La nascita dei casi giudiziari oggi alla ribalta
A partire dal 2018, durante il primo mandato di Trump, erano già presenti e noti agli Anon molti degli elementi dei casi giudiziari che stanno ora giungendo a maturazione: il caso Russiagate/Spygate, lo scandalo delle email di Hillary Clinton, il caso Epstein, i brogli elettorali, i loschi affari dei Democratici in Cina e in Ucraina, gli atti d’accusa sigillati (oggi arrivati all’incredibile cifra di mezzo milione).
Il fatto di aver dovuto attendere ben 7 anni per vedere l'alba della fase che avrebbe portato la giustizia, ha contribuito a selezionare gli Anon, a fortificarli e a renderli l'elemento centrale della parte civile dell'esercito digitale che sta combattendo la guerra dell'informazione.
Riproponiamo di seguito i testi da noi scritti da marzo a giugno del 2019 sul nostro blog, che dimostrano come tutto quanto fosse già pronto per eliminare l’elemento politico del deep state per via giudiziaria: si tratta di pianificazione militare al suo meglio.
La montante marea giudiziaria
(Testo del 9 marzo 2019, con integrazioni successive)
Lo scopo principale dei militari nella prima fase del loro piano è, sul piano interno, quello di ripulire la branca giudiziaria e quella esecutiva dello stato dagli elementi legati al deep state, al fine di preparare la strada per gli arresti e i processi nei confronti dei principali esponenti della fazione sconfitta. A ben leggere le tendenze in atto, dovrebbero entrare in scena addirittura i tribunali militari, che avrebbero il compito di giudicare particolari casi di tradimento: durante l’udienza in Senato di Brett Kavanaugh per il seggio della Corte Suprema, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ora a capo del Comitato Giudiziario del Senato, ha posto al candidato una domanda (decisamente inusuale, dato il contesto) sulla possibilità di istituire tribunali militari per un certo tipo di reati anche in tempo di pace, domanda alla quale Kavanaugh ha risposto con un’apertura. Una mossa così palese aveva il duplice obiettivo di terrorizzare il nemico ed ammiccare a quella parte di sostenitori che è più addentro alle reali dinamiche delle vicende politiche americane. Inoltre, il primo gennaio del 2019 è entrato in vigore l’Ordine Esecutivo presidenziale che rivede l’ordinamento dei tribunali militari e amplia le possibilità del presidente di dichiarare la legge marziale [9]. Sarebbero in preparazione, oltre alla famigerata prigione di Guantanamo (che avrebbe dovuto essere chiusa e che invece ultimamente è stata ristrutturata e ampliata), altri due centri di detenzione per accogliere i prigionieri di alto livello.
Numerosissime sono le inchieste giudiziarie in corso, a conferma dell’epocale terremoto politico che si sta preparando. L’ex Attorney General Jeff Sessions, dimessosi il 7 novembre 2018, ha nominato un procuratore speciale, John Huber dello Utah, coadiuvato da uno staff di 470 investigatori per inchieste sulla cui natura ancora non si sa nulla. Probabilmente è stato nominato anche un secondo procuratore segreto, che lavora in parallelo con uno staff analogo. Il lavoro del Dipartimento della Giustizia ha prodotto, nel giro di poco più di un anno, qualcosa come 85.000 sealed indictments (atti d’accusa sigillati, quindi con contenuto segreto), al ritmo di 5-6000 al mese, un numero incredibile dato che, storicamente, in media lo stesso dipartimento ne produce poco più di mille all’anno. La novità, però, è che a partire da gennaio 2019 è stato aperto un numero piuttosto consistente di questi sealed indictments, segno che si stanno istituendo i rispettivi processi. Inoltre, dall’insediamento di Trump sono aumentati vertiginosamente gli arresti per traffico di esseri umani (nell’ordine delle migliaia se non delle decine di migliaia), con numerose reti di trafficanti smantellate. Anche qui le indagini sono partite dai livelli più bassi, ma si sa che personaggi molto in vista, che rappresentano il vero obiettivo di questa campagna, sono implicati nel traffico di esseri umani. [...]
Oltre alla montagna di possibili casi di corruzione in procinto di approdare nelle aule dei tribunali, ve ne sono alcuni in gestazione (o, nel caso del senatore McCain, già conclusi) che sono particolarmente emblematici, perché investono i più alti esponenti delle passate amministrazioni e i reati perseguiti sconfinano spesso nel tradimento.
