo innocente, e che individuo il suo percorso animico da altri dati processuali, lo ritengo innocente, e ritengo il suo tema natale perfettamente coerente con il suo discorso al processo che linko qui sotto. Leggetelo, e ditemi se vi quadra di più con il suo Urano da potenziale serial Killer, o se lo inquadrereste nel suo sole congiunto a venere in casa 7.

http://petalidiloto.com/2013/10/i-vostri-bambini-la-dichiarazione.html

Fonte tratta dal sito .

sabato 18 aprile 2026

Mostro di Firenze. La pista dei mandanti. Estratto e commento

 


I gestori del canale Youtube “I Mostri di Firenze” mi hanno gentilmente passato la copia di una nota informativa della questura di Firenze, a firma di Michele Giuttari, datata Dicembre 2001. Nel documento si delinea – sia pure abbozzata – la pista dei mandanti.

Riporto qui i tre passi che mi hanno colpito di più (non virgolettati perché sono il copia e incolla del documento), mentre il documento integrale lo trovate in calce a questo articolo.

L’articolo è quindi così strutturato.

1) Alcuni stralci relativi al cosiddetto delitto dei Francesi, i quali erano venuti in Italia per essere iniziati alla comunità degli Hare Krishna (la cui sede era in via degli Scopeti, quindi a poca distanza dal luogo del delitto). La parte che a me ha colpito di più è quella ove risulta che il figlio del PM Vigna collaborasse stabilmente con gli Hare Krishna.

2) Le dichiarazioni di un testimone che vide proprio il PM Vigna incontrarsi col cosiddetto clan dei sardi e consegnare una valigia piena di dollari americani; e che afferma che Vigna depistò le indagini sul Mostro.

3) La pista esoterica, ben conosciuta dal Sisde, all’epoca.

4) Considerazioni personali.

Le parti in corsivo sono aggiunte da me.

Le indagini non ebbero seguito perché vennero bloccate dalla Procura, per ovvi motivi. E la verità è stata congelata nei libri di Giuttari, sotto forma di romanzo, ma con riferimenti e simboli chiari, per chi conosce veramente la vicenda e i suoi protagonisti.

 

1) Il delitto dei Francesi

La Mauriot, qualche giorno prima di essere uccisa, forse tre, aveva telefonato, forse dalla zona di Torino, a casa, dicendo che sarebbe andata dalla polizia a denunciare i responsabili dei delitti di Firenze.

il cognato e la sorella della Mauriot gli avevano riferito (al testimone, NDR) con assoluta certezza che la loro congiunta era venuta in Italia con il suo compagno perché intendeva denunciare i responsabili degli omicidi del Mostro di Firenze e che per questo motivo li avevano ammazzati.

Precisava di avere fatto vedere anche l’immagine di una persona sui 30/35 anni, che era nella sede della setta e che da uno dei suoi informatori lì sul posto aveva appreso trattarsi del figlio di una importante persona di giustizia di Firenze. Aggiungeva che si era verificato un fatto strano e cioè che, nel vedere il filmato, si era accorto che vi era una parte oscurata. Aveva chiesto i motivi e gli avevano risposto che il tecnico della polizia aveva fatto un errore. Aveva constatato che si era oscurata proprio la parte del nastro che riguardava i movimenti di quella persona. Aggiungeva che successivamente aveva recuperato una parte del nastro che riguardava quella persona. A proposito di questa persona, specificava che gli avevano riferito che si chiamava Pietro, che era un uomo di circa 30/35 anni, alto più di mt. 1.80, figura atletica, senza barba e baffi, capelli corti, scuro, senza occhiali, orecchie di dimensione normali, con lineamenti non squadrati, naso normale, occhi sicuramente non blu o verdi, vestiva normale, nel senso che non aveva il tipico abbigliamento degli appartamenti alla setta. Specificava ancora che, anche se non gli era stato fatto il nome di questa persona, per come gli era stata rappresentata, aveva intuito che forse era un figlio del giudice Vigna e di ciò aveva avuto conferma in un successivo incontro con la sua fonte. Questa, infatti, alla sua domanda, tornando al discorso di quella persona, se si trattasse del figlio di Vigna, non aveva smentito e così aveva interpretato quel silenzio come una risposta positiva. Aggiungeva che aveva avuto modo di conoscere tramite la televisione e soprattutto i giornali il giudice Vigna e la rassomiglianza tra questi e quella persona era davvero impressionante, dal momento che avevano veramente lo stesso viso. Aggiungeva ancora che il suo informatore gli aveva riferito che quella persona era un agente della setta, nel senso che curava la sicurezza, almeno così aveva capito all’epoca. Dichiarava, inoltre, che, secondo le sue informazioni, quella persona era sempre presente nella sede della setta ed abitava nei piani superiori, dove, da notizie avute, vivevano altre persone facoltose che seguivano la setta. Dichiarava ancora di aver notato questa persona parlare con l’ispettore Zizzi quando aveva fatto il sopralluogo nella sede della setta e, da come i due si parlavano, aveva avuto l’impressione che si conoscessero.

