Premessa. Il simbolismo nei delitti
In questi anni in cui mi sono occupato di delitti rituali c’era una domanda a cui non riuscivo a dare una risposta sensata. La domanda era: chi crea le coincidenze eccezionali che si verificano in questi delitti?
Faccio alcuni esempi.
Nei delitti delle bestie di Satana alcuni dei nomi dei ragazzi coinvolti sono, appunto, nomi di bestie: Volpe, Leoni, Zampollo (zampa di pollo). Satana, nella tradizioni cristiana, è sconfitto dell’arcangelo Michele; e guarda caso i due personaggi che, in tutta la vicenda, risultano la chiave per scoprire i delitti si chiamano Michele: sono Michele Tollis (che richiama il detto latino “qui tollis peccata mundi”), il padre di uno dei ragazzi assassinati, e il luogotenente Michelangelo Segreto (quindi qui non abbiamo solo Michele, ma anche l’angelo). Costui, se non ricordo male, all’epoca, era comandante dei carabinieri della stazione di Somma Lombardo. E la bestia dell’apocalisse, in alcune raffigurazioni, ha le zampe di pollo e la testa di leone.
In località Golasecca, Volpe sparò a Mariangela Pezzotta. E le sparò, guarda caso, in gola. La vicenda delle Bestie di Satana (per come la raccontano i giornali, poi abbiamo spesso detto che la realtà è ben altra cosa) finì il giorno che Volpe e Ballarin, dopo aver ucciso Mariangela, si schiantarono con l’auto presso la diga di Panperduto; dopodiché vennero catturati e processati. A Panperduto, cioè, le Bestie di Satana si… perdono. Pan era, nella tradizione cattolica di alcuni secoli fa, una delle rappresentazioni di Satana, trattandosi di un dio pagano.
Nei delitti del Mostro di Firenze, le zone del delitto, se segnate su una mappa, disegnano un cerchio (magico) attorno a Firenze; Firenze è per eccellenza la città di Dante, il poeta che mise per iscritto nella Divina Commedia il sapere templare e rosacrociano. Ora, il primo delitto del Mostro è quello di Pasquale Gentilcore, e la “Vita Nova” di Dante si apre con il verso “a ciascun alma presa e gentil core”. Più in generale la trama dei delitti richiama dal punto di vista simbolico la Divina Commedia e il quadro del Botticelli “La Primavera”, come abbiamo spiegato in altri articoli. http://petalidiloto.com/2011/03/la-primavera-del-botticelli-e-i-delitti.html
Nel delitto Moro, la vicenda si apre in via Fani (Mario Fani, fondatore del circolo di Santa Rosa) e si chiude in via Caetani al numero 9 (cioè esattamente davanti al conservatorio di Santa Caterina della Rosa) dove viene parcheggiata la Renault Rossa in cui c’era il cadavere del senatore.

Di recente, mi ha abbastanza colpito il delitto avvenuto nella mia città, il giorno in cui io avevo il processo penale per la vicenda del Mostro di Firenze, a causa della querela che mi fece tempo fa Mario Spezi. Il 13 dicembre del 2017 (quindi il giorno di Santa Lucia), in strada Santa Lucia, al numero 26 (due volte 13 quindi, ovverosia due volte il numero della morte) vengono ritrovati morti due coniugi; la donna si chiama Rosa Rita Franceschini. In altre parole: il giorno in cui, a Viterbo, si celebra un processo che riguarda quello che io ho additato come uno dei principali esponenti della Rosa Rossa (organizzazione che ha la Rosa, e santa Rita, tra i suoi simboli principali con cui firma i suoi delitti), viene uccisa una donna che ha, nel nome di battesimo, i simboli dell’organizzazione. E il cui cognome ha una certa assonanza con il mio. Difficile, per un simbolista, non notare la coincidenza. Questa volta furono addirittura i giornali a parlare di omicidio rituale, perché la coppia uccisa era disposta in un modo particolare sul letto, e il loro figlio (accusato del del delitto) aveva appena finito di leggere il romanzo “Il grande Dio Pan” di Arthur Machen, che descriveva proprio una scena del delitto simile.

Potrei andare avanti per ore. Ma in realtà di queste coincidenze e questi simboli ho parlato in altri articoli, e ora quindi non c’è bisogno di ripetere ciò che abbiamo detto mille volte.
La domanda, come ho anticipato, è come si creano queste coincidenze.