Il caso Trump-Russia collusion e la sua trasformazione nel boomerang Spygate
All’indomani delle elezioni presidenziali, la macchina del Partito Democratico, completamente spiazzata dal clamoroso risultato (nessuno aveva mai pensato che la Clinton potesse perdere un’elezione pesantemente truccata in suo favore), ha iniziato l’azione per delegittimare il presidente eletto, affermando, anche per bocca della stessa Hillary Clinton, che il candidato Trump aveva vinto le presidenziali grazie all’aiuto diretto della Russia di Putin. Già durante la campagna elettorale Trump era stato accusato di essere troppo tenero con la Russia, che fino a quel momento era stata il bersaglio di lungo termine della politica estera americana. Secondo gli accusatori, l’intervento dei russi si sarebbe realizzato principalmente per via telematica (attacchi hacker al voto elettronico, propaganda sui social media, etc.). L’affermazione è ridicola, vista la disparità nella forza economica dei due paesi: la possibilità di truccare elezioni altrui funziona per lo più come i vasi comunicanti, con la forza che va dal vaso più alto (dove l’acqua ha maggiore energia potenziale) al più basso, e non viceversa. È chiaro che esiste un saldo legame, un’alleanza tra il team di Trump (e quindi il grosso delle forze armate statunitensi) e la Russia, ma i contatti avvengono ad un altro livello, su canali militari, mentre le azioni sul territorio degli USA sono di esclusivo appannaggio dell’esercito americano. Come nasce, dunque, la storia della collusione tra Trump e i russi per vincere le presidenziali?
Durante le primarie, Hillary Clinton e il Comitato Nazionale Democratico, attraverso lo studio legale Perkins Cole, affidarono a Fusion GPS (un’azienda di ricerca commerciale e intelligence strategica con base a Washington DC) l’incarico di ricercare materiale compromettente su Donald Trump, dietro il pagamento di 1,02 milioni di dollari. A giugno del 2016 Fusion GPS ingaggiò allora l’ex agente segreto britannico Christopher Steele per compilare un dossier pieno di informazioni, che si sarebbero poi rivelate infondate, su Trump e la Russia (la Russia avrebbe “coltivato” il candidato Trump per 5 anni, gli avrebbe fornito informazioni sugli avversari politici, avrebbe coperto i suoi “festini” a Mosca, ecc.). Il 5 luglio Steele fece pervenire il dossier sia all’FBI che all’intelligence britannica; più tardi, nello stesso mese, l’allora capo della sezione controspionaggio dell’FBI, Peter Strzok, iniziò a supervisionare un’inchiesta su una possibile interferenza russa nel processo elettorale americano, inclusa la possibile collusione con la campagna di Trump. Lo stesso Steele passò il dossier a Bruce Ohr, quarto funzionario in grado al Dipartimento della Giustizia e marito di Nellie Ohr, impiegata presso la Fusion GPS. Sempre in luglio, Steele iniziò a diffondere il contenuto del dossier in varie interviste alla stampa. Ad agosto, l’allora direttore dell’FBI James Comey e l’allora direttore della CIA John Brennan entrarono di peso nella vicenda, spingendo per azioni contro Trump sulla base del dossier. In settembre, Steele fece pervenire il dossier al Dipartimento di Stato e a ottobre venne ingaggiato dall’FBI per proseguire le indagini su Trump anche dopo le elezioni, per poi essere licenziato dopo un’intervista non autorizzata. Intanto, tutti gli attori in gioco continuavano la campagna stampa. Parallelamente, al suo interno, l’FBI aveva già giudicato il dossier non verificabile e inaffidabile.
Il dossier Steele è stato utilizzato per ottenere il mandato dalla FISA Court (il tribunale di sorveglianza dell’intelligence straniera, l’unico tribunale degli USA in cui l’accusato non ha diritto ad essere rappresentato) affinché Trump fosse sorvegliato come possibile spia straniera, per validare diverse inchieste della Camera e del Senato e per giustificare la nomina di un procuratore speciale (Robert Mueller, direttore dell’FBI dal 4 settembre 2001 – occhio alla data! – al 4 settembre 2013) che investigasse sui legami di Trump con la Russia.