 

2) Rapporti del PM Vigna con il clan dei sardi

Il teste Mandelli, invece, afferma che, mentre soggiornava presso casa della famiglia Ghisu, del clan dei sardi, aveva visto il PM Vigna consegnare dei soldi:

Aggiungeva ancora che da quella postazione aveva avuto modo di notare diversi movimenti sia di pastori che venivano a trovare i Ghisu, sia di loro garzoni e sia di un personaggio istituzionale, poi indicato nel dott. Vigna, e che aveva visto due tre volte con una macchina blu scura, molto probabilmente una 164. Precisava, a quest’ultimo proposito, che, in una occasione, aveva visto questa persona con un autista, mentre, la quarta volta, dalla propria camera da letto, aveva scattato delle foto con una macchina fotografica Minox con pellicola ad alta densità di Din. Aveva così ripreso il personaggio che si vedrebbe bene nella foto con una valigetta di cartone in mano, aperta, al cui interno, per come aveva avuto modo di constatare quando la stessa si trovava dentro casa, vi erano soldi e, in particolare, dollari statunitensi. Raccontava, inoltre, che questo personaggio aveva depistato le indagini sul Mostro per tenere fuori dalle stesse il Beppe Barrui, definito il Mostro iniziale, poi emulato da Pacciani e dagli altri.

 

3) La pista esoterica

La pista esoterica era ben nota al Sisde, che aveva acquisito diverse informazioni, tra cui una perizia redatta da Francesco Bruno, il quale dichiara:

“Mi viene fatto presente che nella prima copia, tra l’altro, evidenzio il significato religioso dei delitti ed offro, nella conclusione, uno spunto investigativo su una casa di cura per anziani non autosufficienti nella zona sud-est di Firenze sulla base di alcune mie deduzioni su basi di fatto e logiche, mentre, nella seconda copia (quella preliminare) concludo formulando tre ipotesi, tra cui – la prima – riguarda la eventuale riconducibilità dei delitti a riti satanici o di magia nera.

Effettivamente ho formulato queste ipotesi e preciso che la prima (significato religioso) non esclude l’altra, ma anzi la comprende in un significato più ampio. Circa la casa di cura, devo dire che fu una semplice ipotesi di lavoro che mi era risultata molto suggestiva perché, controllando successivamente i nomi delle case di cura di Firenze, trovai proprio nei luoghi in cui sospettavo che ci fossero delle case di cura che sulla base dei miei studi potevano essere significative. E questa circostanza mi rafforzò la convinzione circa la mia ipotesi”.

Un altro rapporto fu redatto da Teresa Luccesini in cui si evidenzia:

“I delitti sarebbero opera di più aggressori, un delitto dunque collettivo, forse un tipo particolare di comunità religiosa segreta, una setta che attua una specie di magia nera, che attraverso propri giuramenti e codici inneggia al loro Dio compiendo così sacrifici con macabri ed immondi riti, allo scopo di potenziare lo spirito umano, mirando preminentemente al sesso femminile, apoteosi delle loro sacre (ma alquanto profane) funzioni”. A supporto di detta ipotesi, sono indicati una serie di elementi e di considerazioni e più precisamente:

La stessa, che riferiva di essere in possesso del diploma di istituto tecnico commerciale, precisava di aver avanzato l’ipotesi della setta satanica e, quindi, della magia nera, supponendo che le parti del corpo umano delle vittime, asportate, potessero essere utilizzate come alchimie esoteriche.