Dopo qualche tempo, avevo escluso che ci fosse dietro un gruppo di persone che organizzasse minuziosamente i dettagli di queste operazioni, compresi i giorni e l’ora in cui devono avvenire e scegliendo il nome della vittima o delle vittime. L’operazione risulterebbe troppo complicata, durerebbe anni, e sarebbe ad alto rischio di fallimento a causa di troppe variabili. Impossibile pianificare un delitto come quello Moro creando a tavolino tutte le incredibili coincidenze di quella vicenda, di cui abbiamo parlato altrove. http://petalidiloto.com/2018/03/rosa-rossa-quei-simboli-svelano-la-verita-indicibile-su-moro.html
Senza contare che se dietro tutto questo ci fosse un’intelligenza umana, prima o poi in qualche processo, in quale atto parlamentare, o in qualche libro, qualcuno ne avrebbe dato testimonianza. Invece, solo per fare un esempio col delitto Moro, non risulta da nessuna parte che qualcuno abbia ordinato di acquistare proprio una Renault Rossa, e andarla a depositare proprio al numero 9.
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L’uso della magia negli omicidi
Alcuni delitti rituali avvengono mediante l’uso della magia. In altre parole, mentre l’assassino o gli assassini agiscono sul piano materiale, un altro gruppo, o dei singoli, agiscono sul piano magico ed esoterico.
L’azione magica scatena l’azione di entità che si affiancano agli esseri umani per raggiungere il fine dell’operazione. Alcune di queste entità prendono il possesso delle persone coinvolte, agendo al posto loro. in sostanza, un prete cattolico definirebbe queste persone “indemoniate”; in gergo esoterico si dicono “parassitate”. Si tratta infatti di veri e propri parassiti psichici che prendono il controllo, a lungo o per pochi attimi, di singole persone o addirittura di gruppi.
Queste entità prendono vari nomi e hanno nomi diversi a seconda delle tradizioni esoteriche di riferimento. Eggregore, elementali… Malanga li chiamava alieni e chiamava addotti coloro che erano sotto il controllo di queste entità. I preti li chiamano demoni e chiamano indemoniate le persone soggette a questi fenomeni. La psichiatria li chiama spesso schizofrenici, talvolta dà invece una diagnosi di psicosi, quando la persona sente le voci (che in realtà sono le voci dell’entità).
Tutte le tradizioni magiche, di tutte le culture, e da sempre, si occupano di queste entità e del rapporto tra gli esseri umani e queste entità. Non c’è quindi bisogno di citare una letteratura specifica o studi specifici. Solo la profonda ignoranza in materia esoterica o spirituale fa dire a qualcuno che parlare di entità è un’invenzione o un delirio paranoico.
Si tratta di entità non umane, che prendono il controllo della persona, in senso letterale. Non a caso la maggior parte dei serial Killer ha sempre dichiarato: “Non so perché l’ho fatto. So solo che dovevo farlo”. Sono queste le parole che pronunciò ad esempio Jeffrey Dahmer, il cosiddetto Mostro di Milwaukee, che uccise e mangiò decine di vittime, il quale aggiunse anche “datemi il massimo della pena”.
E’ recente il caso del Mostro di Foligno, Luigi Chiatti, che ha chiesto scusa alle vittime.
Jonh Wayne Gacy, soprannominato Killer Clown, che uccise – pare – 33 adolescenti, dichiarò al processo di non essere stato lui ad uccidere, ma il suo “doppio”.
Una cosa molto interessante da segnalare è che alcuni serial killer, al processo, dichiararono che erano stati avvicinati da persone eleganti e facoltose che si dichiararono “interessate alla loro attività”. Un piccolo particolare, irrilevante a fini investigativi, ma assolutamente fondamentale per chi studia simbolismo e magia e conosce il comportamento di alcune confraternite occulte.
E sono molti i casi di persone che hanno ucciso e fatto vere e proprie stragi; erano persone normali fino ad un attimo prima e poi, in pochi secondi, si trasformano in mostri.
Queste entità agiscono a livello energetico, e fanno sì che tutto ciò che accada richiami l’energia dell’eggregora o dell’entità che si è scatenata dopo il rito magico.
Nel caso di Jeffrey Dahmer, ad esempio, del simbolismo della vicenda mi colpisce il fatto che costui, dopo essersi convertito al cristianesimo, fu ucciso in carcere da un certo Christopher Scarver, a 33 anni.
Facciamo un esempio di come funziona la magia in rapporto alle entità.
Se un gruppo magico che si chiama Elefante Giallo fa un rito per far morire Pippo, si scatenerà l’eggregora di questa organizzazione, e probabilmente Pippo morirà in una località chiamata Elefante, magari in un’auto gialla, e per coincidenza troveranno nella sua auto un fumetto dal titolo “Pippo e il mistero dell’elefante giallo”.
Talvolta, poi, capita che il rito non vada a buon fine. Se la persona o il gruppo di persone prese di mira dal rito sono molto forti energeticamente, o si proteggono in qualche modo, l’energia scatenata dal rito “rimbalza” su un altro soggetto o su un gruppo di soggetti con un’energia analoga, ma minore. Nell’esempio fatto, se Pippo è una persona molto forte, l’energia rimbalzerà su un altro soggetto, sempre di nome Pippo. E magari, se il gruppo che ha fatto il controrito magico si chiama “Formica Maiala”, Pippo 2 verrà ritrovato morto in un allevamento di suini e il suo cadavere sarà scoperto da un impiegato di una ditta di disinfestazione, chiamata dal proprietario a causa di un’invasione di formiche.