Da qui il boomerang giudiziario: un legittimo candidato alla presidenza veniva illegalmente spiato sulla base di un dossier non verificabile pagato dal Partito Democratico, con l’avallo delle più alte cariche dell’FBI e della CIA e con l’assenso del presidente Obama, che era a conoscenza dei fatti. Tale azione di spionaggio è poi proseguita ai danni del presidente eletto. Tutta la documentazione della vicenda è ora coperta da segreto, e contiene la prova di talmente tante irregolarità da parte di chi ha gestito le investigazioni (oltre che da parte di stati alleati come il Regno Unito - il cui coinvolgimento, una volta reso pubblico, scatenerà, presumibilmente, un ulteriore terremoto politico in Europa – e l’Australia) che la sua declassificazione rappresenterebbe un’autentica bomba politica. Dal punto di vista della legge americana, il celebre caso Watergate impallidisce al confronto. Trump ha dichiarato di voler desecretare tutta la documentazione per rivelare le responsabilità e i reati al pubblico americano. La mossa, per ora, non può essere compiuta perché il materiale fa parte dell’inchiesta Mueller (la cui chiusura è imminente) e la sua pubblicazione potrebbe essere impugnata dall’opposizione come intralcio alla giustizia, reato per cui il presidente può essere soggetto ad un procedimento di impeachment. Il materiale verrà probabilmente desecretato dopo il termine dell’inchiesta Mueller, nel momento in cui la mossa potrà infliggere agli avversari il maggior danno possibile.
L’inchiesta Mueller, dopo due anni di indagini in tutte le direzioni, non è riuscita ad approdare a nulla: non si è trovata ombra di collusione tra Trump e i russi, sono stati soltanto generati titoli da prima pagina (assai gonfiati, per altro) per l’arresto o la messa in stato d’accusa di alcuni personaggi dell’entourage di Trump (il generale Flynn, George Papadopoulos, Paul Manafort, il controverso avvocato Michael Cohen, Roger Stone tra gli altri) a causa di reati commessi non già colludendo con una potenza straniera, bensì nei confronti dell’inchiesta stessa. Lo stesso Mueller (inizialmente nominato dal deep state, di cui fa indubbiamente parte, per veicolare, a livello internazionale, il messaggio di un Trump sotto controllo e creare una sorta di “polizza di assicurazione” nei confronti dello stesso), implicato nello scandalo Uranium One (che vedremo più avanti) e in vari abusi commessi presso la FISA Court a partire dal 2002, sta lavorando per la propria salvezza e per questo motivo ha iniziato a cooperare con i militari, tradendo il fronte anti-Trump. Si tratta di un colpo mortale per la strategia dei democratici che mira alla delegittimazione del presidente.
Per quanto riguarda aspetti di contorno (per ora), si inizia a far luce sulle diverse riunioni che si sarebbero succedute al Dipartimento della Giustizia all’indomani dell’elezione di Trump (la prima addirittura poche ore dopo la vittoria elettorale), nel tentativo di delineare una strategia per esautorarlo: si prepara la strada per accusare numerosi altissimi funzionari di aver tentato il colpo di stato.
Sullo Spygate sta indagando l’Ispettore Generale Michael Horowitz, capo del braccio investigativo del Dipartimento della Giustizia, nominato dall’ex capo di tale dipartimento, Jeff Sessions. Pur non trattandosi di un’inchiesta penale, ma di un’ispezione, servirà a portare a galla parte degli aspetti illegali nelle azioni del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI.
Aggiornamento del 02-04-2019 - I fatti hanno confermato ampiamente quanto già detto: l’inchiesta Mueller è terminata e Trump è stato completamente scagionato. Ora è in atto la controffensiva da parte dei militari e gli esponenti del deep state, ormai nel panico, stanno iniziando ad accusarsi tra loro: in una recentissima intervista alla CNN, l’ex direttore della NSA James Clapper ha puntato il dito direttamente contro Obama, accusandolo di essere il mandante dell’operazione per delegittimare Trump.