 

4) Considerazioni personali

Per chi ha letto i miei precedenti articoli, scritti ormai circa 10 anni fa, queste informazioni aggiungono solo dei particolari al quadro generale. Tale quadro è molto complicato e difficile da disegnare, perché sono coinvolti decine di personaggi. Il mio particolare interesse per il PM Vigna e per Mario Spezi, tra i tanti responsabili di questi delitti, deriva dal fatto che a me non interessa denunciare nessuno o puntare il dito contro qualcuno in particolare, ma solo dare un contributo a chi legge per capire il sistema in cui viviamo.

Come ho precisato più volte, facendo i loro nomi ho semplicemente detto quello che, in certi ambienti, era ed è un segreto di Pulcinella. Io mi sono limitato a corredare il tutto da una serie di elementi verificabili da chiunque (che potete trovare negli articoli di questo blog, digitando le parole “mostro di firenze” nel motore di ricerca).

L’impossibilità di arrivare mai ad una verità ufficiale deriva da diversi fattori, primo tra tutti l’assoluta ignoranza in cui versa non solo il 90 per cento delle persone, ma soprattutto molti esperti (magistrati, poliziotti, periti, criminologi) sul reale funzionamento delle società segrete di stampo esoterico.

Il materiale per capire questa realtà in teoria ci sarebbe; si va da scritti ufficiali, di docenti universitari e studiosi come Giorgio Galli, alle inchieste giornalistiche effettuate da Ferruccio Pinotti con i suoi due libri sulla massoneria, compresa quella deviata, agli ultimi libri di Carlo Palermo. Ci sono poi le centinaia di volumi scritti da Dion Fortune, Aleister Crowley, Franz Bardon (questi ultimi delineano chiaramente nei loro libri il funzionamento delle società segrete), ma anche Rudolf Steiner, David Icke (considerato un folle complottista, peccato che avesse previsto pure la pandemia attuale, quindi tanto folle non è). Esistono addirittura pubblicati anche in italiano i libri scritti dal fondatore dell’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’OroArthur Edward Waite, che descrivono alcuni dei rituali (pubblicati dalle edizioni Rebis).

Ma finché a livello ufficiale continuerà ad ignorarsi questa realtà, si continuerà a cercare il “serial killer isolato”, o al massimo si parlerà genericamente di un livello superiore, sulla vicenda non verrà mai fatta chiarezza.

Preciso infine che, se in questi anni non mi sono più occupato di delitti, è solo perché, ravvisando l’assoluta inutilità della macchina giudiziaria per accertare la verità, difendere le vittime di reati gravissimi e fare veramente giustizia, mi sono cancellato dall’Ordine degli avvocati; quindi non ho più accesso a fonti privilegiate di informazioni, testimonianze, e documenti come era prima. Al tempo stesso mi sono reso conto che la soluzione a certi problemi non sta nella giustizia terrena, ma nella comprensione dei meccanismi spirituali ed esoterici delle vicende umane (ben delineati nei testi che ho citato sopra). Ed è per questo motivo che oggi mi occupo solo di spiritualità e astrologia (scienza che, peraltro, è il presupposto di qualsiasi percorso esoterico; mentre, fino a un secolo fa, era anche il presupposto di qualsiasi percorso spirituale).

E’ grazie ai ragazzi del canale Youtube “I Mostri di Firenze”, che pubblico quindi qualcosa di nuovo, che aggiunge altri tasselli alla vicenda come l’ho delineata negli anni.

Potete trovare in versione integrale del documento a questo link: https://petalidiloto.com/2021/10/mostro-di-firenze-la-pista-dei-mandanti-documento-integrale/

Fonte tratta dal sito .

Satanismo e potere, da Charles Manson a Michael Jackson

  Prima Parte Pubblichiamo questo articolo tratto dal sito  Libreidee :  http://www.libreidee.org/2017/11/satanismo-e-potere-da-charles-mans...