In altre parole, alcuni delitti rituali sono il frutto di riti non andati a buon fine. Altri, sono semplicemente andati a segno.
E, per concludere, quando in una vicenda il simbolismo è molto evidente, significa che in questa vicenda c’è l’intervento di entità (scatenate o no da un rito magico).
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Conclusioni
Per concludere, voglio fornire qui alcuni elementi di riflessione per coloro che leggono questo articolo. Dal momento che si tratta di concetti complicatissimi, posso solo offrire degli spunti, per chi vorrà meditarci sopra.
Parlando anni fa con un astrologo tra i più bravi in Italia, Ciro Discepolo, costui mi disse: “Non credo alla magia. Né ai delitti rituali. Perché quando ho fatto il tema natale e calcolato i transiti di persone famose che sono state assassinate, o che si dice siano state assassinate anziché morire di morte naturale, ho visto che quel giorno, per loro, era prevista la morte. Non sono morti per magia, ma sono morti perché dovevano morire”.
Se leggiamo le storie dei più grandi maestri spirituali (Buddha, Steiner, Yogananda, Maometto, e molti altri), la cosa che a me colpisce è che sono sfuggiti alla morte, o a trappole diverse, diverse volte. Poi inspiegabilmente, un bel giorno, muoiono (tutti e quattro i personaggi citati moriranno nello stesso modo, cioè avvelenati); e quel giorno, proprio quel giorno, non hanno evitato la loro morte, pur avendo le capacità di prevederla e prevenirla se volevano. C’è da domandarsi il perché.
E la risposta a questo perché, alla fine, è abbastanza chiara per chi si occupa di spiritualità.
Ciascuno muore solo quando deve morire. E ciascuno è solo uno strumento divino. La differenza tra un maestro illuminato e una persona comune è che il primo sa perfettamente di essere uno strumento, ne è cosciente, e quindi sa anche quando avviene il momento della sua morte, a cui non si sottrae.
San Francesco si riteneva uno strumento divino (“fa di me uno strumento della tua pace”). Yogananda si riteneva unicamente uno che faceva la volontà di Dio.
Einstein diceva che le coincidenze (quelle che Jung chiama coincidenze significative) sono “Dio che passeggia in incognito”.
Le entità sono strumenti divini.
Non a caso la magia nera e la magia bianca vengono definite “mano sinistra” e “mano destra”, di Dio.
E sono tutti strumenti divini.
Perché, come dice Fausto Carotenuto, la strategia finale la fa Dio, non Satana, che di Dio è solo uno strumento.
Il nostro libero arbitrio sta soprattutto nell’essere consapevoli delle entità che guidano la nostra vita. E nello scegliere la strada che ci possa rendere più felici.
Nei dialoghi (spesso scontri violenti) con una mia amica che in passato praticava la magia nera, c’è –…. a mio parere – il riassunto del nostro libero arbitrio. Lei adora Crowley. Io Yogananda. Lei dice che Yogananda era un “frustrato latente”, in quanto non era felice di essere andato in America ad adempiere alla sua missione divina; che lui l’ha fatto perché doveva farlo, ma forse avrebbe preferito rimanere in India, tra la sua gente, a meditare (e in effetti ha ragione). Io replico che mi pare più infelice Crowley, il quale, in un suo diario, dichiara espressamente di non sapere quale entità guidi esattamente la sua vita. Io dico che Dio è ovunque; lei risponde che allora è anche in Crowley, e anche nei delitti rituali, e che anche lui era uno strumento di Dio.
E abbiamo ragione entrambi.
Quando qualcuno mi chiede se non mi ha spaventato il delitto di Viterbo, o perlomeno inquietato, rispondo di no; perché forse è tutto una coincidenza, o forse no. Non posso saperlo. Può essere il risultato di un rito non andato a buon fine, in cui sono incappate delle persone a caso. Oppure un rito andato a buon fine. Non ho le risposte e non pretendo di darle. So solo che c’è un disegno divino dietro a tutto, e questo mi tranquillizza.

«Ora è finita. Qui non si è mai trattato di cercare di essere liberato. Non ho voluto mai la libertà. Sinceramente, volevo la pena capitale per me stesso. Qui si è trattato di dire al mondo che ho fatto quello che ho fatto, ma non per ragioni di odio. Non ho odiato nessuno. Sapevo di essere malato, o malvagio, o entrambe le cose. Ora credo di essere stato malato. I dottori mi hanno parlato della mia malattia, e ora mi sento in pace. So quanto male ho causato… Grazie a Dio non potrò più fare del male. Credo che solo il Signore Gesù Cristo possa salvarmi dai miei peccati… Non chiedo attenuanti.»
Dichiarazione di Jeffrey Dahmer al processo. Poco tempo dopo fu ucciso da un certo Christopher Scarver.
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