Aggiornamento del 19-04-2019 – Il procuratore generale William Barr ha affermato il 10 aprile scorso, durante un’audizione al Congresso, che a suo avviso potrebbero esserci state irregolarità nelle attività di spionaggio della campagna di Trump. Da chi ha familiarità con la figura di Barr, avvocato e politico di lungo corso, noto per l’equilibrio delle proprie dichiarazioni, queste parole vengono interpretate come foriere di azioni giudiziarie verso altissimi ex dirigenti delle “agenzie di tre lettere” (FBI, CIA, NSA). Veementi quanto inefficaci le reazioni da parte democratica, forti del consueto appoggio dei mainstream media. Il 18 aprile 2019 è stato reso pubblico l’intero report dell’inchiesta Mueller, con gli omissis a norma di legge. Il caso Trump-Russia collusion, già morto, è stato definitivamente sepolto. La fine dell’inchiesta Mueller ha spostato l’amministrazione Trump da una posizione di difesa ad una di offesa, mentre al contrario i democratici sono ora sulla difensiva. Dall’analisi del report e degli eventi che hanno portato alla sua redazione, risulta evidente che l’inchiesta Mueller è stata prorogata ben oltre quello che avrebbe dovuto essere il suo termine naturale (non sussistendo alcuna prova di collusione), con il duplice scopo di far cadere Trump nella trappola dell’ostruzione alla giustizia con qualche atto avventato (come il licenziamento di Rod Rosenstein o dello stesso Mueller) e di avere un forte argomento di propaganda per le elezioni di medio termine del 2018.
Aggiornamento del 16-05-2019 – Il 13 maggio 2019 il procuratore generale Barr ha nominato ufficialmente John Durham, procuratore degli Stati Uniti in Connecticut, per condurre indagini sull’origine dell’inchiesta sulla presunta collusione tra Trump e la Russia. La mossa era stata a lungo invocata dal presidente americano. In realtà, si evince da documenti ufficiali che Durham ha avviato l’inchiesta già da diverse settimane. All’inchiesta stanno collaborando gli attuali vertici della CIA, dell’FBI e il DNI (Director of National Intelligence).
Aggiornamento del 24-05-2019 – Trump ha ordinato la desecretazione della documentazione FISA. Le voci che volevano James Comey come primo altissimo funzionario a cadere erano solo pretattica (vedi Q#3344). Si inizia quindi con il boccone più grosso. La visita di Trump nel Regno Unito, prevista per il 3 giugno, cade, non a caso, in un momento in cui il presidente americano si presenta forte della desecretazione di documenti che comprovano la complicità del governo britannico nell’operazione di spionaggio ai suoi danni (non è da escludere che le dimissioni della May possano essere legate anche a questo) e della probabile vittoria elettorale di Nigel Farage e delle forze populiste e anti-UE alle elezioni europee.
La Clinton Foundation e il caso Uranium One. I casi legate alle email
La famiglia Clinton, che è stata pubblicamente definita da Trump una “famiglia criminale”, ha saldi e diretti legami con diversi esponenti della Cabala (George Soros, Lynn Forester de Rothschild, vari membri della Casa Saudita) e ha, nei decenni, rinsaldato e ampliato il proprio potere eliminando oppositori ed avversari attraverso una lunga serie di omicidi politici. È stato addirittura coniato un termine ad hoc per l’omicidio politico dei Clinton: “Arkancide”, che è la fusione del nome Arkansas (lo stato di cui Bill Clinton è stato governatore prima di diventare presidente) con il termine homicide.
Ricevuti alti incarichi governativi, il più recente come Segretario di Stato nell’amministrazione Obama, Hillary Clinton (e sicuramente anche moltissimi esponenti delle diverse amministrazioni che si sono succedute) ha messo in atto una strategia “pay-per-play” (“pagare per giocare”, nient’altro che la classica corruzione) attraverso la quale vendeva i propri servigi, spesso a entità straniere, in cambio di tangenti che venivano pagate sotto forma di donazioni alla Clinton Foundation, il falso ente benefico fondato dai due coniugi. Vladimir Putin, durante la conferenza stampa congiunta con Trump a Helsinki, ha apertamente affermato che un’entità russa ha pagato più di 100 milioni di dollari alla Clinton Foundation, evadendo le tasse. Ad oggi, la Clinton Foundation è sotto inchiesta da parte del procuratore Huber, anche se il lavoro di quest’ultimo rimane, come già detto, avvolto nel mistero. Diversi impiegati della Clinton Foundation si sono fatti avanti per denunciare le irregolarità da loro riscontrate nell’attività della fondazione (i cosiddetti “whistleblowers” – letteralmente, “fischiatori” -, cioè funzionari che denunciano irregolarità nell’attività del governo o di grandi aziende, sono protetti dalla legge americana). Il 2 maggio 2019, in alcune comunicazioni, il procuratore David J. Schwendiman, esperto in crimini di guerra, viene accostato al team che si occupa delle indagini.
Il caso più clamoroso in cui la Clinton Foundation è implicata è il caso Uranium One, che ha visto la cessione del 20% delle riserve americane di uranio ad un’agenzia statale russa, la Rosatom, in cambio di enormi tangenti. Altre attività legate al pay-per-play hanno riguardato la vendita di segreti militari alla Cina.
La Clinton e altri alti esponenti del governo hanno gestito i loro affari con attori stranieri utilizzando server di email privati anziché quelli governativi (cosa vietata dalla legge americana per alti funzionari in carica, per ovvi motivi di controllo) e avrebbero anche usato questi server per far pervenire all’estero i segreti militari attraverso falsi attacchi hacker. Parte di questi server, segnatamente quelli di gmail (il servizio email di Google, azienda strettamente legata alla Cabala) si trovava in Corea del Nord, vedremo poi il perché. Dopo l’accordo con Kim Jong Un, questi server sono stati consegnati all’amministrazione Trump; il giorno della consegna, Trump ha postato una foto in cui posava con un’enorme busta, chiara allusione al simbolo di gmail.
Allo scandalo delle email della Clinton è legato anche il cosiddetto “Tarmac meeting” (incontro della pista): il 27 giugno 2016, in piena campagna per le presidenziali, Bill Clinton e Loretta Lynch, allora a capo del Dipartimento della Giustizia, a bordo di due aerei diversi all’aeroporto di Phoenix, inscenarono un incontro “casuale” (perché diversamente sarebbe stato illegale) in cui l’ex presidente avrebbe proposto alla Lynch un seggio alla Corte Suprema una volta che la moglie fosse stata eletta presidente, in cambio dell’insabbiamento dello scandalo delle email. Secondo Q, la Lynch starebbe oggi collaborando alle indagini.
I brogli elettorali nelle elezioni di medio termine
Il piano dei militari prevedeva la sconfitta dei repubblicani alla Camera nelle elezioni di medio termine, lasciando i democratici tranquilli nel perpetrare brogli elettorali su vasta scala (pratica che ha consentito loro di espandere la propria influenza politica nell’ultimo ventennio), per poi coglierli in flagrante. Il caso più eclatante lo si è avuto in Florida, nella popolosa contea di Broward, dove il Partito Democratico ha inviato Brenda Snipes, un’autentica esperta nel truccare elezioni e già più volte scoperta, in passato, a praticare quest'”arte”, che continuava, a giorni dalla chiusura dei seggi, a far spuntare schede elettorali dal nulla e che stava per ribaltare il risultato dell’elezione del governatore e di un senatore, fin quando la vicenda è non finita sotto i riflettori: a quel punto, l’operazione è stata bloccata.
Ad oggi, risultano aperte inchieste giudiziarie su brogli elettorali non solo in Florida, ma anche in Arizona, Georgia, Nuovo Messico, Texas, California e Oregon. Lo scopo del team di Trump è quello di arrivare all’approvazione, entro il 2019 e sull’onda delle inchieste, di una legge che preveda il controllo dell’identità ai seggi elettorali (cosa che oggi non avviene). Tale norma, da sola, basterebbe ad annichilire il Partito Democratico per molti anni a venire, visto che molte delle sue fortune elettorali sono legate al voto degli immigrati illegali (negli USA sarebbero 25 milioni, cioè ben oltre gli 11 milioni delle cifre ufficiali), che possono votare grazie a false registrazioni.
I casi Weinstein e NXIVM. Il bubbone Pedogate
Nell’ottobre del 2017 il potente produttore di Hollywood Harvey Weinstein è stato accusato da diverse donne di abusi sessuali e stupro: avrebbe abusato della propria posizione per costringere attrici e aspiranti tali a compiere atti contro la loro volontà. Nulla di nuovo sotto il sole. A maggio del 2018, Weinstein è stato arrestato (ora è libero su cauzione, costretto a indossare il braccialetto elettronico) e l’inizio del processo è previsto per maggio del 2019. Lo scandalo farebbe parte del piano dei militari per far saltare il mondo di Hollywood, potente macchina di propaganda del Partito Democratico: gli esponenti di più alto livello del mondo del cinema sarebbero tutti legati tra loro da culti e pratiche sessuali illegali, che rendono i partecipanti potenzialmente ricattabili, una condizione che serve a mantenere la compattezza e la sicurezza del gruppo. Weinstein starebbe collaborando alle indagini, facendo nomi eccellenti per alleggerire la propria posizione.
Sempre, non a caso, ad ottobre del 2017 è esploso lo scandalo NXIVM, una società di marketing multilivello che organizza seminari per il “successo personale”, alla quale sono legati personaggi molto noti, tra cui l’attrice Allison Mack. In passato, la prestigiosa rivista altoborghese Forbes ha dedicato alla NXIVM alcuni articoli e nientepopodimeno che il Dalai Lama ha fatto visita alla sua sede nel 2009, tenendovi un discorso. In realtà, è emerso che i corsi sul “successo personale” servivano come introduzione a culti a sfondo sessuale e che la NXIVM era invischiata nel traffico di esseri umani (compresi minori) da usare come schiavi sessuali. Anche questo caso servirà a colpire personaggi eccellenti e le informazioni ricavate dalle diverse confessioni potrebbe essere tra quelle utilizzare per indurre alle dimissioni un elevatissimo numero di CEO, funzionari pubblici e politici. L’inizio del processo è previsto per il 29 aprile 2019.
In cima a tutti i reati di tipo sessuale (stupro, riduzione in schiavitù a scopo di sfruttamento sessuale), come già accennato, c’è la pedofilia, una pratica, a quanto pare, profondamente radicata tra élite economiche, clero (soprattutto cattolico), mondo della politica, dello spettacolo e dell’informazione. Si tratta, a quanto sembra, non solo di una perversa commistione tra esercizio sadico e crudele del potere a danno dei più inermi e “piacere” fisico, ma anche di un modo per rendere ricattabili gli appartenenti a quella enorme rete di interessi a cui diamo il nome di Cabala - deep state. La pedofilia si intreccerebbe, a quanto pare, con turpi traffici economici, con l’estrazione di adrenocromo (che sarebbe la “fonte della giovinezza” delle élite perverse) dalle piccole vittime fino a portarle alla morte, addirittura con pratiche cannibalistiche legate a rituali satanisti. Questo il quadro costruito attraverso fatti concreti, riferimenti storici, congetture, voci, illazioni, interpolazioni: un quadro da confermare o, almeno parzialmente, smentire nella sua crudezza, nell’orrore, nell’estensione. Attenendoci solo a fatti rigorosamente accertati, abbiamo: le email di Wikileaks, in cui personaggi di altissimo livello (Hillary Clinton e John Podesta tra tutti) usano un codice verbale tipico della pedofilia e su cui si incentra lo scandalo Pizzagate, rapidamente insabbiato dalla stampa; i ripetuti, numerosissimi scandali in cui è continuamente coinvolta la Chiesa Cattolica; lo scandalo Jeffrey Epstein, che finora ha incastrato il principe Andrea d’Inghilterra e altri personaggi “minori”; il report dell’Ispettore Generale dell’FBI Horowitz (datato 11 giugno 2018) che collega la Fondazione Clinton a “crimini contro i bambini”; le agghiaccianti affermazioni di diversi membri del Dipartimento di Polizia di New York riguardo al contenuto del computer di Anthony Weiner e il triste destino di molti di coloro che ne sono venuti a conoscenza (su 12 persone, 9 sono morte); le disturbanti immagini delle raccolte d’”arte” dei fratelli Podesta e delle performance “artistiche” di Marina Abramovic (personaggio con espliciti legami con diversi personaggi del deep state); le riprese aeree dell’isola di Epstein, Little St. James, con le zone verosimilmente riservate a rituali occulti (e le indicazioni di Q, soprattutto Q#3140 e Q#3147); i continui riferimenti al simbolismo occulto di membri della politica, dello spettacolo e della Chiesa Cattolica; le foto rivoltanti postate su Instagram da James Alefantis, proprietario del locale Comet Ping Pong, al centro dello scandalo Pizzagate, e le ambigue opere "d'arte" che adornano il locale, fino ad arrivare al programma ufficiale della Germania, attuato per un trentennio e oltre, che permetteva di dare i bambini in affido ai pedofili, con tanto di sovvertimento della scienza pedagogica finalizzato a fornire una base teorica a una politica tanto turpe, giusto per rinverdire i "vizi” del nazismo.
Per concludere questo brevissimo, tristissimo e assolutamente non esaustivo elenco, aggiungiamo che Bill e Hillary Clinton sono stati, in qualche modo, implicati nel traffico di bambini da Haiti dopo il terremoto del 2010: Laura Silsby venne scoperta alla frontiera di Haiti nel tentativo portare 33 bambini privi di documenti fuori dal paese. La Silsby era già stata scoperta in una situazione analoga mentre tentava di rapire 40 bambini. Bill e Hillary Clinton sono immediatamente intervenuti in suo favore presso il governo dell’isola (in cui la Clinton Foundation ha una forte presenza) e sono riusciti a strappare per la Silsby una lieve condanna a 6 mesi per aver organizzato dei viaggi irregolarmente, anziché una ben più grave condanna per traffico internazionale di minori. La vicenda, chiaramente, ha ricevuto una scarsissima copertura mediatica.
Aggiornamento del 21-06-2019 – L’ex leader di NXIVM, Keith Raniere, è stato dichiarato colpevole di tutti i capi di imputazione, tra cui quello di traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Il verdetto è atteso per il 25 settembre. La macchina giudiziaria continuerà a scandagliare tutta la rete NXIVM, che contava 15000 membri. Tra i principali risvolti politici c’è il coinvolgimento diretto del padre di Kirsten Gillibrand, candidata democratica alle presidenziali del 2020, che ha lavorato come lobbysta per la NXIVM, e il fatto che l’associazione ha indirizzato ingenti fondi verso la campagna elettorale di Hillary Clinton del 2016.
I legami del Partito Democratico con l’Ucraina e la Cina
Il governo ucraino ha ultimamente aperto un’inchiesta sulle attività in Ucraina di Hillary Clinton nei mesi che hanno preceduto le elezioni americane del 2016: la Clinton avrebbe chiesto aiuto alle autorità del paese per delegittimare Trump attraverso falsi casi di corruzione e altre notizie compromettenti create ad arte. Lo stesso governo si è detto disponibile a fornire tutte le informazioni al Dipartimento della Giustizia USA: probabilmente questa volta si tratta di un vero caso di interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016 da parte di un governo straniero e di “collusione”, però questa volta da parte di esponenti del deep state. L’amministrazione Trump avrebbe ottenuto il voltafaccia da parte del governo ucraino, fino a poco fa fortemente legato al deep state e al Partito Democratico, grazie a una cospicua vendita di armi avvenuta nel 2018 (armi che comunque rimangono sotto il controllo di personale militare americano, pur se su suolo ucraino).
Un’altra grossa spina per il Partito Democratico proveniente dall’Ucraina è la notizia che, in seguito alla “rivoluzione ucraina”, orchestrata dagli americani e dalla UE, che ha portato Poroshenko al potere nel 2014, Hunter Biden, figlio di Joe Biden, già vicepresidente USA negli 8 anni di Obama e uno dei più quotati candidati democratici alle presidenziali del 2020, è entrato nel consiglio di amministrazione della Burisma Holding, azienda operante nel campo del gas naturale. Lo stesso Joe Biden, da vicepresidente, sarebbe intervenuto presso il governo ucraino per far licenziare un procuratore che stava indagando su casi di corruzione che riguardavano l’azienda in questione. [...]
Più profondi e ramificati sono i rapporti tra diversi alti esponenti democratici con la fazione globalista cinese. Oltre alla vendita di segreti militari e industriali, che ha sicuramente coinvolto le sfere più alte del partito con le modalità che abbiamo visto, sussistono anche, ad esempio, intrecci d’affari tra il governo cinese e il solito Joe Biden con il figlio Hunter. La potente senatrice californiana Dianne Feinstein (ex sindaco di San Francisco, che in alcuni momenti cruciali ha dimostrato di esercitare un certo controllo sulla senatrice repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski, cfr. Q#2281, Q#2282, Q#2345) è stata segnalata da Q come collegata al governo cinese (Q#2277, Q#2378). Ad agosto del 2018 è emerso il fatto che la Feinstein ha fatto lavorare per anni nel proprio staff un individuo che è risultato essere una spia cinese.
Ma i rapporti economici con la Cina coinvolgono certo anche alcuni repubblicani: il deputato Justin Hamash, che ha recentemente invocato l’impeachment di Trump, ha diversi interessi economici in Cina che potrebbero essere danneggiati dai nuovi accordi commerciali tra gli USA e i cinesi.
Fonte tratta dal sito .
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